La condizione di Languishing e lo stato di malattia nel disturbo bipolare

La condizione di malattia nei soggetti con disturbo bipolare è data da un'alternanza tra alti e bassi livelli di benessere edonico, eudamonico e sociale.

ID Articolo: 163247 - Pubblicato il: 11 marzo 2019
La condizione di Languishing e lo stato di malattia nel disturbo bipolare
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Per le persone che soffrono di disturbo bipolare lo stato di benessere è fortemente influenzato dalla condizione della malattia in cui si trovano in quel preciso momento. Così, trovarsi in uno stato di mania (o ipomania) oppure vivere un episodio depressivo determina importanti cambiamenti nel modo in cui questi soggetti percepiscono se stessi, gli altri e il mondo che li circonda.

 

Messaggio pubblicitario Gli studi sulla relazione tra il benessere e la sintomatologia/distress psicologico stanno crescendo. Per quanto riguarda lo studio della malattia mentale, un contributo importante è stato quello fornito da Keyes, il quale si è rifatto al modello della Ryff per definire il concetto di benessere (Ruini, 2017).

Keyes (2005) ritiene che la salute si possa collocare lungo un continuum che va da uno stato di completa salute, ovvero, di flourishing (prosperità/floridezza) ad uno stato completo di malattia, attraverso lo stato di languishing (vulnerabilità), in cui l’individuo risponde ai criteri per uno specifico disturbo psicologico, che corrisponde ad una condizione massima ed estrema di malessere (Keyes, 2005). Il flourishing è caratterizzato da alti livelli di benessere, mentre il languishing è la condizione opposta (Keyes, 2005). All’interno del continuum, Keyes (2005) individua due stati di salute mentale (stato completo e stato incompleto) e due stati di malattia mentale (stato completo e stato incompleto), i quali sono il risultato di una combinazione delle dimensioni di salute mentale e malattia mentale, alti livelli di benessere e assenza di benessere (Keyes, 2005).

I soggetti con disturbo bipolare possono collocarsi in una condizione di malattia mentale completa o malattia mentale incompleta in quanto possono avere o meno delle compromissioni a livello del benessere (Keyes, 2005).

Inoltre, la condizione di malattia è data sia da bassi sia da elevati livelli di benessere delle dimensioni che lo costituiscono, ovvero il benessere edonico, eudamonico e sociale (Johnson & Wood, 2016). Per quanto riguarda la condizione di florushing, gli individui devono avere livelli adeguatamente alti di benessere edonico (alti livelli di emozioni positive, bassi livelli di emozioni negative e un’alta soddisfazione) e livelli adeguatamente alti in almeno sei delle undici sottoscale di benessere eudamonico (in cui è compreso anche il benessere sociale). Invece, per quanto riguarda la condizione di languishing i soggetti devono presentare livelli eccessivamente bassi o elevati sia per quanto riguarda il benessere edonico sia per quanto riguarda il benessere eudamonico (Ruini, 2017).

Il benessere Edonico e il disturbo bipolare

Il benessere edonico (o emotivo), riguarda come gli individui valutano la loro condizione, facendo riferimento alla dimensione emotiva e cognitiva (Keyes & Lopez, 2002).

Durante gli episodi maniacali, la dimensione emotiva è alterata in quanto non c’è un equilibrio tra le emozioni positive e quelle negative (Gross, 2015; Culver, et al., 2009; Barlow, Carl, Soskin & Kerns, 2013; Gruber, 2011a; Gruber, 2011b). Nello specifico, durante gli episodi maniacali e ipomaniacali si assiste ad un’estrema positività ed un eccesso di emozioni positive, dovuto ad un’incapacità di controllarle (Gruber, 2011). Invece, negli episodi depressivi l’individuo presenta dei sintomi opposti, come se non avesse mai esperito episodi di intense emozioni positive (Johnson & Wood, 2016).

La dimensione cognitiva, si riferisce al livello di soddisfazione che gli individui hanno su vari aspetti della vita (Keyes, 2005) che può essere variabile poichè dipende dall’alternanza degli episodi maniacali/ipomaniacali e depressivi (APA, 2014) in quanto durante gli episodi depressivi il livello di soddisfazione è basso, mentre durante gli episodi maniacali è eccessivamente elevato.

Il benessere Eudamonico e il disturbo bipolare

Il benessere eudamonico (o psicologico), in accordo con il modello della Ryff (1989), è composto da sei dimensioni interconnesse tra loro, che sono: l’autoaccettazione, i propositi nella vita, l’autonomia, la crescita personale, le relazioni positive con gli altri e la padronanza ambientale.

L’ autoaccettazione

L’ autoaccettazione concerne l’insieme di atteggiamenti positivi nei confronti di se stessi, il riconoscere ed accettare i molteplici aspetti del sé ed il sentimento positivo nei confronti del proprio passato (Keyes & Lopez, 2002).

I soggetti con disturbo bipolare, negli episodi maniacali, potrebbero presentare bassi livelli di auto-accettazione, i quali producono la presenza di aspettative irrealistiche ed elevate (Fava, Guidi, Grandi, Rafanelli & Tomba, 2011). L’auto-accettazione è collegata all’autostima (Ruini, 2017); nel caso del disturbo bipolare, si assiste alla presenza di un’elevata autostima e sentimenti di grandiosità (APA, 2014). Queste ultime condizioni potrebbero produrre uno scontro con la realtà ed anche compromissione a livello della dimensione sociale (Fava, Guidi, Grandi, Rafanelli & Tomba, 2011).

Secondo la visione psicodinamica, gli apparenti elevati livelli di autostima, corrisponderebbero ad una difesa ai bassi livelli di autostima che inconsapevolmente nascondono (Rainone & Saracino, 2008). Infatti, avendo dei tratti in comune con il narcisismo, il soggetto affetto da disturbo bipolare si percepisce pieno di risorse, dotato di potere e superiore rispetto agli altri (Damour & Hansell, 2007).

Oltre l’apparente autostima elevata, in questi soggetti è presente la cosiddetta condizione di ottimismo irrealistico (Hayward, Jones & Lam, 2002; Berk et al., 2013) .Essi credono che si possano avere maggiori probabilità di ottenere dei risultati positivi, sottovalutando l’eventuale probabilità che si ottengano dei risultati negativi (Bortolotti, Jefferson & Kuzmanovic, 2017). Tuttavia, quando i soggetti falliscono nel raggiungimento dei loro obiettivi, tendono ad attribuire la responsabilità dei loro errori e fallimenti all’esterno, come sarà riportato in seguito (Abramson et al., 1978; Needles & Abramson, 1990).

I propositi nella vita

I propositi nella vita, riguardano la possibilità dell’individuo di avere obiettivi e un senso di direzione nella vita, sensazione che il presente e il passato abbiano un significato nella vita dell’individuo e che le convinzioni personali diano dei propositi nella vita dell’individuo (Keyes & Lopez, 2002).

L’insoddisfazione, che i soggetti con distubo bipolare presentano nei confronti di se stessi, viene camuffata con un’apparente elevata autostima ed autoefficacia, che li motiva a fissare degli obiettivi elevati che non sono in sintonia con le loro reali possibilità (Rainone & Saracino, 2008). L’eccessiva fiducia in se stessi e la sottovalutazione di un eventuale fallimento, spinge gli individui a fissare obiettivi ancora più alti e a volte irraggiungibili, creando così la cosiddetta “spirale verso l’alto” (Moss & Russell, 2013; Rainone & Saracino, 2008).

Gli obiettivi che vengono selezionati maggiormente sono di tipo positivo e riguardano la felicità. La tendenza a fissare obiettivi positivi è dovuta alla credenza che il proprio futuro benessere dipenda dagli obiettivi che vengono raggiunti (Ruini, 2017) e dalla presenza di alterazioni a livello del sistema della ricompensa (Johnson, 2005).

Inoltre, è stato ampiamente dimostrato che le persone che sviluppano sintomi maniacali o ipomaniacali, si mostrano più fiduciosi e speranzosi (Rainone & Saracino, 2008).

Un concetto che risulta altamente connesso alla tendenza a perseguire obiettivi irrealistici è la falsa speranza. Secondo Carver e collaboratori (2010), corrisponderebbe ad una caratteristica individuale che riflette il modo in cui le persone mantengono aspettative irrealistiche o elevate inerenti al proprio futuro. La sindrome della falsa speranza è stata trovata nei soggetti con disturbo bipolare (Ruini, 2017). In questi soggetti si manifesta la tendenza a pianificare degli obiettivi, a fare diversi tentativi per raggiungerli e a fallire continuamente nel raggiungimento degli stessi (Herman & Polivy, 2000; Feldman, Rand, Snyder, King & Woodward, 2002). Il mancato raggiungimento degli obiettivi prefissati avviene perché quest’ultimi sono irrealizzabili in quanto rispecchiano le loro aspettative irrealistiche (Herman & Polivy, 2000; Feldman, Rand, Snyder, King & Woodward, 2002) ma non sono in linea con le abilità e/o i mezzi che possiedono per poterli raggiungere (Feldman, Rand, Snyder, King & Woodward, 2002). L’eccessiva sensibilità del sistema della ricompensa (Damour & Hansell, 2007) unita alla condizione di falsa speranza, nei casi di soggetti con mania, potrebbe suggerire il motivo per cui le persone tentano di perseguire obiettivi che superano le loro vere risorse (Corrigan, 2014).

Un altro aspetto che è stato preso in considerazione all’interno della dimensione dei propositi nella vita è la passione (Keyes, 2005), che assicura un coinvolgimento nell’attività volta ad uno scopo e ad una migliore performance (Ruini, 2017). In accordo con il modello dualistico della passione, gli individui attribuiscono un certo valore ad un’attività che produce gratificazione, infatti la passione è un’inclinazione che porta i soggetti ad investire tempo e risorse (Vallerand, 2012).

Tuttavia, la passione è associata, in base al tipo di affetto coinvolto, a distress. Nel caso del disturbo bipolare, la presenza di passioni è disadattiva, disfunzionale e produce elevati livelli di distress in quanto diventa una caratteristica rigida dell’identità (Vallerand, 2012). Le passioni nei soggetti con disturbo bipolare potrebbero comportare degli importanti costi personali tra cui: aumento dei conflitti sociali (Vallerand, 2012), rigidità nella persistenza volta al conseguimento di obiettivi irraggiungibili (Forest, et al., 2017) ed incapacità di cambiare obiettivo (Ruini, 2017), non riescono ad ammettere i loro fallimenti (nel caso di un mancato raggiungimento di un obiettivo) (Ruini, 2017), possono perdere il controllo delle loro passioni (nonostante sia per loro gratificante ed eccitante seguire le loro passioni, non ricavano dei feedback positivi da parte dell’ambiente) (Vallerand, 2012).

Quando gli obiettivi non vengono raggiunti, per contrastare la frustrazione, i soggetti con disturbo bipolare potrebbero attribuire le cause di questi eventi a fattori esterni (locus of control esterno). Invece, quando riescono a raggiungere gli obiettivi, potrebbero attribuire la causa dei loro successi alle proprie caratteristiche (locus of control interno) (Abramson et al., 1978; Needles & Abramson, 1990).

Se, invece, si trovano all’interno di un gruppo in cui vengono pianificati degli obiettivi (Ruini, 2014), l’eccessiva distraibilità, la spinta insistente a dire le proprie idee, l’aumento della produttività (APA, 2014) rendono l’individuo incapace di lavorare in gruppo e di andare d’accordo con gli altri (Ruini, 2017).

L’ autonomia

L’autonomia riguarda la capacità di resistere alle pressioni sociali per pensare e agire in determinati modi; valutare se stessi secondo gli standard personali (Keyes & Lopez, 2002).
I soggetti con disturbo bipolare sono caratterizzati da mancanza di autonomia, infatti in alcuni emerge la tendenza a ricercare l’approvazione di altre persone piuttosto che a far ricorso ai propri standard personali (Fava, Guidi, Grandi, Rafanelli & Tomba, 2011).

La crescita personale

Messaggio pubblicitario La crescita personale riguarda la possibilità di essere aperti alle nuove esperienze, sentimenti di accrescimento e cambiamento conoscitivo e affettivo (Keyes & Lopez, 2002).

Livelli elevati di crescita personale sono il risultato dell’utilizzo di alcuni specifici meccanismi di difesa, in particolare nei soggetti con disturbo bipolare è stato rintracciato il pregiudizio di illusione cognitiva benigna (Ruini, 2017). Essa è una condizione che ostacola l’integrazione tra i processi di apprendimento e le esperienze negative avute in passato e porta gli individui a concentrarsi sugli esiti futuri, che in alcuni casi spingerebbe gli individui a ricercare e a pianificare il raggiungimento di obiettivi positivi (Ruini, 2017) e/o indurrebbe gli individui a mettere in atto dei comportamenti pericolosi per se stessi o per gli altri, sottovalutandone i rischi (APA, 2014).

Le relazioni positive con gli altri

Le relazioni positive con gli altri riguardano la possibilità di avere relazioni calorose, soddisfacenti e fiduciose, preoccupazioni per il benessere degli altri, capacità di forte empatia, affetto e intimità, capacità di comprendere il dare e avere nelle relazioni umane (Keyes & Lopez, 2002).

Nel caso del disturbo bipolare, i soggetti non hanno empatia e di conseguenza non ricercano dei compromessi per sostenere e mantenere importanti relazioni con gli altri (Ruini, 2017). La presenza di obiettivi elevati, come affermato in precedenza, potrebbe produrre delle ripercussioni a livello della dimensione sociale (Vallerand, 2012).

La padronanza ambientale

La padronanza ambientale fa riferimento al sentirsi competenti e in grado di gestire un ambiente complesso, scegliere o creare contesti personali adatti (Keyes & Lopez, 2002).

Alterazioni in questa dimensione implicano, come nel presente caso, una visione dell’ambiente esterno con un ottimismo irrealistico e superficialità nella valutazione dei rischi che possono essere presenti nell’ambiente (Rainone & Saracino, 2008).

Per concludere

Se da un lato l’aumento della produttività, lo stato di benessere vissuto dall’individuo, possono essere valutati positivamente da parte di chi è affetto da disturbo bipolare (Rainone & Saracino, 2008), dall’altro gli stati di attivazione tipici della mania (Damour & Hansell, 2007) possono rendere l’individuo incapace di rilassarsi (Ruini, 2017). Infatti, i soggetti con disturbo bipolare, nonostante presentino un umore elevato e positivo (APA, 2014), non sono in grado di assaporare le emozioni positive e il piacere in modo sano ed adattativo (Ruini, 2017).

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