Il ruolo della Fobia Sociale nel fenomeno dell’Hikikomori

Tra sindrome di Hikikomori e Fobia Sociale, vari elementi comuni: timore del giudizio, evitamento, paura del confronto. Quale relazione lega i due disturbi?

ID Articolo: 148987 - Pubblicato il: 18 ottobre 2017
Il ruolo della Fobia Sociale nel fenomeno dell’Hikikomori
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Sembra non esser stata ancora ben esplorata la relazione tra sindrome di Hikikomori e ciò che ben conosciamo chiamarsi Fobia Sociale, tenteremo di porci in un’ottica esplorativa in base alla letteratura finora a disposizione, al fine di stimolare un approfondimento e conoscerne al meglio il legame

Cinzia Borrello e Valeria Mancini – OPEN SCHOOL Studi Cognitivi, San Benedetto del Tronto

 

E’ un grido di protesta contro una società frenetica, feroce e soffocante, che non dà la possibilità di sbagliare, di essere diversi, di comportarsi al di fuori della logica del gruppo

 

Messaggio pubblicitario Questo si può leggere nel sito della comunità Hikikomori Italia creata da Marco Crepaldi, laureato in psicologia.

Della sindrome di Hikikomori se ne parla ormai spesso, questi giovani, che si autorecludono nelle loro stanze senza più uscirne per lunghi periodi di tempo, sono stati oggetto di studio a partire dalla fine degli anni ’80. Come ben noto, a dare il nome a tale condizione fu lo psichiatra giapponese Saito Tamaki, con l’intento di dare un nome alla condizione che tali ragazzi stavano affrontando, un nome al fenomeno in generale piuttosto che dare una connotazione di malattia.

Si tratta di una sindrome, cioè un insieme di sintomi associati tra loro e non vi è diagnosi di malattia. Nel tempo i ragazzi stessi, una volta compreso di non essere i soli in tale condizione, ne hanno dato una connotazione soggettiva, una categoria in cui riconoscersi, al fine di crearsi un’identità comune: “io sono un hikikomori” (Tesi Braidotti, 2013).

E’ di social withdrawal ciò di cui si parla, una grave forma di ritiro sociale, autoreclusione che a partire dall’adolescenza viene a svilupparsi e a perdurare per un periodo che può anche arrivare a decenni. Di eziologia complessa, si compone di un disagio psichico dovuto alla concatenazione di una serie di fattori tra cui la presenza massiccia della figura materna e l’assenza emotiva del padre, nonché un contesto sociale frustrante, colmo di aspettative e omologante. Tale condizione induce nel ragazzo con vulnerabilità un senso di inadeguatezza che a fronte di un confronto con l’altro diviene così insostenibile da trovare nell’isolamento l’unica via percorribile (Moretti, 2010).

Sindrome di Hikikomori e fobia sociale: quale relazione?

Ansia marcata relativamente a situazioni sociali, timore del giudizio negativo, evitamento delle stesse situazioni che arrecano ansia e paura, isolamento sociale, confronto temuto con l’altro, queste e altre informazioni ci hanno fatto porre interrogativi sulla relazione esistente tra sindrome di Hikikomori e ciò che ben conosciamo chiamarsi Fobia Sociale. Sembra non esser stata ancora ben esplorata la relazione tra tali fenomeni, tenteremo di porci in un’ottica esplorativa in base alla letteratura finora a disposizione, al fine di stimolare un approfondimento e conoscerne al meglio il legame.

Premessa necessaria risulta essere quella secondo cui le difficoltà nel reperire informazioni, attendibili e generalizzabili, rispetto a ciò che è la relazione tra Fobia Sociale e la sindrome di Hikikomori, risiedono nel fatto che tale fenomeno nasce nell’Asia Orientale, nel quale la Fobia Sociale è socialmente accettabile. L’Asia Orientale ha una maggiore accettazione del ritiro sociale e delle tendenze evitanti, gli stessi livelli di ansia sociale potrebbero indurre diagnosi nei paesi occidentali e non soddisfare invece i criteri in un paese dell’Asia Orientale (Schreier et al., 2010 ).

La Fobia Sociale è un disturbo caratterizzato dalla paura o ansia marcate relative a una o più situazioni sociali nelle quali l’individuo è esposto al possibile esame degli altri (American Psychiatric Association, 2014). Le situazioni condividono la credenza dell’individuo di essere osservato, di essere giudicato e di essere valutato negativamente come soggetto inadeguato e ridicolo. La Fobia Sociale risulta, quindi, essere una condizione in cui il timore di tali situazioni sociali inibisce le performance relative a vari contesti quali quello sociale, emozionale, prestazionale e lavorativo.

La recente revisione del manuale “Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders” (5th ed., DSM-V; American Psychiatric Association, 2013) indica che tale disturbo viene diagnosticato con minore frequenza nei soggetti dell’Asia Orientale, proponendo l’ Hikikomori e il Taijin Kyofusho come manifestazioni di tale disturbo.

Chiare sono le differenze essenziali tra le culture individualistiche occidentali e quelle collettive orientali. Nelle culture occidentali, l’imbarazzo assume una connotazione negativa, esponendo il soggetto a una valutazione di incompetenza relazionale, mentre nelle culture orientali diviene segno di rispetto, competenza sociale e maturità (Chen, Rubin, Li, 1995; cit. in Procacci, Popolo e e Marsigli, 2015). Inoltre, nella cultura occidentale, l’autoesclusione tende ad esprimersi attraverso la dipendenza da alcol, droghe e/o le negazione dei propri bisogni primari (come accade ad esempio nei disturbi del comportamento alimentare attraverso l’anoressia o la bulimia), i giovani orientali, figli di un contesto gruppale, scelgono invece, la via del silenzio (Moretti, 2010).

Il ruolo dello stile genitoriale nella sindrome di Hikikomori e nella Fobia Sociale

Fattore comune a giustificare la presenza di soggetti con sindrome di Hikikomori in entrambe le società, potrebbe risiedere nello stile genitoriale; in accordo con Bowlby (1969), la competenza genitoriale si verrebbe a sviluppare attraverso un attaccamento sicuro, garantendo un senso di fiducia nella figura di attaccamento e una maggiore esplorazione. Un attaccamento insicuro potrebbe invece provocare difficoltà relazionali (Procacci, Popolo e e Marsigli, 2015).

Indisponibilità, criticismo, rifiuto ed uno stile che tende a valorizzare la competizione e l’umiliazione potrebbe favorire sentimenti di inadeguatezza e la convinzione di essere persone di scarso valore (Procacci, Popolo e e Marsigli, 2015).

In molti casi si è osservato come in soggetti Hikikomori vi siano episodi di “sconfitta senza lotta” già prima di presentare tale condizione, come ad esempio rinunciare ad un esame nonostante lo si abbia preparato o l’abbandono di una squadra perché si pensa non si verrà selezionati. Vengono quindi ad evitarsi condizioni di competizione sociale. Tali soggetti si trovano di fronte a un’immagine di un sé ideale che nasce dai desideri di altri piuttosto che dai propri. Un ideale avuto fin dall’infanzia, non prodotto dai propri interessi e passioni ma originato dalle opinioni altrui. Si crea quindi un’immagine fondata dalle aspettative altrui e dalle difficoltà di imporre i propri obiettivi. Il contrasto tra il proprio Sé e il Sé ideale imposto dai propri genitori e dalla società, provoca così l’impossibilità di alternative all’isolamento (Suwa, 2013). L’ipersensibilità al criticismo, nonostante non venga ad essere classificato all’interno dell’attuale sistema diagnostico, sembrerebbe essere una delle caratteristiche principali dei soggetti con sindrome di Hikikomori (Suwa, 2013).

In particolare la letteratura spiega come l’identikit di un soggetto con sindrome di Hikikomori sia quello di figlio unico, di genitori entrambi laureati, di cui la figura paterna, quasi sempre assente (a lavoro per gran parte della giornata), ricopre un ruolo dirigenziale, e scatena nel giovane Hikikomori il timore di non essere all’altezza, di non essere abbastanza bravo come i suoi compagni di scuola o di non essere sufficientemente adeguato per poter raggiungere lo stesso prestigio del padre, mentre la madre casalinga si occupa, come impone la cultura nipponica, della gestione di figli e della casa e risulta essere una figura fin troppo presente e iperprotettiva, unica deputata alla crescita e all’educazione del figlio sul quale è facile proiettare ansie e attese (Moretti, 2010)

Facile sembra essere l’analogia con lo stile genitoriale dei soggetti con Fobia Sociale. In genere cresciuti in famiglie chiuse, con carenti relazioni sociali, timorose del giudizio altrui, sensibili alla vergogna e poco affettuose. L’interesse di queste famiglie sembra più orientato ad avere giudizi positivi, o comunque non negativi, da parte degli altri che a godersi la vita. I genitori sono descritti spesso come ansiosi, ipercritici e severi.

In entrambe le condizioni appare chiaro come il coinvolgimento delle famiglie sia un fattore importante, in quanto esse contribuiscono non solo alla genesi ma anche al mantenimento di tali condizioni.

Sindrome di Hikikomori primaria e secondaria

Un ulteriore approfondimento chiarirebbe la presenza di studi che si pongono su due fronti differenti, sembrerebbero infatti esserci due tipologie di Hikikomori. Alcuni di essi mostrano come la condizione di Hikikomori sia la premessa da cui partire per indagare la possibile presenza di diagnosi di Fobia Sociale. Si è osservato, in tali ricerche, la presenza di diagnosi di Fobia Sociale in soggetti con sindrome di Hikikomori con una percentuale che va dal dal 3% (Watabe et al., 2008, cit. in Nagata, 2013) al 15% (Koyama et al., 2010, cit. in Nagata, 2013) del campione. In altri studi, differentemente da quanto si evince sopra, si è preso in considerazione la presenza di diagnosi di Fobia Sociale per poi indagare l’incidenza di tale fenomeno sulla presenza o meno della condizione di Hikikomori. Si sottolinea come vi possa essere la possibilità che la sindrome di Hikikomori possa essere causata da depressione, disturbo d’ansia o alcuni disturbi della personalità. Nella ricerca proposta da Nagata (2013) in tutti i casi presi in esame, l’esordio della Fobia Sociale ha preceduto o coinciso con l’ Hikikomori.

E’ così che ci si imbatte in una duplice condizione di Hikikomori: primario o secondario.

Si definisce primario la manifestazione del fenomeno non descritto dalle concettualizzazioni attuali presenti nel DSM-5, il soggetto non presenterebbe alcuna diagnosi grave pur non essendo in grado di entrare in società e di adattarsi al suo ambiente. Si definisce secondaria, invece, quella condizione che include gravi disturbi mentali tra i quali il Disturbo d’Ansia Sociale (Suwa, 2013). Come già sottolineato i soggetti con sindrome di Hikikomori potrebbero soffrire di molte patologie, tra le quali depressione, ansia, apatia, disturbi di personalità, antropofobia ma, secondo Saitō, queste si presenterebbero solo successivamente, come conseguenza del prolungato isolamento.

Il ruolo delle aspettative altrui

Messaggio pubblicitario Nella condizione di ansia sociale il contesto sociale è spesso luogo di invalidazioni, ma anche l’ambiente in cui non è più possibile appartenere, il soggetto si sforza di restare nel gruppo per poi vanificare il tutto con il timore di fare una brutta figura. L’ansioso sociale tende a vivere isolato dagli altri perché non si sente all’altezza. L’esperienza della appartenenza ai gruppi è importante per tutti gli individui in funzione della costruzione della loro identità sociale, ma nei casi dell’ ansia sociale può risultare ridotta o addirittura compromessa (Castelfranchi, 1997; cit. in Procacci, Popolo e Marsigli, 2015).

All’interno della sindrome di Hikikomori, il senso di inadeguatezza dell’adolescente impatta con la società incentrata su valori consumistici, procurando reazioni di timore, angoscia e solitudine, verso un percorso che sfocia in un’estrema sfiducia verso la realtà che lo circonda.

In tale situazione, ciò che si altera, oltre alla nozione di tempo e spazio, con la conseguente inversione del ritmo giorno/notte, sembra essere il disagio psichico vissuto, espresso anche attraverso una sorta di regressione infantile che si alterna tra un eccessivo attaccamento materno espresso da una forma patologica e snaturata di dipendenza fino ad arrivare spesso ad un’estrema forma di violenza domestica agita all’interno del sistema familiare. (Moretti, 2010)

In alcuni casi quindi il senso di inadeguatezza sfocia in reazioni di rabbia e violenza e il confronto con gli altri diviene insostenibile; l’altro assume un ruolo di minaccia, confermando la propria idea di inadempienza, reagendo così con un estremo isolamento (Pieri, 2007).

Nei soggetti con Hikikomori il ritiro sociale inizialmente offrirebbe sensazioni di sollievo per essersi sottratti al peso del giudizio, ma con il suo perdurare, affiorano sentimenti depressivi legati al timore di non riuscire a trovare il coraggio di uscire da questa situazione di stallo. Non più abituati alle situazioni sociali questi ragazzi si trovano ad affrontare la situazione con sempre più difficoltà nell’esporsi e dipendenti dalle condotte di evitamento (Spiniello, Piotti, Comazzi, 2015).

In entrambe le condizioni appare chiaramente come le pressioni di realizzazione sociale siano molto forti nell’adolescenza e nei primi anni di vita adulta, quando vi sono molte aspettative sul futuro. Tali ragazzi si trovano a dover colmare, ad esempio virtualmente, il gap che si viene a creare tra la realtà e le aspettative sociali. Si sperimentano sentimenti di impotenza, perdita di controllo e di fallimento in particolar modo quando questa differenza diviene insostenibile. Tali sentimenti negativi potrebbero condurre ad atteggiamenti di rifiuto ulteriore delle aspettative altrui, in particolar modo di genitori, insegnanti e coetanei, e in più in generale della società. Così vi sarà la tendenza all’evitamento e all’allontanamento della condizione temuta e odiata; e quindi all’isolamento  (Pieri, 2007).

Nella realtà clinica si può osservare come i disturbi legati alla presenza di livelli elevati di ansia sociale siano disposti lungo un continuum che va dalla timidezza ed inibizione comportamentale a quadri clinici complessi e invalidanti, caratterizzati da evitamento marcato di tutte le situazioni interpersonali e prestazionali a causa di una eccessiva sensibilità al giudizio e alla critica (Perugi, Simonini, Nassini, Moretti, 2002). Sarebbe davvero molto interessante riuscire a collocare la sindrome di Hikikomori e la Fobia Sociale lungo questo continuum, perché questo passaggio ci potrebbe aiutare a definire la cronologia dello sviluppo dei due disturbi e l’eventuale comorbilità tra essi. Ciò che emerge dalla letteratura è che il fenomeno dell’ Hikikomori sembra in qualche maniera fondarsi su una particolare caratteristica di personalità molto diffusa tra i giovani giapponesi che, a sua volta, in qualche modo, alimenta il desiderio di completo ritiro sociale, ovvero la timidezza, che nella lingua giapponese si traduce con lo stesso termine di vergogna e si amalgama in una morbosa paura degli altri, una sorta di fobia (Moretti, 2010). Ma, questo dato, da solo, non è sufficiente per il posizionamento dei due disturbi lungo il continuum. Questa carenza di informazioni è dovuta al fatto che ad oggi ci sono pochi studi accurati sull’ Hikikomori e inoltre, il Disturbo d’Ansia Sociale risulta essere il più sotto riconosciuto e sotto trattato disturbo d’ansia (Zimmerman & Chelminski, 2003;  cit. in Nagata, 2013).

Per le cause sopracitate, allo stato attuale, ci risulta davvero ostico definire la relazione tra tali fenomeni. Per il raggiungimento di questo obiettivo clinico, risultano necessari ulteriori studi su entrambi i disturbi.

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  • Suwa M. & Suzuki K. (2013). The phenomenon of “hikikomori” (socialwithdrawal) and the socio-cultural situation in Japan today. Journal of Psychopathology 2013;19:191-198. DOWNLOAD
  • Tesi di Laurea: Anna Braidotti, Hikikomori Terapie e Diffusione in Italia.Corso di Laurea magistrale in Lingue e Civiltà dell’Asia e dell’Africa Mediterranea (Giappone), 2012 / 2013
  • Tesi di Laurea: Alessio Pieri, Il fenomeno dell’Hikikomori: uno studio esplorativo, Psicologia, Firenze, 2007
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