Si può cambiare idea? – Ciottoli di Psicopatologia Generale

Si cambia idea solo quando cambiano le motivazioni, la lettura dei fatti è così determinata dalla convenienza: la cognizione è al servizio dei nostri scopi.

ID Articolo: 147949 - Pubblicato il: 26 settembre 2017
Si può cambiare idea? – Ciottoli di Psicopatologia Generale
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Il problema di come avvenga il cambiamento è centrale per la terapia cognitiva ma più in generale per tutti coloro interessati a cambiare le idee alla gente che si tratti di esperti di marketing, di politici in cerca di voti, di opinion leader o influencer, come si dice oggi o semplicemente del coniuge o del vicino di casa. L’ arte della persuasione ha sempre conferito molto potere a chi la possedeva.

CIOTTOLI DI PSICOPATOLOGIA GENERALE – Si può cambiare idea? (Nr. 25)

 

Messaggio pubblicitario In genere si usa dire che un modo per provocare il cambiamento sia mostrare i fatti supponendo siano portatori di una verità inoppugnabile. La teoria sottostante è l’empirismo per cui mi faccio delle idee o delle teorie sulla base dei fatti e sempre sulla base di altri fatti queste possono cambiare: il primato dei fatti sulle teorie è assoluto.

Due obiezioni. La prima sofisticata e teorica riprende Kant che sosteneva l’inconoscibilità della ”cosa in sé” ed il nostro accesso al solo mondo dei fenomeni (il racconto che della “cosa in sé” fa la nostra mente) e le moderne teorie sullo story-telling che sostengono non esistere realtà accessibile se non attraverso una narrazione. Tutto ciò non è difficile da comprendere per i cognitivisti abituati al costruttivismo più o meno radicale ed al primato del pensiero.

La seconda la vediamo tutti i giorni nel mondo delle idee politiche o sportive per citare due campi dove si muovono forti emozioni. Qualsiasi siano i fatti accaduti che siano i gulag, i campi di concentramento, i rifiuti per strada, gli arresti per corruzione, l’attacco alle torri gemelle, ciascuno ne trova corroborazione al proprio modo di vedere che ne esce rafforzato. Perciò riesce difficile applicare il ragionamento “cui prodest” per risalire alle cause di un evento. Si pensi agli attentati in Gran Bretagna nei giorni pre-elettorali. Giovano alla May che può invocare una maggiore chiusura del paese e l’intervento armato contro l’IS ma anche all’opposizione che li può attribuire proprio alla politica di chiusura e guerrafondaia della premier. Chi era a suo favore lo sarà ancora di più e chi non lo era lo sarà ancora di meno.

Attacchi, critiche e denunce vengono esibiti come prova che si sono finalmente andati a toccare gli interessi dei poteri forti.

Siccome è proprio vero l’assunto di Epitteto che non sono le cose a determinare come stiamo e cosa facciamo ma la nostra opinione su di esse, dobbiamo rassegnarci all’evidenza che le opinioni possibili su un fatto siano praticamente finite e sarà presa per buona quella più congrua con le credenze preesistenti.

Lasciamo per un attimo da parte i cosiddetti deliranti e parliamo con un fanatico di qualsiasi fede, sia essa religiosa, politica, sportiva, alimentare e proviamo a fargli cambiare idea sulla base dei fatti. Si ottiene esattamente l’opposto. Ora mettete da parte anche il fanatico e guardatevi allo specchio perché nello stesso identico modo funzioniamo, ovviamente senza alcuna consapevolezza, tutti noi soprattutto nelle aree che riteniamo più importanti (identità e relazioni significative in primis). Al contrario su questioni scientifiche, tecniche, pratiche non emotivamente rilevanti siamo disponibilissimi a cambiare idea imparando un percorso stradale o una procedura esecutiva per la lavatrice o per il cambio dell’ora sul cruscotto, più efficiente.

Possiamo dunque dire che popolarmente si riconosce il primato dei fatti sulle teorie, ma ad una riflessione più attenta e psicologica le cose stanno esattamente all’opposto. Per dirla con Piaget: l’assimilazione predomina grandemente sull’accomodamento.

Le persone crescono, i cambiamenti avvengono

Tuttavia è evidente che le persone cambiano anche radicalmente, che non la pensiamo più come a diciotto anni e non solo sull’opportunità di essere incendiari o pompieri ma anche su temi più personali. Insomma si cambia, anche molto ma non sulla base dei fatti che difficilmente riescono ad invalidare le nostre credenze soprattutto se centrali. E allora? La metto giù radicale per essere più esplicito e rimando a dopo la risoluzione del regresso all’infinito che può comportare. Cambiamo idea solo quando cambiano le motivazioni cosicché la lettura che diamo dei fatti è sempre e solo determinata dalla convenienza. La cognizione è al servizio dei nostri scopi (del resto sarebbe strano non fosse così: non siamo al mondo per cercare la verità ma per cavarcela). Insomma non vogliamo una cosa perché col ragionamento la reputiamo buona e giusta, ma, al contrario, la reputiamo buona e giusta perché la vogliamo.

I partiti ritengono giusta la legge elettorale che li avvantaggia e se un po’ ci marciano per la gran parte ci credono davvero. Continuamente ci autoinganniamo dipingendoci la realtà a nostro piacimento. Il miglior predittore delle idee politiche di un individuo è il suo status economico che cambia nell’arco della vita e sempre la pensiamo nel modo che più ci avvantaggia. E’ brutto? Intanto è così comunque e poi forse non c’è niente di male se ciascuno bada ai propri interessi e li persegue, semmai si tratta di non fare scorrettezze. Sarei preoccupato se fosse messo in cantina perché contrario al buonismo cattolico in cui siamo immersi, un meccanismo che è stato il motore di tutta l’evoluzione.

Come avevo anticipato però il problema si sposta solo perché occorre chiedersi quando e come si cambia l’assetto motivazionale. In primo luogo credo sia decisivo considerare il ciclo vitale che genera bisogni diversi nelle varie età della vita. Diversi sono i compiti evolutivi di un ragazzo, di un giovane adulto, di un adulto che deve procreare, di un vecchio che si prepara a morire. A seconda dei compiti evolutivi avranno scopi diversi e visioni della realtà congrue con essi.

Messaggio pubblicitario In secondo luogo credo necessario ricollocare il corpo al centro della vita psichica ed anzi vedere quest’ultima come al suo servizio (mi vado facendo persuaso che molte convinzioni inerenti il proprio valore personale che ovviamente da adulti riguardano se stessi come persona ed in particolare l’aspetto mentale si strutturino nella prima infanzia sul vissuto corporeo, dice un mio paziente che potrebbe vincere il nobel ma si sentirebbe comunque un ciccione goffo e brutto).

Insomma per dar ragione del cambio di motivazioni che causano i cambi di credenze credo bisogni abbandonare i piani alti della corteccia e calarsi dabbasso nelle zone più primitive del cervello e giù giù nel corpo. Altra grande fonte di cambiamento del sistema motivazionale è il contesto e soprattutto quello interpersonale: essere soli. In coppia o con dei figli cambia ciò che vogliamo e la prospettiva con cui guardiamo il mondo. Se la maturazione e l’assetto relazionale sono i motori fondamentali del cambio motivazionale normale non bisogna trascurare quelli che chiameremo “eventi soggettivamente catastrofici” (ESC) da intendere come invalidazioni massicce e ineludibili ai pilastri della propria identità. Si tratta delle stesse invalidazioni che abbiamo descritto come causa del delirio inteso come un modo di non prenderne atto per non cadere in un vuoto predittivo rifugiandosi in una verità privata e autarchica.

Per un attimo dopo l’invalidazione il soggetto si trova in uno stato precario senza certezze e riferimenti (il cosiddetto “umore predelirante”) che corrisponde anche ad una estrema assenza di vincoli e totale libertà. Gli si prospettano due strade a seconda della ricchezza e rigidità del suo sistema cognitivo. Da un lato può caparbiamente ribadire la vecchia costruzione di sé assimilando forzatamente ad essa i dati contraddittori e incamminandosi verso il delirio. Dall’altro può abbandonare la vecchia identità e ricostruirne una completamente nuova e libera dai condizionamenti familiari. Questa è l’esperienza rara ma assoluta della conversione la nuova identità non è in continuità con la precedente, non ne è un aggiustamento ma qualcosa di assolutamente nuovo e la vecchia non è più riconosciuta come parte di sé: le sue motivazioni e la conseguente visione del mondo sono incomprenbili e sbagliate.

Ovviamente gli ESC che sono la porta d’ingresso del bivio tra delirio e conversione non sono provocabili attraverso la psicoterapia che normalmente si limita a modeste perturbazioni catalizzatrici di contenuti aggiustamenti. Quello che può preventivamente fare la psicoterapia è favorire lo sviluppo di un sistema ricco ed elastico che a fronte di un ESC possa imboccare la strada della conversione invece di fuggire verso il delirio.

Un ESC genera comunque una frattura, una discontinuità, una nuova persona che vive una nuova esistenza che in Italia, dopo la loro chiusura, è comunque fuori dal manicomio.

Approfondire seriamente il legame tra il vecchio e il nuovo modo di stare al mondo significherebbe forse occuparsi del grande tema della dissociazione e dei disturbi da personalità multiple, del delirio e delle grandi conversioni, il che esula dallo scopo di stimolo di una semplice appendice.

 

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