Alessitimia: come si manifesta nell’adolescenza?

L'alessitimia è molto frequente tra gli adolescenti e si associa spesso ad esperienze traumatiche, dissociazioni o sintomi internalizzanti o esternalizzanti

ID Articolo: 114907 - Pubblicato il: 28 ottobre 2015
Alessitimia: come si manifesta nell’adolescenza?
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Grazia Artoni, Martina Atti, Enrica Giaroli e Susanna Paterlini, OPEN SCHOOL STUDI COGNITIVI MODENA

 

Nell’adolescenza, forse più che nelle altre fasi del ciclo di vita, la sfera emotiva gioca un ruolo fondamentale. L’ambivalenza emotiva degli adolescenti, inevitabile in un percorso di crescita in cui la personalità e l’identità non si sono ancora strutturate, si riflette in tutti gli aspetti del loro percorso evolutivo. Negli ultimi anni, la ricerca nell’ambito del modello della regolazione affettiva e dell’alessitimia ha evidenziato la presenza di tale dimensione anche tra gli adolescenti.

LEGGI ANCHE: (1) Introduzione – (2) L’alessitimia in età evolutiva

 

I lavori di ricerca tendono a confermare la relazione, ampiamente descritta in età adulta, tra alessitimia e sviluppo della psicopatologia anche nell’età evolutiva.
Mettendo a confronto due studi su adolescenti (Joukamaa et al., 2007; Säkkinen, Kaltiala-Heino, Ranta, Haataja, & Joukamaa, 2007) con due studi sulla popolazione anziana (Joukamaa, Saarijärvi, Muuriaisniemi & Salokangas, 1996; Gunzelmann, Kupfer & Brähler, 2002), la prevalenza dell’alessitimia si riscontra fra l’8% e il 16% negli adolescenti, mentre fra il 33% ed il 39% negli anziani. Onnis, Gentilezza, Granese & Ierace (2009), invece, riportano che gli adolescenti presentano livelli di alessitimia superiori rispetto agli adulti. Quindi, vi è discordanza riguardo la percentuale di incidenza di questo costrutto in adolescenza.

Alcuni studi mostrano una relazione tra alessitimia e sintomi fisici in bambini e adolescenti della popolazione generale (Ebeling, Moilane, Linna & Räsänen, 2001; Rieffe, Meerum Terwogt, & Bosch, 2004; Rieffe, Oosterveld & Meerum Terwogt, 2006; Rieffe et al., 2010; Allen, Lu, Tsao, Hayes & Zeltzer, 2011), mentre altri lavori riscontrano alti punteggi di alessitimia in bambini e adolescenti con specifiche patologie fisiche (ad es. disturbi ematici: Fukunishi, Yoshida & Wogan, 1998; diabete: Koski, Holmberg & Torvinen, 1988; mal di testa cronico: Gatta et al., 2011; cancro: Mishra, Maudgal, Theunissen & Rieffe, 2012).

Alcuni lavori evidenziano negli adolescenti un rapporto tra l’alessitimia e la presenza di sintomi internalizzanti, quali ansia, depressione, sintomi somatici e ipercontrollo (Honkalampi et al., 2009; Rieffe et al., 2010; Di Trani et al., 2013) ed esternalizzanti, quali difficoltà di controllo degli impulsi con condotta aggressiva anche di tipo sessuale (Moriarty, Stough, Tidmarsh, Eger & Dennison, 2001).

Circa la valutazione delle competenze emotive in campioni clinici, rispetto a gruppi di controllo sani, si riscontrano alti livelli di alessitimia in bambini/adolescenti con diversi disturbi del comportamento alimentare (Greenberg, 1999; Merino, Godès & Pombo, 2002; Zonnevylle-Bender, van Goozen, Cohen-Kettenis, van Elburg & van Engeland, 2004). D’altra parte, in altri studi su campioni non clinici, emerge che rispetto ai problemi del comportamento alimentare vi sono relazioni tra alessitimia e body checking (Carano et al., 2006).

E’ molto stretta anche l’associazione tra alessitimia e numerosi disturbi caratterizzati da una condizione di dipendenza, che può manifestarsi nei confronti di una sostanza chimica (dipendenza da alcol e disturbo da uso di sostanze) come nel caso della dipendenza da cannabis (Dorard, Berthoz, Phan, Corcos & Bungener, 2008), ma anche nei confronti di particolari comportamenti, per lo più leciti e socialmente accettati (dipendenze comportamentali). La dipendenza patologica rappresenta una condizione o una serie di condizioni dettate dall’incapacità di riconoscere vissuti emotivi, i quali, vengono “attutiti” appunto mediante l’uso di sostanze o il ricorso a particolari comportamenti (Martinotti, Hatzigiakoumis & Janiri, 2010).
Da uno studio condotto da Parker, Wood, Bond & Shaughnessy (2005) su studenti liceali canadesi, si deduce che una combinazione di alessitimia, esperienze dissociative, bassa autostima e discontrollo degli impulsi può costituire un fattore di rischio per lo sviluppo di internet addiction legato al gioco patologico, almeno in un campione non clinico.

Messaggio pubblicitario Alti livelli di alessitimia, inoltre, vengono evidenziati in soggetti con disturbo post traumatico da stress (Ledouc, 2002) e in soggetti che hanno subito abusi e maltrattamenti (Paivio & McCulloch, 2004). Studi su questi ultimi, infatti, mettono in luce il ruolo dell’alessitimia come mediatore tra maltrattamento infantile e autolesionismo in un campione di ragazze adolescenti. Da tale studio (Paivio & McCulloch, 2004) emerge che l’alessitimia può essere intesa come un meccanismo di coping, in particolare un evitamento cognitivo delle emozioni associate all’abuso. I risultati sembrano a favore di un modello causale in cui il deficit di consapevolezza ed espressione delle emozioni favorisce il legame tra una storia di maltrattamento infantile e le successive condotte autolesive. Infatti, le difficoltà emotive che incontrano gli adolescenti vengono spesso vissute con un’enfasi sul corpo indicando la complessità nell’entrare in contatto con le proprie emozioni, a livello tanto corporeo quanto psicologico. I comportamenti autolesionistici sono caratterizzati dall’intenzionalità di farsi del male, sia in senso fisico che psicologico e a volte si associano a intenzioni suicidarie. Studi su popolazioni cliniche di adolescenti nelle comunità terapeutiche (Marchetti & Cavalli, 2013) rilevano una prevalenza del fenomeno quasi doppia rispetto alla popolazione generale. Si parla, in questi casi, di un deficit nella competenza emotiva: non solo chi compie atti autolesivi vive molte emozioni negative, che fatica a regolare, ma presenta anche difficoltà nell’esperienza, nella consapevolezza e nell’espressione delle emozioni. Gli studi sugli adolescenti relativi a questo ambito sottolineano la presenza di isolamento emotivo e l’incapacità di comunicare le proprie emozioni, aspetti del costrutto dell’alessitimia.

Una forma diversa di abuso connesso all’autolesionismo viene indagata da Garisch e Wilson (2010) in studenti di scuola superiore, mostrando come l’alessitimia sia un mediatore importante tra l’essere vittima di bullismo e le condotte autolesive. Secondo gli autori l’alessitimia contribuirebbe a isolare le vittime di bullismo dalle reti sociali positive e ostacolerebbe il coping relativo alle conseguenze emotive degli stress sociali. Questo legame tra alessitimia e autolesionismo è ulteriormente rafforzato dalla presenza di eventuali stati depressivi nell’adolescente.

Studi sulla popolazione generale riscontrano una relazione anche tra alessitimia e sintomi dissociativi (Sayar & Kose, 2003; Sayar, Kose, Grabe & Topbas, 2005), che può essere spiegata dalla funzione svolta dai processi dissociativi nel gestire gli stati emotivi attraverso l’alterazione dello stato di coscienza. Già vent’anni fa, infatti, sono stati confrontati i punteggi ottenuti a due test, la TAS-20 e la DES (Dissociative Experiences Scale, forma A; Armstrong, Putnam, Carlson, Libero & Smith, 1997), da un gruppo di adolescenti di una casa alloggio della Sicilia, con un gruppo di controllo appartenente alla popolazione generale. I risultati hanno evidenziato correlazioni positive tra i punteggi dei test utilizzati e punteggi più elevati sono stati rilevati nel gruppo clinico. Questa differenza è in relazione con le esperienze traumatiche che gli adolescenti hanno sperimentato fin dalla prima infanzia.
In una ricerca recente (Tolmunen et al., 2008) viene indagata la relazione tra dissociazione e alessitimia in un ampio campione di adolescenti appartenenti alla popolazione generale della Finlandia. I risultati sottolineano che i fenomeni dissociativi, oltre che essere correlati con diversi indici di psicopatologia, sono significativamente associati con le caratteristiche alessitimiche. Questi risultati sono a sostegno dell’ipotesi che l’alessitimia e la dissociazione, pur costituendo fenomeni distinti, presentano alcuni aspetti comuni e di sovrapposizione.

Queste ricerche sottolineano e confermano l’importanza delle emozioni nello strutturare le rappresentazioni interne di sé e delle interazioni (Emde, 1999), avendo questi effetti di integrazione, organizzazione, sostegno allo sviluppo, soprattutto nella fase adolescenziale.

Le emozioni rappresentano una “fonte di informazione” sulla propria identità, sui propri bisogni personali e sulle azioni necessarie a soddisfare tali bisogni
(Dafter, 1996).

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Bibliografia

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