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L’influenza della relazione di attaccamento sullo sviluppo di malattie

Come la relazione di attaccamento si ripercuote sulla crescita del bambino? Qual è la sua influenza sullo sviluppo di malattie somatiche nei più piccoli?

Di Martina Lattanzi

Pubblicato il 10 Lug. 2015

Aggiornato il 21 Mar. 2016 10:53

Martina Lattanzi – OPEN SCHOOL – Studi Cognitivi San Benedetto del Tronto

Negli ultimi anni è di grande interesse per gli studiosi capire in che modo la relazione di attaccamento si ripercuote sulla crescita del bambino, soprattutto l’influenza che può avere sullo sviluppo di malattie somatiche. Gli studi hanno indagato i meccanismi che potrebbero mediare la relazione tra attaccamento e stato di salute del soggetto.

L’importanza della figura materna nella relazione di attaccamento e della qualità della relazione stessa per lo sviluppo psicologico del bambino è un fattore ormai noto grazie agli studi pioneristici di Bowlby. Meno indagate invece sono le conseguenze della relazione di attaccamento sullo sviluppo fisico del bambino e in particolare sull’insorgenza di malattie somatiche o psicosomatiche sia nell’infanzia che nell’età adulta. 

I punti centrali della teoria dell’attaccamento di Bowlby riguardano: la necessità che il bambino abbia un rapporto caldo e intimo ininterrotto con la madre e le conseguenze negative di una deprivazione prolungata di cure materne sullo sviluppo di disturbi psicologici e comportamentali.

Grazie agli studi condotti da Mary Ainsworth (1978) attraverso la procedura della Strange Situation è stato possibile distinguere 4 forme di attaccamento nella relazione madre-bambino:

  • Attaccamento sicuro in cui il bambino ha sviluppato la percezione di se stesso come soggetto meritevole di affetto e di cura, accompagnato dalla sensazione di fiducia nei confronti della figura di attaccamento, vista come affidabile e disponibile.
  • Attaccamento insicuro evitante in cui il bambino tende ad avere poca fiducia nell’altro, teme di essere rifiutato e inibisce i propri comportamenti. I bambini evitanti nella relazione di attaccamento hanno sperimentato una madre che non li ha sempre valorizzati e spesso è stata una madre carente di affetto e tenerezza.
  • Attaccamento insicuro ambivalente/resistente in cui il bambino presenta spiccata ansia e angoscia verso la madre con atteggiamenti ambivalenti di ricerca della vicinanza e rifiuto. I bambini insicuro-ambivalenti hanno sperimentato nella loro infanzia una madre incostante e contraddittoria, iperprotettiva o intrusiva o totalmente indifferente.
  • Attaccamento disorganizzato/disorientato (definito da Main e Solomon nel 1986) in cui il bambino è disorientato e confuso. Si tratta di una forma di attaccamento associata spesso allo sviluppo di gravi psicopatologie, in quanto il bambino ha sperimentato una figura di attaccamento non sicura bensì patologica o maltrattante/abusante.

In base alla qualità della relazione di attaccamento ogni bambino si costruisce dei modelli operativi interni di se stesso, del mondo e delle relazioni di se stesso con l’ambiente. Tali modelli sono relativamente stabili nel tempo per questo le prime esperienze di attaccamento con le figure genitoriali costituiscono lo stampo per quelle future, riproponendosi nei diversi contesti relazionali incluso l’ambito medico.

Negli ultimi anni è di grande interesse per gli studiosi capire in che modo la relazione di attaccamento si ripercuote sulla crescita del bambino, soprattutto l’influenza che può avere sullo sviluppo di malattie somatiche. Gli studi hanno indagato i meccanismi che potrebbero mediare la relazione tra attaccamento e stato di salute del soggetto.

Un’importante ricerca condotta da Maunder e Hunter (2001) ha indagato l’associazione tra attaccamento insicuro e sviluppo di malattie sia durante l’infanzia che nell’età adulta. Dalla ricerca emerge come bambini affetti da malattie croniche presentano in prevalenza un attaccamento insicuro. In particolare all’interno delle diverse forme di attaccamento insicuro è emerso che la forma insicuro-evitante sia quella maggiormente associata a malattie quali: otite media ricorrente (McCallum e McKim, 1999), fibrosi cistica (Simmons et al., 1995), epilessia (Marvin e Pianta, 1996), asma (Mrazek et al., 1987), difetti cardiaci di origine genetica (Golberg et al., 1991), difficoltà di crescita (Ward et al., 1993), disturbi di conversione senza spiegazione medica (Kozlowska, 2007).

La presenza di una malattia cronica nella vita di un bambino comporta una serie di cambiamenti significativi all’interno della famiglia sia a livello psicologico che relazionale. La malattia cronica e invalidante va a condizionare lo sviluppo psico-fisico del bambino, andando ad influenzare la relazione di attaccamento con i genitori, i quali potrebbero modificare il proprio atteggiamento nei confronti del figlio malato con una maggiore probabilità di instaurare una relazione iper-protettiva, o mantenere una certa distanza come difesa dall’ansia. Questa potrebbe essere la spiegazione di una maggiore incidenza dell’attaccamento insicuro tra i bambini malati cronici rispetto ai bambini sani (Bruno, 2009).

Per quanto riguarda invece l’associazione tra attaccamento infantile e salute dell’adulto in alcuni studi è emersa una relazione significativa tra attaccamento insicuro e psoriasi diffusa a placche (Picardi et al., 2005), torcicollo spastico idiopatico (Scheidt et al., 2000), malattie infiammatorie croniche come la rettocolite ulcerosa e il morbo di Crohn (Maunder et al., 2000).

La relazione fisica con la madre funge da regolatore esterno di una serie di reazioni fisiologiche fondamentali per la sopravvivenza, per questo, l’assenza della figura di attaccamento materna nelle prime fasi di vita del bambino può compromettere non solo un sano sviluppo ma anche la sopravvivenza stessa: gli studi sperimentali di Hofer (1995; 2001) condotti sui cuccioli di ratto hanno dimostrato come la madre svolge un ruolo centrale appunto nella regolazione di funzioni biologiche fondamentali quali: ciclo sonno-veglia, la produzione dell’ormone della crescita, favorendo l’acquisizione dell’autoregolazione autonoma.

Questi regolatori nascosti esterni legati alla relazione materna sono presenti anche nell’uomo, dimostrando l’importanza della qualità della relazione con il caregiver al fine di acquisire un’autoregolazione dei processi fisiologici. Quindi il bambino sviluppa gradualmente la capacità di autoregolazione degli stati psicologici e somatici grazie alla iniziale dipendenza e vicinanza con la madre, al contrario precoci esperienze di separazione o di trascuratezza andranno a minare tale acquisizione importante, costituendosi come fattore di rischio per lo sviluppo di malattie nell’adulto.

Nella ricerca di Maunder e Hunter (2001) lo stile di attaccamento è associato agli indici biologici di malattia nel diabete e nella rettocolite ulcerosa. In particolare nei pazienti diabetici l’attaccamento distanziante è associato ai livelli di glucosio nel sangue mentre nei pazienti con rettocolite ulcerosa l’attaccamento ansioso media l’associazione fra depressione e stato attivo della malattia che altrimenti sarebbe latente. Il legame fra attaccamento infantile e malattia sembra essere mediato da diversi fattori in particolare dalla percezione e risposta allo stress, dalla presenza o meno del supporto sociale, dalla regolazione affettiva e dai fattori protettivi.

L’attaccamento insicuro può influire in vari modi sulla regolazione dello stress. Può infatti aumentare lo stress percepito e influenzare l’intensità o la durata della risposta fisiologica allo stress.

Il sistema di attaccamento è legato alla biologia di risposta allo stress: i soggetti con attaccamento insicuro, preoccupato e distanziante, tendono a percepire in modo più intenso e prolungato l’attivazione fisiologica dello stress, riportando un aumento degli indici di cortisolo (definito l’ormone dello stress, proprio perché la sua produzione aumenta nelle situazioni di stress psico-fisico) e della frequenza cardiaca. Questi bambini vivendo continuamente in uno stato di insicurezza e preoccupazione, sperimentano maggiormente e in modo continuativo la condizione di stress, rispetto ai bambini con attaccamento sicuro. I bambini con attaccamento distanziante al contrario sperimentano in modo meno intenso lo stress. Inoltre i soggetti preoccupati che sono caratterizzati da uno stato di attivazione fisiologica costante per cui percepiscono continuamente una sensazione di allarme saranno maggiormente sensibili a qualsiasi sensazione enterocettiva percepita come una possibile minaccia. I soggetti distanzianti invece tenderanno a inibire l’espressione dei propri bisogni e a sottovalutare i segnali di pericolo o minaccia, percependo meno stress. La tendenza a sopravvalutare o sottovalutare i segnali corporei è associata alla maggiore o minore richiesta di intervento medico.

Il comportamento di malattia (Pilowswy, 1978) riguarda proprio il modo in cui vengono sperimentati, percepiti e manifestati i sintomi somatici. E’ strettamente influenzato da fattori di tipo educativo e sociale e anche dallo stile di attaccamento del soggetto. Ci sono infatti persone che tendono a rivolgersi al medico per qualsiasi sintomo percepito, ricercando continue rassicurazioni, chi invece tende ad aspettare un tempo maggiore a volte per fin troppo, prima di rivolgersi al medico, mostrando un certo evitamento.

Alcuni studi hanno rilevato un’associazione tra stile di attaccamento e comportamento di malattia alterato: bambini con attaccamento distanziante, ad esempio, che sin da piccoli hanno appreso a negare qualsiasi manifestazione di disagio psicologico o fisico, da adulti presentano un comportamento di malattia caratterizzato da un rifiuto verso la figura del medico o da una tendenza a non prestare attenzione ai chiari segni della presenza di una patologia per cui sarebbe necessario un consulto medico (Ciechanowsky, 2002). Questo comportamento è stato appreso durante l’infanzia in cui, a causa di ripetute esperienze di rifiuto, per non turbare la relazione di attaccamento con la figura di accudimento, i bambini evitanti hanno imparato a minimizzare l’espressione dei bisogni e le richieste di aiuto (Baldoni, 2010). Al contrario bambini con attaccamento insicuro preoccupato, tenderanno da adulti a riferire un maggior numero di sintomi somatici con maggiore richiesta di consulti medici (Ciechanowsky, 2002).

L’importanza della relazione di attaccamento madre-bambino per la salutare crescita del piccolo emerge anche nel processo di acquisizione dell’ integrazione psicosomatica (Winnicott, 1954), ovvero il processo attraverso il quale gradualmente il bambino sviluppa un sé sia fisico che psichico e arriva a concepire l’esistenza di un’unità tra il proprio corpo e la mente. A tal fine è fondamentale la presenza dell’adulto che guida alla formazione di un sé autentico, all’integrazione delle esperienze corporee ed emotive, fino all’acquisizione di una consapevolezza psico-fisica. E’ proprio grazie alla presenza di una madre sufficientemente buona (Winnicott, 1954), in grado di sintonizzarsi affettivamente (Stern, 1985) con i bisogni del bambino e di rispondere adeguatamente alle sue esigenze, che il bambino riuscirà a integrare l’esperienza corporea con quella mentale. Solo una volta raggiunta tale acquisizione il bambino potrà sperimentare se stesso in modo autentico, fare esperienza del vero sé e acquisire un senso di esistenza nel proprio corpo.

Diversamente il bambino non sarà in grado di rappresentarsi simbolicamente gli stati mentali e le emozioni associate a specifiche sensazioni corporee (ogni stimolazione fisiologia corrisponde ad una diversa emozione che il bambino comprende grazie alla funzione di rispecchiamento materno) con una conseguente scissione mente-corpo che favorirà l’instaurarsi di disturbi fisici (Baldoni, 2010). La scarsa integrazione fra vita psichica e esperienze corporee favorisce l’insorgenza sia di disturbi comportamentali come irrequietezza, insonnia, disturbi dell’alimentazione, sia di disturbi fisici funzionali o organici come disturbi gastrointestinali, dermatologici, respiratori, allergici. Un adulto che da piccolo non ha ricevuto quella protezione e accudimento necessarie affinchè si sviluppi in lui un sé sano sarà una persona maggiormente soggetta a sviluppare malattie somatiche di tipo metabolico (diabete), cardiovascolari (aritmie, ipertensione, infarto), patologie endocrine (tiroide), disturbi gastrointestinali (dispepsia, ulcera, color irritabile) e cancro (Baldoni, 2010).

A tal proposito sono interessanti gli studi che riguardano l’associazione tra malattie dermatologiche e relazione di attaccamento. Per spiegare questa possibile correlazione bisogna considerare il ruolo centrale delle emozioni: la capacità di decodificare le emozioni sperimentate mentalmente permette al soggetto di comprendere i propri stati affettivi, altrimenti senza la consapevolezza della vita mentale si potrà avere una disconnessione tra mente e corpo con una tendenza alla focalizzazione somatica in caso di emozioni intense. Il soggetto che non riesce a decodificare la propria esperienza emotiva tende a trasferire la sofferenza sul piano somatico, sperimentando così un maggiore malessere fisico. Nello sviluppo di tale capacità il ruolo della madre risulta fondamentale: è la madre infatti che riflettendo lo stato mentale del bambino lo restituisce dotato di significato. Solo attraverso l’acquisizione di mentalizzazione (Fonagy, 2002) il bambino riesce a simbolizzare il proprio stato interiore, che è determinante per la regolazione delle emozioni.

Nello studio di Pasquini e collaboratori (1997) si è indagata la correlazione tra stile di attaccamento e malattie della pelle, correlazione mediata sia dallo stress che dalle emozioni. Un ruolo chiave nella modulazione della suscettibilità alle malattie dermatologiche sembra essere svolto da un minore sostegno sociale e da differenze individuali legate da un lato alla capacità di regolazione emozionale e dall’altro al livello di insicurezza nell’attaccamento. In particolare si è osservato che l’attaccamento insicuro di tipo evitante tende ad essere associato ad un maggior rischio di insorgenza di alopecia areata, esacerbazione della psoriasi a placche e aggravamento della vitiligine (Picardi, 2003).

Pur essendo da interpretare con cautela e richiedendo ulteriori studi, i recenti risultati che documentano una associazione tra sicurezza dell’attaccamento, salute fisica e alcune importanti funzioni biologiche, suggeriscono la necessità di prestare attenzione alla relazione di attaccamento e alle differenze individuali nello studio delle malattie psicosomatiche.

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