Recensione: Il Grande Capo di Lars von Trier

Il Grande Capo. La ferocia con cui si demolisce ogni aspirazione dell'essere umano a scoprire le tracce di una sensibilità diversa dall'abuso morale.

ID Articolo: 30335 - Pubblicato il: 06 maggio 2013
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Recensione: Il Grande Capo di Lars Von Trier

“Il Grande Capo” di Lars Von Trier (2006). Locandina Cinematografica.

Recensione: Il Grande Capo. La ferocia con cui si demolisce ogni aspirazione dell’essere umano a scoprire le tracce di una sensibilità diversa dall’abuso morale.

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In questo film del 2006 Lars von Trier si cimenta con la commedia, rimanendo però sempre…Lars von Trier. Lo sguardo del regista, spesso feroce nell’esplorare lo smarrimento morale della natura umana, si posa stavolta sulla parabola di una società di informatica danese che sta per essere ceduta ad un compratore islandese.

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I dipendenti dell’azienda non hanno mai conosciuto il vero proprietario, che comunica le proprie decisioni attraverso un portavoce; la scena è ovviamente ingannevole: il portavoce, che fingendosi amico dei dipendenti e facendo intendere di essere dalla loro parte si appropria dei progetti informatici che creano, è in realtà il padrone dell’azienda e il grande capo di cui riferisce i pensieri non è mai esistito. Il compratore islandese vuole però conoscerlo, compare così un attore disoccupato che il finto portavoce assolda per recitare il ruolo del finto capo; la trama de Il Grande Capo assume uno sviluppo surreale e grottesco, il nuovo arrivato fatica a inserirsi nella realtà mistificata che deve interpretare e si scontra con un’umanità comicamente alla deriva, tra chi piange all’azionarsi di una fotocopiatrice e chi non controlla gli impulsi aggressivi trasmessi dalla campagna danese.

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Gradualmente però prende pieno possesso del proprio ruolo e va persino oltre, incastrando il finto portavoce nelle catene dell’amicizia interessata con cui si era avvicinato agli altri personaggi; il cattivo e il manichino si scambiano ruoli e potere, finendo per mescolare amoralità e impotenza corrotta. Lars von Trier entra con cinico sarcasmo negli intrecci più deteriori del mondo del lavoro e delle relazioni, denudando il rifiuto intenzionale di ogni etica che viene perseguito non solo dai vertici della piramide del potere ma anche da chi ne fa parte come sottoposto – emblematico l’immediato desiderio di una dipendente di concedersi sessualmente al finto capo appena conosciuto – e descrivendo logiche di sopraffazione tanto logore quanto capaci di riprodursi in un ciclo ininterrotto.

La ricerca cieca del profitto, la prospettiva secondo cui gli esseri umani non possiedono un valore intrinseco che va rispettato bensì fanno parte di un ingranaggio che nasce e si alimenta senza considerarli, sono tematiche che Il Grande Capo analizza con ironia spietata, entrando di forza nella rappresentazione soggettiva dei protagonisti e svolgendo una regia veloce, instabile, che rinuncia a sequenze narrative tradizionali per prediligere il flusso delle percezioni immediate. I dialoghi sono serrati, la voce fuori campo di Lars von Trier interviene come un’irruzione fugace, le relazioni tra i personaggi si giocano su due piani interscambiabili, finzione e realtà, senza che ad alcuno interessi definire la legittimità morale dell’una o dell’altra, interrogarsi sulla liceità delle proprie azioni oppure, più semplicemente, sul significato complessivo di ciò che sta accadendo.

Messaggio pubblicitario  Tutto viene sacrificato ad un’entità di cui non si colgono le fattezze bensì le conseguenze, quasi che il grande capo non fosse solo il padrone dell’azienda ma anche e soprattutto il principio ispiratore di ogni dinamica lavorativa e umana: l’assenza totale di princìpi. Lars von Trier e la commedia: un matrimonio riuscito, non per i suoi detrattori che da questo film ricavano una prova ulteriore e a tratti ancor più aspra della ferocia sfrontata con cui il regista danese demolisce ogni aspirazione dell’essere umano a scoprire in sé le tracce di una sensibilità diversa dall’abuso morale.

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Eppure il male esiste e spesso gli uomini tentano di espellerlo dalla propria immagine desiderata affidandolo all’opera di narratori come Lars von Trier, che si assumono la responsabilità di immergersi in esso trasformandolo se necessario in un sofferto sforzo ironico: Il Grande Capo è anche questo.

 

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