TAPP (Talking About a Personal Problem): la conversazione guidata intorno ad un problema personale #1

TAPP (Talking About a Personal Problem) si propone di indagare i formati conoscitivi che il soggetto utilizza per interpretare gli eventi.

ID Articolo: 12020 - Pubblicato il: 06 luglio 2012
Messaggio pubblicitario SFU Magistrale
Condividi


La conversazione guidata intorno ad un problema personale - parte prima - Immagine: © freshidea - Fotolia.comLa TAPP, Talking About a Personal Problem (Lenzi, Bercelli, 2010), e’ un’intervista semistrutturata che si dedica all’analisi di un problema personale presentato dal paziente.

Quattro le fonti teoriche:

Il cognitivismo clinico costruttivista, secondo il quale l’individuo da’ senso alla propria esperienza utilizzando schemi di conoscenza personali e significati costruiti soggettivamente.

La tecnica della moviola (Guidano, 1991; Dodet, 1998; Lenzi, 2009), che si concentra su un episodio raccontato dal paziente e collega il livello dell’esperienza immediata, ossia come il soggetto ha percepito l’evento, con la rielaborazione esplicita relativa all’immagine di sé, ossia il significato che il soggetto attribuisce a quell’evento quando lo riconduce all’idea globale che ha di sé.

L’interpretazione dei trascritti di seduta con la metodologia dell’Analisi Conversazionale (Bercelli, Lenzi, 1998; Lenzi, Bercelli, 2010), in cui “la lettura delle risposte fornite dal paziente nei termini di adesione ai formati conversazionali e quindi di mosse linguistiche proprie (che segnalano una sintonizzazione e capacità di attivazione di quel particolare registro narrativo) o improprie…permette di evidenziare il tipo di uso interpersonale che il soggetto fa dei propri racconti (per esempio attività di insubordinazione e/o non pertinenti quali lamentela, accusa, richieste di soccorso, ecc..) e quindi di descrivere quelli che possiamo definire gli aspetti interpersonali di costruzione della conoscenza di sé” (Lenzi, Bercelli, 2010, pp. 206-207).

L’Adult Attachment Interview (Main, Goldwin, 2010; Crittenden, 1999), che suggerisce come la memoria della propria storia personale e la narrazione autobiografica siano legate sia agli eventi specifici sia alle successive modalità di elaborazione che il soggetto pone in atto, nonché ai contesti interpersonali ai quali le rievocazioni si riferiscono.

La costruzione delle narrative personali in terapia cognitiva. - Immagine: Copertina del libro. Proprietà di Eclipsi Editore.

Articolo consigliato: La costruzione della narrative personali in terapia cognitiva #1

Analogamente, la TAPP si propone di indagare i formati conoscitivi che il soggetto utilizza per interpretare gli eventi.

L’intervista si compone di cinque sezioni:

  • descrizione generale del problema;
  • ricostruzione storica e la forma che il problema assume nel presente;
  • narrazione di almeno un episodio significativo;
  • domande del terapeuta riguardanti la memoria per immagini e le valutazioni di pericolo;
  • rielaborazione integrativa o riformulazione del problema. 

La TAPP analizza in primo luogo lo stile conversazionale, nel quale vengono distinti sei diversi elementi:

  • modalità di adesione ai successivi frame dell’intevista ed eventuale presenza di attività comunicative informali;
  • analisi degli aspetti procedurali, che si identificano in particolare col tentativo di distanziare o coinvolgere l’interlocutore;
  • utilizzo efficace della memoria per immagini;
  • livello di integrazione fra memorie episodiche e memoria semantica;
  • capacità di operare una sequenzializzazione cronologica, tematica e causale degli eventi raccontati;
  • capacità di esplicitare e discernere le differenti tipologie di contenuti tematici e vissuti esperienziali soggettivi.

L’intervista esplora inoltre le prospettive di narrazione; in linea con quanto teorizzato da Wiedeman (1986), esse forniscono indicazioni importanti sulle modalità con cui viene organizzata la conoscenza personale e danno forma a tre differenti tipologie di resoconto: la rimessa in scena/trailer, la partecipazione/documentario, la rielaborazione/film.

Gli stili narrativi rispecchiano peculiari stili di organizzazione della conoscenza personale, ad esempio l’eteroregolazione del sé e delle emozioni contrapposta all’autoregolazione (Lenzi, 2005), e definiscono l’assetto relazionale che si sta sviluppando nel corso del dialogo terapeutico.

In altri termini il modo in cui un soggetto si racconta, i tempi e le cadenze con cui egli svela i propri contenuti problematici, indicano come sia abituato a gestire e a definire le emozioni, come sia solito approcciarsi alle relazioni interpersonali e quale significato stia dando all’esperienza della psicoterapia.

Nel primo stile narrativo, la rimessa in scena, il paziente colloca gli eventi nel contesto interpersonale immediato, in riferimento al proprio stato psicologico e agli scopi comunicativi perseguiti.

La partecipazione rappresenta invece una modalità in cui il paziente ricostruisce i fatti con precisione, ponendo attenzione al contesto di svolgimento e alla sequenza temporale e divenendo testimone esplicito di ogni comportamento osservabile del protagonista.

La rielaborazione, infine, racchiude valutazioni, opinioni ed esperienze personali del narratore, che organizza e integra il racconto all’interno di un’immagine di sé coerente e funzionale.

La terapia, fissando come obiettivo la comprensione e l’eventuale ristrutturazione del tema di vita del paziente, si focalizza sul linguaggio utilizzato ma soprattutto sullo sfondo percettivo ed emotivo; negli strumenti comunicativi di cui l’individuo si serve per raccontare un episodio della propria vita possiamo scorgere il ritratto che egli fa di sé stesso, il significato personale che le sue esperienze hanno assunto nel corso del tempo.

 

 

BIBLIOGRAFIA

VOTA L'ARTICOLO
(voti: 2, media: 2,00 su 5)
State of Mind © 2011-2019 Riproduzione riservata.
Condividi
Messaggio pubblicitario