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Non possiamo non dirci freudiani? Lettera aperta a Luciana Sica di Repubblica, infaticabile cronista della psicoanalisi italiana.

Non possiamo non dirci freudiani? Lettera aperta a Luciana Sica de La Repubblica, infaticabile cronista della psicoanalisi italiana.

ID Articolo: 24467 - Pubblicato il: 08 gennaio 2013
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Non possiamo non dirci freudiani? Lettera aperta a Luciana Sica di Repubblica, infaticabile cronista della psicoanalisi italiana.

 

Lettera Aperta a Luciana Sica. - Immagine: © La Repubblica.it

Immagine dell’articolo di Repubblica: La svolta degli analisti italiani: La psicanalisi non è solo Freud – © La Repubblica.

Mi chiedo quanto faccia bene alla psicoanalisi italiana godere delle attenzioni scrupolose della stampa nazionale. In particolare le puntuali cronache psicoanalitiche di Luciana Sica nei paginoni culturali di Repubblica sono dettagliate, troppo dettagliate. Poco meno di un mese fa, il 18 dicembre 2012, la Sica aveva intervistato il nuovo presidente della Società Psicoanalitica Italiana (SPI) Antonino Ferro.

LEGGI L’ARTICOLO DEL 18 DICEMBRE PUBBLICATO DA REPUBBLICA

Ferro aveva rilasciato un’interessante intervista che testimoniava il suo interesse per i nuovi sviluppi della psicoanalisi, la cosiddetta svolta relazionale (per chi ne voglia sapere di più raccomando il libro di Lingiardi, Amadei, Caviglia e De Bei, 2011, “La svolta relazionale, itinerari italiani”).

Questa svolta, che in realtà risale a circa 30 anni fa, significa per la psicoanalisi un distacco dal paradigma delle pulsioni freudiane, un paradigma che non ha aiutato la psicoanalisi a evolversi in scienza empirica, oscillando tra il biologico e il metapsicologico.

Recensione di “La Svolta Relazionale” di Lingiardi, Amadei, Caviglia e De Bei. - Immagine: Raffaello Cortina Editore

Articolo consigliato: Recensione di “La Svolta Relazionale” di Lingiardi, Amadei, Caviglia e De Bei.

Per Freud le pulsioni sono forze biologiche che però parlano, si esprimono in metafore, lapsus e associazioni di idee. Non del tutto sbagliato in linea generale, qualcosa di vero c’è. Molto qualcosa, però. E si tratta di un’ipotesi difficilmente verificabile nel caso singolo, nel lapsus che avviene nel qui e ora della seduta. Di qui si aprono le porte alle interpretazioni più audaci e selvagge.

A mio parere e -me ne rendo conto- semplificando, la relazione è qualcosa che ha a che fare più con l’attività mentale cosciente che con l’inconscio e le sue metafore. La sofferenza relazionale è una sofferenza umana del paziente bisognoso di contatto umano e affettivo, e non il prodotto di pulsioni che si vogliono scaricare. Il massimo teorico di questa svolta relazionale è stato Stephen Mitchell col suo classico “Relational Concepts in Psychoanalysis” (1988).

 

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Ieri però, 7 gennaio 2013, è arrivato un altro articolo su Repubblica dell’implacabile cronista della psicoanalisi, Luciana Sica. L’intento era lodevole: documentare il dissenso dei freudiani ortodossi contro la svolta relazionale andata al potere con la presidenza di Ferro. Il risultato però è deludente. L’impressione è che la Sica faccia la cronaca delle beghe interne della Società Psicoanalitica Italiana, scambiando queste beghe per un dibattito scientifico di importanza nazionale e forse internazionale.

Messaggio pubblicitario  Già il rumoroso titolo dell’articolo (“Non possiamo non dirci freudiani”) sembrava rivolto al mondo intero, e invece a leggere l’articolo si rivelava un messaggio tutto interno alla Società Psicoanalitica Italiana. Dopo questo titolo così chiassoso, seguiva la cronaca dello scontro tra pulsionisti ortodossi freudiani e relazionalisti moderni. Alla fine dell’articolo la stessa Sica sembra involontariamente desolata dallo scarso spessore della vicenda.

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A questo punto qualcuno potrebbe pensare male di me e darmi dell’invidioso: piacerebbe anche a voi cognitivisti ricevere le attenzioni dei paginoni culturali dei quotidiani nazionali. Certo che sì, rispondo. Perché no? Sarebbe ora che il dibattito scientifico psicologico fosse riportato nella sua interezza sui quotidiani generalisti. Ma se questa attenzione dovesse esprimersi nella cronaca dettagliata, troppo dettagliata delle beghe interne e umane, troppo umane della società dei terapeuti cognitivisti o sistemici, allora rispondo: meglio di no. Iddio in cielo mi scampi da simili amici. Meglio che Luciana Sica continui a mantenere il suo telescopio puntato fisso sulla psicoanalisi.

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BIBLIOGRAFIA:

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