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Gli albi illustrati nella pratica clinica (2025) di Cardani, Rizzi e Rezzonico – Recensione

Il volume Gli albi illustrati nella pratica clinica (2025) esplora l’uso terapeutico degli albi illustrati con bambini, adolescenti e adulti

Di Giovanni Maria Ruggiero

Pubblicato il 12 Mag. 2026

Gli albi illustrati come strumento nella pratica psicoterapeutica

Gli albi illustrati sono libri pensati originariamente per bambini piccoli, in cui testo e immagine si integrano per raccontare una storia. Nella pratica clinica vengono utilizzati come strumento terapeutico con pazienti di età diverse — bambini, adolescenti e adulti — in contesti individuali, di coppia o con i genitori. Il volume curato da Isabella Cardani, Marta Rizzi e Giorgio Rezzonico, dal titolo Gli albi illustrati nella pratica clinica (2025), descrive come questo tipo di materiale può essere introdotto nel setting psicoterapeutico e illustra, con casi clinici dettagliati, le indicazioni e i possibili effetti del suo utilizzo.

Il libro nasce dal lavoro del Centro di Terapia Cognitiva di Como, all’interno di una cornice cognitivo-costruttivista relazionale. Gli autori — tutti psicoterapeuti con esperienza clinica — spiegano anzitutto perché l’albo illustrato risulta utile laddove il colloquio verbale incontra dei limiti. Quando un paziente sa quello che prova ma non riesce a nominarlo, oppure lo verbalizza mantenendo una certa distanza emotiva, l’immagine può funzionare come un mediatore: offre un contenuto concreto e visivo su cui posare l’attenzione, e apre un canale di comunicazione diverso da quello puramente linguistico.

Cardani e Rizzi chiariscono nel capitolo teorico iniziale che l’albo non va inteso come un libro per bambini portato in seduta in modo improvvisato. Si tratta di un oggetto semiotico in cui testo e immagine non si sovrappongono ma si completano, generando un margine di significato aperto all’interpretazione del lettore. Questa apertura è esattamente la sua utilità clinica: il paziente può proiettare sulla storia o sulle figure la propria esperienza, senza che il terapeuta debba sollecitarlo direttamente. Il processo è più indiretto di un’interpretazione, ma talvolta più accessibile.

Dal punto di vista delle indicazioni, il volume Gli albi illustrati nella pratica clinica (2025) organizza la trattazione clinica per fasce d’età e tipologie di pazienti. Per i bambini in età evolutiva, l’albo è uno strumento quasi naturale: permette di lavorare su temi emotivi (separazione, paura, rabbia, perdita) attraverso personaggi con cui il bambino può identificarsi senza sentirsi esposto. Per gli adolescenti, l’uso è più articolato: alcuni titoli affrontano temi come l’identità, la vergogna, il senso di inadeguatezza, in forme che non risultano infantilizzanti. Per gli adulti, la scelta del titolo richiede più attenzione, ma diversi casi clinici del volume mostrano che la risposta emotiva può essere significativa anche con pazienti adulti con funzionamento elevato.

Due casi clinici meritano una menzione specifica. Rezzonico e Cardani descrivono il percorso con Giovanni, un paziente con diagnosi di schizofrenia, con cui il setting viene spostato fisicamente all’esterno, in un parco, e l’albo viene introdotto come punto di contatto relazionale in una situazione in cui il dialogo diretto era difficilmente praticabile. Martoni e Furlani descrivono invece una seduta con una paziente autistica, in cui la lettura de La bambina e l’armatura apre un confronto sul tema delle risorse personali attraverso il commento a un’immagine specifica — il drago gestibile — che la paziente rielabora in modo inatteso. Questi esempi mostrano che l’utilizzo degli albi non è limitato a profili clinici lievi, ma può essere adattato anche a condizioni più complesse, con le dovute cautele.

Gli albi illustrati nella pratica clinica (2025): immaginazione, tecnica e prospettive terapeutiche

Il capitolo teorico di Martoni e Furlani è il più tecnico del volume. Partendo dalla tassonomia delle forme di immaginazione elaborata da Anna Abraham — che distingue tra mental imagery, immaginazione intenzionale, ricombinazione creativa, dimensione fenomenologica e stati alterati — gli autori mostrano come la lettura di un albo attivi simultaneamente più livelli immaginativi. Anche in questo caso il ragionamento è supportato da un caso clinico, quello di Albert, paziente con un trauma dello sviluppo in fase psicotica, con cui il lavoro attraverso le immagini di Un orso sullo stomaco produce un allentamento transitorio della rigidità difensiva.

Un elemento pratico di notevole utilità è la rassegna finale degli albi, curata da Isabella Cadirola, Camilla Giacomini e Clara Lapi. Non si tratta di un semplice elenco, ma di una selezione ragionata di titoli organizzati per temi clinici — separazione, lutto, difficoltà emotive, relazioni familiari, identità — con brevi note che ne esplicitano il possibile uso in seduta. Per chi si avvicina per la prima volta a questo tipo di strumento, questa sezione è probabilmente il punto di partenza più immediato.

Il volume apre alcune direzioni di lavoro che potranno essere sviluppate in contributi futuri. Una riguarda la sistematizzazione delle indicazioni e controindicazioni: sarebbe utile disporre di una sintesi che orienti il clinico sulle situazioni in cui l’uso degli albi è sconsigliato — ad esempio con pazienti portatori di memorie traumatiche sensoriali che potrebbero essere riattivate in modo non controllato dal materiale visivo. Un’altra direzione riguarda la distinzione tra l’uso dell’albo come tecnica accessoria, da inserire in modo puntuale in un percorso già strutturato, e il suo uso come asse portante di fasi più estese del lavoro terapeutico: una formalizzazione di questa distinzione potrebbe rendere lo strumento più facilmente trasmissibile in formazione. Infine, una riflessione più approfondita sulle implicazioni etiche dell’accesso a materiale emotivamente denso — soprattutto in popolazioni vulnerabili — costituirebbe un completamento naturale dell’impianto teorico già presente nel volume.

Nel complesso, Gli albi illustrati nella pratica clinica (2025)  è un contributo utile per i clinici interessati a integrare strumenti non verbali nel loro lavoro. La coerenza tra la cornice teorica costruttivista e le scelte tecniche descritte è uno dei punti di forza del testo. La generosità con cui gli autori aprono i propri casi clinici — inclusi gli errori e i momenti di incertezza — rende il volume più leggibile e più onesto di molti manuali di tecnica. Non si tratta di un protocollo codificato, né è nelle intenzioni degli autori proporlo come tale: è piuttosto una documentazione riflessiva di una pratica in costruzione, che offre strumenti concettuali e clinici per chi voglia sperimentarla a propria volta.

Riferimenti Bibliografici
  • Cardani, I., Rizzi, M., & Rezzonico, G. (a cura di). (2025). Gli albi illustrati nella pratica clinica. Milano: FrancoAngeli.
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