La paura del cambiamento in psicoterapia: tra crescita e resistenza
Il cambiamento è una parte inevitabile della vita, ma può fare paura, in particolare quando rappresenta un obiettivo della psicoterapia. Cambiamenti positivi e intenzionali nelle modalità di comportamento o di pensiero costituiscono generalmente gli obiettivi di una psicoterapia, obiettivi condivisi e concordati da terapeuta e paziente sin dall’inizio del trattamento. Perché abbiamo paura dei cambiamenti legati alla psicoterapia, anche quando sono per noi sani e positivi? E cosa accade quando una psicoterapia risulta “scomoda”?
Perché abbiamo paura di cambiare?
Che si tratti di fare un trasloco, mettere sù famiglia, iniziare un nuovo lavoro, porre limiti in una relazione o imparare a dire di no, un cambiamento, per quanto positivo, può suscitare paura e resistenza. Certezze e prevedibilità possono farci sentire al sicuro, garantendoci la possibilità di esercitare un certo grado di controllo sulle esperienze della nostra vita. Si tratta del cosiddetto bias dello status quo, una distorsione cognitiva che ci rende più propensi a prediligere quello che è noto e mantenere le cose così come stanno, anziché accettare il rischio del cambiamento (Samuelson & Zeckhauser, 1988). In altri termini, è la rivisitazione in chiave psicologica del vecchio adagio: “Chi lascia la via vecchia per la nuova sa quel che lascia ma non sa quel che trova”. Rinunciare al cambiamento per non incappare in situazioni peggiori di quella attuale o imprevedibili può farci evitare rischi, ma al contempo può farci perdere preziose opportunità e benefici ben superiori al rischio che corriamo.
In altri casi, il disagio legato al cambiamento in psicoterapia non riguarda soltanto potenziali rischi, ma può coinvolgere il nostro senso di identità. Ad esempio, un individuo che è sempre stato “il forte” in famiglia potrebbe avere difficoltà a chiedere aiuto, o una persona tendente al perfezionismo potrebbe temere di perdere la propria unicità, il proprio valore o il pieno controllo della propria vita.
Ansia, depressione e vissuti legati a pregresse esperienze traumatiche possono ostacolare il fatidico “primo passo” nella richiesta di un aiuto professionale e la successiva aderenza al trattamento di psicoterapia. E se fallisco? E se sbagliassi tutto? E se mostrassi agli altri le mie debolezze? E se mi pentissi e volessi tornare indietro? Pensieri di questo tipo possono fungere da strategie protettive in grado, nel breve termine, di proteggerci dalla sofferenza, ma il prezzo che paghiamo nel lungo termine è il restare bloccati in modalità di pensiero e comportamento dannose che interferiscono con i nostri obiettivi, valori e con la nostra qualità di vita. Al contempo, apatia e aspettative negative e pessimistiche riguardo se stessi, gli altri e il proprio futuro rappresentano elementi tipici degli stati depressivi (Beck, 1976), che possono attivare una resistenza al cambiamento in psicoterapia, prolungare la nostra sofferenza e confermare la profezia che nulla andrà bene nella vita.
Evitare il cambiamento può sembrare un’opzione sicura, facile, ma può significare una sofferenza silenziosa, una crescita mancata e la rinuncia a una vita piena e significativa (McElwaine, 2025).
La psicoterapia deve essere scomoda?
La psicoterapia può essere impegnativa, dispendiosa in termini temporali, energetici e – perché no? – economici. In alcuni momenti, la psicoterapia può anche essere scomoda. Lavorare su modalità di pensiero ansiose, per esempio, può significare esporsi gradualmente a livelli sostenibili di ansia e interrompere alcuni meccanismi di mantenimento dell’ansia stessa, come smettere di evitare di confrontarci con quelle situazioni che ci rendono ansiosi. Tali passaggi possono produrre temporaneamente un senso di fatica, disagio e risultare emotivamente “scomodi”, ma apportare importanti e visibili benefici nel medio termine. La comunicazione costante con il terapeuta consentirà di adattare il ritmo della psicoterapia ai particolari bisogni del paziente. La psicoterapia non deve essere costantemente e necessariamente scomoda. Molti individui, al contrario, possono persino ritrovarsi a pensare: “Perché non ho iniziato prima?”.
Il cambiamento richiede coraggio, e una buona psicoterapia può insegnarci che il coraggio non è assenza di paura, bensì agire e compiere scelte più giuste e sane pur avendo paura.
La paura dei cambiamenti non ci rende deboli, ma umani. Parlane col terapeuta può aiutarci a comprendere le origini di tale paura e come affrontarla.