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6 cose da sapere sulla depressione

La depressione non si riduce alla semplice tristezza. Scopri 6 cose da sapere sui sintomi, le cause, le diverse forme depressive e i trattamenti

Di Linda Confalonieri

Pubblicato il 17 Set. 2026

La depressione è la principale causa di disabilità nel mondo

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) la depressione è un disturbo psichico comune: all’incirca 332 milioni di persone nel mondo soffrono di depressione (GBD Online database). 

I dati dell’OMS evidenziano che a livello globale la depressione è principale causa di disabilità nel mondo, se misurata in Anni Vissuti con Disabilità (Years Lived with Disability – YLDs) che quantificano il tempo trascorso vivendo in condizioni di salute non ottimali. Per questo motivo la depressione, o meglio i disturbi depressivi, rappresentano una delle sfide più urgenti in termini di salute pubblica globale. 

La depressione patologica non si riduce a “sentirsi un po’ giù”

Molte persone utilizzano impropriamente il termine depressione, ove spesso, nel gergo quotidiano può capitare di sentire dire con leggerezza “Sono depresso”. E’ importante comprendere quando siamo realmente di fronte a una condizione patologica. Sentirsi temporaneamente giù di morale, disillusi o svogliati non equivale necessariamente ad avere una depressione clinica. La tristezza, caratterizzata da una serie di aspetti cognitivi e comportamentali, può essere una reazione congrua a perdite o eventi spiacevoli; diversa è una depressione clinica. 

Ad esempio, la depressione maggiore si verifica quando un individuo presenta un umore deflesso e perdita di piacere per più di due settimane consecutive,  accompagnato da molteplici altri sintomi (quali  indecisione, affaticamento, irritabilità, difficoltà di concentrazione, passività, senso di colpa, bassa autostima, senso di disperazione, difficoltà nel sonno, disregolazione dell’appetito, pensieri di morte e suicidio); l’impatto di questa costellazione di sintomi nella quotidianità è significativamente alto, tanto da compromettere il funzionamento della persona a livello sociale e lavorativo. 

La depressione non è una, ma i disturbi depressivi sono diversi tra loro

Con il termine depressione, spesso usato comunemente in contesti non specialistici, non ci si riferisce a un unico disturbo, ma a condizioni cliniche che fanno riferimento ai cosiddetti disturbi depressivi. I disturbi depressivi sono molteplici e sono classificati nei manuali diagnostici, come ad esempio nel DSM-5TR (Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders, 5th edition, Text Revision), e sebbene accomunati da una serie di sintomi comuni, presentano alcune specificità; alcuni esempi possono essere il Disturbo depressivo maggiore (spesso identificato come depressione maggiore), il Disturbo depressivo persistente, il disturbo disforico premestruale e così via. 

I disturbi depressivi possono essere trattati con efficacia

Seppure sia riconosciuto in letteratura che una percentuale di patologie depressive è resistente al trattamento, le linee guida internazionali e gli studi di letteratura dimostrano che i disturbi depressivi possono essere trattati con efficacia attraverso interventi mirati e basati sull’evidenza scientifica, come ad esempio attraverso la psicoterapia cognitivo-comportamentale e/o la farmacoterapia. Secondo le linee guida internazionali che vedono un modello di intervento stepped-care, a seconda dei livelli di gravità è possibile implementare trattamenti validi che possono aiutare a ridurre, e in molti casi a risolvere, i sintomi legati a una condizione depressiva. In alcuni casi è raccomandabile la combinazione di psicoterapia e di intervento farmacologico psichiatrico, che agendo in integrazione promuovono la remissione dei sintomi. Inoltre, l’implementazione di alcune pratiche quali mindfulness, esercizio fisico regolare, un’alimentazione equilibrata e una buona igiene contribuisce in un’ottica multifattoriale a migliorare la risposta terapeutica dei trattamenti e a prevenire le ricadute. 

I sintomi depressivi possono essere presenti in comorbilità con altri disturbi

Non viaggiano da soli: non è così raro che i disturbi depressivi, o sintomi depressivi, si accompagnino ad altre condizioni cliniche. Ad esempio, possono presentarsi in comorbilità con i disturbi d’ansia, disturbi della personalità, disturbi alimentari, abuso di sostanze, patologie croniche dolorose, e così via. È importante, dunque, tenere presente la specificità del quadro clinico nel suo complesso, per avere una corretta valutazione diagnostica e un adeguato piano terapeutico che tenga conto dei diversi aspetti. 

I fattori che ne spiegano l’insorgenza dei disturbi depressivi sono molteplici: la depressione non è semplicemente l’inevitabile risposta agli eventi avversi

A volte le persone si domandano con stupore: ma perché è depresso? Non gli è successo nulla di negativo recentemente. Erroneamente si può essere portati a credere che per essere depressi sia necessario un valido motivo, un evento negativo, una situazione difficile da affrontare. Questo è un falso mito da sfatare: la depressione ha un’origine causale multifattoriale, legata a vulnerabilità genetiche, disfunzioni neurobiologiche e ormonali, fattori ambientali e psicosociali. Quindi se non basta un singolo evento avverso a scatenare un esordio depressivo, d’altro canto è più che possibile che i disturbi depressivi insorgano in determinate fasi di vita e nel dispiegamento delle esperienze individuali che possono essere vissute dalla persona con dolore emotivo senza che vengano platealmente riconosciute nella sofferenza che comportano. 

Riferimenti Bibliografici
  • 2021 Global Burden of Disease (GBD) [online database]. Seattle: Institute for Health Metrics and Evaluation; 2024 
  • American Psychiatric Association. Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders, 5th ed, Text Revision (DSM-5-TR). American Psychiatric Association Publishing; 2022.
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