expand_lessAPRI WIDGET

I contatti fuori orario tra paziente e psicoterapeuta – Inside Therapy

La rubrica Inside Therapy approfondisce i contatti fuori orario e il ruolo dei confini nel percorso psicoterapeutico

Di Linda Confalonieri

Pubblicato il 25 Mag. 2026

Il contratto terapeutico: il terapeuta non è un amico né un confidente

Nella pratica clinica la relazione tra psicoterapeuta e paziente è regolata da un insieme di norme formali e regole esplicite che fanno parte del contratto terapeutico; anche le aspettative più o meno implicite riguardo la relazione di cura influenzano le interazioni tra i protagonisti della psicoterapia, incluse quelle situazioni in cui può verificarsi il contatto fuori orario della seduta tra paziente e terapeuta. 

Il contratto terapeutico è un passaggio fondamentale che viene definito all’inizio del percorso di psicoterapia e che chiaramente ha una sua valenza per l’intera durata dello stesso: possiamo dire che orienta il paziente e il terapeuta entro i confini di una relazione che è unicamente terapeutica in cui vengono definiti obiettivi, confini e responsabilità reciproche. 

Se quindi nel contratto terapeutico viene chiaramente esplicitato e condiviso che il terapeuta non è un amico o un confidente, come si regolano i contatti (messaggi, email, telefonate) tra paziente e terapeuta al di fuori delle sedute? E’ buona pratica parlarne e condividere modalità etiche e sostenibili per entrambi gli attori della psicoterapia

I confini professionali nel setting psicoterapico

I confini professionali hanno la funzione di tutelare sia il paziente sia il terapeuta, evitando che la relazione terapeutica venga confusa con una relazione personale. Tra le pratiche generalmente sconsigliate rientrano ad esempio contatti extra-terapeutici non necessari e superflui, così come contatti e interazioni inappropriate sui social media. In tal senso, i confini non devono essere vissuti come distanza emotiva, ma piuttosto una condizione necessaria per mantenere un contesto terapeutico e professionale. 

Immaginiamo una situazione in cui vi siano comunicazioni frequenti e informali (messaggi, chat o telefonate serali) tra un paziente e un terapeuta: se da una parte, come vedremo in seguito alcuni approcci psicoterapici prevedono la possibilità di contatti fuori orario, tuttavia mettere in atto questo tipo di interazioni senza una adeguata riflessione clinica da parte del terapeuta, né una condivisione della funzione di questi contatti extra seduta, porta con sé diversi rischi. Tra questi, il primo rischio è che il terapeuta possa essere percepito come una figura amicale piuttosto che come un professionista della salute mentale; in secondo luogo, potrebbe essere disfunzionale ingenerando anche cicli interpersonali di dipendenza del paziente dal terapeuta; in terzo luogo, il terapeuta si espone al rischio di saturazione dei propri limiti e di burnout, con conseguenti effetti negativi nella relazione terapeutica e nella qualità del lavoro clinico. Infine, le interazioni che assumono forme personali non clinicamente giustificate rappresentano per gli psicologi violazioni in termini di deontologia ed etica professionale. 

Quando un contatto extra orario è possibile

La gestione dei contatti tra una seduta e l’altra non è uniforme nella pratica clinica e molto ha a che fare con il tipo di approccio terapeutico. Alcuni approcci, come ad esempio la psicoterapia dialettico-comportamentale (DBT) ma non solo, prevedono la possibilità che vi siano contatti telefonici brevi tra le sedute. Tuttavia, la modalità per gestire tali contatti extra sedute non sono lasciate al caso, ma vengono discusse ampiamente ed esplicitamente condivise all’inizio della psicoterapia in fase di accordo terapeutico, definendo chiaramente le aspettative implicate. Il terapeuta potrà definire le fasce orarie in cui è possibile contattarlo, i tempi di risposta, e la funzione che dovrebbe avere la richiesta di contatto extra seduta. Ad esempio, i contatti extra seduta possono aiutare il paziente a gestire stati emotivi intensi e a prevenire comportamenti autolesivi. Tale norma potrà poi essere rivista in funzione delle fasi della psicoterapia e tutelando il paziente dal rischio che possa ingenerarsi una dipendenza dal terapeuta compromettendo l’autonomia del paziente. 

In molti approcci terapeutici, si definisce che il paziente possa contattare fuori orario il terapeuta solo in circostanze specifiche, che vengono concordate e definite a priori, con il chiarimento dei tempi di risposta e la condivisione di un piano alternativo nel caso in cui il terapeuta non risultasse raggiungibile/disponibile in un momento specifico. Tali situazioni includono l’emergenza clinica (ad esempio, rischio suicidario e crisi emotive acute); chiarire quando e come è possibile contattare il terapeuta, e cosa aspettarsi in termini di tempi di risposta consente di evitare malintesi e mettere in sicurezza il paziente in un momento di urgenza clinica.  

Un’altra situazione che generalmente si verifica nella pratica clinica riguarda le comunicazioni logistiche, relative al cambio di un appuntamento o l’annullamento di una seduta. In altri casi, può verificarsi che il paziente voglia condividere via mail o attraverso messaggi contenuti che poi vorrà affrontare in psicoterapia. Su questo punto, la pratica clinica può differenziarsi a seconda dei professionisti, con alcuni che prediligono evitare comunque tale condivisione e suggerendo ad esempio di scrivere note che verranno poi riprese in presenza durante la seduta; altri clinici potrebbero adottare invece modalità più flessibili accettando tale condivisione, seppur buona norma è chiaramente riparlarne in seduta. 

Quindi, in generale, la questione dei contatti extra seduta chiama in gioco diversi aspetti, quali la possibilità di agire clinicamente in momenti critici e supportare il paziente, mantenere confini chiari, tutelare il burnout del terapeuta e l’autonomia del paziente; tali aspetti vanno attentamente considerati e bilanciati, non solo in funzione degli approcci terapeutici, ma anche delle specifiche situazioni cliniche e dei limiti soggettivi di ciascun terapeuta. 

CONSIGLIATO DALLA REDAZIONE
Il timore di diventare dipendenti dalla terapia – Inside Therapy

La rubrica Inside Therapy approfondisce il timore di diventare dipendenti dalla terapia e il significato nel percorso psicoterapeutico

cancel