expand_lessAPRI WIDGET

Il timore di diventare dipendenti dalla terapia – Inside Therapy

La rubrica Inside Therapy approfondisce il timore di diventare dipendenti dalla terapia e il significato nel percorso psicoterapeutico

Di Linda Confalonieri

Pubblicato il 11 Mag. 2026

La paura di dipendere dalla psicoterapia

“E se una volta iniziato non riuscissi più a smettere di andarci? Ma non c’è il rischio di diventare dipendenti dalla psicoterapia?”

Tra i timori che rendono una persona esitante all’idea di iniziare una psicoterapia c’è anche la paura di diventarne dipendenti e non poterne più fare a meno.  

Questa preoccupazione può assumere diverse forme, dal timore che la psicoterapia diventi un impegno permanente e troppo oneroso, alla preoccupazione di non essere più in grado di affrontare le esperienze di vita in autonomia. 

Quali fattori possono influenzare il timore di dipendenza dalla terapia?

Il timore di diventare dipendenti dalla psicoterapia può essere influenzato da molteplici fattori socio-culturali e psicologici. Ad esempio, in alcuni contesti socio-culturali prevalgono norme sociali che attribuiscono grande valore alla capacità di affrontare le difficoltà in modo autonomo e indipendente. In questi contesti, chiedere aiuto può essere interpretato come un fallimento dell’autosufficienza, piuttosto che un aspetto normale dell’interdipendenza umana. Inoltre, le persone possono essere negativamente influenzate da rappresentazioni distorte ed errate della psicoterapia come se creasse una sorta di dipendenza intrinseca, come se i terapeuti in malafede avessero l’intenzione di rendere i pazienti costantemente bisognosi di supporto, invece di lavorare per promuoverne gradualmente una maggiore autonomia e autoefficacia. Inoltre, anche i racconti di persone che sono state in terapia per periodi prolungati, può dare l’impressione che una psicoterapia non finisca mai. Seppure sia importante informarsi sui tipi di approcci terapeutici e su un’ipotetica durata di un trattamento in funzione degli obiettivi terapeutici (ad esempio, per alcuni quadri sintomatici possono risultare utili e indicate anche forme di terapie brevi), queste deduzioni risultano semplicistiche e riduttive, poiché spesso non sono corredate da un approfondimento accurato delle circostanze che hanno caratterizzato le terapie che si sono prolungate per molto tempo. E probabilmente, non rendono giustizia a molti altri esempi di psicoterapie che si sono risolte entro un arco temporale più breve (ad esempio, qualche mese o un anno). 

Questi timori possono essere inoltre correlati a fattori psicologici individuali, ad esempio esperienze relazionali passate in cui si sono manifestati aspetti di dipendenza che hanno avuto conseguenze negative, o in presenza di stili evitanti, tali per cui nella vita si è imparato che mostrarsi autenticamente all’altro e chiedere aiuto all’altro è inutile/deludente/pericoloso/doloroso, e dunque in qualche misura bisogna bastare a sé stessi e cavarsela da soli. Prevale, in questo caso, la sfiducia relazionale e un atteggiamento diffidente verso quelle relazioni che comportano autenticamente affidarsi a un’altra persona.

Conoscere lo scopo e in cosa consiste una psicoterapia valida ed efficace

E’ importante dunque conoscere e riconoscere questi vissuti che possono bloccare l’accesso alle cure specialistiche e, in secondo luogo, comprendere in cosa consiste realmente una valida psicoterapia: quale è il suo scopo e come funziona?  Queste conoscenze possono aiutare la persona farsi un’idea più informata e accurata di ciò che realmente un trattamento psicoterapico comporta. 

Se la persona ha timore di diventare dipendente dalla psicoterapia, in realtà lo scopo di un lavoro terapeutico efficace è esattamente l’opposto: se la persona inizialmente si affida, chiede aiuto e supporto, il fine della terapia è quello di sviluppare maggiori risorse interne e autonomia. In altre parole, gradualmente il paziente imparerà in qualche misura a divenire terapeuta di sé stesso.

Che cosa significa in pratica? Un delicato bilanciamento tra validazione, supporto e sviluppo dell’autonomia

Durante il percorso terapeutico, paziente e terapeuta collaborano per costruire le risorse interne e le competenze del paziente riguardanti la consapevolezza di sé e dei propri modi di funzionare, la gestione delle emozioni, il modo di far fronte a difficoltà e problemi, il processo di presa di decisione. La visione di fondo è che il terapeuta, seppure è validante e offre supporto, non diviene figura indispensabile e permanente nel lungo termine, ma mira a una graduale autonomia della persona che sta accompagnando nel processo terapeutico. Le risorse interne e le competenze co-costruite nella psicoterapia permarranno anche in futuro in assenza del terapeuta. 

In generale, lavorare per evitare la dipendenza e promuovere l’autonomia non significa ignorare che in alcuni momenti possiamo avere bisogno dell’altro e di ricevere supporto: l’idea di autosufficienza integralista è disfunzionale quanto la dipendenza, mentre è importante imparare a riconoscere quando e come cercare supporto da diverse fonti (non solo dalla terapia), mantenendo al contempo autonomia e capacità decisionale.

CONSIGLIATO DALLA REDAZIONE
Provare affetto per il mio terapeuta è normale? – Inside Therapy

La rubrica Inside Therapy approfondisce i sentimenti verso il terapeuta, tra vissuti emotivi, attaccamento e significati nel processo psicoterapeutico

cancel