Come scegliere uno psicoterapeuta in modo consapevole
Giada vuole intraprendere una psicoterapia, l’amica sinceramente desiderosa di esserle di aiuto, consiglia:
“Ti do il numero della mia psicologa che è bravissima”. Parole cariche delle migliori intenzioni, ma che aprono un bel po’ di interrogativi.
Prima di tutto, il titolo professionale. Uno psicologo, senza specializzazione in psicoterapia, ha possibilità di azione più limitate e non è autorizzato a effettuare interventi di psicoterapia. O forse l’amica si è scordata di specificare che la sua psicologa è anche psicoterapeuta. Sembrerà una banalità, ma non lo è.
L’esercizio dell’attività psicoterapeutica è subordinato ad una specifica formazione professionale, da acquisirsi, dopo il conseguimento della laurea in Psicologia o in Medicina e Chirurgia, mediante corsi di specializzazione almeno quadriennali che prevedano adeguata formazione e addestramento in psicoterapia (si veda in tal senso la Legge 56 del 18/02/1989, articolo 3).
Questo significa che quando decidiamo di iniziare una psicoterapia affidandoci a un professionista, è opportuno verificare che lo psicologo (o il medico) in questione sia in possesso anche del titolo di psicoterapeuta, ovvero uno psicologo o un medico che ha (in seguito alla propria laurea) completato anche una scuola di specializzazione in psicoterapia riconosciuta dal MIUR, della durata di 4 anni.
Secondo aspetto da considerare. La domanda e i bisogni che Giada porta in terapia potrebbero essere radicalmente differenti da quelli dell’amica. Giada potrebbe soffrire di un disturbo psichico che nulla ha a che vedere con la condizione di un’altra persona. E dunque, ad esempio, non per forza chi soffre di un disturbo del comportamento alimentare può essere preso in carico efficacemente da chi si occupa di altri tipi di disturbi. Sempre più frequentemente, nella pratica clinica emerge la necessità di specializzazioni specifiche inerenti l’erogazione di trattamenti evidence-based per dare risposta in modo differenziale e specialistico a condizioni di salute mentale estremamente variabili, o a popolazioni di persone appartenenti a fasce di età particolari (bambini, preadolescenti e adolescenti, giovani adulti, coppie, donne in gravidanza e nel postparto, adulti, anziani ecc.).
Infine, l’aggettivo “bravissima”. Cosa intende con questo “bravissima” l’amica di Giada? Bravissima significa che è sempre gentile, disponibile, puntuale e la ascolta con attenzione? Certo, aspetti necessari, ma certamente non sufficienti a garanzia di elevata competenza professionale.
Uno psicoterapeuta competente, ad esempio in presenza di una diagnosi specifica, lavora applicando interventi evidence-based (supportati dalle linee guida), adattandoli al caso specifico e unendo competenze clinico-scientifiche e competenze relazionali. Condivide con il paziente gli obiettivi di lavoro, spiega in cosa consiste un disturbo e formula ipotesi di funzionamento che condivide con la persona, monitora i progressi in modo sistematico. E ovviamente, lo fa tentando di costruire una buona relazione terapeutica, fatta di ascolto, atteggiamento non giudicante, empatia e collaborazione, rispettando attentamente le norme del codice deontologico.
Quando l’algoritmo non basta per scegliere il terapeuta
E se Giada invece si affidasse a un algoritmo o a sistemi automatici di matching per la scelta del terapeuta? Il rischio è che alla base di questi meccanismi automatizzati di selezione vi siano logiche eccessivamente standardizzate o addirittura non pertinenti (“quanto mi ispira il suo aspetto?”), così come test non validati scientificamente e potenzialmente riduttivi della problematica vissuta dalla persona. Gli algoritmi potrebbero essere influenzati da scopi commerciali e recensioni poco affidabili.
La psicoterapia è un investimento di tempo, di risorse economiche ed emotive: la scelta di un terapeuta è un processo complesso, delicato e personale. Informarsi, chiedere quali specializzazioni e che tipo di esperienze ha maturato un terapeuta è lecito e doveroso. Durante un primo colloquio è possibile incontrarsi per sottoporsi a un primo assessment della problematica effettuato dallo psicoterapeuta e per comprendere le sue modalità di intervento.
Un buon terapeuta, competente nella disciplina che esercita, non solo accoglierà positivamente, ma persino spesso anticiperà le domande e le richieste di chiarimento di diversi aspetti relativi alla tipologia di trattamento che verranno attuati nel percorso terapeutico di uno specifico problema o condizione: che tipo di approccio verrà utilizzato? Si tratta di un tipo di intervento evidence-based (basato sull’evidenza scientifica)? È possibile stimare indicativamente la durata del percorso? Verranno assegnati homework tra una seduta e l’altra?
Va sottolineato che alcuni ingredienti trasversali alla tipologia di trattamento attuato sono altresì necessari (ma tuttavia NON sufficienti) affinchè vi siano le premesse di una terapia efficace. Tra questi ritroviamo la possibilità di sentirsi capiti e compresi entro una relazione non giudicante e autenticamente empatica, aspetto essenziale per la formazione e per il mantenimento di una buona alleanza terapeutica.
E nessun algoritmo o sistema di matching automatico può sostituire la capacità individuale di valutare se un professionista, con la sua specializzazione, esperienza e il suo modo di lavorare può essere efficace per la domanda e i bisogni che la persona porta in terapia.