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I genitori possono esprimere le loro emozioni davanti ai figli?

Trattenere emozioni spiacevoli in famiglia può avere conseguenze negative sia per i genitori sia per la relazione genitori-figli, come fare?

Di Maria Gazzotti

Pubblicato il 04 Lug. 2024

Aggiornato il 10 Lug. 2024 15:08

Modelli ideali di genitorialità

Le aspettative della società nei confronti dei genitori sono spesso molto alte, a tratti irrealistiche: ci si aspetta che un genitore sia sempre paziente, amorevole, in grado di controllare le sue emozioni e non lasciar trasparire alcun momento di debolezza. I modelli irraggiungibili di genitorialità, proposti oggi anche sui social media, esercitano pressione sul genitore, promuovendo un dilagante senso di inadeguatezza.

Siamo sicuri, quindi, che questi modelli ideali siano quelli corretti a cui ispirarsi?

Genitori sufficientemente buoni

Donald Winnicott, pediatra e psicoanalista britannico del Novecento, ha introdotto il concetto di “madre sufficientemente buona” per descrivere un approccio realistico e sano alla maternità. La madre sufficientemente buona (e lo stesso vale per i padri!) è quella che risponde in modo adeguato ai bisogni del bambino, creando un ambiente sicuro e prevedibile, non cerca di prevenire ogni disagio, ma fornisce un equilibrio tra soddisfazione dei bisogni ed esposizione graduale alla frustrazione (Coletti, 2021). Questo concetto offre una visione più realistica e umana della genitorialità, valida in tutte le fasi di sviluppo del bambino, alleviando la pressione sui genitori di dover essere perfetti e sottolineando l’importanza dell’autenticità nella relazione genitore-figlio.

Anche i genitori sono umani

I genitori sono esseri umani con emozioni, limiti e bisogni. Il mito del genitore perfetto può portare a un ciclo di auto-critica e stress, con genitori che cercano di sopprimere le proprie emozioni negative (come ad esempio rabbia o tristezza) per mantenere una facciata di calma e controllo, temendo che l’espressione delle emozioni negative possa turbare i loro bambini.

Tuttavia, alcuni studi come quello di Le e Impett (2016) mostrano che trattenere emozioni spiacevoli può avere conseguenze negative sia per i genitori sia per la relazione genitori-figli

La soppressione emotiva è faticosa e porta a una disconnessione emotiva, rendendo i genitori meno vicini ai figli e meno autentici.

Cosa significa?

Le e Impett (2016) hanno osservato che quando i genitori provavano emozioni negative e le nascondevano ai loro figli, sperimentavano una qualità della relazione inferiore e una capacità ridotta di rispondere ai bisogni del proprio figlio rispetto ai momenti in cui non sopprimevano le emozioni negative. La soppressione delle emozioni in generale sembra essere impegnativa e faticosa, e riduce le risorse emotive positive di un individuo (English e John, 2013). 

Se crediamo che un bambino non sia in grado di cogliere questi cambiamenti ci sbagliamo di grosso!

Mentre sopprimono le emozioni negative, i genitori spesso sembrano meno presenti, meno responsivi, più distaccati e a tratti respingenti. 

A questo punto proviamo a chiederci quali comportamenti assumiamo quando vogliamo nascondere un’emozione, come la tristezza. Ad esempio saremo più silenziosi, cercheremo di evitare il contatto visivo, ci perderemo parti della conversazione. Nel momento in cui un bambino vede il genitore particolarmente silenzioso, che evita il contatto visivo, poco responsivo, ma non sa cosa sta succedendo, potrà essere confuso dalla situazione e attribuirle un significato errato. Raccontare al bambino come ci si sente, adeguando la spiegazione in base all’età, può permettergli di capire cosa sta accadendo e non fraintendere la situazione. 

Esprimere le emozioni in famiglia

Modalità sane in famiglia sono quelle che si basano su confini non troppo rigidi né troppo labili: assistere alla sfuriata di un genitore verso il bambino appare facilmente disfunzionale, ma la ricerca ci dice che anche l’eccessivo controllo emotivo lo è.

La modalità più sana è la via di mezzo, imparare a regolare le proprie emozioni senza sopprimerle, mostrando ai propri figli che anche le emozioni negative (intese come emozioni spiacevoli) esistono, sono parte dell’esperienza umana e possono essere tollerate.

Inoltre, il tentativo di essere sempre perfetti può privare i bambini di un modello realistico di come gestire le proprie emozioni. Vedere i propri genitori affrontare e superare momenti difficili può insegnare ai bambini che le cose non sempre vanno come vorremmo e che non bisogna spaventarsi quando ci si sente tristi, arrabbiati o spaventati.

Essere un buon genitore non significa essere perfetto, ma vuol dire provare a essere presente, autentico e impegnato nel fare del proprio meglio, accettando che ci saranno momenti più difficili di altri. La vera forza di un genitore risiede nella capacità di dimostrare che l’autenticità e la connessione emotiva sono più importanti della perfezione.

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Maria Gazzotti
Maria Gazzotti

Redattrice di State of Mind

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