EFT-NOVEMBRE-2022

Rimuginio: terapia del pensiero ripetitivo negativo – Workshop 1 CBT Italia

Firenze, dalla prima giornata del Congresso CBT-Italia 2022 il workshop 'Rimuginio: terapia del pensiero ripetitivo negativo' tenuto dal Dott. Caselli

ID Articolo: 196036 - Pubblicato il: 06 novembre 2022
Rimuginio: terapia del pensiero ripetitivo negativo – Workshop 1 CBT Italia
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Il Dott. Caselli inizia con una breve introduzione di come suddividerà i momenti teorici e descrittivi di questo workshop, portandoci in una intensa spiegazione del rimuginio e delle sue implicazioni cliniche nella vita quotidiana degli individui.

 

Congresso CBT-Italia: workshop 1

Messaggio pubblicitario MASTER DSA  Parte il 1° Congresso Nazionale CBT-Italia a Firenze: si dà il via alla prima – attesa e sperata – serie di incontri teorici e scientifici dedicati al mondo cognitivo-comportamentale.

Non abbiamo una data precedente eppure, dopo due anni di pandemia, sembra di essere tornati in un posto conosciuto nel quale il Dott. Gabriele Caselli ci guida alla scoperta del rimuginio e del suo trattamento.

Venerdì 4 novembre 2022, inizia il 1° congresso Nazionale CBT-Italia, e ci troviamo a Firenze. Ore 8:30, prima fascia oraria dell’intensa giornata formativa che ci aspetta: 4 sale tra le quali scegliere, 4 workshop differenti che spiegano lo stato dell’arte in merito ai temi trattati, scendendo nella pratica esperienziale terapeutica, attraverso esempi di casi clinici, simulazioni videoregistrate e brevi esercizi per noi che costituiamo la platea, per quanto possibile date le due ore di tempo concesse ai relatori. Non tarda ad arrivare la scelta, e ci dirigiamo in direzione della sala dove il Dott. Caselli sta per iniziare il suo workshop; tema: il rimuginio e il suo trattamento.

Il Dott. Caselli inizia con una breve introduzione di come suddividerà i momenti teorici e descrittivi di questo workshop, portandoci in una intensa spiegazione del rimuginio e delle sue implicazioni cliniche nella vita quotidiana degli individui, attraverso un dialogo animato da comprensione e motivazione, maturate in questi anni di ricerca sperimentale, ma soprattutto di pratica clinica costante. Come spiega il Dott. Caselli, a fronte dei dati ad oggi presenti, il pensiero negativo ripetitivo è un fattore di rischio per la severità dei sintomi correlati alla disregolazione emotiva nei Disturbi di Personalità, oltre ad essere inoltre un fattore predisponente e di mantenimento di tante altre sfaccettature della disregolazione emotiva nella popolazione generale. E’ quindi necessario comprendere e accettare questo processo cognitivo sostenuto da metacredenze come aspetto da trattare in modo diretto nelle sessioni di terapia, piuttosto che come effetto della patologia.

Come funziona il rimuginio?

Rimugino ergo sum, oppure catastrofizzo il futuro imminente? Cosa sia il rimuginio lo spiega bene il manuale che Caselli, Ruggiero e Sassaroli hanno pubblicato nel 2017: è un processo cognitivo ripetitivo che si focalizza su temi negativi, e che nell’ultimo decennio è stato rilevato come uno dei maggiori fattori di mantenimento della sofferenza psichica. Il Dott. Caselli ci informa “la maggior parte del tempo in cui noi viviamo serenamente, è tempo in cui non pensiamo a noi stessi. Le persone stanno bene quando non sono focalizzate dentro il proprio circuito di pensieri” e quindi viene da pensare che i nuovi motti fondatori della nostra società, “pensa a te stesso e sforzati di pensare alla migliore versione di te”, siano in realtà trappole cognitive con un certo lustro. E in effetti, il rimuginio è più ostico da trattare nel momento in cui ci siano credenze in merito alla sua utilità, per esempio laddove i pazienti siano convinti che pensare in modo ripetitivo a un problema o a un evento caratterizzato da una elevata quota di preoccupazione, aiuti a trovare una soluzione per affrontarlo meglio, per essere migliori, per avere una migliore performance.

È fondamentale capire quale pensiero regga il rimugino (bassa autostima, svalutazione delle proprie competenze, più in generale credenze sul proprio valore) e che pensiero si faccia largo una volta terminata una “sessione” vera e propria di rimuginio. Questo aiuta il terapeuta a capire come il rimugino solidifichi la visione catastrofica sul futuro o la visione globale negativa di se stessi. Quindi, il terapeuta potrà chiedere al suo paziente “ma dopo aver rimuginato, si è convinto di più che le è utile, forse perché ha trovato una soluzione, o sta peggio di prima?” e questo, d’altro canto, aiuta il paziente a iniziare gradualmente un lavoro di riconoscimento del proprio rimuginio, dei suoi effetti e delle implicazioni.

Messaggio pubblicitario Nel riconoscimento iniziale del tipo di rimuginio del paziente, il terapeuta potrà inoltre accorgersi di fattori sensibili per la terapia e degli stimoli salienti per il paziente, poiché “spesso dietro il rimuginio di una cosa piccola (corpo, alimentazione, relazione, tema di disordine) abbiamo una tendenza a ruminare su un contenuto molto più attivante per il paziente”. Il Dott. Caselli esorta ancora a chiedere ai pazienti “il problema è risolvibile dal rimugino? Cosa si immagina potrebbe succedere se lei smettesse di rimuginare?”, poiché nella pratica di trattamento occorre concentrarsi, in modo graduale, sulle strategie e sulle tecniche per migliorare il controllo metacognitivo così da spostare la direzione della terapia, conseguentemente, alla possibilità di ridurre la paura di abbandonare il rimuginio. Serve a questo proposito indagare i fattori primigeni al sentimento di paura e di vuoto che sorgono nel paziente allorché pensi di interrompere le sue attività di rimuginio.

Come intervenire sul rimuginio?

Questi pazienti hanno paura di stare male una volta abbandonato il rimuginio quindi “si può offrire loro un lavoro condiviso per provare, insieme, a vietare il rimuginio o a vincolarlo a un lasso di tempo specifico e breve della giornata, vedendo cosa cambierebbe nell’esistenza di questi individui, perché oltre a quello che perderebbero, cosa risparmierebbero?”. Come provocatoriamente dice il Dott. Caselli “il monte felicità non esiste, e se esiste è parte del problema”, perciò in un’ottica di accettazione della realtà e delle sue conseguenze si aiuta il paziente a riprendere il controllo delle proprie attività mentali, un controllo sano, poiché, come sappiamo, ai due estremi abbiamo quasi sempre o mancanza totale di gestione o iper-controllo. Si può chiedere di rimuginare di più, più spesso, perché per farlo il paziente deve riprendere per forza il controllo di quell’attività, e prendere il controllo “significa mettere una mano di coscienza su quella cosa e quindi se mi accorgo che posso avere il controllo su quella cosa significa che posso averlo anche per abbandonarla, creando un’esperienza sana di me che riesco a gestire qualcosa che mi fa male”.

Il workshop procede con la presentazione di tecniche specifiche che possono essere utilizzate per l’esplorazione e il riconoscimento del rimuginio, la riduzione della paura di abbandonarlo e le strategie alternative di pensiero. Troviamo in questo workshop gli spunti per tornare a casa arricchiti, dopo aver assistito a una presentazione sentita e persuasiva, in una stanza congressuale che contava più di cento persone all’ascolto.

Ci salutiamo con i messaggi chiave da tenere in esame nel percorso di monitoraggio e prevenzione delle ricadute: agire senza pensarci troppo e lasciare andare la preoccupazione del fallimento, azioni rivolte ai pazienti, ma che oggi lasciano riflettere anche noi auditori.

 

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