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Rimuginio e ruminazione: in che relazione sono con i disturbi del comportamento alimentare? 

Palmieri, Mansueto e colleghi (2021) hanno messo in luce il ruolo del Repetitive Negative Thinking nell'esordio e nel mantenimento dei disturbi alimentari

Di Linda Confalonieri

Pubblicato il 26 Set. 2022

Aggiornato il 08 Feb. 2024 14:49

La relazione tra processi cognitivi quali il rimuginio e la ruminazione e i disturbi del comportamento alimentare è complessa e per certi versi ancora un tema ancora controverso in letteratura.

 

Rimuginio e ruminazione

 Il rimugino è definito come una catena di pensieri e immagini incontrollabili (Borkoveck et al., 1983). È un tentativo di problem-solving a livello mentale relativamente a problemi il cui esito è sconosciuto, ma include la possibilità che possa essere negativo.

Il rimuginio è costituito da una forma di pensiero ripetitivo di tipo verbale e astratto, privo di dettagli e seguito, in molti casi, dalla focalizzazione visiva di immagini relative ai possibili scenari ansiogeni. Il rimuginio è caratterizzato dalla ripetitività del pensiero; i pensieri, che si focalizzano su contenuti catastrofici di eventi che potrebbero manifestarsi in futuro, sono vissuti come incontrollabili e intrusivi.

La ruminazione è definita come pensieri che focalizzano ripetutamente l’attenzione su emozioni e sintomi negativi, sulle loro cause, significati e conseguenze (Nolen-Hoeksema & Morrow, 1991). La ruminazione è quindi un processo cognitivo caratterizzato da uno stile di pensiero disfunzionale e maladattivo che si focalizza principalmente sugli stati emotivi negativi interni e sulle loro conseguenze negative (Martino, Caselli, Ruggiero & Sassaroli, 2013). La ruminazione è una forma circolare di pensiero persistente, passivo, ripetitivo (Nolen-Hoeksema, 1991).

Il rimugino è solitamente focalizzato sulla risoluzione dei problemi ed è più orientato al futuro, mentre la ruminazione in genere si concentra sui problemi passati (Olatunji et al., 2013)

In letteratura il termine Repetitive Negative Thinking (RNT) fa riferimento a un processo cognitivo caratterizzato da una forma di pensiero ripetitivo, frequente e focalizzato sul sé, che include sia il rimuginio che la ruminazione (Segerstrom, Stanton, Alden, Shortridge, 2003; Ehring, Watkins, 2008; Watkins, 2008)

Una grande mole di ricerche hanno suggerito e dimostrato che il rimuginio e la ruminazione, e quindi in generale, il Repetivive Negative Thinking, sarebbero processi cognitivi presenti in molteplici disturbi psicopatologici (Ehring, Watkins, 2008).

Disturbi alimentari e Repetitive Negative Thinking

In relazione ai disturbi alimentari, è ampiamente riconosciuta come caratteristica chiave della psicopatologia la presenza di una elevata preoccupazione e controllo del peso e della forma fisica (Fairburn, Cooper, Shafran, 2003).

Pertanto, è facilmente immaginabile che gli individui che hanno un disturbo alimentare presentino una maggiore tendenza verso il Repetitive Negative Thinking.

Ad esempio, una metanalisi recente di Smith, Mason e Lavender (Smith, Mason & Lavender, 2018) ha evidenziato che la ruminazione è correlata con patologie legate ai disturbi alimentari e che i soggetti con un disturbo del comportamento alimentare mostrano livelli maggiori di ruminazione rispetto a soggetti di controllo.

Parimenti, in letteratura si riscontrano alcuni studi che riportano maggiori livelli di rimuginio in pazienti con disturbi alimentari rispetto alla popolazione generale (Sassaroli et al., 2005; Sternheim et al., 2012).

La meta-analisi di Palmieri, Mansueto e colleghi, pubblicata nel 2021, ha come obiettivo quello di mettere a fuoco e di chiarire il ruolo che nel complesso i processi di pensiero ripetitivo negativo, che includano quindi sia il rimuginio che la ruminazione, possono giocare in termini di fattori di moderazione, nell’esordio e nel mantenimento dei disturbi del comportamento alimentare.

La meta-analisi ha preso in esame 43 studi che si sono occupati di questo tema, andando a includere attraverso PubMed e PsychInfo studi scientifici pubblicati utilizzando come parole chiave “eating disorder/anorexia/bulimia/binge eating disorder” AND “worry/rumination/brooding/repetitive thinking”. La meta-analisi è stata svolta in accordo con il metodo Preferred Reporting Items for Systematic Reviews and Meta-Analyses (PRISMA).

Dai risultati della meta-analisi è emerso che il “Repetitive Negative Thinking” (RNT) è significativamente correlato a condizioni sintomatiche di disturbi alimentari, quali anoressia nervosa, bulimia nervosa e binge eating disorder (BED), con l’evidenza che i pazienti con diagnosi di disturbo alimentare presentano livelli maggiori di Repetitive Negative Thinking rispetto alla popolazione generale. Inoltre, I risultati suggeriscono che la magnitudo di tale relazione non sarebbe influenzata dall’età dei partecipanti.

 Ma in che modo il Repetitive Negative Thinking gioca un ruolo nella sintomatologia alimentare? Emozioni e credenze negative possono agire come trigger del Repetitive Negative Thinking, che una volta attivato a sua volta mantiene nel tempo tali stati negativi. In questa direzione il modello teorico Self-Regulatory Executive Function (S-REF model) (Wells, Matthews, 1996) assume che il Repetitive Negative Thinking è una tra le forme disadattive di coping che mantiene il distress psicologico, facendo perdurare stati affettivi-cognitivi negativi (Cognitive Attentional Syndrome” (CAS) (Wells, 2000).

Parimenti, è ampiamente riconosciuto in letteratura che, in un quadro di disturbi alimentari, sintomi alimentari quali le diete, così come il binge-eating, possono essere una strategia di coping a fronte di stati cognitivo-affettivi negativi, in tal modo ingenerando circoli viziosi disadattivi tra Repetitive Negative Thinking, stati emotivi negativi perduranti e comportamenti alimentari disfunzionali.

I dati hanno inoltre evidenziato un effetto di moderazione della variabile “sottotipo di sintomo di disturbo alimentare”, evidenziando che vi sarebbero differenze in termini di intensità di correlazione tra Repetitive Negative Thinking e tipologia di sintomo alimentare. In particolare, l’associazione tra Repetitive Negative Thinking e sintomi alimentari sarebbe più forte nella condizione sintomatica di Anoressia Nervosa rispetto alla Bulimia Nervosa e al Binge Eating Disdorder. Questo risultato è in linea con una recente review sistematica (Palmieri et al., 2021) in cui le credenze metacognitive disadattive sembrano essere più rilevanti nell’anoressia nervosa rispetto ad altre tipologie di disturbo alimentare.

Conclusioni

In conclusione, è importante evidenziare che dalla meta-analisi è stato confermato che sia il rimuginio che la ruminazione sarebbero quindi processi disfunzionali transdiagnostici, entrambi presenti in misura maggiore in pazienti con disturbo alimentare rispetto alla popolazione generale non clinica.

Alla luce di tale review, sono da prendere in considerazione alcune implicazioni importanti per la pratica clinica, tra cui l’assessment focalizzato sul Repetitive Negative Thinking, così come interventi specifici evidence-based che vadano a regolare la frequenza e l’intensità del Repetitive Negative Thinking nei pazienti con disturbi del comportamento alimentare.

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Linda Confalonieri
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Redattrice di State of Mind

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RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI
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