EFT-NOVEMBRE-2022

DC:0-5. Classificazione diagnostica della salute mentale e dei disturbi di sviluppo nell’infanzia – Recensione

DC:0-5. Classificazione diagnostica della salute mentale e dei disturbi di sviluppo nell'infanzia” colma le lacune nella diagnosi da zero a cinque anni

ID Articolo: 193784 - Pubblicato il: 01 luglio 2022
DC:0-5. Classificazione diagnostica della salute mentale e dei disturbi di sviluppo nell’infanzia – Recensione
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“DC:0-5. Classificazione diagnostica della salute mentale e dei disturbi di sviluppo nell’infanzia” è un’utile guida per il clinico per capire la condizione psicologica del bambino.

 

Messaggio pubblicitario MASTER DSA Capire il bambino e il suo comportamento, individuare degli aspetti patologici, distinguere questi da aspetti normali (o critici ma solo temporanei), costituisce un compito molto difficile. Il bambino infatti non riesce ad esprimersi verbalmente con la competenza di un adulto e, soprattutto, almeno fino ad una certa età, non ha le stesse capacità di astrazione e di comprensione della propria realtà interiore. Occorre quindi prudenza nella valutazione diagnostica dei più piccoli e, soprattutto, come terapeuti, avere una mente aperta alla complessità di quanto si osserva.

Questo, a dire il vero, è ciò che spesso non riescono a cogliere i manuali diagnostici e statistici più diffusi, che provano a includere il soggetto in una lista di tratti/criteri al di sopra o al di sotto dei quali esiste la normalità o la patologia. Bisogna dire che un passo avanti nel senso di aumentare la complessità della diagnosi psicologica, affinché tenga conto di aspetti dimensionali, temporali, contestuali, culturali e di adattamento/disadattamento ambientale è stato fatto con il DSM-5 (APA, 2013), sebbene quest’ultimo risulti comunque un po’ carente, o almeno non molto approfondito, per quanto riguarda gli specifici disturbi che possono caratterizzare i bambini, in particolare i bambini piccoli che si collocano nella fascia d’età 0-5 anni.

È proprio a partire dalla considerazione di questa lacuna che si può apprezzare fortemente un libro come “DC:0-5. Classificazione diagnostica della salute mentale e dei disturbi di sviluppo nell’infanzia”, edito da Fioriti nel 2018 e che ha visto già una prima ristampa nel 2020.

Il libro riprende il vecchio sistema degli assi (in questo caso 5), scomparso nell’ultima versione del DSM, ma che aveva costituito il fulcro delle versioni precedenti, descrivendo la condizione del bambino secondo le seguenti dimensioni: Disturbi clinici (asse I), Contesto relazionale (Asse II), Condizioni mediche associate o influenti per la diagnosi (asse III), Fattori psicosociali di stress (asse IV), Competenze di sviluppo (asse V).

Andando nello specifico, l’asse I, come avveniva nel DSM-IV (APA, 1994), include i principali disturbi che riguardano i bambini piccoli, individuando le grandi categorie dei disturbi del neurosviluppo, delle funzioni fisiologiche (sonno, alimentazione), dei disturbi d’ansia e dell’umore (nella versione depressiva e rabbioso/aggressiva), quelli ossessivo-compulsivi, quelli da traumi, quelli dell’attaccamento.

Messaggio pubblicitario Molto importante è l’asse II, in cui è valutata, attraverso delle griglie di osservazione, la qualità della relazione di accudimento del bambino con i suoi caregivers, secondo vari criteri ormai confermati dalla ricerca come centrali nel definire una buona relazione genitore-bambino. Quest’asse è fondamentale, in quanto il benessere del bambino piccolo dipende moltissimo dalla qualità della relazione coi suoi genitori e non è possibile comprenderne il disagio o intervenire, senza una comprensione e un approfondimento del rapporto coi suoi genitori, degli atteggiamenti di questi ultimi verso il bambino e il proprio ruolo genitoriale.

Altrettanto interessanti sono gli altri tre assi, centrati sulla valutazione di altri elementi che influiscono pesantemente sul benessere del bambino (e della sua famiglia), che possono modulare l’entità del disturbo: la condizione medica del bambino (ad esempio se è affetto da qualche patologia), i fattori psicosociali di stress (condizioni economiche della famiglia, eventi traumatici, risorse presenti nel territorio, ecc.), e le risorse/competenze possedute dal bambino, che lo rendono capace di equilibrare la sua sofferenza psicologica. A tal proposito, sono presenti nel libro delle griglie che descrivono le principali competenze del bambino, in base all’età, nelle principali aree del suo funzionamento: cognitiva, emotiva, sociale-relazionale e motoria. Da considerare che tutte le schede osservative presenti nel libro si possono scaricare gratuitamente registrandosi nel sito dell’editore e quindi stamparle più comodamente.

Nel complesso si tratta di un manuale di facile consultazione (considerata la mole di altri manuali classificatori), fondamentale per chi lavora nel settore dell’età evolutiva, che ha il merito della chiarezza, della sintesi, del supporto di dati di ricerca aggiornati. Soprattutto ha il merito di far riflettere il clinico a considerare la complessità implicita nella diagnosi in età evolutiva, tenendo ampiamente conto di fattori che altri manuali analoghi almeno in parte trascurano, come gli aspetti culturali legati all’ambiente familiare, l’importanza di tutto ciò che ruota attorno al bambino nel determinare o modulare l’intensità della sua sofferenza, l’incapacità dei bambini piccoli, o della grande difficoltà dei bambini anche più grandi, di condividere e chiarire verbalmente il proprio malessere.

 

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Bibliografia

  • Zero to Three (2018), DC:0-5. Classificazione diagnostica della salute mentale e dei disturbi di sviluppo nell’infanzia, Fioriti editore: Roma, trad. it. 2018.
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