Efficacia della terapia metacognitiva per ansia e depressione

Obiettivo della Terapia Metacognitiva è aiutare a sviluppare nuovi modi di reagire ai pensieri negativi attraverso nuovi modi di controllare l’attenzione

ID Articolo: 192170 - Pubblicato il: 13 aprile 2022
Efficacia della terapia metacognitiva per ansia e depressione
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La Terapia Metacognitiva (Metacognitive Therapy o MCT) ha introdotto un nuovo modo di concettualizzare e trattare i disturbi psicologici.

 

Il modello metacognitivo è un modello transdiagnostico che vede il mantenimento di tutta la psicopatologia legato allo stile di pensiero perseverante della CAS (Sindrome Cognitivo-Attentiva), ovvero una particolare modalità di reagire ad alcuni pensieri negativi colti dalla nostra consapevolezza. La CAS si declina in varie forme di pensiero ripetitivo (come rimuginio e ruminazione) e in diversi comportamenti disfunzionali di coping (come evitamento e soppressione del pensiero) che una persona impiega nel tentativo maldestro di gestire pensieri e sentimenti angoscianti.

Terapia Metacognitiva, ansia e depressione

La CAS è ben visibile in chi soffre d’ansia e depressione (ma non solo). I disturbi d’ansia, ad esempio, si distinguono per uno stato di preoccupazione costante ed eccessivo (in durata, intensità e frequenza o in proporzione alle reali conseguenze degli eventi temuti) in risposta a diverse situazioni. Il rimuginio è un elemento centrale del disturbo. Rimuginare significa pensare e ripensare continuamente alle cose negative che potrebbero capitare al fine di prevederle o prevenirle. Tutto ciò porta a irrequietezza, affaticamento, difficoltà di concentrazione e memoria, irritabilità, disturbi del sonno, ecc. Chi soffre d’ansia fatica a controllare i propri pensieri e il proprio rimuginio, non riesce a smettere di pensare agli scenari temuti e a concentrarsi su altro.

Chi soffre di depressione, invece, mostra frequenti e intensi stati di insoddisfazione e tristezza, tendendo a non provare piacere nelle comuni attività quotidiane. Le persone depresse vivono in una condizione di costante malumore e con pensieri negativi e pessimisti circa sé stessi, gli altri e il proprio futuro. La ruminazione è stata riconosciuta già da tempo come un elemento chiave della fenomenologia depressiva, che si esplicita principalmente in riflessioni sul “perché” del proprio stato. La ruminazione è definita come un processo cognitivo caratterizzato da uno stile di pensiero disfunzionale e maladattivo che si focalizza principalmente sugli stati emotivi negativi interni e sulle loro conseguenze negative (Martino, Caselli, Ruggiero & Sassaroli, 2013). Quando si rumina l’attenzione è spostata totalmente sulle proprie sensazioni e sui propri pensieri, allo scopo di comprenderne il significato, nonché le cause e le conseguenze del proprio stato d’animo. Si amplifica, in questo modo, la percezione individuale di essere incapace di fronteggiare la situazione. I pensieri ruminativi diventano la causa della comparsa della depressione, del suo mantenimento e aggravamento (Broderick, & Korteland, 2004). La ruminazione quindi si attiva come tentativo di controllo dell’emozione negativa, ma nel tempo tale processo aggrava l’intensità dello stato d’animo negativo, abbassando ulteriormente l’umore e aumentando la percezione negativa di se stessi e dell’ambiente circostante (Wells, 2009).

Secondo la Terapia Metacognitiva è dunque il modo con cui un individuo si relaziona ai propri pensieri che sarebbe discriminante in termini psicopatologici e quindi, rispetto alle forme di psicoterapia cognitivo-comportamentale standard, la Terapia Metacognitiva si focalizza sui processi di pensiero piuttosto che sui contenuti. Obiettivo della Terapia Metacognitiva è dunque aiutare i pazienti a sviluppare nuovi modi di reagire ai pensieri negativi attraverso nuovi modi di controllare l’attenzione.

L’efficacia della Terapia Metacognitiva

Chiarito il quadro teorico del modello metacognitivo, cosa ci dice la ricerca sull’efficacia della Terapia Metacognitiva?

Diversi studi hanno indagato l’efficacia di questo approccio psicoterapico, uno dei più importanti risulta essere lo studio di Normann e colleghi (2014): una meta-analisi condotta su 16 studi (di cui 9 controllati), per un totale di 384 soggetti, che ha valutato l’effetto della Terapia Metacognitiva su ansia e depressione.

La meta-analisi ha messo in luce un’elevata efficacia della Terapia Metacognitiva nel trattamento della depressione e dei disturbi d’ansia (dato che risulta confermato anche al follow-up). Ma non è tutto: lo studio ha mostrato delle riduzioni sostanziali anche dei sintomi secondari di ansia e depressione, e dei cambiamenti duraturi nelle metacognizioni del paziente. Tale dato supporta la logica teorica della Terapia Metacognitiva, ovvero che le convinzioni e i processi metacognitivi disadattivi mantengono il disagio psicologico e che, attraverso il cambiamento metacognitivo, si può ottenere il cambiamento terapeutico. Ciò suggerisce come la Terapia Metacognitiva abbia un potenziale nel trattamento efficace della psicopatologia da un punto di vista transdiagnostico.

Nello studio in questione sono stati analizzati i livelli di efficacia della Terapia Metacognitiva, comparata ad assenza di trattamento e alla CBT standard. L’effetto maggiore della Terapia Metacognitiva si è riscontrato, come è facile immaginare, nel confronto con l’assenza di trattamento. Ma anche nel confronto con la CBT standard, la Terapia Metacognitiva si è mostrata più efficace, sebbene si sia registrato un effetto più contenuto.

I risultati dello studio di di Normann e colleghi (2014) sono stati confermati anche da una più recente meta-analisi condotta da Normann & Morina (2018), estesa a un numero più ampio di studi (sia controllati che non). Obiettivo dei ricercatori è stato quello di indagare se la Terapia Metacognitiva portasse a dei miglioramenti nei sintomi dei disturbi psicologici, su variabili di esito sia primarie che secondarie, rispetto alle condizioni di controllo. Sono stati analizzati 25 studi sulla Terapia Metacognitiva per una varietà di disturbi psicologici (depressione, disturbo d’ansia generalizzato, PTSD e altro), esaminando complessivamente 780 pazienti adulti.

I risultati hanno confermato l’ipotesi di partenza: la Terapia Metacognitiva sembrerebbe migliorare i sintomi dei disturbi psicologici sulle variabili di esito primarie e secondarie rispetto alle condizioni di controllo. Inoltre i dati raccolti hanno messo in luce l’efficacia della Terapia Metacognitiva nel modificare le metacognizioni disadattive.

Gran parte degli studi esaminati in questa meta-analisi avevano come focus di intervento disturbi d’ansia (PTSD incluso) o depressione. Di conseguenza, i risultati ottenuti da questa meta-analisi sono generalizzabili soprattutto ai quadri ansioso-depressivi. Gli effetti della Terapia Metacognitiva per altri disturbi psicologici (es. dolore cronico, schizofrenia, disturbo di dismorfismo corporeo, disturbo da desiderio iposessuale e disturbo ossessivo compulsivo), sono stati esaminati solo in uno studio tra quelli presenti nella meta-analisi, il quale ha comunque messo in luce risultati molto promettenti.

L’effetto della Terapia Metacognitiva si è mostrato anche in questa meta-analisi superiore alla lista d’attesa e alle condizioni di controllo del trattamento attivo, CBT compresa.

Anche questa meta-analisi, mostrando come la Terapia Metacognitiva sia efficace nell’alleviare i sintomi secondari di ansia e depressione, confermerebbe la teoria secondo cui attraverso la Terapia Metacognitiva si interviene su quei processi transdiagnostici che mantengono la psicopatologia (Wells, 2009). Questa conclusione sembra confermata anche dai dati raccolti al post-trattamento e al follow up dove, ancora una volta, la Terapia Metacognitiva si è mostrata efficace nel produrre cambiamenti duraturi nelle convinzioni e nei processi metacognitivi.

Gli effetti della Terapia Metacognitiva sono stabili nel tempo?

L’efficacia della Terapia Metacognitiva può dirsi dunque stabile nel tempo? Per rispondere a questa domanda, Solem, Wells et al (2021) hanno condotto un importante studio che ha valutato gli effetti della Terapia Metacognitiva (comparati alla CBT) ad un follow-up di 9 anni su pazienti con Disturbo d’Ansia Generalizzata.

Partendo da un precedente studio di Nordahl e colleghi (Metacognitive therapy versus cognitive–behavioural therapy in adults with generalised anxiety disorder), sono stati analizzati i dati raccolti al follow-up a lungo termine. Nello studio di partenza, la Terapia Metacognitva è risultata associata a tassi di guarigione significativamente più elevati (65%) rispetto alla CBT (38%) e l’effetto della Terapia Metacognitiva si è mantenuto stabile anche al follow-up di 2 anni. Ripartendo da queste conclusioni, Solem e Wells hanno indagato i tassi di recupero e di ricaduta dei partecipanti, i cambiamenti nei loro sintomi e il loro stato diagnostico a distanza di 9 anni.

In particolare sono stati analizzati i possibili effetti a lungo termine della CBT e della Terapia Metacognitiva per i pazienti con GAD. Il tasso di partecipazione è stato del 65% del campione originale dello studio di Nordahl e colleghi. I risultati hanno mostrato un netto “vantaggio” – in termini di efficacia – della Terapia Metacognitva rispetto alla CBT osservato nel post-trattamento e nel follow-up a medio termine che è stato mantenuto anche al follow-up a lungo termine di 9 anni.

I tassi di recupero a distanza di 9 anni risultano del 57% per la Terapia Metacognitiva e del 38% per la CBT. Nel gruppo CBT inoltre, al 23,1% dei partecipanti è stato nuovamente diagnosticato un disturbo d’ansia generalizzata (GAD) rispetto al 9,5% nel gruppo Terapia Metacognitiva.

La differenza nei risultati al follow-up a lungo termine può riflettere diversi gradi di cambiamento nei meccanismi psicologici sottostanti: mentre la CBT si concentra sullo sviluppo delle capacità di rilassamento e sulla messa in discussione del contenuto delle preoccupazioni, la Terapia Metacognitiva ha un focus molto diverso. Nella Terapia Metacognitiva, il terapeuta lavora sulle metacredenze (ciò che penso delle mie preoccupazioni) e non sul contenuto, ciò aiuta il paziente a scoprire come regolare i processi di preoccupazione in un modo che sminuisce l’importanza dei pensieri. Ciò avrebbe effetti positivi “a cascata”, come abbiamo visto precedentemente, anche sui sintomi secondari.

Approcci transdiagnostici efficaci- quale quello metacognitivo – consentono dunque ai terapeuti di concettualizzare più facilmente i processi di mantenimento comuni su questioni clinicamente rilevanti fornendo strategie di trattamento all’interno di un unico protocollo. Ciò aumenta non solo l’efficacia, ma anche l’efficienza del trattamento e la facilità di attuazione.

In arrivo il Masterclass Internazionale di Terapia Metacognitiva

I risultati fin qui riportati non sono che una parte della crescente letteratura che negli ultimi anni sta mostrando un maggiore livello di efficacia della Terapia Metacognitiva rispetto alla CBT e agli altri tipi di interventi.

L’innovazione che la Terapia Metacognitiva ha introdotto nella concettualizzazione e nel trattamento dei disturbi psicologici sta creando nei professionisti una sempre maggiore curiosità e una crescente domanda verso percorsi formativi che consentano di conoscere gli aspetti teorici ma soprattutto di padroneggiare gli aspetti pratici di questo nuovo approccio.

Per tale motivo, l’MCT-Institute, in collaborazione con MCT-Italia, organizzerà un Masterclass per colleghi psicoterapeuti e specializzandi di lingua italiana.

Il Masterclass rappresenta il primo livello di competenza nella Terapia Metacognitiva e certifica l’iscrizione nell’elenco internazionale degli psicoterapeuti metacognitivi.

Sarà un corso dalla durata di due anni (dal 2022 al 2024), organizzato prevalentemente online tramite piattaforma ZOOM con traduzione in italiano. Il corso sarà composto da 8 incontri di due giorni, dedicati all’applicazione pratica della Terapia Metacognitiva e alla supervisione di casi clinici.

Il Masterclass sarà condotto interamente dai fondatori dell’MCT-Institute e della Terapia Metacognitiva: Prof. Adrian Wells e Prof. Hans Nordahl.

 

Per informazioni sul Masterclass MCT >> CLICCA QUI

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