Sfide e potenzialità delle emoji nella comunicazione sanitaria – Psicologia Digitale

Le emoji in alcuni casi possono aiutare i pazienti a comunicare più efficacemente i sintomi e a rendere più comprensibili le istruzioni dei sanitari

ID Articolo: 191867 - Pubblicato il: 01 aprile 2022
Sfide e potenzialità delle emoji nella comunicazione sanitaria – Psicologia Digitale
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Nella comunicazione digitale in ambito sanitario l’uso di emoji può avvicinare paziente e professionista e portare ad una collaborazione più efficace.

PSICOLOGIA DIGITALE – (Nr. 28) Sfide e potenzialità delle emoji nella comunicazione sanitaria

 

Messaggio pubblicitario  L’utilizzo di supporti visivi nella pratica medica non è qualcosa di nuovo. Le cosiddette scale visuo-analogiche del dolore o scale analogico visive del dolore (VAS) sono strumenti già comunemente utilizzati per la misurazione soggettiva dell’intensità o della frequenza dei sintomi.

Da anni vengono utilizzati strumenti come la scala di valutazione del dolore Wong-Baker Faces Scale (Wong e Baker, 1988); scale come questa sono molto utili soprattutto in ambito pediatrico con bimbi non ancora alfabetizzati e in generale per facilitare la comunicazione in situazioni di particolare angoscia e paura. Vengono mostrate delle faccine che esprimono gradazioni crescenti di dolore in modo che il paziente possa identificare ed identificarsi facilmente con la faccina-grado di dolore percepito. Le VAS sono ottimi strumenti, ma hanno un costo: sono marchi registrati, vanno acquistate e vengono somministrate da professionisti qualificati. Rappresentano sicuramente un aiuto strutturato e validato, ma non sono funzionali nella comunicazione di routine tra paziente e operatore sanitario. Le emoji potrebbero colmare questo gap: non presentano costi, sono sempre più familiari ai pazienti e sono accessibili a chiunque dato che sono presenti su tutte le piattaforme – mobile, tablet, desktop; Windows, Apple iOS o Android.

La distinzione tra emoticon ed emoji

Le parole ‘emoticon’ ed ‘emoji’ vengono spesso usate come sinonimi ma non lo sono. Le emoticon sono segni di punteggiatura, lettere e numeri usati per creare icone che generalmente mostrano un’emozione o un sentimento, per esempio “:-) “. Gli emoji (dal giapponese e, “immagine”, e moji, “carattere”) sono veri e propri pittogrammi di facce, oggetti e simboli come famiglie, edifici, animali, oggetti ecc. Gli emoji sono molto più recenti delle emoticon e le hanno quasi del tutto sostituite nell’uso comune.

L’approvazione, la creazione e la diffusione degli standard relativi alle emoji è gestita dall’Unicode Consortium: chiunque può proporre nuove emoji che vengono sottoposte ad un processo di revisione da parte del Consorzio prima di essere condivise.

L’Unicode Consortium è un’organizzazione no-profit con sede nella Silicon Valley di cui fanno parte, tra gli altri, Microsoft, Apple, Facebook, Adobe e Google; dal 1991 si occupa di promuovere lo standard Unicode, un sistema di codifica universalmente adottato e riconosciuto, implementato in molte tecnologie come nei sistemi operativi. Tra i compiti del Consorzio c’è appunto quello di selezionare le emoji che utilizziamo tutti i giorni su ogni device.

Le emoji mediche

Attualmente sono circa 30 le emoji mediche riconosciute dall’Unicode Consortium. Escluse quelle riferite a parti del corpo (ad esempio, orecchio, mano, gamba e piede), a partire dal 2015, quando sono state introdotte siringa e pillola, sono state aggiunte emoji che rappresentano stetoscopio, goccia di sangue, operatori sanitari, medicine, strumenti, sedie a rotelle e bastoni – per dare spazio anche alla disabilità. Nel catalogo dell’Unicode Consortium è presente anche il Bastone di Asclepio, l’antico simbolo greco associato alla medicina.

Il potenziale delle emoji mediche non è passato inosservato anche al di fuori del Consorzio: è dello scorso anno la nascita del progetto Health Icons, un set open-source di emoji disponibili a tutti sempre e gratuitamente, utilizzabili per qualsiasi progetto in ambito sanitario: il catalogo comprende più di mille emoji, da quelle dedicate alle tipologie di gruppo sanguigno a quelle che rappresentano le più disparate patologie.

Lo scorso anno sul Journal of the American Medical Association un contributo di Lai e colleghi ha posto nuovamente attenzione su quanto possa essere rilevante avere a disposizione un set il più ampio possibile di emojii: ne hanno proposte altre 15, tra cui intestino, gamba ingessata, stomaco, spina dorsale, fegato, rene, scatola di pillole, stampella, sacca di sangue, sacca per flebo, TAC, ECG e globuli bianchi.

Le potenzialità delle emoji per la salute

L’assistenza sanitaria sta spostando online molte attività, soprattutto nell’area della comunicazione con pazienti tramite Whatsapp, messaggi ed email: avere maggiore spazio di espressione aiuterebbe sicuramente entrambe le parti.

Le emoji possono aiutare a comunicare più efficacemente i sintomi e a rendere più comprensibili le istruzioni dei sanitari, in particolare con pazienti con scarsa alfabetizzazione sanitaria. Facilitare la comprensione è utile anche nei casi in cui per diverse ragioni ci si trova di fronte ad una barriera linguistica: bimbi piccoli con capacità linguistiche ancora in via di sviluppo, persone affette da disabilità o che parlano una lingua diversa.

Messaggio pubblicitario Un’altra opportunità è il loro uso nelle campagne di comunicazione sanitaria. Dato che quest’ultima si rivolge a più gruppi anche molto eterogenei fra loro per cultura, lingua, abitudini, c’è l’esigenza che sia immediata e facile da comprendere. In questo senso le emoji, essendo un contenuto visuale, risultano molto efficaci; pensiamo ad esempio alle campagne per sensibilizzare le persone a lavarsi le mani correttamente: ogni passaggio è evidenziato da immagini che rendono molto chiaro cosa fare e come farlo.

Ci sono anche però dei vincoli di cui tener conto. Primo fra tutti, l’accesso alle tecnologie: ad oggi esiste ancora il problema del digital divide, con una parte della popolazione che non ha accesso o ha accesso solo parzialmente ad Internet e computer, specialmente i pazienti più anziani.

Se la digitalizzazione sanitaria può suscitare qualche dubbio e nello specifico l’uso di emoji può generare perplessità (come può essere un supporto se si tratta di immagini ed icone e non di un dialogo aperto?), non si può ignorare come la diffusione della telemedicina si sia rafforzata negli ultimi anni e ancora di più a seguito dell’emergenza da Covid-19.

D’altro canto, come si è più volte espresso, la telemedicina non può e non vuole sostituire le interazioni vis-à-vis, ma affiancarsi ad esse; certamente l’uso di emoji nel campo della salute andrebbe solo ad essere un tassello in più nella comunicazione digitale tra paziente e professionista.

 

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