Io mi fido di te. Storia dei miei figli nati dal cuore (2021) di Luciana Littizzetto – Recensione

Luciana Littizzetto in 'Io mi fido di te' descrive in modo delicato la complessità della genitorialità nell’affido, tra emozioni, pensieri e preoccupazioni

ID Articolo: 191022 - Pubblicato il: 25 febbraio 2022
Io mi fido di te. Storia dei miei figli nati dal cuore (2021) di Luciana Littizzetto – Recensione
Messaggio pubblicitario SFU 2020

Luciana Littizzetto condivide nel suo libro Io mi fido di te. Storia dei miei figli nati dal cuore la sua esperienza di affido raccontando il percorso di genitorialità affidataria compiuto con Jordan e Vanessa.

 

Messaggio pubblicitario Un progetto di maternità e paternità che lega genitori e figli con un filo che attraversa la vita e unisce storie familiari diverse chiamando in gioco il desiderio di accompagnare nella vita, di proteggere, di accogliere. Un percorso affascinante e complesso che inizia dalla disponibilità di diventare genitori e di confrontarsi ogni giorno con le sfide della crescita di un figlio che ha incontrato molte difficoltà sin dall’inizio della sua vita.

L’autrice racconta la nascita del desiderio di genitorialità che non passa attraverso il corpo come processo generativo, ma dal cuore come desiderio di accompagnare un figlio in un momento della vita in cui non può vivere con la famiglia di nascita: un figlio con una storia complessa, con due famiglie, con reti relazionali  complicate che grazie all’affido trova un sostegno, un punto di appoggio per proseguire il proprio percorso in una famiglia che si rende disponibile ad accoglierlo come figlio.

Caro te. Femmina o maschio, poco importa. Te che non sei nato dalla mia pancia ma dal mio cuore. Te che hai una faccia diversa dalla mia, anche se tutti dicono che mi somigli. Te che la vita è bastarda, perché ti ha fatto nascere in un posto e rinascere in un altro. E non hai potuto scegliere. Nessuna delle due volte. Te che una mamma ce l’avevi ma poi n’è arrivata un’altra e adesso ne hai due ed è un gran casino….

Luciana Littizzetto descrive in modo delicato che la genitorialità nell’affido è un’esperienza diversa da quella biologica: non si basa sulla somiglianza, ma sulla diversità che arriva dal mondo e da questo punto inizia e si interseca la storia di un’altra famiglia, il percorso di madre e padre. Si parte da zero, ci si sperimenta genitori e figli nella quotidianità imparando a conoscersi e a vivere il proprio ruolo.

Genitori di cuore e figli di cuore, un progetto complesso, affascinante e che presuppone un cammino di condivisione di minuti e giorni che nel tempo formano il legame famigliare, ovvero esserci per l’altro, un figlio/a che sta diventando uomo e donna.

Nel raccontare il percorso dell’affido l’autrice definisce il momento del progetto: la scelta e la consapevolezza di aprirsi al mondo di una genitorialità molto diversa da quella tradizionale perché con l’affido si accolgono, nella maggior parte dei casi figli già grandi, con esperienze di vita complesse e a volte drammatiche, con una famiglia di nascita che in quel momento non riesce a prendersi cura di loro. Diventare genitori affidatari e adottivi ha come caratteristica, quindi, quella di accogliere un figlio che la vita ha spezzato e di accompagnarlo nella crescita anche attraverso la comprensione degli eventi traumatici vissuti.

La loro storia di  famiglia affidataria è iniziata con la disponibilità e una richiesta di affido all’età di quarantuno anni e quarantatré del compagno e rispettivamente di nove anni di Jordan, e undici anni di Vanessa, insomma  un universo di mondi, di storie, di età, di bisogni e desideri.

Un percorso pieno di emozioni, pensieri, preoccupazioni che partono da un comune sentire Ancora non li ho visti e sono già miei. Ma lo stesso è per il desiderio dei bambini che desiderano una famiglia e immaginano la possibilità di vivere in una famiglia, esattamente come raccontato per Jordan che nella fase di pre-affido era impaziente e spingeva perché Luciana e il compagno lo portassero finalmente a casa…aggiungendo che  in caso contrario e se non si sbrigavano lui avrebbe cercato altri genitori.

L’affido è un percorso a due direzioni: si diventa genitori affidatari e quindi si sceglie di accompagnare un figlio nel suo percorso di vita nella consapevolezza che manterrà i legami con la famiglia di nascita che per lui rappresentano la sua storia; di conseguenza i figli imparano a vivere in due famiglie o comunque a mantenere i contatti con la famiglia di nascita. L’autrice sottolinea che per Jordan e Vanessa, così come per i ragazzi che vivono questa esperienza, non è semplice tutto questo, anzi spesso è un gran casino… su cui comunque bisogna lavorare con l’obiettivo di stare bene.

Messaggio pubblicitario I bambini si destreggiano tra le diverse figure nella quotidianità ed è così che la madre di nascita è chiamata ‘mamma’ mentre lei, mamma affidataria, è ‘Lu’, ma l’aspetto rilevante è che i figli, quando si confrontano con i compagni e insegnanti, la presentano come mamma. Ecco che Lu è riconosciuta nel ruolo che ha per loro nella quotidianità: una mamma presente, che segue, ascolta, parla, consiglia, ama, sgrida dolcemente quando serve, ma soprattutto guida.

L’affido nel libro è presentato nella vita di tutti i giorni come un aggrovigliarsi di momenti, di tensioni, di progetti, insomma una storia d’affetti che tra le diverse emozioni fa crescere e diventare grandi i figli, cambiare e trasformare gli adulti in genitori capaci di accompagnare i più piccoli nella loro vita. Il racconto è ricco di aneddoti sulla vita in famiglia, sul rapporto con i figli, con le altre mamme, con le insegnanti, come l’idea di Jordan appena arrivato a scuola e deciso a vendere gli autografi di Luciana con un articolato progetto dove li ritagliava dal diario.

La genitorialità diventa accompagnare un figlio in un  gioco di equilibrio continuo tra umori, emozioni barcollanti e sensazioni di fragilità e anche di percezione di imperfezione e instabilità. Questo è un messaggio importante del libro: diventare e essere madri e padri è un lavoro complesso che si confronta con l’imperfezione e gli errori per ripartire e cercare l’equilibrio in ogni giornata.

Luciana Littizzetto a questo proposito presenta le sue fragilità e la percezione di madre che si confronta con la propria imperfezione confrontandosi con la ‘madre perfetta’ dichiarando

Dio come le ho odiate queste mamme perfette… genitrici naturali di figli perfetti. Pitonesse dagli occhi a mirtillo sempre pronte a farti sentire inadeguata e inutile come il mignolo per le arpiste. A spampanarti il cuore, a te che ti danni l’anima nel tentativo di trasformare quel mucchio di detriti in un bambino tranquillo e felice. Provaci tu, madre gaudiosa, a inventarti madre a quarant’anni di due bambini di nove e undici anni senza un minimo di tirocinio….

Questa riflessione affonda nella descrizione dell’essere madre  cogliendo l’essenza di questo ruolo che si compone di un confronto continuo ‘con mille variabili’.

La descrizione delle diverse anime della maternità, crocevia di modi diversi di rapportarsi con i figli per aiutarli a crescere. In questo modo l’autrice racconta aneddoti sulla maternità dell’alligatrice, della pinguina imperatrice, della casuaria, della koala, della blatta rinoceronte, della femmina del quokka…’l’animale più felice del mondo’ e, infine, della giraffa con quel collo lungo, una gravidanza di 450 giorni, un cuore grande di 11 kg per 60 cm e una calma serafica mentre è lì a masticare le foglie degli alberi.

La riflessione di base è intorno alla felicità di essere madre e di accompagnare nella vita i cuccioli: il focus non è sulla madre perfetta, ma su una mamma felice che ama e sa che l’amore è un gioco continuo di tensioni tra emozioni contrapposte, è un percorso attraverso incertezze, paure, equilibri precari, ma con la meta chiara e  definita di accompagnare un figlio ad essere autonomo, indipendente e felice di vivere.

Le mamme imparano a fare le madri e in particolare le mamme affidatarie e adottive che conoscono i loro figli quando sanno già parlare e camminare, che spesso camminano sulle sabbie mobili, trovano compromessi e  interpretano il proprio ruolo rispettando sé stesse e il proprio modo di essere:

Ciascuna è madre a modo suo. Uniformarsi e tentare di eguagliare dei modelli diversi temo non sia una scelta salutare. Il tuo essere madre dipende da mille variabili. Dal carattere, dall’attitudine, dal mestiere che fai, dalla tua storia di figlia e di sorella, dalla tua esperienza di moglie o di compagna. Non sta agli altri giudicare. L’unica cosa che conta è il coraggio di guardarsi allo specchio e chiedersi: sto facendo tutto quello che posso? Se la risposta è sì, non c’è proprio niente da aggiungere.

Io mi fido di te. Storia dei miei figli nati dal cuore è un libro sulla famiglia, sulla genitorialità sociale, sulla condivisione e l’aiuto sociale che ricorda il bisogno dei bambini di trovare una famiglia disponibile all’accoglienza quando la vita ‘bastarda’ li ha gettati a terra e che racconta la semplicità, la gioiosità, le difficoltà e le fatiche della vita famigliare, qualsiasi essa sia. Un libro che ricorda l’importanza dell’adozione e dell’affido in un periodo storico in cui è sempre più difficile essere e diventare genitori e accogliere e rendersi disponibile a crescere un figlio che la vita ha segnato sin dai primi momenti. Un libro pieno di passione, di speranza nella vita e di fiducia nelle relazioni.

Consigliato dalla redazione

Bambini istituzionalizzati: i principali studi sugli esiti della deprivazione

I bambini adottati dopo l’istituto: gli effetti della deprivazione precoce sul loro sviluppo - I risultati dei principali studi

Alcuni studi hanno osservato il comportamento e l'apprendimento dei bambini istituzionalizzati per riscontrare gli effetti di questo contesto sullo sviluppo

Bibliografia

  • Littizzetto, L. (2021). Io mi fido di te. Storia dei miei figli nati dal cuore. Mondadori
State of Mind © 2011-2022 Riproduzione riservata.

Messaggio pubblicitario

Messaggio pubblicitario