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Il gioco delle coppie per la psicologia evoluzionistica: i segnali femminili di corteggiamento – Seconda parte

Studiare i segnali del corteggiamento può permettere di individuare i comportamenti attuati per stringere una relazione di coppia a breve o lungo termine

Di Giammaria Trimarco

Pubblicato il 27 Gen. 2022

Affrontato da tempo dalla psicologia, lo studio del corteggiamento può permetterci, tra le altre cose, di risalire alle espressioni più basilari dei comportamenti che entrambi i sessi attuano nel tentativo di stringere una relazione di coppia a breve o a lungo termine.

Il presente articolo è il secondo di una serie di due articoli sull’argomento. Il precedente contributo è stato pubblicato pochi giorni fa su State of Mind

 

Nella prima parte di questo articolo si è cercato di introdurre il tema dei segnali di corteggiamento. Studiato da tempo dalla psicologia, l’indagine in questo campo può permetterci, tra le altre cose, di risalire alle espressioni più basilari dei comportamenti che entrambi i sessi attuano nel tentativo di stringere una relazione di coppia a breve o a lungo termine. Queste espressioni trovano la loro controparte, in chi osserva, nella reazione di attrazione per l’altro e nella percezione che sia disponibile a lasciarsi avvicinare. In altre parole, i segnali di disponibilità femminile motivano l’osservatore all’adozione di tattiche e strategie di approccio, che nel regno umano possono anche essere molto raffinate.

In questo senso gli indizi di exploitability (segnali vulnerabilità o disponibilità a relazioni sessuali a breve termine) sono particolarmente interessanti poiché, come intuibile, possono essere altamente motivanti a un approccio e, come si vedrà nei prossimi paragrafi, sono connessi all’uso di tattiche di seduzione, manipolazione, e uso della forza fino anche alla coercizione sessuale.

Il corteggiamento e i tratti di personalità

Rispetto ai tratti di personalità che segnalano exploitability, Goetz e colleghi (Goetz, Easton & Meston, 2014) hanno chiesto alle partecipanti alla ricerca di registrare dei brevi video di circa un minuto da mettere poi su un ipotetico sito di dating online, nei quali dovevano cercare di rendersi attraenti. Veniva poi chiesto loro di rispondere ad alcune domande sul video appena fatto e di compilare due questionari, dei quali uno di personalità e l’altro sui propri atteggiamenti, comportamenti e desideri riguardo alle relazioni a breve termine e al sesso casuale. Ad altri partecipanti veniva poi chiesto di valutare i video rispondendo ad alcune domande.

I risultati mostravano che le persone maggiormente estroverse o aperte all’esperienza avevano una percezione più positiva delle relazioni a breve termine e del sesso casuale ed erano maggiormente disposti a farne. Questi risultati sono in linea con le ricerche che mostrano come persone molto aperte a nuove esperienze abbiano un raggio di esperienze sessuali più ampio della media (Costa, Fagan, Piedimont, Ponticas, & Wise, 1992). Emergeva inoltre, a causa della breve durata del video da valutare, che gli osservatori erano in grado di interpretare tali indizi di disponibilità in tempi molto rapidi.

Un ultimo dato interessante, infine, era che le persone più aperte alle nuove esperienze, quelle più estroverse e quelle con punteggi superiori sulle aree indagate dal secondo questionario venivano percepite dagli osservatori come maggiormente vulnerabili a eventuali tentativi di sfruttamento sessuale. Ma, come sappiamo, questa percezione veniva inferita dai comportamenti che mostravano consapevolmente (promuovere la propria immagine su un sito di dating online). In altre parole, per rendersi più attraenti agli occhi dell’osservatore, le partecipanti allo studio usavano consapevolmente comportamenti che le facevano sembrare più vulnerabili ai tentativi di approccio.

Il corteggiamento e il rischio di exploitability

Altri studi hanno poi rilevato altre caratteristiche legate alla percezione di exploitability in chi osserva, soprattutto di tipo psicologico, e indizi di incapacitazione psicofisica (Goetz, Easton, Lewis, & Buss, 2012; Goetz et al., 2014b).

Tra le caratteristiche psicologiche si segnalano: bassa autostima e bassa assertività; immaturità, ingenuità e mancanza di giudizio; bassa intelligenza; tendenza a ‘flirtare’; tendenza alla promiscuità sessuale ed avere amici sessualmente promiscui; atteggiamenti sessuali maggiormente permissivi; la tendenza a mettersi in situazioni pericolose; l’impulsività; la ricerca di attenzione da parte dell’altro e la ricerca del rischio. Tra gli indizi di incapacitazione psicofisica ricadono invece le condizioni psicofisiche derivanti dal consumo eccessivo di alcol, da affaticamento o altre forme di difficoltà cognitive e, da ultimo, la presenza di potenziali difensori (come ad esempio essere in compagnia di amici, parenti o altro).

Le caratteristiche e le condizioni psicofisiche appena considerate possono determinare la percezione altrui della vulnerabilità della donna ad approcci finalizzati allo sfruttamento sessuale e che il soggetto si metta, inconsapevolmente o di proposito, in situazioni in cui il rischio di exploitability è maggiore. Ad esempio, bassa autostima e bassa assertività sono spesso presenti in persone che hanno sperimentato esperienze di coercizione sessuale; una bassa intelligenza, invece, è connessa ad un elevato rischio di essere manipolati o ingannati dall’altro; infine l’impulsività, la propensione al rischio, la temerarietà e la promiscuità aumenterebbero la probabilità che il soggetto possa trovarsi suo malgrado in situazioni nelle quali può essere vittimizzato sessualmente (cfr. Greene & Navarro, 1998; Testa & Dermen, 1999).

A partire da queste idee gli autori citati (Goetz, et al. 2012; 2014ab) hanno utilizzato riprese video e fotografie, e chiesto ai partecipanti di rispondere ad alcune domande mirate alla valutazione della percezione di exploitability e della desiderabilità del soggetto come partner in una relazione, identificando così dei comportamenti che renderebbero la donna attraente agli occhi dell’osservatore, percepita come disponibile ad avere relazioni a breve termine di tipo sessuale e, quindi, vulnerabile ai tentativi di sfruttamento sessuale. L’elenco dei comportamenti comprende: comportamenti spavaldi e temerari, promiscui o ‘festaioli’; guardare di sottecchi e con malizia; cercare attenzione da parte dell’altro; vestire abiti succinti; mostrarsi ‘facile’; comportarsi in modo immaturo; essere intossicata da alcol/droghe; mostrarsi sonnolente; toccarsi il seno. Altri comportamenti avrebbero invece l’effetto opposto, verrebbero cioè considerati indici di non exploitability: intelligenza, timidezza, età matura o anziana; essere svenute; succhiare da una cannuccia; manifestare ansia; arrossire, essere toccati dagli altri.

A questi indizi di vulnerabilità si possono associare, da parte dell’osservatore, diverse strategie di approccio (Goetz et al. 2012). L’osservatore potrebbe, ad esempio, tentare di sedurre il target con pressioni di tipo verbale o non verbale (come il mostrarsi gradevole o insistendo, importunando, assillando etc.). Oppure potrebbe decidere di celare all’altro le proprie intenzioni, fingendo di desiderare una relazione a lungo termine, o di possedere caratteristiche e tratti di personalità considerati desiderabili in un partner, insomma utilizzare tattiche di tipo manipolatorio (cfr. Haselton, Buss, Oubaid, & Angleitner, 2005). Potrebbe, infine, decidere per un approccio fisico o violento, usando la forza per pressare, minacciare o costringere l’altro a un rapporto sessuale.

Tutti i comportamenti elencati nei paragrafi precedenti si presentano in associazione con almeno tre delle quattro strategie di approccio considerate. Ad esempio, la strategia che si basa sull’uso della forza per indurre compiacenza verrebbe messa in atto se la controparte è percepita come “facile” o intossicata dall’alcol. La tendenza a manipolare verrebbe messa in atto se i comportamenti altrui vengono percepiti come immaturi e ingenui. Immaturità e ingenuità possono inoltre determinare l’eventualità di entrare e uscire continuamente da relazioni a breve termine insoddisfacenti. La mancanza di giudizio e la ricerca di attenzione potrebbero determinare l’accontentarsi di partner di bassa qualità ma seduttivi, pur di ricevere gratificazione momentanea per l’immagine di sé, e così via.

Gli esempi possibili sono limitati solo dalla fantasia, ma il messaggio di fondo è che i comportamenti di corteggiamento sono in qualche misura codificati anche nell’uomo e sono presenti regolarità tra i segnali che vengono inviati all’altro (consapevolmente o inconsapevolmente) e la percezione che l’altro avrà di noi come vulnerabili a tentativi di sfruttamento sessuale, con la conseguenza che sceglierà di usare, nei nostri confronti, alcune tattiche e strategie di approccio piuttosto che altre, fermo restando la storia del soggetto, la cultura e il suo ambiente di riferimento.

Punti critici

Giunti a questo punto sembra utile fare alcune considerazioni.

Riprendendo quanto detto all’inizio, tentare di catalogare i comportamenti percepiti come indicatori di disponibilità sessuale a breve termine può sembrare semplicistico e ingenuo. Può infatti essere posta la questione dell’intenzionalità sottostante e, considerando che gli studi citati utilizzano solo campioni di comportamento femminile, andrebbero sicuramente considerate anche le controparti maschili. Dovrebbero infine essere considerate le differenze di genere nella percezione di questi segnali, come anche, per entrambi i sessi, le situazioni specifiche in cui essi vengono inviati. Questi obiettivi vanno oltre gli scopi del presente lavoro, ma la letteratura disponibile è ampia e interessante.

Ad esempio è ben documentata una maggiore propensione degli uomini, rispetto alle donne, a vedere interesse sessuale quando si trovano in situazioni sociali (Abbey, 1982). Gli uomini, inoltre, tendono a percepire più intensamente i segnali di disponibilità sessuale e meno intensamente quelli di rifiuto (Moore, 2002), con la conseguenza di vedere disponibilità sessuale anche laddove non è presente. Per le donne sembra invece valido il contrario, ovvero che abbiano soglie superiori per identificare i propri comportamenti come seduttivi (Shotland & Craig, 1988). Il rischio in questo caso è di mostrare inavvertitamente disponibilità sessuale (Leenaars, Dane, & Marini, 2008) e quindi risultare meno desiderabile agli occhi di uomini che valorizzano la fedeltà nelle relazioni a lungo termine (ad es. Buss, 1989).

Per terminare questa breve rassegna, altri studi ci dicono che gli uomini possono identificare l’orientamento sociosessuale (ad esempio la tendenza alla promiscuità sessuale) anche per mezzo di brevi interazioni (Stillman & Maner, 2009). In questo modo è più probabile che la maggiore propensione a utilizzare tattiche di seduzione sessuale di un soggetto incline al sesso casuale coincida con l’avvicinamento di partner con inclinazioni simili (ad es. Boothroyd, Jones, Burt, DeBruine, & Perrett, 2008).

Il quadro mostrato finora potrebbe dare l’idea che i nostri incontri quotidiani con gli altri siano inevitabilmente permeati di segnali di disponibilità sessuale, voluti o non voluti, e inevitabilmente identificati dall’altro come tali. In realtà la tendenza generale sembra essere quella di non usarli. Le donne comunque sembrano essere ben consapevoli della loro esistenza, di come si usano e dei loro effetti (Goetz et al., 2014b), probabilmente a causa di processi di socializzazione legati alla cultura di riferimento. La decisione se usarli o meno dipenderebbe così dai contesti in cui si trovano di volta in volta, dai propri desideri e da quelli attribuiti al potenziale partner, come anche dal livello di investimento atteso dalla controparte nella coppia.

Utilizzare tali segnali in contesti inadeguati può avere infatti dei costi, anche significativi, soprattutto per chi si trova già in una relazione. Il rischio è quello di promuovere la stretta sorveglianza da parte del partner, fino alla chiusura della relazione o alla violenza di coppia (ad es. Cousins & Gangestad, 2007). L’uso di tali tattiche può risultare vantaggioso per chi non si trovi in una relazione, comportando benefici di vario tipo (benefici economici, protezione da altri uomini, benefici genetici per la prole; Greiling & Buss, 2000), ma con costi associati che possono andare dal danno di autostima e di reputazione (Campbell, 2002), fino a casi vittimizzazione, di abuso verbale o fisico, o allo sviluppo di problemi di salute derivanti da malattie sessualmente trasmissibili.

Il corteggiamento nella psicologia evoluzionistica

Da questa breve presentazione l’immagine romantica del corteggiamento cede il passo alle ragioni della psicologia evoluzionistica, i cui studi ci mostrano un lato della sessualità e del corteggiamento meno idealizzato, ma fondato empiricamente e con basi teoriche consistenti: la specie non sopravvive senza la riproduzione, e perché ciò avvenga la natura prevede dei comportamenti più o meno codificati e ritualizzati, presentati sia dagli esseri umani che dagli animali non umani, in base alle proprie specificità. Danze di corteggiamento, splendidi piumaggi, gorgheggi, lotte: il repertorio dei comportamenti di corteggiamento che la natura offre all’osservatore è tanto vasto quanto inatteso. L’uomo non ne è escluso, e se il pavone fa mostra del proprio piumaggio e le femmine di gorilla fissano languidamente il maschio, perché la donna non dovrebbe ammiccare maliziosamente, tirarsi indietro i capelli, sorridere verso un uomo che vuole attrarre? È strano considerare i segnali di disponibilità sessuale come la forma umana dei comportamenti del pavone o del gorilla?

Certo, uomini e donne hanno adattato i propri rituali di corteggiamento, che possiedono radici molto antiche, ai cambiamenti della società e della cultura. Oggi questi comportamenti possono trovare un’espressione anche molto raffinata e dipendente dal contesto (pensiamo alla situazione del cocktail bar, descritta all’inizio). Tuttavia questi comportamenti, che lo vogliamo o meno, sono finalizzati verso obiettivi di stampo evoluzionistico e la mente umana, con la sua infinita creatività e tensione verso la ricerca di senso, vi imprime significati ulteriori, creando il gioco e la sfida della seduzione, che rendono la vita sicuramente più complicata ma anche molto più interessante.

 

Leggi la prima parte dell’articolo:

Il gioco delle coppie per la psicologia evoluzionistica: i segnali femminili di corteggiamento – Prima parte

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