Un concetto base della psicologia sociale: l’anticipazione degli eventi – II Parte

Vengono affrontati alcuni altri limiti nelle previsioni e mostrati alcuni metodi per rendere le nostre previsioni sul futuro più accurate e affidabili

ID Articolo: 188710 - Pubblicato il: 28 ottobre 2021
Un concetto base della psicologia sociale: l’anticipazione degli eventi – II Parte
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Studiando come gli individui costruiscono le proprie previsioni degli eventi, la psicologia ci permette di identificare e tentare di compensare molti di quegli errori che facciamo quando facciamo previsioni.

Ndr – Il presente articolo è il secondo di una serie di due articoli sul tema dell’anticipazione degli eventi. Il primo contributo è stato pubblicato il 26 Ottobre 2021 su State of Mind

 

Messaggio pubblicitario Tentare di prevedere un evento futuro, il proprio comportamento o altrui è una costante del nostro quotidiano. Molte professioni fanno della previsione di scenari futuri la propria attività fondamentale oppure si basano su di essa come punto di riferimento per prendere decisioni da implementare nel presente(ad esempio l’economia, la meteorologia, la psicologia forense, la clinica medica). Questo tipo di attività, di fatto, è presente a molti livelli della condotta umana.

Studiando il modo in cui gli individui costruiscono le proprie previsioni degli eventi, la psicologia ci permette di identificare e tentare di compensare molti di quegli errori che facciamo quando tentiamo di visualizzarci scenari futuri.

Nell’articolo precedente abbiamo visto che il processo di previsione può essere descritto nei termini della costruzione di simulazioni mentali di scenari futuri, basate sull’informazione che l’individuo possiede e/o estrapola dall’ambiente (Dunning, 2007). Abbiamo anche visto che tali simulazioni sono soggette ad alcuni errori di base. Dal punto di vista dei risultati le nostre previsioni tendono ad essere troppo ottimistiche oppure tendiamo a farvi eccessivo affidamento. Dal punto di vista del processo mentale con cui le costruiamo, poi, abbiamo visto come: tendiamo a fare previsioni troppo astratte anziché basate su aspetti concreti (‘l’esame andrà bene’ vs ‘all’esame prenderò tra il 25 e il 27’); tendiamo a trascurare i risultati principali delle nostre previsioni trascurando le alternative (‘cosa farò quando sarò promosso?’ vs ‘cosa farei se invece venissi bocciato?’); tendiamo a focalizzarci su aspetti ottimistici trascurando quelli pessimistici (‘l’esame andrà bene e risponderò in modo completo a tutte le domande’ vs ‘forse potrei non essere preparato su alcune domande’); tendiamo, confrontando due o più eventi possibili, a focalizzarci sugli aspetti che hanno in comune piuttosto che sulle differenze; tendiamo, infine, a focalizzarci sull’evidenza a favore delle nostre previsioni trascurandone l’affidabilità (‘ho visto dei puntini nel cielo: sicuramente sono UFO’).

I limiti nelle previsioni

A questi limiti già visti se ne aggiungono altri. Gli scenari che ci costruiamo, infatti, possiedono un limite intrinseco: non ci è possibile ottenere tutte le informazioni che ci servono per valutare a pieno una situazione, come anche non siamo in grado di prevedere ogni singola eventualità possibile. Le situazioni possono evolversi in modi potenzialmente infiniti, e non potremmo avere mai il tempo né i mezzi per ottenere tutte le informazioni di cui abbiamo bisogno per creare una perfetta previsione del futuro, come anche prevedere ogni singolo scenario possibile. Gli esseri umani però, si sa, sono contraddittori, e quindi crediamo che le previsioni che facciamo siano perlopiù complete e valide (Griffin & Ross, 1991) anche se, in effetti, il futuro potrebbe presentarsi in modi molto diversi da quelli che ci immaginiamo, come forse abbiamo già sperimentato personalmente in alcune occasioni.

In questo articolo verrà mostrato brevemente un altro limite particolarmente interessante e che ci riguarda da vicino, forse più di tutto il resto, poiché ha a che fare con le nostre emozioni; verranno, infine, mostrati alcuni metodi che possiamo utilizzare per rendere le nostre previsioni sul futuro un po’ più accurate e affidabili (anche se non serve essere scienziati per sapere che il futuro non lo conosce nessuno).

Chi è particolarmente ansioso sa bene quanto l’anticipazione delle emozioni che potrebbero essere sperimentate nelle situazioni future possa essere una fonte di disagio, fino anche all’incapacità di funzionare anche nelle circostanze più banali. In parte questi effetti sono legati alla nostra difficoltà di prevedere con accuratezza gli stati emotivi che sperimenteremo nel futuro. Tendiamo, infatti, a sovrastimare l’impatto emotivo che un evento avrà su di noi (ad esempio pensando a come ci sentiremo bene dopo aver preso un voto alto, Buehler & McFarland, 2001), la durata del nostro stato emotivo in relazione ad un evento (ad esempio quanto tempo durerà la mia gioia se la mia squadra del cuore dovesse vincere; Wilson, Wheatley,Meyers,Gilbert & Axsom, 2000), come anche, infine, l’impatto delle emozioni che viviamo sulle nostre azioni successive e sulle nostre preferenze (Van Boven & Loewenstein, 2003).

Messaggio pubblicitario Non siamo in grado di prevedere in maniera accurata neppure in che modo la soddisfazione di aver mangiato uno snack influisce sui nostri processi decisionali (Read & van Leeuwen, 1998). Pensare, quindi, di essere in grado di prevedere come uno stato emotivo intenso possa influenzare i nostri pensieri, comportamenti e decisioni successive sembra perciò un’impresa poco realistica, più difficile di quanto non ci sembri ad un primo sguardo dato che, spesso, diamo per scontata la conoscenza completa del nostro proprio mondo interiore.

Come rendere le previsioni più accurate

La domanda che sorge spontanea a questo punto è: ‘Considerati tutti questi limiti alla nostra capacità di leggere nel futuro, come possiamo, se non rimediarvi completamente, almeno rendere le nostre previsioni un po’ più realistiche e più accurate?’.

Dunning (2007) ci fornisce alcuni consigli:

  • Anziché focalizzarci solo sulle circostanze che ci porterebbero ai risultati che desideriamo, prestare attenzione e tempo alla presenza di circostanze che invece potrebbero impedircelo;
  • Oltre a considerare solo le circostanze che hanno un impatto diretto sui risultati che desideriamo, consideriamo anche in che modo le situazioni quotidiane potrebbero facilitare o impedirci la realizzazione di essi;
  • Adottiamo una visione ‘da fuori’ (Kahneman & Lovallo, 1993), considerando la situazione oggetto della nostra analisi come una delle tante situazioni con caratteristiche simili, e consideriamo le possibili conseguenze delle nostre scelte a partire da tutte le diverse situazioni, simili per certi versi e diverse per altri, che riusciamo a considerare;
  • Possiamo ‘riparare cognitivamente’ le nostre previsioni (ad esempio Epley & Dunning, 2006), considerando scenari futuri in chiave maggiormente pessimistica, oppure chiederci quanto, in effetti, le nostre previsioni siano affidabili. Ciò dovrebbe renderle maggiormente realistiche (Heath, Larrick & Klayman, 1998);
  • Se ci è possibile, infine, potremmo rilevare le previsioni di più persone, aggregarle e farne, anche intuitivamente, una ‘media’, che dovrebbe così eliminare l’errore sistematico insito nelle previsioni dei singoli individui (ad esempio Einhorn, Hogarth & Klempner, 1977).

Vorremmo che le nostre decisioni fossero sempre corrette. Vorremmo avere sempre ragione. Vorremmo essere infallibili e prevedere con esattezza cosa ci accadrà nel futuro, cosa faranno gli altri, cosa potrebbe succedere. Lo facciamo tutti e lo facciamo tutti i giorni. La psicologia non può correggere la fallibilità della nostra natura umana (e quindi delle nostre previsioni), ma può fornirci gli strumenti per comprendere meglio dove sbagliamo e dove possiamo, se non correggerci, almeno migliorare, e rendere attuale il nostro potenziale per fare scelte migliori e, si spera, vivere anche una vita più soddisfacente.

 


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Bibliografia

  • Buehler, R., & McFarland, C. (2001). Intensity bias in affective forecasting: The role of temporal focus. Personality and Social Psychology Bulletin, 27(11), 1480-1493.
  • Dunning, D. (2007). Prediction: The inside view. In A. W. Kruglanski & E. T. Higgins (Eds.), Social psychology: Handbook of basic principles (pp. 69–90). The Guilford Press.
  • Einhorn, H. J., Hogarth, R. M., & Klempner, E. (1977). Quality of group judgment. Psychological Bulletin, 84(1), 158-172.
  • Epley, N., & Dunning, D. (2006). The mixed blessings of self-knowledge in behavioral prediction: Enhanced discrimination but exacerbated bias. Personality and Social Psychology Bulletin, 32(5), 641-655.
  • Griffin, D. W., & Ross, L. (1991). Subjective construal, social inference, and human misunderstanding. In Advances in experimental social psychology (Vol. 24, pp. 319-359). Academic Press.
  • Heath, C., Larrick, R. P., & Klayman, J. (1998). Cognitive repairs: How organizational practices can compensate for individual shortcomings. In Review of Organizational Behavior.
  • Kahneman, D., & Lovallo, D. (1993). Timid choices and bold forecasts: A cognitive perspective on risk taking. Management science, 39(1), 17-31.
  • Read, D., & Van Leeuwen, B. (1998). Predicting hunger: The effects of appetite and delay on choice. Organizational behavior and human decision processes, 76(2), 189-205.
  • Van Boven, L., & Loewenstein, G. (2003). Social projection of transient drive states. Personality and social psychology bulletin, 29(9), 1159-1168.
  • Wilson, T. D., Wheatley, T., Meyers, J. M., Gilbert, D. T., & Axsom, D. (2000). Focalism: A source of durability bias in affective forecasting. Journal of personality and social psychology, 78(5), 821.
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