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Il tragico dilemma del narcisista – REPORT dell’intervento del Prof. Gabbard al Convegno Internazionale di Suicidologia e Salute pubblica, XIX Edizione

Il Prof. Glen Gabbard, in un esemplare intervento il 10 settembre 2021, parla di narcisismo e della profonda sofferenza ad esso associata

ID Articolo: 188353 - Pubblicato il: 12 ottobre 2021
Il tragico dilemma del narcisista – REPORT dell’intervento del Prof. Gabbard al Convegno Internazionale di Suicidologia e Salute pubblica, XIX Edizione
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Spesso si tende a pensare che un soggetto con disturbo narcisistico di personalità passi la vita a creare disagio all’altro, quando in realtà il disagio permea nella sua struttura ed essenza. Il Prof. Glen Gabbard ha trattato questa difficile tematica e la relazione tra narcisismo e suicidio.

 

Messaggio pubblicitario  Comunemente si pensa al narcisista come ad un soggetto tutt’altro che sofferente. In effetti, nella sua accezione come aggettivo, si associa a termini negativi come persona estremamente presuntuosa o arrogante.

“In realtà questo è un mito da sfatare”

Così esordisce il Prof. Glen Gabbard in un esemplare intervento il 10 settembre 2021, invitato dal Prof. Maurizio Pompili, responsabile scientifico del Convegno Internazionale di Suicidologia e Salute Pubblica, XIX edizione, evento totalmente gratuito accreditato ECM.

In effetti, si pensa che un soggetto con disturbo narcisistico di personalità passi la vita a creare disagio all’altro, quando in realtà il disagio permea nella sua struttura ed essenza, catapultandolo in una vita intrisa di un profumo apparente, con il solo scopo di sviare sé stesso e l’altro da quella che è la sua tragica realtà. In uno studio condotto da Eaton et al. (2017) su un campione di 34.365, soggetti il disturbo narcisistico di personalità viene definito come un disturbo del disagio sia in donne che uomini, disagio oscurato da meccanismi di difesa come la grandiosità e il disprezzo.

Questi soggetti conducono spesso una vita caratterizzata da una frastornante disperazione, buona parte della quale nasce dal fatto che non ricevono sempre quel riscontro positivo che si aspettano dagli altri. Non esiste un vero contatto con l’altro, perché la loro principale preoccupazione è quella di essere ammirati costantemente per il loro valore e la loro unicità, rendendo dunque impossibile un vero collegamento relazionale. Il loro desiderio è prevalentemente di uno sfrenato controllo onnipotente sull’altro con l’obiettivo di sentirsi al sicuro, dietro un’apparente e accecante unicità. La leggenda di Narciso esplica questo bisogno di costruire ad hoc un’immagine seducente di sé che prenda le veci del suo vero sé. Una spasmodica ossessione che lo porta a rimanere aggrappato in tutti i modi ad una costruzione che non giunge mai ad una vera definizione, rimanendo sospesa nella potenzialità di essere e di fare, ma mai capace di vera esistenza e di vera azione. Spasmodica ossessione che ripara nella costante tentazione di riflettere la propria immagine senza alcuna sbavatura negli occhi degli altri. Occhi di cui mai coglie l’essere Altro da Sé, occhi dunque per lui senza emozioni ed intenzioni, occhi da non perlustrare, ma semplicemente oggetto del suo desiderio di primeggiare. Un dilemma che non si consuma nell’essere o non essere, ma nell’errore di voler far coincidere il proprio Sé con quel Se ideale desiderato ardentemente, ma vivo solo nella sua costruzione illusoria. C’è una sorta di craving verso quell’immagine riflessa in uno specchio d’acqua con la convinzione di poterne immortalare un’eterea bellezza fiabesca. Un dilemma accentuato da quella compulsione ad emergere presente nella società moderna digitalizzata, che permette a chiunque di filtrare a piacimento la propria forma, in nome di un ideale estetico impossibile.

Del resto l’uomo, in generale, risulta essere un po’ narcisista e allora il Prof. Gabbard mette ben in evidenza la possibilità di ipotizzare la presenza di una linea di continuum che metta, ad un polo, un narcisismo definito sano che caratterizza ognuno di noi propenso a sentirsi bene, gratificato e rispettato nel proprio lavoro o nella propria vita privata, ma, dall’altro, un narcisismo patologico, caratterizzato da un’ossessione compulsiva verso mete irraggiungibili.

Ma dove sta la linea di confine tra i due opposti?

Impossibile da definire e da delimitare e dunque solo arbitraria.  Arbitraria rispetto alle differenze individuali, arbitraria rispetto alle varie fasi evolutive, arbitraria già solo nel fatto che assuma molto frequentemente un’accezione peggiorativa sempre proiettata all’esterno. E qui emerge quell’ipocrisia nell’etichettare l’altro con il termine narcisista, mai collegandolo ad un significato gratificante, come la stima, ma sempre in tono dispregiativo. D’altronde si vive in una società che già Lasch definiva negli anni ’70 sempre più propensa ad una cultura del Narciso, aggrappata e sottomessa alla richiesta di rimanere in superficie nella forma più accattivante e attraente possibile, cancellando ogni segno di imperfezione, soffocato nell’abisso oscuro della profondità, come se fosse maligno.

Molto significativa la rappresentazione che il Prof. Gabbard fa del narcisista: viene paragonato a Hýdra, un leggendario mostro della mitologia greca e romana, descritto come un serpente marino a nove teste, pleomorfo, capace di cambiare forma, di avere caratteristiche diverse nei diversi soggetti, caratteristiche che possono far incorrere in diagnosi errate, se non considerato attentamente.

Da un punto di vista descrittivo, lungo il continuum descritto in precedenza, nell’area patologica, ad un estremo è presente colui che è definito “narcisista inconsapevole”, dall’altro un “narcisista ipervigile” (Gabbard, 1989), tenendo conto nello specifico dello stile di interazione prevalente, sia nella vita che nel transfert con il terapeuta. Il primo si avvicina molto più ai criteri diagnostici definiti dal DSM-5 (APA, 2013), ossia caratterizzato da un pattern pervasivo di grandiosità nel pensiero e nel comportamento, assorbito da fantasie di successo, potere, fascino, desideroso di eccessiva ammirazione, incapace di provare empatia nei confronti dell’altro. Nel “narcisista ipervigile”, invece, ritroviamo un’immagine lontana da quanto descritto, in quanto il soggetto è sorprendentemente sensibile al modo in cui l’altro possa reagire nei suoi confronti e, dunque, profondamente suscettibile alle offese altrui. Nel core di questo tipo ipervigile permea un assordante senso di vergogna legato alla propria svalutazione rispetto agli standard desiderati e a un’assillante sensazione di essere inadeguato e imperfetto. I due opposti possono essere correlati rispettivamente ai sottogruppi di narcisismo manifesto e narcisismo celato di Wink (1991), attraverso un’analisi accurata delle componenti delle sei scale sul narcisismo che sono presenti nel Minnesota Multiphasic Personality Inventory (MMPI).

Messaggio pubblicitario  Un contributo importante giunge da una ricerca di Rus et al.(2008) che, utilizzando una classificazione in base alla rigorosa scala Shedler-Westen Assessment Procedure-II (SWAPP-II), coinvolgendo 1200 professionisti nel campo della salute mentale tra psichiatri e psicologi e un totale di 255 pazienti corrispondenti ai criteri diagnostici del disturbo narcisistico di personalità secondo il DMS-IV, hanno individuato un terzo sottotipo definito “narcisismo ad alto funzionamento/esibizionistico”, caratterizzato da un’alta percezione della propria grandiosità, ma in grado di avere relazioni con gli altri, in quanto affascinante, attraente e apparentemente interessato a comprendere l’altro, anche se poi, nella relazione terapeutica emerge tutta la propria finzione e il proprio egocentrismo.

Si tratta, come già osservato, solo di una classificazione descrittiva, in quanto la variabilità riscontrata in ambito clinico supera ogni aspettativa; inoltre non bisogna dimenticare che spesso in comorbilità è possibile trovare tendenze ossessivo-compulsive, masochistiche, organizzazione borderline, abuso di sostanze, sex addiction, disturbi dell’umore o disturbi d’ansia che non vanno trascurate nella diagnosi (Stinson et al., 2008).

Addentrandosi nel tema centrale del Congresso, il Prof. Gabbard fa delle interessanti considerazioni sul tema della suicidalità nei soggetti con disturbo narcisistico di personalità. A riguardo in letteratura non si hanno ancora contributi importanti, in quanto la tematica viene spesso respinta o comunque non verbalizzata dai pazienti narcisistici, perché è troppo alto il senso di vergogna e di imbarazzo rispetto a quella che viene definita una debolezza. Links (2013) cerca di analizzare in profondità la tematica, rilevando dai suoi studi che il desiderio di uccidersi può essere presente anche in assenza di uno stato depressivo e, dunque, completamente discordante dalla linea comunemente seguita rispetto al suicidio. L’ ideazione suicidaria può scaturire proprio dal disagio stesso del narcisista, soffocato dalla disperazione di proteggere la propria autostima e di confermare quell’autoimmagine patologica di perfezione pervasiva ed invasiva da cui non riesce a liberarsi. Proprio dall’impossibilità di raggiungere standard così elevati potrebbe scaturire l’idea di morire come unica opzione disponibile. Il sentimento di umiliazione potrebbe raggiungere un’intensità tale da non permettere valutazioni ragionevoli da parte del narcisista, costretto nella morsa di un Super-Io così rigido da non riuscire a respirare.

In realtà, ancora non può essere confermato chi realmente è più vulnerabile al suicidio, proprio per l’incapacità comunicativa del soggetto narcisista che oscura la propria vergogna e qualsiasi altra debolezza nel profondo. Sicuramente da qui scaturisce l’importante necessità da parte del terapeuta di una valutazione accurata ed attenta e di un’esplicazione diretta della tematica suicidaria, esplicazione che davvero può salvare molte vite. In effetti, è risaputo che il comportamento suicidario è causa di una mortalità significativa dal punto di vista clinico, ma sottostimata e sottovalutata nei disturbi di personalità. In una ricerca di Blasco-Fontecilla et al.(2010) è emerso che in un campione di 446 soggetti che avevano tentato il suicidio ben 254 avevano avuto diagnosi di disturbo di personalità del cluster B; se valutati in termini di impulsività e letalità prevista secondo il the Beck Suicidal Intent Scale (BSIS) e il the Barratt Impulsivity Scale-11 (BIS-11) gli stessi soggetti risultavano meno impulsivi, ma con un’alta percentuale di letalità, in quanto l’esperienza era vissuta in maniera così soffocante da rimanerne completamente travolti.

E nell’Amore?

Ben spiega il Prof. Gabbard quanto sia tragica l’esperienza vissuta dal soggetto narcisista, in quanto occasione troppo sfuggente e impalpabile: l’amore risulta tanto desiderato quanto impossibile, proprio per la visione distorta che ne ha. Il desiderio di essere sentito dall’altro come perfetto risulta irrealistico; la sensazione di non provare quell’Amore unico fantasmatico porta il soggetto ad un ardente desiderio di controllare l’altro per plasmarlo secondo la propria volontà, con l’unico risultato di rendere l’altro ancora più sfuggente ed irraggiungibile.

A questo punto è ben chiaro il tragico destino del narcisista: la ricerca di una perfetta fusione primaria all’oggetto perfetto porta solamente alla disfatta e alla frammentazione dello stesso, da qui l’ambivalenza idealizzazione/svalutazione in cui vive il soggetto narcisista, catapultato da un polo all’altro senza mai riprendere fiato, in uno stato di perenne potenzialità sospesa, bloccata in un destino senza azioni, alla ricerca di quella stella accecante di successo e di bellezza che non ha mai un lieto fine.

In effetti, afferma Gabbard, la parte più triste di questo tragico destino è che questi soggetti, spesso, invecchiano da soli.

 

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Bibliografia

  • APA (2014). DSM-5. Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali. Quinta edizione. Raffaello Cortina Editore: Milano.
  • Blasco-Fontecilla, H. et al. An exploratory study of the relationship between diverse life events and personality disorders in a sample of suicide attempters, J Clin Psych., 2010 Dec; 24(6): 773-784.
  • Eaton, N.R et al. Narcissistic Personality Disorder and the Structure of Common Mental Disorders, J Pers Dis., 2017 Aug; 31(4): 449-461.
  • Gabbard, Glen O. (2015). Psichiatria psicodinamica. Quinta edizione basata sul DSM-5. Raffaello Cortina Editore: Milano.
  • Gabbard, Glen O., Crisp, H. (2019). Il disagio del narcisismo. Dilemmi diagnostici e strategie terapeutiche con i pazienti narcisisti. Raffaello Cortina Editore: Milano.
  • Lasch, C. (2020). La cultura del Narcisismo. Neri Pozza Editore: Vicenza.
  • Shakespeare, W. (2005). Essere o non essere. Cento e più monologhi, Guido Davico Bonino (a cura di). Einaudi: Milano.
  • Zanardi, A. (2003). Felici e scontenti.Il matrimonio psicosomatico e le patologie dei figli del benessere. Tecniche Nuove: Milano

Evento

  • Convegno Internazionale di Suicidologia e Salute pubblica, XIX Edizione. Pomeriggio del 10 settembre 2021.
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