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Realtà distorte: confabulazioni e deliri a confronto

Gli autori si distinguono in coloro che ritengono che deliri e confabulazioni siano due fenomeni distinti e coloro che li ritengono invece sovrapponibili

ID Articolo: 187022 - Pubblicato il: 23 luglio 2021
Realtà distorte: confabulazioni e deliri a confronto
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“Il vantaggio della cattiva memoria è che si gode parecchie volte delle stesse cose per la prima volta”, scriveva Nietzsche. Ebbene, l’argomento che verrà trattato andrà ad approfondire ciò che viene definita come falsa memoria e ciò che si intende per falsa credenza: rispettivamente confabulazioni e deliri. 

Erika Virgili – OPEN SCHOOL, Studi Cognitivi San Benedetto del Tronto

 

Ma cosa sono esattamente le confabulazioni?

Messaggio pubblicitario Tale termine fa riferimento in generale a falsi ricordi o a ricordi errati, contestualizzati nell’ambito delle malattie mentali. Le memorie riportate dall’ individuo possono quindi essere costituite da falsi ricordi oppure da ricordi reali confusi però nel contesto temporale e che dunque vengono recuperati in modo inappropriato. Ciò che distingue le confabulazioni dalle menzogne risiede nel fatto che, nel primo caso, il paziente non ha alcuna intenzione di ingannare, anzi al contrario non è assolutamente consapevole della falsità delle proprie affermazioni. Si potrebbero definire come “bugie oneste”, considerando il danneggiamento delle strutture neuronali coinvolte nella memoria che provocano distorsioni prominenti della stessa, fino a sfociare appunto nella confabulazione. Hirstein (2005) ha individuato sette criteri da valutare attentamente al fine di comprendere se ci troviamo di fronte ad un caso di confabulazione o meno:

  1. Il paziente inganna intenzionalmente?
  2. Il paziente ha qualche motivo in particolare per rispondere in quel determinato modo?
  3. Sono presenti deficit della memoria?
  4. La confabulazione viene usata in risposta a richieste specifiche?
  5. L’utilizzo della confabulazione serve a colmare una lacuna cognitiva?
  6. Si presentano necessariamente in forma linguistica?
  7. Sono conseguenze dei deliri?

Un’ulteriore definizione ci viene fornita da Gilboa e Moscovitch (2002) i quali hanno indicato i quattro principi che descrivono le confabulazioni:

  1. Si tratta di falsi ricordi che spesso contengono dettagli non veritieri. In alcune confabulazioni possono essere inclusi anche ricordi realistici, contestualizzati però erroneamente da un punto di vista temporale. Tuttavia sono maggiormente diffusi i primi.
  2. Il paziente non è consapevole delle proprie confabulazioni e spesso non è cosciente nemmeno di avere deficit di memoria. Proprio per questo vengono definite confabulazioni solo le produzioni non intenzionali.
  3. I pazienti possono agire e comportarsi sulla base delle proprie confabulazioni.
  4. Le confabulazioni appaiono molto più evidenti soprattutto nel momento in cui viene chiesto ai pazienti di esporre episodi autobiografici, anche se in alcuni casi le confabulazioni non risultano essere collegate alla storia di vita dei pazienti. È possibile riscontrare confabulazioni anche in compiti di memoria semantica in determinate condizioni valutative.

Korsakoff parla delle confabulazioni come di un disturbo che porta i pazienti a commettere errori nelle dichiarazioni verbali, nella convinzione di essere stati precisi e assolutamente corretti. Inoltre sono state classificate prendendo in esame diversi criteri: i contenuti (valutati in termini di vero/falso, bizzarro/fantastico, plausibile/impossibile), le modalità di insorgenza (provocate o spontanee), i domini entro cui possono manifestarsi (memoria auto-biografica, memoria episodica, memoria semantica personale e semantica generale) e i vari quadri clinici in cui potrebbero manifestarsi. La classificazione maggiormente accettata al giorno di oggi è esattamente quella di Kopelman (1987), il quale ritiene che il criterio più valido secondo il quale classificare le confabulazioni sia quello che tiene conto delle diverse modalità di insorgenza delle stesse.

Sulla base di ciò, distingue due diverse tipologie di confabulazioni: le spontanee e le provocate. Le prime sono più rare e sono correlate ad una disfunzione frontale, mentre le seconde sono più frequenti in pazienti amnesici e non si esclude che potrebbero rappresentare una normale risposta ad una deficit della memoria.

Relazione tra deliri e confabulazioni

Le differenze

Deliri e confabulazioni coinvolgono le distorsioni della rappresentazione della realtà, in merito sia al passato che al presente della persona e sulla base delle similitudini e delle differenze, si analizzeranno le relazioni tra queste due sintomatologie.

Infatti, può accadere che gli individui con malattie psichiatriche o neurologiche a volte pensino e dicano cose incredibili: potrebbero credere di essere morte, di riuscire a vedere anche se sono cieche o di ricordare cose che in realtà non sono mai accadute. Alcuni autori utilizzano il termine confabulazione per riferirsi a false affermazioni, altri invece pongono l’attenzione sulle condizioni patologiche che i pazienti che presentano confabulazioni riportano, altri ancora prendono in considerazione le somiglianze tra il delirio e la confabulazione e si propongono di esplorarne i punti di intersezione. Tra questi Kopelman  (2009) si è occupato di definire le diverse forme di falsa memoria e delirio che si possono osservare in concomitanza di malattie neurologiche o psichiatriche.

Per quanto riguarda le false memorie, come già riportato, egli distingue tra confabulazioni spontanee e provocate, occupandosi inoltre delle modalità di recupero dei ricordi. Rispetto al delirio invece, va ad identificarne diversi aspetti esplicativi: la variabilità dei contesti in cui possono verificarsi, i contenuti più frequenti e la fenomenologia associata ai diversi deliri. Prendendo in esame infatti il fenomeno delle false memorie in contesti sia psichiatrici che neurologici si possono trarre dati particolarmente salienti. Le confabulazioni spontanee coinvolgono dichiarazioni non provocate di ricordi errati, mentre le dichiarazioni deliranti sono concepite come ricordi effettivi da cui si scaturiscono interpretazioni deliranti o ricordi errati. Questi ultimi si verificano soprattutto nel contesto della malattia psicotica, come ad esempio nella schizofrenia e quindi, secondo quest’ ottica, le confabulazioni e i deliri dovrebbero essere considerati come concettualmente distinti.

Gilboa (2009) si concentra sul ruolo della memoria in relazione alle confabulazioni, andando ad evidenziare la centralità del deterioramento del recupero strategico. Egli concepisce come alla base della confabulazione differenti tipi di memoria relative al mal funzionamento delle capacità di automonitoraggio che porterebbero quindi a far in modo che il paziente avverta una rapida ed intuitiva sensazione di correttezza dei propri ricordi, attivando un processo di controllo che media l’avvio di azioni basate sulle memorie recuperate. Gilboa (2009) presuppone inoltre una sovrapposizione tra confabulazione e delirio soprattutto per quanto riguarda le influenze generiche di schemi memorizzati e di pregiudizi emotivi, suggerendo dunque che tali elementi risulterebbero essere fondamentali e basilari sia nelle confabulazioni, sia nei deliri.

Fotopoulou (2010) adotta invece un’unica prospettiva per abbattere la polarizzazione tradizionale e accademica tra gli approcci neurocognitivi e gli approcci psicodinamici all’ argomento in questione. Promuove, dunque, una neuropsicologia affettiva delle confabulazioni e dei deliri, andando così a sottolineare l’importanza delle influenze emozionali in entrambe le sintomatologie. Seppur riconoscendo l’importanza del ruolo degli eventi significativi della vita, egli suggerisce che l’esasperazione patologica dei pregiudizi emozionali potrebbero essere la conseguenza diretta dei disturbi neuronali, ed infatti, esattamente come Kopelman, dubita sull’ adeguatezza di un unico quadro esplicativo che possa cogliere le varie modalità tramite cui i fattori emotivi vanno ad imprimersi sia sulle false credenze che sulle false memorie.

Anche altri autori hanno prestato attenzione al ruolo del pregiudizio emotivo per quanto riguarda le false affermazioni, sia nel caso delle confabulazioni che dei deliri, ricavando da esso un grande riscontro. Interessante è stato il contributo di Langdon (2009), il quale ha sottolineato come alcuni autori usassero il termine confabulazione in riferimento a dichiarazioni in un quadro non patologico ed elaborate senza intenzionalità. Perciò il suo studio si è concentrato su tre segnali cardine: l’incomprensibilità, l’incorreggibilità e le convinzioni soggettive ingiustificate. Dopo aver ammesso comunque l’ esistenza di confabulazioni correggibili, egli ha avanzato anche l’esistenza di confabulazioni spontanee incorreggibili. Le confabulazioni spontanee, semplicemente, ricevono direttamente a livello della coscienza l’esperienza della memoria. La coscienza non farebbe altro che prendere come vere tali esperienze. Rispetto al delirio invece viene elaborata l’ipotesi che l’abitudine di alcuni soggetti di fermarsi a pensare e ripensare ad esperienze inquietanti, potrebbe facilitare gradualmente la produzione di credenze deliranti.

Le somiglianze

Messaggio pubblicitario Gli autori si distinguono, dunque, in coloro che ritengono che deliri e confabulazioni siano due fenomeni totalmente distinti e coloro che ritengono invece che siano assolutamente sovrapponibili. In effetti, nonostante le differenze inevitabilmente presenti, sono state evidenziate anche caratteristiche comuni. A tal proposito un aspetto da prendere in considerazione riguarda il ruolo delle esperienze aberranti. Coltheart e colleghi (2007) esaminano quei casi in cui l’esperienza fornisce direttamente alla coscienza il contenuto del delirio. Infatti alcune tipologie di delirio si basano su una vaga e inquietante esperienza aberrante su cui i soggetti innescano ricerche di spiegazioni. Questi approcci che mettono al centro dell’ attenzione il ruolo dell’ esperienza acquistano ulteriore importanza nel momento in cui si vanno a prendere in esame le similitudini e le differenze tra i deliri e le confabulazioni, oltre che tra le diverse tipologie di delirio e di falsa memoria. Il tema riguardante il ruolo dell’esperienza aberrante appare strettamente correlato ad un’altra tematica che prende in considerazione il ruolo dei processi consci e incosci nella produzione di confabulazioni e deliri. Proprio su questo si concentra lo studio di Fotopoulou (2010), includendo in particolare i processi motivazionali ed emozionali. Viene messo in evidenza come i fattori emotivi, come tutti gli altri fattori cognitivi, siano potenzialmente rilevanti sia nelle confabulazioni che nei deliri.

Un’ altra tematica rilevante fa riferimento alla percezione di correttezza o scorrettezza dei ricordi che i pazienti riportano. Infatti sembrerebbe che sia nel caso di confabulazioni che nel caso di deliri non c’ è alcuna relazione tra la produzione di false memorie o false credenze e la percezione del dubbio su di esse, in quanto, come già anticipato, gli individui ritengono in entrambi i casi assolutamente reali le loro produzioni. Gli autori si sono però chiesti se le percezioni di correttezza o scorrettezza possano essere considerati anch’esse tratti patologici. Tuttavia, anche se le confabulazioni e i deliri sono solitamente classificati come patologici, sappiamo che tali fenomeni possono verificarsi anche in persone sane. Sarebbe interessante quindi comprendere se è possibile o meno tracciare una linea di demarcazione tra ciò che puo’ essere considerato patologico e ciò che non lo è.

Ma quali sono le conseguenze a livello comportamentale del delirio e della confabulazione? Gilboa incorpora esplicitamente nel suo modello tutti quei processi di controllo che sono finalizzati a mediare l’azione. In realtà le persone tendono sempre ad agire in base alle proprie credenze, ma ovviamente le varietà di comportamento e la misura in cui determinati soggetti agiscono in base ad esse non può che essere correlato alla patologicità del quadro clinico. I casi di confabulazione e delirio potrebbero infatti essere spiegati da patologie concomitanti, come ad esempio l’anedonia o l’ anosodiaforia.

Come abbiamo potuto notare, alcuni autori si sono soffermati sulle diversità e altri sulle somiglianze tra confabulazioni e deliri, provando a tracciarne, attraverso gli studi, caratteristiche principali, modalità di insorgenza e di produzione, pur tenendo presente che le false credenze inevitabilmente non possono che diventare poi falsi ricordi.

 

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Bibliografia

  • Dalla Barba G, & Boisse M.F. Temporal consciouness and confabulation: Is the medial temporl lobe “temporal”? Cognitive Neuropsychiatry, 2010
  • Fotopoulou A, Conway M.A. & Solms M. Confabulation: motivated reality monitoring. Neuropsychologia, 2007.
  • Gilboa A., Alain C, Stuss DT, Melo B, Miller S, Moscovitch M. Mechanism of spontaneous confabulation: a strategic retrieval account. Brain 2006
  • Michael D. Kopelman. Varieties of confabulation and delusion 2009
  • Kopelman M.D.. Varieties of false memory. Cognitive Neuropsychology, 1999
  • Robin Langdone Martha Turner. Delusion and confabulation: overlapping or distinct distorsion of reality. 2009
  • Esther Lorente – Rovira, German Berrios, Peter MCKenna, Micaela Moro-Ipola, Jose Millagran-Moreno. Confabulations: concept, classification and neuropathology. 2011
  • Metcalf K, Langdone R, Coltheart M. Model of confabulation: a critical review and a new framework. Cogn Neuropsychol 2007
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