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Come la struttura di una canzone determina le emozioni e il ruolo delle aspettative

Il nostro cervello cataloga la musica che ascoltiamo in base a ritmo e note. Questi due elementi determinano la relazione tra canzoni ed emozioni

ID Articolo: 187029 - Pubblicato il: 23 luglio 2021
Come la struttura di una canzone determina le emozioni e il ruolo delle aspettative
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Canzoni ed emozioni: stiamo per iniziare ad ascoltare una canzone, immaginiamo sia una canzone presa a caso, che non conosciamo. Partono le prime note e nel nostro cervello si attiva l’amigdala, la sentinella delle nostre emozioni, che con il sistema limbico produce una reazione allo stimolo uditivo che ci ha raggiunti.

 

A questo punto il nostro cervello cataloga la musica che ascoltiamo in base a due elementi principali: il ritmo e le note. Questi elementi sono in grado di determinare il tipo di emozione che ci verrà trasmessa.

Canzoni ed emozioni: il ruolo del ritmo

Messaggio pubblicitario Il ritmo determina la velocità della musica, viene misurato in battiti al minuto esattamente come le pulsazioni del nostro cuore. Considerando che le nostre pulsazioni, in condizioni normali, possono variare tra 60 e 80 battiti al minuto (generalmente siamo tra i 70-72), ne consegue che un tempo con un ritmo inferiore ai 60 battiti avrà un effetto rilassante, sopra gli 80 battiti sarà invece attivante.

Agli estremi potremmo trovare un effetto “rattristante” per ritmi inferiori ai 30 battiti al minuto, mentre oltre i 110 avremo un ritmo veloce che coinvolgerà anche il movimento del corpo (come ad esempio può accadere con la musica dance). Un tempo veloce varia considerevolmente la dimensione dell’arousal, ossia la risposta del sistema nervoso ad uno stimolo, che dà luogo ad eccitazione e ad un acuirsi del sistema attentivo-cognitivo.

Canzoni ed emozioni: il ruolo delle note

Per quanto riguarda il ruolo svolto dalle note, senza addentrarci in un’analisi dell’effetto emotivo prodotto, che ai non addetti ai lavori risulterebbe complicata, possiamo limitarci a considerare come alcune note suonate insieme (accordi) o una dopo l’altra (melodia) vengono percepite come allegre o tristi in relazione a motivazioni che sono in parte culturali e in parte innate.

Semplificando, si può dire che le note risultano più gradevoli quanto più semplice è il rapporto fra la loro frequenza e questo dipenderebbe dal fatto che i suoni che originariamente erano ritenuti forieri di un pericolo incombente (pensiamo ai tuoni, alle frane, ai terremoti, alle esplosioni) presentavano frequenze casuali, complesse e disordinate.

Il nostro sistema nervoso si allerterebbe quindi nell’ascolto di questi suoni generando una sensazione sgradevole che ci mette in guardia contro un possibile pericolo.

Al contrario, i suoni più semplici non attiverebbero campanelli d’allarme e verrebbero quindi percepiti come più gradevoli.

Canzoni ed emozioni: cosa determina la nascita di un’emozione

All’interno di uno stesso brano il variare dell’intensità può mutare la nostra percezione e il livello della nostra emozione magari risultando inizialmente calmo, poi gioioso e infine malinconico. In questo contesto possiamo associare anche l’uso di accordi “in minore” o “in maggiore” che spesso compaiono all’interno di una stessa canzone con il preciso intento di cambiarne il pathos emotivo.

Dobbiamo dire che se le emozioni trasmesse dalla musica sono trasversali ai vari contesti culturali, pur con certe differenze individuali è possibile individuare una grammatica universale delle emozioni in musica.

Oltre a fattori intrinseci alla musica stessa, e oltre al nostro bagaglio culturale e di esperienze personali, le emozioni che la musica suscita possono dipendere anche da fattori esterni quali:

  • il condizionamento: è il più comune e deriva dal fatto che una musica possa essere associata ripetutamente ad eventi positivi o negativi;
  • il contagio emotivo è quel passaggio attraverso il quale l’ascoltatore percepisce le emozioni che l’esecutore vuole trasmettere e le mima internamente attraverso i “neuroni specchio”;
  • l’immaginazione visiva che riesce a far nascere emozioni facendo affiorare alla mente particolari immagini evocate dalla musica;
  • la memoria episodica entra in gioco quando l’ascolto di un brano fa riaffiorare un ricordo che colleghiamo ad una certa emozione, evocando un ricordo vengono automaticamente rievocate anche le emozioni ad esso collegate;
  • l’aspettativa è collegata all’emozione indotta dalla struttura del brano nel momento in cui questa smentisce, ritarda o conferma quello che durante l’ascolto ci si aspetta possa essere il modo in cui il brano proseguirà.

Aspettativa e “manipolazione”

Torniamo a parlare di aspettative. La canzone si sviluppa su un piano temporale: nell’istante in cui ascoltiamo non sappiamo cosa accadrà un attimo dopo e questo genera attesa.

L’attesa è fortemente legata all’emozione ed è frutto di un’elaborazione non cosciente; se così non fosse sarebbe difficile spiegare perché continuiamo a provare emozione anche nell’ascolto ripetuto di uno stesso brano. Un’elaborazione non cosciente del pezzo, al contrario, procede ad ogni ascolto a ricalcolare le attese in modo che la loro conferma o meno dia luogo all’aspetto emotivo del brano.

Mentre ascoltiamo si genera in noi un gioco di aspettative su come la canzone andrà sviluppandosi e il modo in cui procederà ci svelerà se la sua struttura avrà confermato le aspettative che ci eravamo creati oppure se ci avrà riservato delle novità che non avevamo previsto.

Messaggio pubblicitario L’aspettativa dà luogo ad una tensione muscolare soggettiva che si risolve nel momento in cui il brano si svela trasmettendoci lo stimolo atteso. Questo ha l’effetto di ridurre sia l’attenzione che la tensione dell’ascoltatore. Se l’attesa viene rispettata, si verificherà un’emozione positiva, in caso contrario si potrà provare un senso di frustrazione o di sorpresa, o una combinazione delle due condizioni.

L’eccitazione provocata da ogni forma d’arte risiede proprio in questo, l’alternarsi di un’aspettativa e di una soluzione. Spesso chi compone canzoni gioca proprio su questo fattore, creando abilmente delle aspettative che poi, magari, decide di disilludere con un brusco cambio di direzione.

Meglio una conferma o l’effetto sorpresa?

In generale risulta più frequente che la musica pop tenda a darci risposte che ci aspettiamo e che confermano le nostre aspettative mentre altre forme musicali, come per esempio il jazz, usano più frequentemente soluzioni che possono risultare spiazzanti e magari per questo più affascinanti ad un orecchio musicalmente “più colto”.

Generalmente le canzoni che preferiamo nel loro andamento sonoro sono una via di mezzo tra la conferma delle nostre aspettative e l’effetto sorpresa. Sono quindi canzoni definite di “media complessità”, con un’incertezza moderata, dove ad uno svolgimento prevedibile si alternano sorprese.

Ma dobbiamo tenere conto anche di alcune sfumature che possono avere un certo ruolo: anche il livello di certezza o meno che raggiungiamo attraverso l’ascolto ha un suo peso. Pare infatti che se ci sentiremo quasi assolutamente sicuri di quale sarà la nota o l’accordo che seguirà, un’eventuale sorpresa ci provocherà piacere; al contrario, se ci sentiremo incerti su come il brano si svilupperà, proveremo più piacere nel non essere sorpresi da quel che accadrà successivamente.

La manipolazione delle aspettative

Non va dimenticato poi che la musica viene prodotta con uno scopo. Chi la compone vuole trasmetterci qualcosa, quindi la sua struttura, il contesto, le parole che la accompagnano mirano anche a manipolare le nostre aspettative contribuendo a dar vita ad una specifica emozione.

Tale “manipolazione” può essere definita positiva quanto più il pubblico ricettore ha propri strumenti per decidere se essere “manipolato”. In questo caso la capacità di manipolazione può diventare un dono, nel suo senso buono. Il rischio è che l’ascolto dei messaggi che arrivano attraverso le canzoni possa diventare una scappatoia per trovare soluzioni facili senza troppa fatica e senza spirito critico.

La capacità della musica di modellare e dirigere le coscienze implica una grande responsabilità civile ed educativa per chi fa musica. Un esempio? È stato rilevato che un ascolto protratto di una canzone, intorno alle cento volte, fa assumere come proprio il pensiero che questa esprime, con tutto quello che questo può comportare.

 

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Bibliografia

  • Balestrieri, A. (2021), La mente in musica. Come ragisce il cervello all’ascolto della musica, Milano, Independently published
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