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“Mi sento sporco”: la relazione tra tradimento e psicopatologia

L'essere traditi porta alcuni individui a sentirsi in colpa, quasi "sporchi", per quanto accaduto. Che relazione ha questo con DOC e contaminazione mentale?

ID Articolo: 186107 - Pubblicato il: 14 giugno 2021
“Mi sento sporco”: la relazione tra tradimento e psicopatologia
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Sebbene le conseguenze psicologiche derivanti dall’aver subito un tradimento siano note all’interno della cultura popolare (Altenberg, 2015), la relazione tra tradimento e psicopatologia è ancor poco esplorata. 

 

Messaggio pubblicitario Il tradimento è stato definito come “la percezione di essere stati danneggiati dalle azioni intenzionali o dalle omissioni di una persona di fiducia” (Rachman, 2010, p. 304). Rachman e colleghi, grazie agli studi effettuati con pazienti affetti da un disturbo ossessivo compulsivo (DOC) (Rachman, 2010), hanno mostrato come le esperienze di tradimento siano centrali nell’espressione del disagio e nella resistenza al trattamento in questi pazienti.

Ulteriormente, secondo alcuni studi, esiste un legame specifico tra il tradimento e la contaminazione mentale (CM) (Coughtrey et al., 2013; Warnock-Parkes et al., 2012). Per contaminazione mentale si intende quel fenomeno clinico, tipico dei pazienti DOC, caratterizzato dalla percezione di un senso di contaminazione, nonostante l’assenza di un contatto fisico con un altro soggetto. È la mera associazione con una persona fisicamente, moralmente o simbolicamente contaminata che può innescare tale percezione.

In altre parole, per alcune persone, l’essere state trattate come spazzatura le fa sentire sporche. Coughtrey e collaboratori (2012a) hanno scoperto che il 46% dei partecipanti affetti da DOC ha manifestato fenomeni di contaminazione mentale e la gravità di quest’ultima era correlata alla gravità dei sintomi (Coughtrey et al., 2012b).

Secondo le teorie cognitive, la valutazione o l’interpretazione delle esperienze è centrale per lo sviluppo della psicopatologia. Il modello cognitivo-comportamentale del DOC (Salkovskis, 1985) afferma che la valutazione della responsabilità di aver causato un danno o, di non aver potuto impedire che quest’ultimo si verificasse, è la chiave per comprendere lo sviluppo e il mantenimento del disturbo. Si ritiene che la contaminazione mentale nel DOC si verifichi a causa della valutazione di vari pensieri, immagini ed esperienze (Rachman, 2004, 2006) e la ricerca suggerisce che le valutazioni di responsabilità, violazione e immoralità sono predittori della contaminazione mentale (Elliott & Radomsky, 2013).

Dunque, secondo i resoconti clinici, il tradimento sembra essere associato alla contaminazione mentale nei pazienti DOC, ma rimane da indagare sistematicamente la suddetta relazione.

Anche se la contaminazione mentale risulta essere maggiormente associata al disturbo ossessivo-compulsivo, ci sono alcune prove che essa possa verificarsi in tutti i disturbi. Per esempio, uno studio di Coughtrey e collaboratori (2018) ha indicato la prevalenza di contaminazione mentale nei disturbi alimentari, nella depressione e nell’ansia. Altri studi hanno trovato prove di CM nella fobia specifica e nel disturbo da stress post-traumatico (PTSD) (Rachman, 2006).

La contaminazione mentale è stata osservata anche indipendentemente dalla psicopatologia; difatti, anche le donne vittime di aggressioni sessuali, hanno riportato un aumento dei sentimenti di contaminazione mentale e l’urgenza di lavarsi, quando richiamavano i ricordi dell’esperienza subita (Ishikawa et al, 2015).

È sulla base delle considerazioni appena esposte, che alcuni autori si sono proposti di effettuare due studi. Nel primo studio essi hanno sviluppato un nuovo strumento, la Perception of Betrayal Scale (POBS), con l’obiettivo di definire le proprietà psicometriche della POBS all’interno di un campione non clinico. Il questionario sviluppato constava di 27 item che miravano a valutare l’impatto del tradimento su diverse dimensioni come le relazioni interpersonali, la percezione di sé e il comportamento.

Nel secondo studio, invece, i ricercatori hanno confrontato l’impatto del tradimento in tre gruppi clinici e un gruppo di controllo.

Messaggio pubblicitario L’ipotesi primaria era che i soggetti clinici avrebbero riportato un maggiore impatto del tradimento, come misurato dalla POBS e, nello specifico, gli autori hanno ipotizzato che i pazienti affetti da DOC, avrebbero mostrato di aver subito un maggior impatto, a causa del tradimento. L’ipotesi secondaria era che gli individui affetti da DOC, con livelli più elevati di contaminazione mentale, avrebbero mostrato anche un maggiore impatto dovuto al tradimento, misurato attraverso la POBS. Una terza ipotesi era che l’impatto del tradimento avrebbe predetto la contaminazione mentale.

Al fine dello sviluppo psicometrico e della validazione della POBS, sono stati reclutati 217 soggetti non clinici. Al secondo studio, invece, hanno preso parte 83 individui, divisi in quattro gruppi: 23 nel gruppo DOC, 21 nel gruppo ansia, 18 nel gruppo depressione e 21 nel gruppo di controllo.

Il primo studio ha mostrato che la POBS aveva un test-retest accettabile ed una buona attendibilità e coerenza interna.

I risultati del secondo studio hanno mostrato che i soggetti con un disturbo ossessivo-compulsivo avevano riportato punteggi dell’impatto del tradimento significativamente più elevati rispetto agli altri gruppi clinici e a quello di controllo, con i gruppi di ansia e depressione che mostravano un punteggio più alto rispetto al gruppo comunitario.

È possibile che il gruppo costituito da soggetti con DOC abbia mostrato maggiori valutazioni disadattive riguardo al tradimento in quanto è probabile che essi siano più preoccupati da eventi interpersonali rispetto ad altri gruppi clinici, o forse presentano un approccio diverso rispetto alle interazioni interpersonali complesse. Ci sono alcune prove che gli individui con una diagnosi di DOC mostrano alcuni deficit nella consapevolezza di sé e nel riconoscere e verbalizzare le emozioni (De Berardis et al., 2005), nonché una maggior tendenza alla sottomissione interpersonale, rispetto ai controlli sani (Solem et al., 2015).

Inoltre, i risultati del secondo studio hanno suggerito che vi è un’associazione tra il tradimento e la contaminazione mentale, ma il meccanismo con cui quest’ultima venga indotta non è ancora chiaro.

Questo è il primo studio che tenta di misurare la percezione del tradimento in gruppi clinici e non clinici e supporta l’ipotesi di una relazione tra valutazioni negative del tradimento e psicopatologia e più specificamente tra tradimento e contaminazione mentale, aggiungendosi ad un piccolo ma crescente corpo di ricerca che studia l’impatto del tradimento sulla psicopatologia.

La presente ricerca solleva ulteriori quesiti e apre nuovi scenari per futuri studi. Naturalmente, tali questioni dovranno essere risolte prima di poter affermare con certezza che le esperienze di tradimento dovrebbero essere al centro degli interventi terapeutici, sia in coloro che sperimentano una forma di contaminazione mentale, che in chi non la esperisce.

Difatti, il tradimento potrebbe essere un fattore rilevante quando si valutano e si forniscono interventi rivolti alla risoluzione della percezione di contaminazione mentale.

 

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