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Genitorialità e nido

Il rapporto tra madre e bambino nel corso dei mesi si apre verso l’esterno, ad esempio nel lasciare il proprio figlio ad una struttura preposta come il nido

ID Articolo: 183883 - Pubblicato il: 09 aprile 2021
Genitorialità e nido
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Il nido è un luogo intimo, all’interno del quale il bambino inizia a conquistare il suo spazio, entra in contatto con coetanei, interagisce con altri adulti, sviluppa le proprie autonomie.

Maria Obbedio – OPEN SCHOOL Psicoterapia Cognitiva e Ricerca Bolzano

 

Messaggio pubblicitario Ci sono tanti distacchi che una mamma e il suo bambino, prima o poi, devono affrontare. Del resto, il distacco fa parte della vita, si pone come naturale continuum rispetto al contatto dei primi giorni o mesi.

Il distacco è un momento molto personale e delicato: il rapporto che si instaura tra madre e bambino è un rapporto intimo, profondo e nel corso dei mesi inizia ad “aprirsi” verso l’esterno, ad esempio nel lasciare il proprio figlio alle cure dei nonni, alla baby sitter oppure ad una struttura preposta: il nido.

Genitorialità …

L’assunzione del ruolo genitoriale fa emergere il vissuto legato alle proprie relazioni affettive primarie: l’arrivo di un figlio suscita nuove e potenti emozioni, può aiutare a visualizzare e riorganizzare meglio le esperienze passate, ma la nuova condizione può anche determinare un crollo psicologico proprio per il riattivarsi di sottostanti conflitti e/o vissuti non elaborati (Ammaniti, 2001). L’iperprotezione materna, ad esempio, potrebbe trasmettere al bambino un costante senso di pericolo e restringere le opportunità di sviluppare strategie di coping positive (Rapee, 1997). I genitori potrebbero cercare di mantenere il proprio figlio a un livello evolutivo inferiore rispetto all’età cronologica, incoraggiandone la dipendenza e pattern di comportamento più infantili. Nei bambini ansiosi, si potrebbe sviluppare un senso di incompetenza o di disperazione di fronte a situazioni difficili oppure sovrastimare la minaccia e sottostimare le proprie capacità di farvi fronte. Fino a qualche decennio fa è stata soprattutto la maternità ad essere oggetto di studio, tenendo conto del ruolo del dato biologico, ma più recentemente ampio spazio è stato dato anche alle problematiche connesse alla paternità. Per entrambi i genitori, la nascita di un figlio rappresenta un cambiamento: si presentano cambiamenti psicologici in ognuno dei due genitori, alterazioni dell’equilibrio della coppia che si trova a dover affrontare il delicato passaggio da una relazione a due a una relazione a tre, passaggio che comporta una serie di profonde modificazioni strutturali e d’investimento. È all’interno di questa struttura che potrà costituirsi una condizione di nuovo equilibrio in cui si determinerà una relazione armoniosa bambino-genitore, oppure potrà manifestarsi una situazione di disagio psichico che troverà espressione in disturbate interazioni, causa di profonda sofferenza per il bambino. Se poniamo l’accento sullo sviluppo del bambino, il ruolo della famiglia appare centrale, in quanto questa costituisce, soprattutto nei primi anni di vita, l’intero mondo affettivo e sociale del bambino.

… Attaccamento …

I bambini nascono con capacità che consentono loro di comunicare con l’ambiente e per continuare a farlo hanno bisogno di figure di attaccamento sufficientemente sensibili e interessate. Con il termine attaccamento si definisce la relazione che il bambino ha, sin dai primi momenti di vita, con il caregiver (cioè colui che se ne prende cura, generalmente la madre). Questa particolare relazione permette al bambino di crescere contando sulla protezione da parte della madre e potendo a sua volta esplorare il mondo circostante. Il contatto è importante perché: “l’interiorizzazione del modo di sentirsi come persona che agisce, nasce dallo stare insieme alle figure di attaccamento, i genitori e/o altre persone vicine al bambino” (Grossmann & Grossmann, 1999). Il bambino che esplora l’ambiente intorno a lui utilizza la madre come “base sicura” alla quale torna periodicamente per essere rinfrancato. Il sistema dell’attaccamento, quindi, risulta essere composto da una serie di pattern comportamentali: “attraverso di essi il legame di attaccamento è dapprima formato, successivamente mediato, mantenuto e ulteriormente sviluppato” (Ainsworth et al., 1978). Esistono una serie di aree funzionali che riguardano la relazione genitore-bambino e che hanno un’influenza specifica sullo sviluppo dell’attaccamento. La disponibilità, le cure e il calore emotivo, la protezione, il fornire conforto rappresentano i comportamenti più significativi del caregiver per lo sviluppo della relazione di attaccamento e corrispondono alla sicurezza e alla fiducia, alla regolazione emozionale equilibrata, alla vigilanza e alla ricerca di conforto nei momenti di disagio da parte del bambino. Da aggiungere anche altri comportamenti genitoriali, come il gioco, l’insegnamento, solo per citarne alcuni che, secondo altri clinici e ricercatori (Zeanah, Boris, 2000), devono essere considerati per una valutazione complessiva dell’attaccamento nel bambino.

… E Nido

Conoscere, esplorare e sperimentare il mondo che ci circonda è un processo che inizia già durante la prima infanzia. In questo periodo, infatti, la mente del bambino è sensibilmente ricettiva rispetto a determinati apprendimenti: l’affinamento dei sensi, l’ordine, la coordinazione dei movimenti e il linguaggio. Uno dei bisogni fondamentali del bambino è la vicinanza del caregiver, in genere la madre, che comprende e risponde ai suoi bisogni, che gli dà protezione e che lo fa sentire al sicuro; nel caso in cui non sia presente la madre, il bambino ricerca un individuo diverso che preferisce ad altri, una figura di attaccamento “sensibile” che sia in grado di percepire e accogliere la comunicazione del bambino e sostenerlo (Stern, 1985).

Il nido è un luogo intimo, all’interno del quale il bambino inizia a conquistare il suo spazio, entra in contatto con coetanei, interagisce con altri adulti, sviluppa le proprie autonomie. Le strutture di accoglienza sono pensate per rispettare le esigenze del bambino. Nell’interazione tra personale educativo e bambino, le operatrici accolgono a vari livelli i segnali di competenza del bambino. L’ambiente predisposto per il bambino deve infatti essere adatto alla sua età, curato ed accogliente, stimolare la curiosità, catturare l’attenzione e deve inoltre consentire al bambino di sperimentare e sperimentarsi in autonomia. L’organizzazione per aree consente al bambino di dedicarsi a diverse attività: la lettura, le attività ludiche, l’igiene personale, il pranzo e via dicendo. Lo spazio del nido in più è polifunzionale, consente infatti al bambino di vivere momenti di relazione o di isolamento in base alle sue esigenze. Sebbene l’ambiente risulti accogliente, il momento del distacco rimane il più delicato. In genere quando il genitore giunge a questa decisione, lasciare il proprio figlio al nido, è mosso da diverse necessità o bisogni ma spesso il senso di colpa o la tristezza sono emozioni che fanno capolino nel momento del distacco. L’inserimento o ambientamento, è pensato in modo da non creare una separazione traumatica, così facendo si procede gradualmente, per andare incontro al ritmo personale del piccolo. A seconda delle età, i bimbi e i genitori vivono la separazione con modalità e difficoltà diverse. Ad esempio i bimbi molto piccoli, i lattanti, hanno ancora un rapporto fortemente simbiotico con la mamma; possono quindi emergere ansie di separazione e sensi di colpa soprattutto nel genitore. Il bimbo ha meno consapevolezza di quello che accade ed è fondamentale in questa età una vicinanza ed un’attenzione molto fisica dell’educatrice.

Messaggio pubblicitario Al contrario, nei bambini più grandi la separazione può essere più complicata poiché ci sono maggiori risvolti psicologici per il bimbo stesso, che può comprendere maggiormente la separazione e vivere con senso di abbandono la fase del distacco. In più, quando i bambini iniziano a frequentare il nido si richiede una doppia fatica psicologica, poiché oltre ad adattarsi ad un contesto e persone nuove, gli si richiede di dover fare i conti con la capacità di saper condividere spazi e attenzione con altri bambini e di gestire la frustrazione. L’educatrice svolgerà l’importante ruolo di accoglienza, non solo fisica ma anche emotiva del bambino e del genitore. Questi primi momenti risultano strategici e importanti per la creazione e mantenimento del rapporto tra educatrice e bambino: la condivisione della routine permetterà lo sviluppo di uno scenario ‘prevedibile’, grazie allo scandirsi di momenti strutturati nella quotidianità, quali l’accoglienza, il cambio e la pulizia personale, il pranzo, il riposino, la merenda (Galardani, 2011; Catarsi e Baldini, 2008; Weikert, 2005). La presenza della madre diverrà sempre più marginale, fino a giungere al momento del saluto, dove, all’arrivo, l’educatrice accoglierà il bambino per fare l’ingresso in struttura e la madre resterà all’esterno. Ciò decreterà il termine della fase di inserimento. E’ un momento, quindi, vissuto intensamente non solo dal bambino ma anche dai genitori, in particolare dalla madre. La mamma può sperimentare senso di colpa, angoscia oppure vivere una sensazione di fastidio, soprattutto quando il bimbo è molto piccolo, ad esempio per il timore di essere “spodestata” da qualcuno più competente, l’educatrice, e viva di conseguenza l’inserimento al nido con sentimenti ambivalenti. Talvolta i genitori possono vivere sentimenti di inadeguatezza e sentirsi giudicati poiché il loro bimbo ha più difficoltà ad inserirsi. Per tali motivi la fase di ambientamento risulta essere “delicata”, perché anche i genitori vivono in maniera soggettiva questa nuova esperienza e realtà. Nelle prime fasi, è opportuno:

  • Rassicurare i genitori ricordando che non tutti i bambini sono uguali ed hanno tempi diversi di adattamento alle nuove situazioni. E’ inutile fare paragoni con bambini che si ambientano in minor tempo o con più facilità. Ci sono molti casi in cui bambini apparentemente inseriti manifestano la “crisi di ambientamento” più avanti, dopo qualche mese di frequentazione del nido.
  • Fidarsi. Innanzitutto è importante che il genitore riesca a fidarsi delle persone a cui affida il proprio figlio, perché i bambini avvertono se la propria mamma o il proprio papà sono “tranquilli” nel lasciarlo oppure no. L’inserimento ha anche questo obiettivo: che il genitore conosca l’ambiente in cui suo figlio vivrà una parte della giornata. Infine, ma non meno importante fidarsi soprattutto del proprio bambino, delle sue capacità. Ricordiamo sempre che i bambini si percepiscono attraverso gli occhi del genitore e sono affamati di imparare, esplorare e conoscere l’ambiente e se stessi. L’aver fiducia nel proprio figlio può essere riassunto nell’espressione “Insegnami a riuscirci da solo”.

 

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Bibliografia

  • Ainsworth M.D.S., (1978): Patterns of attachment: a psychological study of the Strange Situation. Erlbaum Associates, Hillsdale, NJ.
  • Ammaniti M, (2001). Manuale di psicopatologia dell’infanzia. Raffaello Cortina Editore
  • Bowlby, J. (1988). Una base sicura. Raffaello Cortina, Milano, 1989.
  • Catarsi, E. E., Baldini, R. (2008). Bisogni di cura al nido. Il pasto, il cambio, il sonno. A cura di Edizioni del Cerro, Pisa.
  • Galardani, A. L. (2011). Crescere al nido. Gli spazi, i tempi, le attività, le relazioni. A cura di Carocci, Milano.
  • Grossmann K.E., Grossmann K., Zimmermann P. (1999): “Una visione più ampia dell’attaccamento e dell’esplorazione. Stabilità e cambiamento durante l’età dello sviluppo
  • Philip Graham (2008). Manuale di terapia cognitivo comportamentale con i bambini e gli adolescenti. Firera & Liuzzo Publishing editore
  • Rapee, R.M. (1997). Potential role of childrearing practices in the development of anxiety and depression. Clinical Psychology Review, 17, 47-67.
  • Stern DN (1985) Il mondo interpersonale del bambino. Basic Book, New York, NY [Trad.it .: Il mondo interpersonale del bambino. Boringhieri, Torino, 1987]
  • Zeanah, C. H., Jr., & Boris, N. W. (2000). Disturbances and disorders of attachment in early childhood.In C. H. Zeanah, Jr. (Ed.),Handbook of infant mental health (p. 353–368). The Guilford Press.
  • Weikert, A. (2005). Piccoli riti di ogni giorno che aiutano a crescere. Dal bacio del mattino alla fiaba della buona notte: gesti, giochi, parole. Editore Red.
  • Winnicott, D.W. (2005). Gioco e realtà. Roma: Armando Editore.
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