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La mente in musica: come reagisce il cervello all’ascolto della musica (2021) di Annalisa Balestrieri – Recensione del libro

Dietro la musica non ci sono solo note, melodie, parole, c’è qualcosa di molto più complesso che non può essere espresso dal solo linguaggio verbale.

ID Articolo: 183397 - Pubblicato il: 24 marzo 2021
La mente in musica: come reagisce il cervello all’ascolto della musica (2021) di Annalisa Balestrieri – Recensione del libro
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Quando ascoltiamo la musica si attivano entrambi gli emisferi cerebrali e questo consente di trarre beneficio per aspetti diversi: miglioramento della memoria, del senso del ritmo e della motricità da un lato e potenziamento di immaginazione e creatività dall’altro.

 

Messaggio pubblicitario Dal titolo del libro ci si aspetterebbe una disamina di tipo neurologico e neuropsicologico delle basi cerebrali responsabili della percezione e dell’elaborazione di una traccia musicale. In realtà l’autrice non si limita assolutamente a questo: le informazioni più “tecniche” si ritrovano nel corso della lettura insieme ad una attenta valutazione molto più ampia di tipo storico, sociale e culturale.

L’inclinazione alla musica, quella che Oliver Sacks definisce “musicofilia”, sembra quasi una caratteristica innata dell’essere umano. La musica esercita su tutti noi un grande potere, a priori dal fatto che ci definiamo appassionati o meno e il suo ruolo si esplica anche in modo differente nei diversi momenti della vita.

La musica già durante la gravidanza stimola la formazione delle strutture cerebrali del feto, facilita l’ampliamento della rete neuronale, l’accesso alla memoria e non di meno crea un legame emotivo tra la madre e il bambino. In età infantile le ninne nanne servono a far rilassare il bambino andando a dimostrare come si sia già formata una traccia mnestica sonora relativa alla voce della madre. Ma è nell’età adolescenziale che forse si crea un legame veramente forte tra musica e personalità che persisterà per tutta la vita. In questa età, come riferisce l’autrice, la musica serve sia a livello emotivo che sociale. Aiuta a costruire una realtà in cui rifugiarsi, dà un grande aiuto per confrontarsi con delle emozioni assolutizzanti ed estremizzate che l’adolescente non è ancora in grado di comprendere fino in fondo da solo. E la musica riesce a dare una voce a quei pensieri nuovi, alle paure che affiorano, fungendo quindi da calmante naturale. Fa sentire compresi e allo stesso tempo aiuta anche un certo “decentramento” per osservare e valutare quella stessa emozione e quella situazione dall’esterno.

Dal punto di vista sociale aiuta l’adolescente ad identificarsi in un gruppo, consente di comunicare con i propri coetanei e a crearsi un proprio spazio esterno alla famiglia; inoltre suonare all’interno di un complesso musicale può favorire processi identificativi e migliorare le dinamiche interattive. A questo proposito non bisogna neanche sottovalutare gli effetti benefici che si possono avere dall’imparare a suonare uno strumento musicale che saranno sia cognitivi che, per l’appunto, sociali.

E che dire della musica nella terza età? Tra le sue molteplici funzioni ci sono quelle di favorire il rilassamento, incoraggiare l’esercizio fisico ma soprattutto quello di valorizzare la memoria facendo riaffiorare ricordi e le emozioni ad essi associati. Proprio questo è uno dei rapporti più interessanti da scandagliare, quello tra musica, ricordi ed emozioni.

Innanzitutto dobbiamo precisare che è più facile richiamare alla mente degli avvenimenti che abbiano anche un connotato emotivo; eventi che hanno un forte impatto su di noi creano delle connessioni più forti e quindi risultano più accessibili alla memoria. Visto che la musica è così legata alle emozioni, è facile dire che l’ascolto di una particolare canzone possa far riaffiorare il ricordo dell’evento e il suo correlato emozionale. Tale forte connessione è anche anatomicamente giustificata; i cosiddetti lobi “musicali” sono i lobi temporali, sede anche di importanti strutture legate alla memoria (per esempio l’ippocampo) e alle emozioni (sistema limbico). Quando ascoltiamo la musica si attivano entrambi gli emisferi cerebrali: se l’emisfero sinistro è deputato ad un’analisi più di tipo semantico, per esempio con l’analisi del significato delle parole, quello destro invece si occupa del riconoscimento della melodia e della componente emozionale. L’attivazione di entrambi gli emisferi consente di trarre beneficio per aspetti diversi: miglioramento della memoria, del senso del ritmo e della motricità da un lato e potenziamento di immaginazione e creatività dall’altro.

Messaggio pubblicitario Come spesso accade, sono le anomalie di funzionamento che ci fanno capire e scoprire i meccanismi alla base di diversi processi. La stimolazione elettrica di alcune aree del lobo temporale può indurre una persona a sentire una particolare musica o melodia; ma non solo, spesso in concomitanza a quel particolare suono viene anche evocata un’immagine e, nello specifico, un ricordo. Se secondo Wilfred Penfield queste immagini fossero casuali e senza un particolare significato, in realtà sappiamo che i nostri pensieri nascondono degli speciali significati molto più profondi che però emergono solo dopo un’attenta analisi ed elaborazione. Molto esplicativo a questo proposito è un caso clinico che ci presenta Oliver Sacks nel libro L’uomo che scambiò sua moglie per un cappello. Una notte la signora O’C. aveva fatto un sogno molto vivido in cui si rivedeva bambina e allo stesso tempo sentiva le canzoni irlandesi della sua infanzia. Tuttavia, anche dopo il risveglio, continuava a sentire persistentemente le stesse canzoni come se qualcuno le stesse trasmettendo alla radio. Effettivamente l’EEG mostrò che la signora aveva degli attacchi a livello dei lobi temporali, dei piccoli infarti; la risoluzione di questi attacchi, portò via anche le sue canzoni. Da un punto di vista personale e psicologico, l’esperienza è stata definita dalla signora O’C. come uno dei momenti più salutari e più felici della sua vita. Infatti la signora non ricordava consapevolmente quegli eventi della sua infanzia; questa “reminiscenza” epilettica aveva portato a galla una vera e propria esperienza inconscia, un evento che seppur escluso dalla coscienza, era rimasto sedimentato e aveva lasciato un segno duraturo e significativo. Siamo quindi davanti ad una memoria implicita, non verbalizzabile proprio perché non consapevole, che non può essere rimossa ma che può essere resa manifesta e influenzare il futuro e i sentimenti. Questo insorgere improvviso di ricordi ed emozioni, associati ad eventi sensoriali, ci conferma quindi l’affascinante legame di natura “proustiana” tra mente e memoria.

La musica ha effetti benefici sul corpo e i meccanismi attraverso i quali agisce sono molteplici. L’impulso sonoro che arriva alla corteccia uditiva (localizzata nel lobo temporale) innesca una serie di meccanismi di trasmissione sinaptica che portano al rilascio di un neurotrasmettitore come la dopamina. Questo provoca effetti sul tono dell’umore, sul battito cardiaco e sulla pressione sanguigna. Non solo, la somministrazione di musica può modulare anche l’attività del GnRH (fattore di rilascio delle gonadotropine) andando per esempio ad avere un impatto su alcuni casi di amenorrea ipotalamica funzionale, molto spesso legata allo stress e quindi a livelli elevati di cortisolo.

Dunque la musica può avere una funzione terapeutica; non stupisce quindi come la musicoterapia sia uno strumento ormai validato nel trattamento di diversi disturbi e di come possa aiutare condizioni anche di tipo degenerativo come la malattia di Alzheimer, le sindromi frontali e i parkinsonismi. Uno dei campi in cui è maggiormente utilizzata è il trattamento dei Disturbi dello Spettro Autistico: in questo caso la comunicazione, impossibile se intesa nella sua classica accezione linguistica, è possibile grazie ai ritmi del suono.

Dietro una canzone, dietro la musica, non ci sono solo delle note, delle melodie, delle parole, c’è qualcosa di molto più complesso che, come la musica stessa, non può essere espresso semplicemente tramite il linguaggio verbale. “Il mondo dietro una canzone” scriveva Thomas Mann. E la cosa più affascinante è che ognuno di noi vedrà sempre un mondo diverso dietro ogni singola canzone. Ma allo stesso tempo il nostro mondo sarà sempre in grado di mettersi in contatto con quello di qualcun altro attraverso questo particolare linguaggio che sembra non avere regole fisse. La musica può avere allora la grande forza di avvicinare e mettere in contatto più di qualunque gesto o qualsiasi parola.

Non rimane quindi che augurare a tutti buon ascolto….ops, buona lettura!

 

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Bibliografia

  • L’uomo che scambiò sua moglie per un cappello, Oliver Sacks – ADELPHI, 1985
  • Il cervello anarchico, Enzo Soresi – UTET, 2013
  • Annalisa Balestrieri (2021) La mente in musica: come reagisce il cervello all’ascolto della musica. Independently published.
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