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Genitori e familiari: come diventare un sostegno per chi ha difficoltà a gestire le emozione – Report dell’evento

Familiari e partner possono sentirsi esausti o sconfitti, non riuscendo a comprendere i comportamenti di coloro che soffrono di disregolazione emotiva.

ID Articolo: 182663 - Pubblicato il: 04 marzo 2021
Genitori e familiari: come diventare un sostegno per chi ha difficoltà a gestire le emozione – Report dell’evento
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La disregolazione emotiva può avere ripercussioni significative non solo dal punto di vista del benessere individuale, ma anche sulla qualità delle relazioni interpersonali. In che modo genitori e familiari possono diventare un sostegno quando si verificano problemi di gestione delle emozioni?

 

Messaggio pubblicitario La mancata capacità di controllare gli effetti delle proprie reazioni emotive su pensieri e comportamenti è detta Disregolazione Emotiva. Questo costrutto è implicato trasversalmente in diverse forme di malessere psicologico, per le quali può configurarsi sia come fattore predisponente che come fattore di mantenimento. La mancata regolazione emotiva può avere ripercussioni significative non solo dal punto di vista del benessere individuale, ma anche sulla qualità delle relazioni interpersonali.

Il Centro Disturbi della Personalità del progetto Cliniche Italiane di Psicoterapia (CIP) di Modena e di Milano si occupa di fornire sostegno, in ambito clinico e riabilitativo, a chi ha difficoltà di regolazione emotiva ed ai loro familiari.

In che modo genitori e familiari possono diventare un sostegno quando si verificano problemi di gestione delle emozioni?

Il costrutto di Regolazione Emotiva (Gratz & Roemer, 2004) si riferisce all’abilità di:

  • Comprendere ed essere consapevoli delle proprie emozioni;
  • Accettare il presentarsi delle emozioni;
  • Controllare le emozioni negative evitando che queste interferiscano con il proprio comportamento;
  • Usare strategie di regolazione emotiva in modo flessibile e adatto al contesto.

Questa concezione si inserisce all’interno del modello Biosociale di Marsha Linehan. Secondo questa cornice teorica esistono due diversi tipi di fattori che concorrono a determinare la vulnerabilità emotiva. Uno di tipo temperamentale, relativo alle predisposizioni individuali, ed uno di tipo ambientale, riconducibile all’esperienza emozionale soggettiva. Quando l’ambiente non è supportivo, non accoglie adeguatamente o fraintende il manifestarsi delle emozioni del bambino, possono verificarsi dinamiche di instabilità nella relazione individuo-ambiente. Come conseguenza di ciò, l’emotività potrebbe essere percepita dalla persona come inadeguata, pericolosa o intollerabile. Ciò può comportare difficoltà a tollerare stress e frustrazione e problemi a orientarsi in base alle proprie emozioni e cognizioni senza ricorrere a sostegni esterni. Non riuscendo a fare uso di strategie cognitive in grado di mediare il rapporto tra stimolo ambientale e risposta comportamentale, l’individuo acquisirà un’attività mentale rigida, caratterizzata da pensiero tutto o nulla generalizzato a molti aspetti della quotidianità, che verranno così concepiti in modo assolutistico e non adattabile alla variabilità del contesto. Questa estremizzazione in poli opposti influenzerà anche nell’espressione emotiva, che oscillerà tra inibizione ed eccessiva espressione delle emozioni, senza possibilità di compromessi più funzionali. La persona stessa potrebbe vivere con biasimo e vergogna queste risposte emotive estreme, anche per via della difficoltà a riconoscerle, identificarle e controllarle.

Nel tentativo di far fronte a questi vissuti dolorosi, l’interessato potrebbe:

  • Manifestare impulsività in varie aree di vita (aggressività fisica o verbale, abuso di droghe o alcol, gioco d’azzardo, shopping compulsivo, eccessivo o insufficiente consumo di cibo);
  • Presentare difficoltà nel processo decisionale e rigidità di pensiero (es. pensiero tutto o nulla: “o sono perfetto o sono un fallito”);
  • Problemi nelle relazioni interpersonali (frequenti fraintendimenti, relazioni caotiche);
  • Ipervigilanza e ipersensibilità.

Quali sono le conseguenze sui familiari e i partner?

Le difficoltà di regolazione emotiva possono avere effetti significativi anche sulle persone che vivono a stretto contatto con chi ne soffre. Col passare del tempo, famigliari e partner possono sentirsi esausti o sconfitti in seguito ai molteplici tentativi di dare spiegazioni razionali a quelli che possono sembrare comportamenti privi di logica. Questa condizione è spesso caratterizzata da alti livelli di frustrazione, che purtroppo accompagna il senso di inefficacia sperimentato dai membri della famiglia a seguito dei molti tentativi di aiuto ignorati o fraintesi. Queste dinamiche possono causare l’instaurazione di conflittualità tali da non rendere più i familiari risorse funzionali all’ottenimento dei risultati del percorso terapeutico, arrivando persino a escluderli completamente dalla vita del paziente.

Come riconoscere la disregolazione emotiva?

La disregolazione emotiva può esprimersi mediante diverse manifestazioni comportamentali. Per le persone vicine a chi ne soffre è tipico sentirsi sempre sotto stress, a causa delle preoccupazioni e delle difficoltà nella vita quotidiana causate dal proprio famigliare. È anche comune avere l’impressione che il proprio caro passi in poco tempo dalla calma, all’ira o alla disperazione, con cambiamenti d’umore così repentini da confondere e indurre a pensare di avere immaginato ciò a cui si ha appena assistito. L’umore del proprio familiare, infatti, cambia apparentemente senza alcuna ragione (Labilità emotiva).

Un’altra manifestazione comportamentale che la disregolazione emotiva porta spesso con sé è l’impulsività. Se il proprio familiare è impulsivo, si può avere l’impressione che non abbia il controllo sulle proprie emozioni e sui propri comportamenti. Ciò provoca continue preoccupazioni per la sua sicurezza, in quanto si teme che egli adotti una moltitudine di comportamenti pericolosi quali autolesionismo, abitudini alimentari dannose, uso di droghe e alcol, pratiche sessuali rischiose, spese sconsiderate e, nei casi più gravi,  tentativi di suicidio.

Messaggio pubblicitario Ulteriori effetti della disregolazione emotiva possono essere la Difficoltà nel processo decisionale e la Rigidità di pensiero. Il familiare, pur affermando di vivere una quotidianità fatta di frustrazioni, infelicità e stress, sembra incapace di compiere il minimo cambiamento per migliorare la propri a situazione.

Le decisioni quotidiane sembrano sfide enormi e chi è vicino a lui/lei si trova ad assistere impotente ad una serie di decisioni sbagliate, che continuano ad essere ripetute in modo recidivo, come se il proprio familiare fosse incapace di imparare dai propri errori, o non cogliesse il collegamento causa-effetto tra le proprie azioni e le conseguenze negative che ne derivano.

Può accadere poi che le relazioni interpersonali diventino dei veri e propri campi minati: una persona ritenuta amica può all’improvviso scomparire dalla vita del proprio familiare, a causa di una visione del mondo bianco/nero in cui il compromesso è impossibile, in cui le persone sono o totalmente buone o totalmente cattive, oscillando tra gli estremi dell’idealizzazione e del disprezzo. Un altro indicatore di questo Caos relazionale è che la persona è cieca alle proprie responsabilità nei conflitti interpersonali: la colpa è sempre esterna e loro sono l’eterna vittima dei comportamenti scorretti altrui.

In questi casi sono comuni, inoltre, elementi di Ipervigilanza e ipersensibilità. Fin dall’infanzia il vostro familiare potrebbe aver mostrato di essere molto sensibile ai rumori, ai toni della voce, alla luce, alle sfumature emotive e alle reazioni degli altri. Una critica, un rimprovero, un fallimento o il minimo cenno di rifiuto è in grado di provocare una forte reazione, che può avere come esito l’isolamento ed il ritiro da ogni relazione sociale. Questa ipersensibilità potrebbe causare nelle persone vicine a chi la manifesta il costante timore di aver detto o fatto qualcosa di sbagliato, e sforzi costanti per tentare di colmare la sfiducia e la diffidenza che il proprio familiare prova nei confronti delle altre persone e delle situazioni in cui crede di rischiare un fallimento o un rifiuto.

Anche l’aspetto cognitivo risente molto della mancanza di controllo sulle emozioni. Potrebbe accadere che, nel descrivere un episodio passato, il racconto dei familiari sia completamente diversa da quella riportata dal paziente, come se si trattasse di due eventi completamente differenti, ciò a causa degli aspetti di Disregolazione cognitiva causati dall’assenza di controllo emotivo.

In questa miriade di manifestazioni, specchio della sofferenza dovuta alla mancata capacità di regolare le emozioni, c’è un aspetto particolarmente difficoltoso da accettare per i familiari: la Competenza apparente. La stessa persona che a casa manifesta le problematiche che abbiamo appena elencato (impulsività, caos relazionale ecc.), potrebbe mostrarsi estremamente competente e posata in situazioni pubbliche esterne all’ambiente domestico. Qualità che vanno perse nella relazione coi parenti o con altre figure di attaccamento. Questo provoca l’incapacità di raggiungere una piena soddisfazione in tutte le aree della vita e, sebbene in molti casi possa essere raggiunta la piena autonomia e successo lavorativo, nella sfera privata queste persone sembrano vivere un’esistenza di quieta disperazione.

Per i familiari può essere frustante assistere a questi cambiamenti radicali a seconda delle situazioni, tanto da arrivare a dubitare che il proprio caro provi effettivamente la grande sofferenza che descrive. Può essere difficile continuare ad essere di supporto e provare compassione quando ci si pone constantemente la domanda: “Perché in pubblico riesce ad essere pienamente in controllo di sé e a casa no?”.

Assunti di base per il trattamento

Nonostante i diversi problemi comportamentali legati alla disregolazione emotiva, è importante ricordare che chi li manifesta comunque sta facendo del proprio meglio: se potessero decidere, ovviamente non si comporterebbero in maniera irrazionale e controproducente! Hanno bisogno di essere sostenuti e motivati nel loro percorso verso il cambiamento: anche se non responsabili di questa sofferenza, solo loro possono risolvere i loro problemi, apprendendo nuovi comportamenti nei contesti per loro rilevanti.

I due modelli teorici ai quali si fa riferimento alle Cliniche Italiane di Psicoterapia sono la Terapia Dialettico Comportamentale, DBT (Linehan, 2015) e la Terapia basata sulla Mentalizzazione, MBT (Bateman & Fonagy, 2012).

La prima si focalizza su come un individuo possa imparare a regolare le emozioni e mutare i comportamenti acquisendo nuove abilità per regolare le emozioni che gli consentano di agire in vista di uno scopo e non su base impulsiva. La seconda, invece, si concentra maggiormente su cosa una persona pensa e su come percepisce la situazione durante un’interazione, momento per momento, al fine di chiarire le intenzioni di ognuno all’interno della relazione, ed evitare fraintendimenti.

Sia la DBT che la MBT si fondano su due concetti essenziali: l’accettazione e la compassione. Lo scopo è comprendere la sofferenza causata dalla difficoltà nel comunicare i propri sentimenti, pensieri e necessità. È difficile, infatti, soddisfare anche i più semplici bisogni quando gli altri sembrano non capire quello che esprimiamo, e questo può portare ad un costante senso di frustrazione e alla sensazione di essere isolati dal resto del mondo.

Ingredienti per essere di supporto al vostro familiare:

Come riuscire ad entrare in connessione con chi soffre di disregolazione emotiva? Attraverso una serie di abilità, come:

  • Accettazione radicale: riconoscere ciò che avviene nel momento presente e riuscire a tollerarlo e accettarlo completamente, senza desiderare che le cose siano diverse. È la base su cui si poggiano validazione e cambiamento.
  • Validazione: il linguaggio per comunicare con il familiare affetto da un disturbo affettivo, è l’arte di legittimare l’altra persona accettandola così com’è, con le sue emozioni e reazioni. È un potente mezzo per trasmettere il proprio affetto ed è un modo per ridurre i fraintendimenti e le attribuzioni errate. Può essere attuata prestando attenzione, spiegando di aver compreso quello che l’altro vuole comunicare riformulandolo con parole proprie, validando il passato e normalizzando le emozioni del presente alla luce della storia di vita.
  • Mindfulness: significa concentrarsi sul momento presente, il qui ed ora, apprendendo a osservare in modo non giudicante i propri pensieri ed emozioni. L’obiettivo è riuscire a distinguere i tre stati della mente. La mente emotiva, la mente razionale e la mente saggia.
  • Abilità di cambiamento del comportamento: abilità di efficacia interpersonale, regolazione emotiva e tolleranza della sofferenza, acquisite con tecniche basate sul modellamento ed il rinforzo. Il fine è rendere più flessibili gli schemi comportamentali contraddistinti da un modo di pensare rigido (del tipo tutto/niente). Le abilità legate al rafforzamento sono, ad esempio, la capacità di definire obiettivi, sviluppare l’assertività, equilibrare priorità e richieste, e accettare gli errori.
  • Mentalizzazione: imparare a comprendere i fraintendimenti in ambito relazionale, modificando il modo in cui una persona percepisce situazioni ed esperienze interpersonali tramite una maggiore comprensione di ciò che accade nella propria mente e in quella dell’altra persona nel corso dell’interazione.

Aspetti dimensionali presenti su più disturbi:

La disregolazione emotiva non è specifica di un solo disturbo, ma può accompagnare diversi quadri diagnostici. I disturbi della personalità possono essere tra questi. Secondo L’American Psychiatric Association (APA), circa il 10% della popolazione ne soffre, sono disturbi pervasivi e duraturi che hanno un forte impatto sulla vita familiare, sulle relazioni interpersonali e sul funzionamento globale della persona.

Il progetto disturbi di personalità del CIP di Modena:

Le Cliniche Italiane di Psicoterapia (CIP) nascono dall’esperienza di Studi Cognitivi, un network di Scuole di Specializzazione in Psicoterapia, Centri di Ricerca e Centri Clinici. Il progetto del CIP di Modena si colloca all’interno delle linee guida dell’APA e delle evidenze della letteratura scientifica sui disturbi di personalità, andando a costituire un intervento con caratteristiche sia psicoterapeutiche che riabilitative. Si tratta di strutture semiresidenziali per disturbi di tipo emotivo, quindi centri diurni che offrono al paziente un intervento intensivo e personalizzato. Il percorso ha una durata di tre mesi in un setting di terapia di gruppo intensiva, che comprende anche un incontro settimanale di supporto per i familiari, volto ad agire sull’ambiente invalidante creando un clima più sereno.

I modelli di riferimento sono la Terapia Dialettico comportamentale, la Terapia basata sulla Mentalizzazione, la Terapia Metacognitiva (Wells, 2011), e gli interventi basati sulla Mindfulness. Gli obiettivi sono la riduzione della vulnerabilità emotiva attraverso il miglioramento della regolazione delle emozioni, la riduzione delle strategie di coping maladattive. L’intervento del CIP è tenuto da un’equipe multidisciplinare tra cui 4 psicologi psicoterapeuti, 2 terapisti della riabilitazione ed un medico psichiatra formati sui protocolli di riferimento.

La presa in carico presso il CIP avviene mediante le seguenti fasi:

  • Colloquio preliminare
  • Valutazione testistica, sulla base della quale si concettualizza il caso
  • Formulazione del progetto terapeutico e condivisione degli obiettivi da raggiungere
  • Invio relazione e costruzione del progetto
  • Trattamento (3 mesi, ogni pomeriggio dal lunedì al giovedì)
  • Colloquio finale con valutazione testistica e rivalutazione del percorso sulla base degli obiettivi accordati in partenza; condivisione delle informazioni con il professionista inviante.

 

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Bibliografia

  • Bateman A., Fonagy P. (2012). Handbook of Mentalizing in Mental Health Practice, Washington DC, American Psychiatric Publishing.
  • Gratz, K.L., Roemer, L. (2004). Multidimensional assessment of emotion regulation and dysregulation: development, factor structure, and initial validation of the difficulties in emotion regulation scale. Journal of Psychopathology and Behavioral Assessment, 26, 41–54.
  • Gunderson J. G. (2009). La personalità borderline, una guida clinica. Raffello Cortina.
  • Gunderson J.G., Hoffman P.D., (2010). Disturbo di Personalità Borderline. Una guida per professionisti e familiari. SpringerVerlag.
  • Gunderson J.G. (2015). Il Good Psychiatric Management nel trattamento del disturbo Borderline. Edra.
  • Linehan M.M. (2015). DBT Skills Training Manuale – schede e fogli di lavoro. Raffello Cortina.
  • Swenson C.R. (2016). I principi della DBT in azione. Accettazione, cambiamento e didattica. Raffello Cortina.
  • Wells A. (2000). Disturbi emozionali e metacognizione. Nuove strategie di psicoterapia cognitiva. Erikson.
  • Wells A. (2011). Terapia metacognitiva dei disturbi d’ansia e della Depressione. Eclipsi Editore.
  • Zindel V., Segal J.M., Williams G., Teasdale G.D. (2014). Mindfulness. Al di là del pensiero, attraverso il pensiero. Scienza Cognitiva.
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