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E-Therapy: il passaggio della psicoterapia al virtuale – Report dall’European Conference on Digital Psychology – ECDP 2021

Il Dott. Porcelli e il Dott. Ciulli affrontano il tema dell'apertura al digitale in ambito psicologico con particolare attenzione all'E-Therapy

ID Articolo: 183219 - Pubblicato il: 18 marzo 2021
E-Therapy: il passaggio della psicoterapia al virtuale – Report dall’European Conference on Digital Psychology – ECDP 2021
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La sessione E-Therapy dell’ECDP evidenzia come dagli studi presenti in letteratura sembri che l’aumento della digitalizzazione nell’ambito della psicoterapia possa avere delle ricadute positive, in termini di riduzione dei costi, contenimento dei drop out ed equalizzazione dell’accesso alle cure.

 

Messaggio pubblicitario La transizione dal reale al virtuale che ha radicalmente caratterizzato le nostre relazioni dall’inizio dell’epidemia da Covid nel febbraio 2020 ha necessariamente investito anche la sfera della salute mentale, in particolare i colloqui clinici.

È servita una revisione del concetto di terapia, tradizionalmente concepita come incontro dal vivo, perché fortemente connotata anche dagli aspetti di comportamento non verbale e di prossemica, che risultano per forza di cose fortemente condizionati dalla mediazione del video.

Lo psichiatra Stefano Porcelli (Imm. 1), coordinatore nazionale dell’area “Mente e Cervello” del centro medico Santagostino Psiche, ha raccontato come è avvenuta la transizione alla videoterapia presso le varie sedi del centro; Santagostino Psiche è una realtà fortemente strutturata, con circa duecentotrenta professionisti attivi tra psicoterapeuti e psichiatri e più o meno duemila prestazioni erogate a settimana.

E Therapy il passaggio della psicoterapia al virtuale Report ECDP Imm 1

Imm. 1 Dott. Stefano Porcelli

Il centro ha effettuato un’analisi della risposta dei pazienti alla proposta di trasferire il rapporto terapeutico dagli studi alle piattaforme online; all’inizio si è riscontrata una generale esitazione, poi però quando è stato evidente che l’“emergenza” sarebbe durata a lungo la percentuale di conversione dei trattamenti in videoterapia è salita a circa il 90%, contestualmente ad una caduta dei primi accessi nella fase di pre-lockdown (-44%) e di lockdown (-77%) che ha riguardato anche le visite psichiatriche (con una riduzione del 23% in pre-lockdown e del 58% in fase di lockdown); in questo scenario gli interventi che meglio hanno resistito nel medio-lungo termine sono stati proprio i trattamenti psicoterapeutici.

Superate le prime incertezze, la videoterapia ha quindi dimostrato di poter essere una valida alternativa, un’opzione irrinunciabile per il futuro, a cui i pazienti si sono affidati con qualche perplessità ma alla quale sono poi riusciti ad adattarsi.

Inoltre ad oggi i risultati delle analisi del centro Santagostino Psiche sulle reazioni al passaggio alla videoterapia risultano in linea con la recente bibliografia sull’argomento.

Certo, è necessario che ci sia una valutazione a monte dei pazienti, per stabilire che siano rispettati alcuni criteri di idoneità ad una presa in carico a distanza; e proprio in virtù delle innegabili differenze tra i due setting, virtuale e in presenza, è anche prioritario che si inizi a ragionare su idonei percorsi di formazione per i terapeuti.

Sempre sul tema della E-Therapy è intervenuto il dr. Tommaso Ciulli (Imm. 2), psicologo e psicoterapeuta, membro di Idego srl, una realtà che si occupa di psicologia digitale, realtà virtuale e aumentata e intelligenza artificiale.

E Therapy il passaggio della psicoterapia al virtuale Report ECDP Imm 2

Imm. 2 Dott. Tommaso Ciulli

Ciulli ha presentato il progetto europeo Co-Adapt, che si occupa di studiare e promuovere l’integrazione tra psicologia e nuove tecnologie in un’ottica di promozione del benessere e delle abilità di coping.

Un progetto avvenieristico, insieme avvincente e un po’ inquietante, tutt’ora in corso.

Sulla scia degli assistenti vocali a cui siamo ormai abituati (pensiamo a Cortana o Alexa) Co-Adapt apre una nuova frontiera, cercando di capire fino a che punto la tecnologia possa diventare sensibile agli stati emotivi e psicologici della persona.

Il progetto prevede che l’utente, per un periodo di due mesi, abbia a disposizione un’applicazione costituita da materiali consultabili (guide scritte, video, note) e da un Agente Conversazionale (CA), a tutti gli effetti un interlocutore digitale, capace di interpretare i testi scritti, sintetizzarli e rimandare all’utente un riscontro (di volta in volta gestito e parametrato da un terapeuta) sul suo stato emotivo, i suoi pensieri e la correlazione tra questi e gli eventi di vita, all’interno quindi di una cornice CBT e con lo scopo di aiutare il paziente a fronteggiare lo stress e aumentare le capacità di adattamento e di problem solving.

Il CA è integrato da un dispositivo indossabile (braccialetto o anello) in grado di rilevare alcuni parametri neurofisiologici (ad esempio il battito cardiaco e la sudorazione) e a fornire quindi informazioni che perfezionano i feedback del dispositivo.

In base a questi dati il CA proporrà infatti al paziente degli specifici esercizi da svolgere (ad esempio esercizi cognitivi o di rilassamento) e misurando poi i parametri fisiologici prima e dopo l’esercizio, l’Intelligenza Artificiale sarà in grado di personalizzare l’intervento, arrivando a comprendere (e ad apprendere, in un’ottica di machine learning) quali esercizi siano più efficaci per quella persona in quello specifico contesto di vita o per quel particolare problema.

Il protocollo del progetto prevede otto fasi suddivise in una parte di assessment, di intervento vero e proprio e di elaborazione dei dati; al momento i risultati del progetto sono parziali, anche a causa dei rallentamenti legati ovviamente all’epidemia.

Messaggio pubblicitario Ad oggi dagli studi presenti in letteratura sembra che l’aumento della digitalizzazione nell’ambito della psicoterapia possa avere delle ricadute positive, in termini di riduzione dei costi, contenimento dei drop out ed equalizzazione dell’accesso alle cure; questo perché, nel dettaglio, le applicazioni digitali possono raggiungere milioni di persone, sono spesso di facile utilizzo, hanno prezzi contenuti o sono addirittura gratuite, aumentano  l’accettabilità del servizio, sono disponibili h24, consentono una massiccia e automatica raccolta di dati.

Dalle prime impressioni degli utenti aderenti al progetto emerge l’idea di sentirsi aiutati a definire meglio situazioni, pensieri ed emozioni; i terapeuti da parte loro hanno riscontrato il vantaggio di individuare la persistenza di alcune tematiche, che ha potuto guidare e perfezionare il focus terapeutico.

Tuttavia l’utilizzo di infrastrutture digitali in psicoterapia non è esente da qualche zona d’ombra; serve lavorare verso una progressiva personalizzazione dei dispositivi, che permetta di ritagliarli sempre di più sulla singola persona e sul suo stile di vita.

Dal punto di vista dei professionisti ciò che manca è anche una reale validazione scientifica di queste applicazioni, la cui implementazione a monte avviene senza un effettivo coinvolgimento dei professionisti stessi.

Le principali sfide aperte restano anche gli ovvi risvolti etici di questo tipo di dispositivi, la bassa intelligenza (per il momento) del CA, la necessità di perfezionare l’aggregazione dati e la generalizzazione del modello di apprendimento, oltre che le questioni legate alla sicurezza del trattamento dei dati sensibili.

Lo scenario più incoraggiante è che il CA favorisca la compliance verso la terapia e la messa in atto di strategie funzionali tra una seduta e l’altra, concordate con lo specialista e che sia in grado di fornire indicazioni aggiuntive e integrate, preziose per la terapia.

Una forte raccomandazione rimane comunque che gli psicologi siano sistematicamente chiamati a presidiare e monitorare anche i delicati processi di implementazione dei dispositivi e di trattamento dei dati.

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