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Virtual coaching interventions for the type 2 diabetes mellitus and Blended CBT – Report dall’evento – Report dall’European Conference on Digital Psychology – ECDP 2021

Tecnologie di intervento comportamentale e gli interventi misti per rafforzare i risultati dei trattamenti standard: due contributi dalla sezione E-therapy.

ID Articolo: 182770 - Pubblicato il: 04 marzo 2021
Virtual coaching interventions for the type 2 diabetes mellitus and Blended CBT – Report dall’evento  – Report dall’European Conference on Digital Psychology – ECDP 2021
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All’interno dell’ECDP si sono susseguiti due interessanti interventi Virtual coaching interventions for healthy coping with type 2 diabetes mellitus (Salcuni e Bassi) e Blended CBT: Overview and future directions (Baldetti e Offredi).

 

Messaggio pubblicitario Le tecnologie di intervento comportamentale (behavioral intervention technologies – BITs) utilizzano strategie di intervento CBT con l’ausilio di strumenti digitali. Le BIT offrono opportunità promettenti per la pratica clinica ed impiegano una vasta gamma di tecnologie come smartphone, computer, sensori.

I supporti digitali possono promuovere salute mentale e benessere aiutando i pazienti ad acquisire conoscenze, competenze e abilità anche in autonomia. Molte ricerche ne dimostrano l’efficacia nel lungo termine su diversi disturbi: fobia sociale, disturbo di panico, disturbo da accumulo, disturbo depressivo, uso di sostanze, disturbi alimentari, in particolare quando le applicazioni sono impiegate in un trattamento misto. Questi ultimi sono detti di blended perché integrano la componente offline con quella online.

Gli interventi di blended care sono concordati, personalizzati e gestiti in modo flessibile dal terapeuta al fine di massimizzare l’aderenza e la soddisfazione dei pazienti e l’efficacia complessiva del trattamento.

La blended therapy prevede l’integrazione tra interventi faccia a faccia e in forma digitale. Le due componenti possono avere pesi diversi: il trattamento può basarsi principalmente sulla parte faccia a faccia o, viceversa, digitale in misura uguale o prediligendo una delle due modalità; oppure faccia a faccia e digitale possono susseguirsi in sequenza (stepped care).

La cura supportata dalla tecnologia vanta già all’attivo numerose ricerche come dimostrato dai contributi presentati all’European Conference of Digital Psychology. Nella sezione E-therapy tenutasi sabato 20 – room 1, abbiamo visto come un virtual coach possa supportare il trattamento del diabete mellito di tipo 2 e una panoramica delle principali evidenze nella blended care.

Il coaching virtuale per il diabete mellito di tipo 2

La dottoressa Bassi ha presentato uno studio di co-design di un virtual coach per gli interventi di healthy coping per i pazienti con diabete mellito di tipo 2.

E-therapy virtual coaching e Blended CBT - Report ECDP 2021 Imm1Imm. 1 – Dott.ssa Giulia Bassi

Secondo i più recenti risultati di ricerca, questa tipologia di pazienti può sperimentare sintomi di ansia, depressione, stress che influiscono negativamente nella gestione della malattia. L’obiettivo generale di questo lavoro è stato quello di migliorare il protocollo di conversazione per arrivare poi alla creazione di un virtual coach in grado di supportare i pazienti nella gestione della sintomatologia. In questo studio pilota 18 studenti universitari sono stati istruiti ad interpretare pazienti con DM2 e sono stati coinvolti attivamente nella fase di progettazione (fase di co-design). Grazie all’utilizzo della metodologia Wizard of Oz (WoZ), in cui si fa credere ai partecipanti di interagire con un virtual coach – e non con un umano -, è stato possibile testare il protocollo in diversi contesti di simulazione ed ottenere informazioni preziose su espressione e naturalezza del linguaggio.

Il virtual coach ha ricevuto feedback positivi circa la sua funzione di supporto emotivo: il linguaggio è risultato comprensibile, motivante, incoraggiante, supportivo e non intrusivo. Questi risultati hanno poi permesso di allenare un sistema di intelligenza artificiale erogato tramite Telegram, chiamato MotiBot (Motivational Bot), che adesso è in fase di sperimentazione con pazienti con diabete di tipo 1 e 2.

Lo studio pilota condotto dalla dottoressa Bassi e colleghi è un contributo all’avanguardia nel campo dello sviluppo di trattamenti digitali e rafforza l’ipotesi che tecnologie di intervento comportamentale migliorino le capacità dei pazienti di affrontare ansia, stress e depressione.

Blended CBT: una panoramica

Messaggio pubblicitario Baldetti e Offredi, entrambi clinici CTB, si occupano da alcuni anni di blended care e dell’uso di nuove tecnologie in ambito clinico; con il loro intervento ci hanno proposto una riflessione sull’integrazione di componenti online e off line.

A partire dagli anni Ottanta, quando sono nati i primi tentativi di terapia completamente computerizzata (cCBT), l’evoluzione delle tecnologie ci ha portati alla internet-based CBT (iCBT) degli anni Novanta, fino ad arrivare all’avvento degli smartphone con app ispirate a protocolli standard della CBT, per lo più in modalità self help su meditazione, homework, esercizi, psicoeducazione.

Per un’applicazione ottimale è necessaria una integrazione delle componenti digitali/faccia a faccia in modo che tutti gli elementi siano interconnessi tra di loro. Entrambe devono avere la stessa importanza e il terapeuta deve muoversi con flessibilità soppesando durante il percorso fattibilità e utilità a seconda delle circostanze e delle fasi del trattamento.

E-therapy virtual coaching e Blended CBT - Report ECDP 2021 Imm2

Imm. 2 – Dott. Marco Baldetti

E-therapy virtual coaching e Blended CBT - Report ECDP 2021 Imm3Imm. 3 – Dott.ssa Alessia Offredi

E’ importante notare come la scelta di introdurre elementi digitali nel percorso terapeutico debba essere una scelta condivisa col paziente. Infatti ci sono diversi elementi da tenere in considerazione: il paziente potrebbe non avere le risorse adeguate (materiali, tecniche e cognitive), non avere fiducia né motivazione, trovarsi in uno stato di crisi o urgenza che prevede altri tipi di approcci. Se non valutati accortamente o sottovalutati, questi aspetti potrebbero minare l’alleanza di lavoro e l’aderenza al trattamento.

Del resto, non mancano i vantaggi: la blended care dà ai clinici più strumenti di lavoro; si può sostituire parte del protocollo con la parte online (ad esempio, la psicoeducazione); permette di fare assessment continui che fungono anche da fattore motivazionale all’inizio del trattamento e mantengono agganciato il paziente nel tempo; il supporto online sembra inoltre facilitare l’applicazione delle tecniche apprese durante le sessioni.

Direzioni future per l’E-therapy

La collaborazione tra psicologi ed esperti di tecnologia aiuterà a promuovere nuovi interventi e a rafforzare i trattamenti esistenti. La cooperazione multidisciplinare non è l’unico punto di interesse per i lavori futuri. L’integrazione tra componenti offline e online ci porta a riflessioni su quanto alleanza di lavoro, aderenza al trattamento, outcome sempre più promettenti siano tra le principali sfide e opportunità. La necessità crescente di ulteriori contributi di ricerca ha portato a evidenze interessanti e ad una espansione degli interventi digitali.

Che lo vogliamo o no, la tecnologia fa già parte degli interventi di psicoterapia. I pazienti cercano e accedono online ai contenuti relativi alla salute fisica e mentale. Suggerire ad un paziente un video su Youtube, una app che ci aiuti a monitorare gli homework, utilizzare Whatsapp per le comunicazioni, fare colloqui tramite Skype, questa è già E-therapy: a noi decidere se subire questi cambiamenti o abbracciarli in maniera consapevole.

 

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