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Covid-19, ansia, stress ed immagine corporea (Body Image), trovata una relazione

Ansia, stress, immagine corporea (Body Image) e disturbi alimentari: come si relazionano con la recente pandemia da COVID-19?

Di Paolo Soraci, Roberta Cimaglia, Catia Ascanio

Pubblicato il 11 Gen. 2021

Aggiornato il 15 Gen. 2021 13:55

Oltre alle conseguenze sulla salute fisica, il COVID-19 ha portato a diversi problemi psicologici. La letteratura scientifica sulle pandemie passate ha mostrato il ruolo della paura, ansia, stress e depressione e le sue conseguenze psicosociali negative sulla qualità della vita della popolazione.

 

Nell’ultimo mese del 2019 e nel primo trimestre del 2020, una nuova malattia infettiva ha causato un’emergenza mondiale, al punto da dover dichiarare una pandemia globale da parte dell’Organizzazione Mondiale della Sanità l’11 marzo 2020 (WHO, 2020). I sintomi di questa malattia (COVID-19), causata dal virus SARS-CoV-2, includono febbre, affaticamento, tosse secca, dolori, mal di gola, diarrea, congiuntivite, mal di testa, perdita del gusto o dell’olfatto, eruzione cutanea, difficoltà respiratorie, dolore toracico, perdita della parola o del movimento (WHO, 2020). Oltre alle conseguenze sulla salute fisica, il virus ha portato a diversi problemi psicologici (Santini et al, 2020). La letteratura scientifica sulle pandemie passate ha mostrato il ruolo della paura, ansia, stress e depressione e le sue conseguenze psicosociali negative sulla qualità della vita della popolazione (ad esempio Pappas et al., 2009).

L’immagine corporea è la percezione che gli individui hanno del proprio aspetto fisico e dei pensieri e dei sentimenti che derivano da tale percezione (Cash e Puzinsky, 2002). Più nello specifico

l’immagine che abbiamo nella nostra mente della forma, dimensione, taglia del nostro corpo e i sentimenti che proviamo rispetto a queste caratteristiche e rispetto alle singole parti del nostro corpo. (Slade, 1994)

Sempre secondo Slade (1994), la percezione della propria immagine corporea è composta da diversi elementi: (i) percezione (che fa riferimento a come una persona percepisce il proprio corpo tramite i sensi) ii) attitudinale (che fa riferimento alla cognizione del proprio corpo), iii) affettiva (che fa riferimento ai sentimenti verso il proprio corpo), iv) comportamentale (che fa riferimento alle attività fisiche, alimenzione etc.). Tutti questi elementi tra loro, possono dunque essere riferiti a diversi aspetti della personalità dell’individuo e ci fa comprendere come l’immagine che ogni persona possiede del proprio corpo è complessa e non riferibile solo ad elementi singoli (Nerini et al., 2008). L’insoddisfazione corporea consiste in una valutazione soggettiva negativa del proprio fisico (Troisi, 2020). Questo avviene quando vi è una differenza importante tra l’immagine ideale che vorremmo avere e la percezione reale che abbiamo del nostro corpo (Halliwell e Dittmar, 2006). Questa differenza (o discrepanza) può portare ad attuare dei sentimenti e dei comportamenti negativi verso sé stessi e verso il proprio corpo, arrivando anche, in alcuni casi, a mettere in atto dei comportamenti nocivi verso la propria salute fisica e mentale (Cash e Pruzinsky, 2002). Una conseguenza molto comune di questa discrepanza è la distorsione della propria immagine corporea (Garner e Garfinkel, 1981) che, se portata a livelli patologici, può sfociare in disturbi alimentari di varia natura (come ad esempio bulimia o anoressia, Garner e Garfinkel, 1981). Come riportato da Nerini et al. (2008, p.3):

L’enfasi data allo studio dell’insoddisfazione verso la propria immagine corporea quindi è dovuta principalmente al fatto che tale insoddisfazione risulta uno dei fattori di rischio per l’insorgenza di disturbi del comportamento alimentare (…) binge eating (…) o comportamenti alimentari disturbati come, per esempio, la tendenza a sottoporsi a ripetute diete dimagranti (…).

Inoltre, moltissimi studi (Granner, Black e Abood, 2002; Stice e Shaw, 2002), hanno messo in correlazione l’insoddisfazione della propria immagine corporea e la sua distorsione con altre variabili, come ad esempio bassa autostima, ansia, stress, depressione, uso di tabacco etc.

Inoltre, l’insoddisfazione per il proprio corpo, può essere ricondotta anche alla sovraesposizione ad immagini contenute in riviste, film e pubblicità, che ritraggono corpi ideali muscolosi per gli uomini, e di magrezza per le donne (ad esempio Leit, Pope e Gray, 2001; Cahill e Mussap, 2007).

Nella popolazione generale, si è visto che l’esposizione ai modelli ideali proposti dai media influisca sull’insoddisfazione corporea attraverso i processi di confronto sociale (relativo al proprio aspetto fisico) (Neriti et al., 2008; p. 3)

e questo porta a confrontare il proprio corpo, sia con i modelli di riferimento, sia con la famiglia, sia con i propri pari in modo più frequente ed ossessivo, alimentando la propria insoddisfazione (Van der Berg et al., 2007). Nello specifico

i pari e le immagini mediatiche risultano essere i più frequenti e importanti modelli estetici per il confronto dell’aspetto e del corpo sia fra gli adolescenti che i giovani adulti di entrambi i sessi (…) Anche la percezione delle pressioni dei media, dei genitori e dei pari a perdere peso risulta predire il livello di insoddisfazione corporea negli adolescenti. (Nerini et al., 2008; p. 8).

Fatte queste premesse, nella situazione che la popolazione generale sta vivendo, ansia, stress correlati alla situazione di emergenza, generata dal COVID-19, sembrano essere inoltre, la causa di una serie di problemi di immagine corporea sia negli uomini che nelle donne (Anglia Ruskin University, 2020). A scoprire questa relazione (tra ansia, stress e situazione dovuta al COVID-19) è una recente ricerca, effettuata da Viren Swami, professore dell’Anglia Ruskin University (ARU). La ricerca, guidata dal professor Viren Swami, è stata condotta su 506 adulti del Regno Unito e pubblicata sulla rivista Personality and Individual Differences (Viren Swami et al., 2020). In particolare, nello studio condotto dal professore Viren Swami e collaboratori si è visto che: le donne avevano i sentimenti di ansia e stress causati da COVID-19 associati a un maggiore desiderio di magrezza (Anglia Ruskin University, 2020; Viren Swami et al., 2020) e che l’ansia era significativamente associata all’insoddisfazione del proprio corpo. Negli uomini, invece, l’ansia e lo stress correlati a COVID-19 erano associati a un maggiore desiderio di avere un tono muscolare elevato, con l’ansia associata anche all’insoddisfazione della quantità di grasso corporeo.

Una percezione negativa del proprio corpo è una delle cause principali che possono sfociare in disturbi alimentari, come ad esempio bulimia e anoressia (vedi ad esempio Cash, T. F., & Deagle III, E. A., 1997). Questo studio conferma come, in situazione particolarmente stressanti ed ansiogene, come quella dovuta alle restrizioni per fronteggiare il COVID-19, possono alimentare ansia e stress che influenzano, in negativo, lo stato psicofisico dell’individuo, e causare diversi disturbi alimentari nella persona (Fernández-Aranda F, Casas M, Claes L, et al., 2020).  Viren Swami (2020), ha inoltre dichiarato che:

Oltre all’impatto del virus stesso, i nostri risultati suggeriscono che la pandemia potrebbe anche portare a un aumento dei problemi di immagine corporea. In alcuni casi, questi problemi possono avere ripercussioni molto gravi, inclusa l’attivazione di disturbi alimentari (…) Certamente durante il periodo iniziale di blocco primaverile, il nostro tempo davanti allo schermo è aumentato, il che significa che era più probabile che fossimo esposti a ideali magri o atletici attraverso i media, mentre una diminuzione dell’attività fisica potrebbe aver acuito pensieri negativi sul peso o sulla forma. Allo stesso tempo, è possibile che l’ansia e lo stress aggiuntivi causati da COVID-19 possano aver diminuito i meccanismi di coping che tipicamente utilizziamo per aiutare a gestire i pensieri negativi. (…) Il nostro studio ha anche scoperto che, quando stressati o ansiosi, le nostre occupazioni tendono a seguire le linee tipiche del genere. Durante il blocco, le donne possono essersi sentite sotto maggiore pressione per conformarsi ai ruoli e alle norme tradizionalmente femminili, e il messaggio sull’auto-miglioramento può avere portato le donne a sentirsi insoddisfatte del proprio corpo e ad avere un maggiore desiderio di magrezza. (…) Allo stesso modo, i nostri risultati riflettono il modo in cui lo stress e l’ansia influenzano le relazioni degli uomini con i loro corpi, in particolare in termini di ideali corporei maschili. Dato che la mascolinità enfatizza tipicamente il valore della forza, dell’autosufficienza e della ricerca dello status, Lo stress e l’ansia correlati al COVID-19 possono indurre gli uomini a dare maggior valore all’importanza di essere muscolosi. (Anglia Ruskin University, 2020)

Cosa dovrebbero fare le persone, dunque, in situazioni di stress, ansia dovuti alla quarantena? Un articolo del Prof. Riccardo Dalle Grave, M.D. (2020), dice che:

(…) Le persone con disturbi alimentari hanno un alto rischio di ricadere o di peggiorare la gravità del loro disturbo, a causa dei timori di infezione e dell’effetto della quarantena, e per la mancanza di adeguati trattamenti psicologici e psichiatrici dovuti alla pandemia. Le paure infettive tendono ad aumentare la sensazione di non avere il controllo che, nelle persone con disturbi alimentari, è spesso gestita con un aumento delle restrizioni alimentari o altri comportamenti estremi di controllo del peso o con binge-eatingepisodes (…) Non esistono soluzioni facili ai problemi di cui sopra. Tuttavia, è possibile mantenere l’erogazione di trattamenti psicologici ambulatoriali utilizzando la tecnologia online con alcuni adattamenti. Inoltre, alcuni centri clinici hanno già implementato servizi ambulatoriali intensivi virtuali (…) Tuttavia, alcuni pazienti con disturbi alimentari non rispondono al trattamento ambulatoriale o non possono essere gestiti in modo sicuro o praticabile in ambulatorio. La maggior parte di questi pazienti soffre di anoressia nervosa. In questi casi, anche nel periodo COVID-19, è necessario un trattamento intensivo, ma dovrebbe essere adattato per includere tutte le precauzioni per mantenere la sicurezza sia dei pazienti che del personale sanitario. Ciò richiede, ad esempio, di dover educare i pazienti a ridurre al minimo il rischio (ad esempio, lavarsi spesso le mani con acqua e sapone per almeno 20 secondi, evitare di toccare gli occhi, il naso o la bocca con mani non lavate, mantenere diversi metri di distanza tra loro e gli altri pazienti), aumentare i lavori di pulizia con disinfettanti, limitare tutti i visitatori, sospendere i pass terapeutici esterni, usare mascherine chirurgiche, condurre tutte le sessioni familiari in modo virtuale e mantenere la possibilità che i pazienti possano connettersi online con gli altri. Inoltre, dovrebbe essere ideato e implementato un protocollo specifico per gestire un paziente risultato positivo al coronavirus.

Tutti noi dobbiamo navigare in questo periodo difficile, ma coloro che soffrono di disturbi alimentari devono affrontare ulteriori sfide legate all’interazione della loro psicopatologia con le minacce associate alla pandemia COVID-19. Ciò richiede la progettazione di un nuovo modo di fornire trattamenti e di integrare strategie e procedure standard per affrontare sia il disturbo alimentare che le paure legate all’infezione e all’isolamento sociale (…).

Oltre ad ansia e stress però, ci sono altre variabili che possono essere concausa dei disturbi alimentari, come si evince da una recente ricerca di Abbiati F. et al. (2020, p.3):

La pandemia potrebbe anche aver avuto un impatto significativo sui pazienti con disturbo alimentare (…) Per quanto riguarda le abitudini alimentari, l’assenza di abitudini chiare e riferimenti temporali o spaziali, come le pause pranzo nelle mense aziendali, potrebbe essere annoverata tra i fattori che hanno peggiorato la qualità della vita dei pazienti con disturbi alimentari. Ad esempio, l’assenza di strutture che normalmente supportavano i piani alimentari della persona avrebbe potuto portare a un aumento del consumo di cibo al di fuori dei pasti prestabiliti, fomentando l’insorgenza di episodi di abbuffate (…) Inoltre, la raccomandazione del governo di limitare l’attività di acquisto non essenziale, con la percezione della scarsità di alcuni prodotti alimentari, potrebbe aver aumentato l’attenzione sul cibo e indirettamente incoraggiato le persone ad acquistare determinate forniture come snack e alimenti a lunga conservazione (…).Oltre ai suddetti fattori di rischio, la paura di contrarre l’infezione da COVID-19 ha probabilmente portato le persone a sperimentare maggiori preoccupazioni per quanto riguarda la qualità del cibo o la possibilità che possa essere un veicolo di contagio (…).

I futuri studi e ricerche, dovrebbero concentrarsi su come ansia, stress e COVID-19 siano legati tra loro per avere una visione più chiara di questo legame.

Inoltre, altre variabili da prendere in considerazione (oltre ansia e stress), che possono influire sull’immagine negativa del proprio corpo e condurre a disturbi alimentari (ad esempio bulimia o anoressia), nella situazione di emergenza da COVID-19 : (i) Preoccupazione estrema per il peso e la forma del corpo (Lydecker et al., 2017) dovuta all’incremento delle attività via webcam, come la didattica a distanza e quindi apparire sempre in forma (Ghosh et al., 2020),  (ii) depressione, che in situazione di crisi può essere presente in maniera patologica nell’individuo (Salari, N. et al., 2020) (iii) umore negativo che in situazione difficili può portare ad una valutazione ridotta della propria piacevolezza fisica (Bessenoff,  2006).

 


 

 

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