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Chiedimi scusa (2019) di Eve Ensler (traduzione di Valeria Gorla) – Recensione del libro

In 'Chiedimi scusa' l’autrice scrive a sé stessa una lettera di scuse da parte del padre, suo abusante da quando lei era solo una bambina

ID Articolo: 180652 - Pubblicato il: 07 gennaio 2021
Chiedimi scusa (2019) di Eve Ensler (traduzione di Valeria Gorla) – Recensione del libro
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Eve Ensler è una attivista statunitense famosa per le sue campagne contro la violenza sulle donne. Violenza in ogni sua forma. Mi sono ritrovata a leggere della sua storia e in particolare questo suo testo, Chiedimi Scusa, grazie ad una mia paziente.

 

Messaggio pubblicitario T. ha una storia di abusi e trascuratezza emotiva che giustificano il suo disturbo borderline di personalità, il disturbo post traumatico complesso e una carrellata di sintomi tra cui il disturbo ossessivo compulsivo e la dissociazione. Nella sua vita T. ha dovuto, in mille modi, gestire una sofferenza poco nominabile attraverso uso eccessivo di farmaci e sostanze varie, regolando stati corporei con tagli e abbuffate e sovra-regolando le sue emozioni. Lo ha fatto talmente tanto bene che accede alla terapia con poca consapevolezza di cosa ci fosse nella sua mente. Una mente frammentata, contesa tra la vergogna, la rabbia, la paura e molto altro che lei identifica con una parola: ‘dolore’. Quando le chiedo dove lo sente mi risponde sempre ‘ovunque’. Ama anche un altro termine e anch’esso lo usa spesso: ‘vuoto’. T. a 8 mesi dall’inizio della terapia è decisamente molto più capace di toccare con mano le conseguenze che alcuni eventi hanno avuto nel suo funzionamento mentale e interpersonale e parla apertamente dei suoi abusi. Sessuali e non. Per aiutarsi a condividere con me la vergogna che si cela dietro un corpo che, sessualizzato precocemente, vive una faticosa altalena di piacere e disprezzo, arriva in seduta con la sua copia di Chiedimi Scusa. Me lo racconta, mi legge una piccola parte e lo vado a comprare pochi giorni dopo.

Come suggerisce il titolo, l’autrice scrive a sé stessa una lettera di scuse da parte del padre, suo abusante da quando lei aveva solo 5 anni. E gli abusi sono stati di vario ordine: sessuale e fisico in genere da un lato ed emotivo e psicologico dall’altro.

Il testo sembra avere una struttura interna in cui, inizialmente Eve racconta la storia del padre Arthur e descrive in modo finemente tecnico la costruzione di una personalità narcisista malvagia (i colleghi terapeuti apprezzeranno le specificazioni del suo vissuto interno) e poi parla di sé, sempre rivedendosi attraverso gli occhi del padre. Arthur si narra, come se stesse scrivendo in prima persona, riconoscendo quei meccanismi che l’hanno reso un mostro per la figlia (e probabilmente per tutte le persone che l’hanno incontrato anche solo per un istante): famiglia esigente e, contemporaneamente, disinteressata. Critiche ovunque. Richiesta di perfezionismo ed alti standard. Riflesso sterile e freddo negli occhi dei suoi genitori, incapaci di trasmettere il minimo affetto o la minima parola di conforto. Addirittura, Arthur ricorda come non gli fosse stata addolcita alcuna pillola: sapeva benissimo di essere stato un figlio indesiderato, un incidente di percorso divenuto un miracolo, un trofeo da sfoggiare, il figlio salvatore da idolatrare. Svalutazione e idealizzazione ad alta intensità spaccano la mente, frantumano l’identità, predispongono solitudine e patologia. Nella sua lettera di scuse, Eve immagina il padre fare i conti con la morte e con quello che ne segue, un qualcosa di sconosciuto e potente e a tratti lo immagina indifeso, debole, forse perfino rassegnato e spaventato. Stona un po’ tutto questo: dalla grandiosità, arroganza e presunzione alla paura. Innominabile, ovviamente. Lo immagina pensare …’perfino qui nel limbo mi sento costretto a dimostrare il mio valore, e qui non c’è nessuno. Dimostrare il mio valore a Dio, forse. Fargli vedere che non sarò sconfitto. Anche di fronte alla tortura eterna non abbandonerò questa vanità‘…

Messaggio pubblicitario Arthur è stato incapace di creare una connessione calda e intima con la figlia. Provando per lei emozioni complesse di invidia e rabbia, non poteva fare altro (ne siamo davvero sicuri?, mi chiedo) che tiranneggiare la sua famiglia, punire tutti, condire ogni interazione di crudele manipolazione, agita attraverso violenza. Gravitavano, nel tempo che trascorreva con Eve, pensieri ed emozioni poco congrue con i ruoli sani di padre-figlia. E quando Eve inizia a mentalizzare e tradurre in parole ciò che accade, preparatevi a subire il suo dolore. Descrive in modo vivido ogni brandello di agonia e tormento, gestito in qualche modo. Descrive benissimo le sue strategie di dissociazione o di regolazione emotiva attraverso le relazioni che creerà da adolescente e adulta. Senza spoilerare gli eventi di vita dei nostri due protagonisti, credo che il momento finale, in cui la lettera si chiude nel suo epilogo, sia il momento più toccante. Eve regala un colpo di accettazione alla sua vita, fa pace (se così la si può chiamare) con il suo passato e sembra servirle da morire la chiusura di questa lettera. Sembra che così il ‘passato resti nel passato’ come ci insegna Shapiro nel suo testo del 2013.

Quando ho acquistato il libro mi son detta che 100 pagine le avrei lette in un paio d’ore. Invece, mi son servite tre settimane per far sedimentare dentro di me la densità di dettagli, di sofferenza, di dolore che conducono alla conclusione, così condita di un delicato velo di accettazione e di compassione.

Un merito di questo testo è l’accuratezza tecnica con cui sono stati descritti vissuti interni e conseguenze di eventi. Da psicoterapeuta, infatti, ritrovo i cicli interpersonali tra aggressore e vittima (Dimaggio et al., 2013; 2019) i sintomi del disturbo post traumatico complesso o, le caratteristiche di personalità narcisistiche (Dimaggio, 2016) e borderline e ritrovo il percorso verso la compassione e l’accettazione (Gilbert, 2014).

…’Avevi cinque anni. Io ne avevo cinquantadue. Non avevi sovranità. Ti ho sfruttata e abusata. Ho preso il tuo corpo. Non era più tuo. Ti ho resa passiva. L’hai dato compulsivamente a chiunque lo volesse perché ti ho insegnato io che dovevi farlo. Ti ho costretta a uscire dal tuo corpo e siccome eri disclocata e intorpidita, non eri in grado di proteggerti….ho svuotato i tuoi necessari confini in modo che non sapessi mai cos’era tuo e quando dire no e quando dire fermati. …ho distrutto la tua memoria facendoti desiderare di dimenticare tutto

Mi piace immaginare, ma credo che corrisponda molto alla verità, che Eve abbia lavorato su di sé nel corso del tempo e che sia giunta alla sua lettera di scuse, conciliante e risolutiva, solo dopo aver attraversato il mare di dolore che l’attanagliava e si manifestava sottoforma di mille sfaccettature di sofferenza.

Se avete bisogno di sperare, questo libro fa per voi. Se avete bisogno di sentirvi coraggiosi, questo libro fa per voi. Se avete paura, altrettanto.

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Bibliografia

  • Dimaggio, G., Montano, A., Popolo, R., & Salvatore, G. (2013). Terapia metacognitiva interpersonale: dei disturbi di personalità. Cortina.
  • Dimaggio, G. (2016). L’illusione del narcisista: La malattia della grande vita. Baldini & Castoldi.
  • Dimaggio, G. (2019). Corpo, immaginazione e cambiamento: Terapia metacognitiva interpersonale. R. Cortina.
  • Gilbert, P. (2014). The origins and nature of compassion focused therapy. British Journal of Clinical Psychology, 53(1), 6-41.
  • Shapiro, F., & Maccarrone, B. (2013). Lasciare il passato nel passato: tecniche di auto-aiuto nell’EMDR. Astrolabio.
  • Ensler E. (2019). Chiedimi scusa. Il Saggiatore.
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