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L’ efficacia dell’Acceptance and Commitment Therapy (ACT) in pazienti oncologici con diagnosi prevalente di carcinoma mammario

Pazienti oncologici sottoposti a interventi basati sull’ACT sembrano mostrare miglioramenti in stato emotivo, qualità di vita e flessibilità psicologica

ID Articolo: 181279 - Pubblicato il: 22 gennaio 2021
L’ efficacia dell’Acceptance and Commitment Therapy (ACT) in pazienti oncologici con diagnosi prevalente di carcinoma mammario
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Di seguito vengono analizzati i risultati di efficacia emersi da una review sistematica sull’utilizzo di un protocollo di Acceptance and Commitment Therapy (ACT) in adulti sopravvissuti al cancro.

 

Messaggio pubblicitario Si stima che nel 2020 saranno 377 mila le nuove diagnosi di cancro nel nostro Paese, di cui 195 mila negli uomini e 182 mila nelle donne. Lo riferisce il rapporto I numeri del cancro in Italia 2020, presentato l’8 ottobre all’Istituto Superiore di Sanità (ISS). Un numero assoluto in aumento, a causa dell’invecchiamento della popolazione italiana.

Un altro dato importante è quello relativo alla riduzione dei tassi di mortalità stimati per il 2020 rispetto al 2015: sono in diminuzione sia negli uomini (-6%) che nelle donne (-4,2%), legati ai progressi ottenuti in ambito diagnostico-terapeutico. Continuano quindi ad aumentare i prevalenti, cioè le persone che vivono dopo aver avuto una diagnosi di tumore.

Tali dati, se da un lato indicano un miglioramento in campo diagnostico, terapeutico e di prevenzione (primaria e secondaria), dall’altro spostano l’attenzione sulla necessità di gestire una maggior richiesta di supporto dopo la diagnosi e durante e dopo il trattamento oncologico. La diagnosi oncologica e le sue conseguenze, possono avere un forte impatto negativo sulla vita dei malati e delle loro famiglie. Lo sviluppo di sintomi depressivi ed ansia, a seguito di una diagnosi oncologica, correla con un decorso peggiore della malattia (J.R. Satin, W. Linden, M.J. Phillips, 2009; Y.H. Wang et all. 2019).

Gli studi in letteratura sul carcinoma mammario, evidenziano come tale diagnosi si associ a disabilità fisiche, sociali e psicologiche, così come a problemi di adattamento, difficoltà interpersonali e sintomi depressivi o ansiosi (Nasser M. et all., 2007). E’ stato osservato che fattori di stress emotivi e psicologici, incrementano l’esperienza di dolore nelle pazienti e riducono complessivamente la performance sociale, rappresentando un fattore di rischio per lo sviluppo di ideazione e comportamenti suicidari (Zabora et all., 2001). A conclusione del trattamento oncologico primario (chemioterapia e/o radioterapia), un altro importante fattore da considerare è l’impatto della paura di una recidiva (Fear of Cancer Recurrence – FCR), che compare all’incirca nel 70% delle pazienti, con conseguenze importanti nel lungo periodo (Thewes et al., 2014; Thewes et al., 2012). In quasi la metà dei lungo-sopravviventi, pensieri intrusivi sulla malattia e sul trattamento (pensieri, immagini e memorie indesiderate) si sono verificati a distanza di anni dalla conclusione della terapia (Bleiker et al., 2000). In ultimo, fatigue e problemi del sonno, sono sintomi clinicamente significativi in circa il 60% delle pazienti, con una conseguente riduzione della qualità di vita (QoL) (Rosedal M., 2009).

Alla luce di tali premesse, gli interventi basati sulla Mindfulness (MBI Mindfulness-Based Interventions) hanno dimostrato la loro efficacia nel fornire utili strategie di coping con conseguente riduzione di ansia, stress, fatigue, problemi del sonno, miglioramento del tono dell’umore ed incremento generale della qualità di vita (QoL) (Bartley, 2011).

Jon Kabat Zinn, pioniere dell’applicazione terapeutica della Mindfulness, la definisce come “un processo di consapevolezza che emerge prestando intenzionalmente attenzione al momento presente, attraverso un’osservazione non giudicante, al dispiegarsi dell’esperienza, momento per momento’’ (Kabat Zinn, 2003). Si tratta, quindi, di un processo psicologico fondamentale, che può modificare il modo in cui rispondiamo alle inevitabili difficoltà della vita, non solo alle sfide esistenziali quotidiane, ma anche a problemi psicologici gravi (Segal, Williams e Teasdale, 2002; Didonna, 2009). Quando la Mindfulness viene adattata allo scopo di alleviare specifiche condizioni cliniche, inizia ad includere, oltre alla consapevolezza, attenzione e ricordo, anche qualità come il non giudizio, compassione e accettazione.

Acceptance e Compassion rientrano nei focus esperienziali degli interventi basati sulla Mindfulness (MBI) (es. pratica della gentilezza amorevole; Kabat Zinn 1990). Le pratiche basate sull’accettazione favoriscono l’apertura, in modo consapevole e non giudicante a sentimenti, sensazioni, impulsi ed emozioni dolorosi: ‘abbandoniamo la lotta con loro, diamo loro qualche spazio di respiro e permettiamo loro di essere come sono. Piuttosto che combatterli, resistere, scappare via o rimanere invischiati o sopraffatti, apriamoci a loro e lasciamoli essere quello che sono‘ (Harris, 2016). Gli interventi basati sulla Compassion, si focalizzano piuttosto sullo sviluppo delle abilità che ci consentono di ‘entrare in contatto con la sofferenza, di comprenderla e dalla nostra capacità e impegno nell’alleviarla‘ (Gilbert e Choden 2013).

Di seguito analizzeremo i risultati di efficacia emersi da una review sistematica sull’utilizzo di un protocollo di Acceptance and Commitment Therapy (ACT) in adulti sopravvissuti al cancro (Mathews et all., 2020).

Cos’è l’ACT?

L’ACT è un intervento psicoterapeutico ad orientamento cognitivo comportamentale, ideato da Steven Hayes (2006). Alla radice, l’ACT è una terapia comportamentale: si tratta di agire; ma non si tratta di un’azione qualsiasi. In primo luogo, riguarda un’azione guidata dai valori: per che cosa vogliamo vivere la nostra vita? Quali sono i desideri più profondi rispetto a chi vogliamo essere e a che cosa vogliamo fare durante il nostro breve tempo su questa terra. L’individuazione di questi valori fondamentali consente di guidare, motivare ed ispirare il cambiamento comportamentale. In secondo luogo, riguarda l’azione consapevole, l’azione che intraprendiamo con piena consapevolezza, aperti all’esperienza e pienamente coinvolti nel qui ed ora. L’ACT prende il nome da uno dei suoi messaggi fondamentali: accettare ciò che è fuori dal controllo personale ed impegnarsi nell’intraprendere azioni che arricchiscono la propria vita. Lo scopo è quello di aiutare a creare una vita ricca, piena e significativa, mentre accettiamo il dolore che la vita inevitabilmente porta (Harris, 2016).

Messaggio pubblicitario I sei processi fondamentali nell’ACT sono: il contatto con il momento presente (Essere qui adesso), la defusione (Osservare il proprio pensare), l’accettazione (Aprirsi), il sé come contesto (Pura consapevolezza), i valori (sapere ciò che è importante) e l’azione impegnata (fare ciò che conta) (Hayes et al., 2006). Tali passi non sono da considerarsi come processi separati; insieme portano alla Flessibilità Psicologica: abilità di essere nel momento presente con piena consapevolezza e apertura all’esperienza, intraprendendo azioni guidate dai valori. Allo sviluppo di tale abilità, ne consegue un graduale miglioramento della qualità di vita, poiché si è in grado di rispondere molto più efficacemente ai problemi e alle sfide che la vita porta inevitabilmente con sé (Harris, 2016).

Il protocollo ACT, nel perseguire gli scopi sopra citati, si avvale prevalentemente di tecniche esperienziali, esercizi di mindfulness, metafore e richiede impegno e allenamento costante nella vita quotidiana.

Diversi studi, hanno dimostrato l’efficacia dell’ACT nel trattamento del dolore cronico, mostrando miglioramenti significativi nel dolore e nel funzionamento sociale, fisico ed emotivo con una stabilizzazione dei risultati sino ai 3 mesi successivi al trattamento (Vowles KE, Sowden G., Ashworth J., 2014; Johnston et all, 2010; McCracken LM, Velleman SC, 2010). Alla luce di tali evidenze, c’è stato un incremento sempre maggiore dell’applicazione dell’ACT tra gli individui con diagnosi oncologica, negli ultimi dieci anni. Una recente review sistematica dimostra che i pazienti con cancro sottoposti ad interventi basati sull’ACT hanno mostrato miglioramenti significativi rispetto allo stato emotivo, qualità di vita, e flessibilità psicologica (Mathew et all., 2020). Gli autori propongono un modello concettuale per descrivere quali sono i possibili fattori che influenzano un intervento basato sull’ACT nei pazienti oncologici, coloro che hanno superato la fase acuta e vengono considerati i sopravvissuti.

I fattori da considerare sono i seguenti:

  • Contesto dell’intervento: ambiente socio culturale e demografico, rigore metodologico nell’applicazione del modello, setting clinico dell’intervento (casa vs ambiente clinico – sanitario (es.ospedale); intervento individuale piuttosto che di gruppo);
  • Caratteristiche del clinico: orientamento terapeutico, materiali e protocolli utilizzati nella presentazione del modello, complessivamente il livello di aderenza alle procedure ACT;
  • Caratteristiche dei partecipanti: livello di comprensione del modello e delle istruzioni veicolate dal clinico, capacità di base richieste dalla pratica ACT, accettazione e rigore nella pratica esperienziale al di fuori della sessione clinica.

Tali fattori, vengono considerati fondamentali nella valutazione degli esiti della procedura ACT, sia nel breve termine (incremento della flessibilità psicologica) che nel lungo periodo (riduzione dei sintomi fisici e psicologici, in generale un miglioramento nella qualità di vita). Il protocollo basato sull’ACT si è dimostrato efficace nell’incoraggiare tale popolazione di pazienti ad accettare la realtà e compiere azioni in linea con i propri valori, piuttosto che continuare ad impegnare la propria esistenza in strategie di evitamento della sofferenza (Mathew et all, 2020). Tali evidenze, possono avere importanti implicazioni per i professionisti che si occupano della cura dei pazienti oncologici, più specificatamente, indicano che anche i soggetti sopravvissuti al cancro con componenti di ansia, depressione e timore di recidiva a livelli clinicamente significativi, possono trarre benefici dal modello ACT.

Tuttavia, gli autori sostengono che si rendono necessarie ulteriori ricerche, specie nella raccolta di evidenze e studi di efficacia dell’ACT, tra la popolazione dei sopravvissuti al cancro, nella riduzione del dolore, disturbi del sonno e fatica e nell’approfondire la valutazione dei fattori che influenzano il miglioramento degli esiti (Mathew et all., 2020).

 

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