L’espressione delle emozioni nella depressione e schizofrenia

Numerosi sono gli studi che hanno preso in esame la gestualità e la modulazione espressiva delle emozioni in disturbi come depressione e schizofrenia

ID Articolo: 176765 - Pubblicato il: 22 luglio 2020
L’espressione delle emozioni nella depressione e schizofrenia
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Berembaum e Oltmanns (1992) hanno preso in esame un campione di pazienti con diagnosi di schizofrenia e depressione ed hanno esaminato le espressioni facciali in risposta alla visione di filmati.

 

Messaggio pubblicitario L’uomo utilizza due forme di comunicazione: logica ed analogica. Il linguaggio verbale rientra nella prima categoria, quindi si serve della parola per comunicare ed è solitamente una forma comunicativa di cui abbiamo consapevolezza e che frequentemente adattiamo in base al contesto in cui ci troviamo. La comunicazione analogica si riferisce invece a quel tipo di linguaggio che riguarda i movimenti del corpo e la mimica del volto (cinesica), la posizione del corpo nello spazio (prossemica), le variazioni della voce (paralinguistica) ed il contatto fisico (aptica). Circa il 70% delle informazioni che emergono in un dialogo sono indizi non verbali; gli indici a cui porgiamo più frequentemente attenzione, durante una conversazione, sono inerenti alla mimica facciale.

Uno strumento descrittivo di nota fama ed utilizzo nello studio delle espressioni facciali è il Facial Action Coding System sviluppato da Ekman e Friesen nel 1978. Il FACS è ritenuto il più importante manuale di codifica di movimenti del volto, prendendo in esame i movimenti muscolari che portano a modifiche espressive facciali chiamate Action Unit (AU). Le AU classificate nella seconda edizione (2002) sono 41, è doveroso specificare che non vi è una relazione biunivoca tra queste ed i muscoli facciali poiché lo stesso muscolo può contribuire alla formazione di più AU e la stessa può essere costituita da muscoli diversi. Nel manuale vengono descritte le intensità delle unità di azione in funzione di 5 lettere (A,B,C,D,E) che indicano una intensità crescente; le AU vengono inoltre classificate anche per asimmetria, descritta con la lettera L (sinistra) e R (destra), in base al lato del volto dove l’emozione viene espressa; alcune delle AU più frequenti sono esposte in TAB 1.

Depressione e schizofrenia studi sull espressione delle emozioni Tab 1

TAB. 1: Facial Action Coding System 

In campo clinico e sperimentale sono stati numerosi gli studi che hanno preso in esame la gestualità e la modulazione espressiva delle emozioni in disturbi psicopatologici, inoltre l’attenzione al comportamento non verbale rappresenta un importante fattore all’interno della relazione terapeutica, permettendo di focalizzarsi e prendere in considerazione particolari aspetti che emergono durante il dialogo. In letteratura particolare interesse è stato rivolto all’analisi di tali aspetti in soggetti con depressione e schizofrenia.

In uno studio (Steimer-Krause, 1990) è stata presa in esame l’espressività emotiva in pazienti schizofrenici durante un dialogo con un interlocutore e, tramite FACS, è stata osservata una diminuzione del repertorio e della frequenza di espressioni facciali; nello specifico è stata evidenziata una significativa riduzione delle AU 1,2,4,6,7 che si manifestano nella parte superiore del volto, mentre la parte inferiore non subiva modifiche. Le AU sopra evidenziate sono caratteristiche di espressioni quali la sorpresa e paura, ma anche parte fondamentale dell’accompagnamento al discorso, per enfatizzare frasi e mantenere l’attenzione dell’interlocutore attraverso i cosiddetti gesti illustratori (gesti non verbali che accompagnano e scandiscono il discorso). La mancanza o riduzione di questi durante un dialogo contribuisce ad una sensazione di minor interesse nella discussione e maggior distacco emotivo da quanto viene espresso verbalmente. Lo studio ha dimostrato che la riduzione degli illustratori si riverberava indirettamente sulla gestualità degli interlocutori, portandone una diminuzione anche in quest’ultimi.

Messaggio pubblicitario Una riduzione dell’espressività nella parte superiore del volto analoga a pazienti schizofrenici è stata riscontrata anche in uno studio (Heller, 1994) che ha preso in esame soggetti depressi, dividendo il campione in pazienti che avevano tentato il suicidio e non. Durante il colloquio, nel parlare di intenzioni suicidarie con i pazienti del primo gruppo, è emersa una riduzione delle AU 1,2,4 che, come sottolineato prima, servono a sostenere l’esposizione; inoltre i pazienti tendevano ad evitare il contatto visivo con il clinico mentre parlavano delle loro esperienze.

Per quanto concerne invece le differenze inter-diagnostiche, Berembaum e Oltmanns (1992) hanno preso in esame un campione di pazienti con diagnosi di schizofrenia e depressione ed hanno esaminato le espressioni facciali in risposta alla visione di filmati. Lo studio ha evidenziato una maggiore riduzione dell’espressività facciale nei pazienti schizofrenici rispetto ad i pazienti con depressione, nonostante i resoconti self report sulle emozioni provate fossero simili; gli autori commentano questo dato spiegando che la riduzione dell’espressività potrebbe essere legata a caratteristiche mimiche di questi pazienti piuttosto che ad una reale diminuzione dell’esperienza emotiva.

Gaebel (2004) ha evidenziato inoltre che l’ipo-mimia nei soggetti depressi e schizofrenici sarebbe imputabile alla minore intensità e frequenza dei segnali illustratori AU 1,2,4 (quindi alzare ed aggrottare le sopracciglia) rispetto ai controlli sani. Non sono state trovate invece differenze tra pazienti depressi, schizofrenici e controlli nella modalità di espressione di AU 14 (sorriso asimmetrico), AU 17 (corrugamento del mento) e AU 20 (stiramento delle labbra verso il basso) che solitamente rimandano ad emozioni negative, sebbene i soggetti sani tendano ad esibirle in frequenza minore.

Sempre in riferimento al confronto tra le precedenti categorie diagnostiche, Trémeau e colleghi (2005) non hanno evidenziato particolari differenze nelle emozioni facciali tra gruppi di pazienti depressi e schizofrenici, dove i primi sembrano essere leggermente più espressivi, tranne che nelle emozioni positive, in linea con Berembaum e Oltmanns (1992). In letteratura tale dato sembra essere confermato da un altro studio (Ekman & Rosenmberg, 2005), dove in risposta a filmati divertenti i pazienti depressi esprimevano meno gioia e più rabbia e disprezzo in risposta a stimoli negativi.

In conclusione, dalla letteratura emerge come entrambe le categorie diagnostiche, seppure con modalità diverse, esibiscano una riduzione del repertorio facciale, inerente maggiormente la parte superiore del viso; emerge anche una tendenza generale ad esprimere in forma minore espressioni di felicità alla presenza di stimoli positivi ed a presentare in frequenza maggiore emozioni negative, quali disgusto e disprezzo (Bergman, 2012).

All’interno della stessa categoria diagnostica è emersa anche un’alterazione dell’espressività direttamente proporzionale alla gravità del disturbo, quindi una maggiore frequenza di emozioni quali tristezza e disgusto nei soggetti con depressione maggiore rispetto ai soggetti con depressione minore (Ekman, Matsumoto & Friesen, 2005) ed una ipo-mimia più marcata, oltre che una maggiore frequenza di emozioni negative espresse, in pazienti schizofrenici ospedalizzati rispetto ad ambulatoriali (Steimer-Krause, 1990).

 

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Bibliografia

  • Berembaum H., Oltmanns T. (1992). Emotional experience and expression in schizophrenia and depression. Journal of abnormal psychology, 101, 37-44.
  • Bergman H., Spang J., Merten J., Preisler J. (2012). Stability of facial affective expression in schizophrenia. Schizophrenia, research and treatment.
  • Ekman, P., Friesen, W.V., Hager, J.C. (2002). Facial Action Coding System. A Human Face, Salt Lake City, 2002.
  • Ekman P., Matsumoto D., Friesen W.V. (2005). Facial expression in affective disorders. In Ekman P., Rosenmberg E.L., (2 Eds.) What the face reveals: basic and applied studies of spontaneous expression using the Facial Action Coding System (FACS), pp. 429-439. Oxford University Press: New York
  • Ekman P., Rosenberg E.L. (2 Eds.). (2005). What the face reveals: basic and applied studies of spontaneous expression using the Facial Action Coding System (FACS), pp. 456-457, Oxford University Press: New York.
  • Gaebel W., Wolter W. (2004). Facial expressivity in the course of schizophrenia and depression. European archives of psychiatry and clinical neurosciences, 254, 335-342.
  • Heller, M., & Haynal, V. (1994). Depression and suicide faces. Cahiers Psychiatriques Genevois, 16, 107–117.
  • Steimer-Krause E., Krause R., Wagner G. (1990). Interaction regulations used by schizophrenic and psychosomatic patients: Studies on facial behavior in dyadic interactions. Psychiatry, 53, 209-228.
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