Gli atteggiamenti verso l’eutanasia

Come coinvolgimento personale, fattori socio-demografici, mass media, cultura e società di appartenenza influenzano gli atteggiamenti verso l’eutanasia

ID Articolo: 172724 - Pubblicato il: 13 marzo 2020
Gli atteggiamenti verso l’eutanasia
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L’eutanasia è sempre stata una questione molto dibattuta, oggetto di discussioni e riflessioni. Questo tema ha una grande importanza morale, sociale e giuridica. Quali sono i fattori che concorrono nell’orientare l’atteggiamento verso questa pratica?

 

Introduzione

Messaggio pubblicitario Per eutanasia si intende qualsiasi pratica volta a porre fine alla vita di un individuo, la cui qualità della vita sia permanentemente compromessa da una malattia, menomazione o condizione psichica. Il termine viene dal greco “buona morte” e, nella pratica, indica semplicemente un modo per aiutare a morire in modo indolore persone che ritengono che la qualità della loro vita sia inaccettabile a causa di un malessere fisico o psicologico di grave entità.

Si tratta di un argomento molto discusso e combattuto, c’è chi è favorevole e chi è contrario. La diversità di opinioni ha reso rilevante l’analisi degli atteggiamenti collegati a questo tema. Infatti, gli atteggiamenti nei confronti dell’eutanasia sono importanti dal punto di vista sociale, in quanto si presentano in stretta relazione con il tipo di società e cultura proprie dell’epoca. L’eutanasia è un argomento molto discusso a livello sociale, anche perché riflette un conflitto giuridico: in molti Paesi i cittadini fanno domanda di legalizzazione e in altrettanti viene rigettata questa possibilità. Ricordiamo quindi che, per quanto riguarda l’Europa, l’eutanasia è legale solo in Olanda, Lussemburgo e Belgio.

Analizzando gli atteggiamenti verso l’eutanasia, bisogna anche considerare l’individuo che detiene questi atteggiamenti. Sono state riscontrate, infatti, differenze tra atteggiamenti di medici, infermieri e familiari, vale a dire le persone più coinvolte nella decisione e nella pratica dell’eutanasia o, comunque, quelle più a stretto contatto con essa e con i pazienti che la richiedono (Swarte, Van Der Lee, van der Bom, Van Den Bout, & Heintz, 2003; Vézina-Im, Lavoie, Krol & Olivier-D’Avignon, 2014). E’ necessario anche valutare i fattori che influenzano la formazione di un atteggiamento positivo o negativo verso questo delicato tema, tra cui troviamo le caratteristiche socio-demografiche, il paese di appartenenza e la religione (Miccinesi et al., 2005; Sharp, 2019; Swarte, Van Der Lee, van der Bom, Van Den Bout & Heintz, 2003).

Oltre a questi fattori si considera, nell’analisi della formazione degli atteggiamenti verso l’eutanasia, il ruolo della persuasione, attuata attraverso i mass media, che fa leva sulle credenze etiche e morali dell’individuo. Infatti, come sostiene il modello di probabilità dell’elaborazione di Petty e Cacioppo (1983), un individuo è motivato ad elaborare il messaggio persuasivo quando esso porta ad un cambiamento di atteggiamento corretto (Maio, Haddock & Verplanken, 2018).

Discussione

Per quanto riguarda gli atteggiamenti verso l’eutanasia delle persone coinvolte in questa pratica, bisogna considerare le figure dei medici e delle infermiere, che sono coloro a cui viene spesso fatta la richiesta diretta di morte da parte dei pazienti. Queste figure non sono particolarmente influenzate da fattori come la religione, le credenze sulle conseguenze, il ruolo o le norme morali, ma risultano avere un atteggiamento più favorevole alla pratica dell’eutanasia quando si tratta di pazienti con breve aspettativa di vita, senza sintomi depressivi e che hanno posto una richiesta esplicita di morte (Vézina-Im et al., 2014). Inoltre, risulta che i medici sono influenzati anche da ulteriori fattori individuali, come il settore medico in cui praticano, il numero di pazienti terminale che si sono trovati a curare negli ultimi 12 mesi e gli anni di esperienza; per cui, chi si trova in un reparto con più di 12 pazienti terminali all’anno ed ha più di 6 anni di esperienza lavorativa ha un atteggiamento più negativo verso l’eutanasia (Miccinesi et al., 2005; Vézina-Im et al., 2014). Al contrario, per quanto riguarda gli infermieri, gli anni di esperienza hanno un’influenza nella direzione inversa del continuum valutativo dell’atteggiamento, infatti, infermieri con più di 6 anni di esperienza mostrano atteggiamenti più favorevoli verso l’eutanasia (Vézina-Im et al., 2014).

Messaggio pubblicitario Per quanto riguarda i familiari, è stato svolto uno studio in cui risulta che i familiari di pazienti affetti da cancro morti attraverso l’eutanasia mostrano in modo significativo meno sintomi traumatici, sentimenti di dolore e reazioni da stress post-traumatico rispetto ai familiari di pazienti morti per cause naturali. Questo effetto viene attribuito al fatto di avere la possibilità di salutare il proprio caro, così da poter accettare la situazione in modo più sereno (Swarte et al., 2003).

Trattando gli atteggiamenti è importante analizzare quali sono i fattori che ne influenzano la direzione e la forza; per quanto riguarda la formazione degli atteggiamenti verso l’eutanasia essa risulta influenzata dalla religione, dalle caratteristiche socio-demografiche e dal paese di appartenenza.

Infatti, una delle ragioni di tensioni e conflitti tra credenti, atei e gruppi religiosi riguarda la questione di chi abbia la legittimità di stabilire la fine dell’esistenza; in quest’ambito si possono differenziare i vari tipi di religioni e le varie credenze individuali rispetto ai dogmi della propria religione. All’interno del cristianesimo la chiesa cattolica e ortodossa si pongono nettamente contro l’eutanasia, mentre i protestanti sono più favorevoli; per quanto riguarda il buddismo, esso accetta l’eutanasia in casi particolati (Shin, Lee, Kim, Nam & Seh, 1995). Anche la frequenza con cui ci si reca in chiesa e l’interpretazione della Bibbia influenzano la formazione degli atteggiamenti; infatti, da uno studio di Sharp (2019) risulta che chi pratica con frequenza e ritiene che la Bibbia sia la reale parola di Dio, e non solo un’ispirazione ad essa, ha un atteggiamento più negativo verso l’eutanasia.

Per quanto riguarda invece le caratteristiche socio-demografiche, si analizza l’età, il genere, l’etnia e il livello di scolarizzazione. Risulta che l’età ha una correlazione inversa con la positività dell’atteggiamento verso l’eutanasia, che le donne sono meno favorevoli degli uomini, che le persone di colore hanno un atteggiamento più negativo rispetto ai caucasici e che il livello di scolarizzazione è direttamente proporzionale alla positività dell’atteggiamento (Miccinesi et al., 2005; Sharp, 2019).

L’influenza del paese di appartenenza nella formazione dell’atteggiamento è importante sia dal punto di vista legislativo sia dal punto di vista culturale. In un progetto collaborativo europeo, EURELD, vengono misurati gli atteggiamenti verso l’eutanasia di medici del Belgio, Danimarca, Italia, Olanda, Svizzera e Svezia. Risulta che l’Italia è il paese più conservativo, seguito dalla Svezia; l’Olanda è il paese che più supporta l’eutanasia, seguito dal Belgio; la Danimarca e la Svizzera si trovano ad avere un atteggiamento tra i due estremi (Miccinesi et al., 2005). Tenendo conto che lo studio è stato fatto nel 2005 (quando ancora l’eutanasia non era legale in nessun paese europeo, ma si erano solo presentate delle proposte riguardo la legalizzazione in Olanda e Belgio), i risultati dello studio portano a concludere che il paese di appartenenza sia un forte predittore dell’atteggiamento per quanto riguarda i suoi aspetti culturali e sociali al di là della situazione legislativa.

Infine, è stato analizzato il ruolo della persuasione, date le varie campagne promozionali a favore o contro la legalizzazione dell’eutanasia. Essendo l’eutanasia una questione morale risulta importante che nel messaggio persuasivo sia sottolineata la correttezza dell’atteggiamento, che risulta essere basilare per la motivazione all’elaborazione del messaggio (Petty e Cacioppo, 1983).

D’Aprile e Pensieri (2018) hanno voluto analizzare come sono stati riportati i dati relativi alla vicenda di Dj Fabo, andato in Svizzera per ottenere un suicidio assistito, concludendo che:

In molte testate giornalistiche si è creato un forte impatto emotivo attraverso l’uso prevalente di alcune parole, passando dall’analisi oggettiva della morte realizzata con un suicidio assistito al vissuto di un sentimento di pietà e di solidarietà, in questo modo è venuta meno la possibilità di una valutazione etica di ciò che si definisce eutanasia.

Si può quindi notare come la trasmissione delle notizie possa influenzare gli atteggiamenti, quando vengono usate tecniche persuasive; in questo caso riferito da D’Aprile e Pensieri viene usato il principio secondo cui appelli persuasivi che si focalizzano sulla componente (cognitiva, emotiva o comportamentale) dominante del contenuto dell’atteggiamento hanno un’influenza maggiore nel cambiamento dell’atteggiamento (Maio, Haddock & Verplanken, 2018), infatti essendo l’atteggiamento verso l’eutanasia di base emotiva sono state usate parole nei titoli di giornale, riguardanti la questione, che provocassero un forte impatto emotivo.

Conclusione

L’eutanasia risulta quindi essere una questione molto dibattuta e di importanza morale e giuridica, su cui le persone si formano atteggiamenti molto diversi. Questa diversità degli atteggiamenti è data, a livello individuale, sia dalla rilevanza personale che assume questo argomento, sia da fattori socio-demografici come l’etnia, l’età, il genere e la scolarizzazione; risulta esserci una diversità di atteggiamento anche in base alla cultura e alla società di appartenenza. Infine, è risultato che si ha un forte impatto dei mass media sulla formazione e cambiamento degli atteggiamenti verso l’eutanasia.

 

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Bibliografia

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  • Maio, G. R., Haddock, G., & Verplanken, B. (2018). The psychology of attitudes and attitude change. Sage Publications Limited.
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