Yes Brain. Come valorizzare le risorse del bambino (2018) – Recensione del libro

Lo “yes brain” è uno stato mentale di apertura e ricettività che secondo Siegel è importante stimolare per uno sviluppo sano del bambino.

ID Articolo: 162234 - Pubblicato il: 11 febbraio 2019
Yes Brain. Come valorizzare le risorse del bambino (2018) – Recensione del libro
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Lo stato dello yes brain comprende quattro caratteristiche fondamentali: Equilibrio, Resilienza, Insight ed Empatia.

 

Sono così tante le cose che desidero per i miei figli: felicità, forza emotiva, successo scolastico, abilità sociali, un saldo senso di sé e altro ancora. Non so davvero da dove cominciare. Quali sono le caratteristiche più importanti su cui concentrarsi per aiutare i bambini a vivere una vita felice e ricca di significato?

Messaggio pubblicitario Questa è una delle domande che spesso i genitori pongono agli autori nelle loro conferenze, certamente ciascun genitore desidera che i propri figli crescano e maturino un sé capace di affrontare le sfide della vita e le difficoltà ottenendo serenità e felicità.

Gli autori nel testo Yes Brain. Come valorizzare le risorse del bambino propongono la loro risposta costruendo un percorso per stimolare uno sviluppo del bambino yes brain, ovvero stimolare il bambino a dire di sì al mondo, dire di sì all’esplorazione e all’apprendimento ma soprattutto alla consapevolezza di se stessi e delle loro potenzialità. In una parola uno “stato del si” è uno stato mentale di apertura e ricettività. Nello stato del no, al contrario, la mente pone attenzione alla sopravvivenza, il sistema nervoso si attiva in modo attacco e fuga, si diviene particolarmente reattivi nei confronti dell’esterno, come se ci si preparasse a un attacco imminente, inoltre ci si pone in una posizione di autodifesa per timore di sbagliare o d’imprevisti. Tutto è percepito come minaccia. Quando un bambino è in uno “stato del no”, non riesce ad autoregolare il comportamento ed è in balia delle proprie emozioni, può manifestare testardaggine e chiudersi a riccio. Questo stato è fisiologico fino ai tre anni di età poiché ancora non complete le strutture che gli consentono maggior flessibilità e la possibilità di passare a uno “stato del sì”. Se un bambino di tre anni piange, si dispera e al contempo si arrabbia e non riesce a calmarsi da solo, poiché la sua torre di mattoncini si è distrutta pur essendo stato lui a buttarla giù, non significa che vi sia un problema clinico poiché ciò è in linea con l’età di sviluppo.

Ciascun genitore può favorire l’emergere di uno “stato del sì” nel proprio bambino, sviluppando le abilità necessarie per cogliere le sfide della vita, affrontando le situazioni problematiche e creando relazioni interpersonali positive. Secondo gli autori lo stato dello yes brain comprende quattro caratteristiche fondamentali:

  • Equilibrio: la capacità di gestire emozioni e comportamento.
  • Resilienza: la capacità di affrontare e superare le difficoltà e i problemi che la vita inevitabilmente ci presenta.
  • Insight: la capacità di “guardarci dentro” e di imparare a conoscerci a fondo, e poi di impiegare ciò che abbiamo appreso per prendere buone decisioni e mantenere un maggior controllo sulla nostra vita.
  • Empatia: la capacità di comprendere il punto di vista di un’altra persona e poter avere a cuore il suo benessere finanche a comportarsi per il benessere dell’altro.

Le tappe del percorso verso lo stato dello “yes brain”

Consiglio questo testo in modo particolare a tutti i genitori perché seguendo i suggerimenti degli autori, potranno favorire l’emergere dello stato del sì nei loro bambini , ma anche in loro stessi. In Yes Brain, gli autori illustrano le caratteristiche di questi due stati mentali contrapposti e propongono un percorso educativo in quattro tappe.

  • Prima tappa: comprendere lo stato del NO
  • Seconda tappa: riconoscere e favorire lo stato del SI.
  • Terza tappa: coltivare l’equilibrio
  • Quarta tappa: stimolare l’integrazione.

Nelle prime due tappe ci si concentra nel migliorare la consapevolezza di se stessi, imparando a riconoscere quando ci si trova in uno stato del sì o in uno stato del no. Un concetto studiato in neurobiologia, utile per illustrare questi due stati è quello della finestra di tolleranza. Nel sistema nervoso autonomo ci sono due parti più evolute: il sistema simpatico e il sistema parasimpatico. Il sistema nervoso simpatico aumenta l’attivazione (arousal) fisiologica ed emotiva. Il sistema nervoso parasimpatico funge invece da freno, esso ha un’azione calmante e riduce lo stato di attivazione del sistema nervoso, rallentando il respiro e inducendo rilassamento muscolare. Quando ci troviamo in un ambiente sicuro, quando ci sentiamo al sicuro, le due parti del sistema nervoso autonomo interagiscono in modo efficace e siamo in grado di manifestare un comportamento appropriato. Ci troviamo in quella che gli autori denominano “zona verde”, in altre parole in uno “stato del sì”, all’interno della finestra di tolleranza. Quando un bambino è nella zona verde, è in equilibrio. Se incappa in una difficoltà o in una frustrazione e sperimenta emozioni intense, il bambino potrebbe essere sopraffatto e uscire dalla zona verde, entrare in una zona rossa, ovvero fuori dalla finestra di tolleranza. Diviene ipereattivo pronto all’attacco o alla fuga. A volte i bambini, se sopraffatti dalle emozioni, non entrano nella zona rossa, potrebbero esser così spaventati da entrare in quella chiamata “zona blu” dove esperisce reazioni che portano a un’immobilizzazione (freezing) il bambino reagisce a una situazione negativa chiudendosi in se stesso.

Nella terza tappa si approfondisce il concetto di equilibrio, esso è la capacità di autoregolare le proprie emozioni nel proprio comportamento e nel corpo. Nell’infanzia il bambino inizia a sperimentare e conoscere le emozioni e gradualmente imparerà anche a regolarle. Perdere il controllo per un bambino è dunque normale, fa parte del suo percorso di crescita ma certamente ha bisogno di essere guidato a tornare a uno stato di calma e a divenire consapevole di sé e dell’altro. Ai genitori sarà più facile comprendere cosa sia l’equilibrio emotivo osservando cosa accade quando non c’è equilibrio nel proprio bambino, ad esempio il bambino fa i capricci, protesta o piange, mostra una reattività esplosiva e non riesce a calmarsi. Aiutare i bambini a essere in equilibrio significa aiutarli a rientrare nella zona verde quando si sentono sopraffatti dalle emozioni. Favorire uno sviluppo verso l’equilibrio significa condurre il bambino ad ampliare la finestra di tolleranza, la sua zona verde, ricordando che un approccio educativo e relazionale basato sul “sì” conduce alla calma e a imparare nuove abilità.

Messaggio pubblicitario L’integrazione, l’ultima tappa, è la meraviglia che si crea quando le strutture e le funzioni del nostro cervello lavorano in sinergia. Nello stile educativo proposto dai coniugi Siegal, si vuole realizzare nel bambino l’integrazione tra piano di sotto e piano di sopra del nostro cervello (regioni inferiori e regioni superiori), e tra emisfero destro ed emisfero sinistro. Il nostro cervello, infatti, è composto di molte aree, ciascuna svolge una funzione specifica e diversa e dalle altre; vi sono aree dedicate alla memoria, aree del linguaggio, delle emozioni e altre per l’attività motoria. Ciascuna parte ha una propria da svolgere ed esse lavorano meglio se integrate e se il loro lavoro si realizza in modo coordinato. Uno dei fattori che rendono possibile lo sviluppo di gradi più elevati d’integrazione è la natura “plastica” del cervello, esso cambia in base alle esperienze effettuate, in altre parole l’architettura del nostro cervello può modificarsi integrando le nuove informazioni. Questo implica che i genitori proponendo alcune esperienze ai propri figli inducono i loro cervelli a porre attenzione agli elementi di quelle esperienze e quindi si attivando neuroni e connessioni. Ad esempio: se leggiamo una fiaba insieme a nostro figlio e gli domandiamo: “Perché pensi che quell’evento abbia fatto piangere la bambina?”, gli offriamo l’opportunità di creare e rafforzare i circuiti dell’empatia e del sistema di coinvolgimento sociale nel suo cervello.

In conclusione

Educare al sì non significa dire sempre di sì alle richieste dei propri figli, né significa essere genitori permissivi e iperprotettivi; piuttosto si vuole educare il bambino alla consapevolezza di sé, all’ascolto e alla ricettività. Domandiamoci quale sia la finalità di crescere un bambino, di certo accompagnarlo nel processo che lo condurrà a essere adulto in grado di sperimentare emozioni sia positive sia negative, che affronta problemi, costruisce soluzioni nuove e gioisce dei momenti positivi e dei successi, in grado di relazionarsi positivamente con se stesso e con gli altri. Favorire tale processo non significa far divenire un bambino obbediente o proteggerlo da pericoli e frustrazioni. Nessuno ha mai detto che una vita nello stato del sì sia sempre felice e priva di problemi. Come si afferma nel testo:

Uno sviluppo cerebrale e mentale all’insegna del sì non porta alla perfezione né alla beatitudine, però conduce alla capacità di trovare gioia e significato persino nelle difficoltà della vita.

Quale genitore non vorrebbe favorire tutto questo nel proprio figlio? Ma come si può raggiungere questo obbiettivo? Gli autori, uscendo dalle più classica classificazione degli stili educativi propongono una loro modalità educativa:

Il nostro approccio, infatti, è inteso ad aiutare i bambini a muovere i primi passi verso la comprensione di chi sono e di chi stanno diventando, nonché verso la consapevolezza di poter superare le delusioni e le sconfitte e di poter scegliere una vita ricca di significato e di connessione con gli altri e con se stessi.

La loro proposta educativa è basata sulla neurobiologia interpersonale e un concetto importante della neurobiologia interpersonale è quello d’integrazione. Come ho già definito, si ha integrazione quando le parti differenziate funzionano insieme in un tutto coordinato. Non occorre certo essere scienziati per favorire l’integrazione nei bambini, servono solo semplici nozioni sul funzionamento del nostro cervello. Gli autori aiutano i lettori ad acquisire queste informazioni mediante numerosi ed esempi rappresentati mediante chiare vignette e funzionali diagrammi.

Dunque buona lettura e Yes Brain!

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Bibliografia

  • Siegel, D.J., Payne Bryson, T. (2015). La sfida della disciplina. Raffaello Cortina.
  • Siegel, D.J., Hartzell, M. (2016). Errori da non ripetere. Raffaello Cortina.
  • Siegel, D.J., Payne Bryson, T. (2012). 12 strategie rivoluzionarie per favorire lo sviluppo mentale del bambino. Guida pratica. Raffaello Cortina.
  • Siegel, D.J., Payne Bryson, T. (2018). Yes Brain. Come valorizzare le risorse del bambino. Raffaello Cortina Editore
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