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Resilienza e strategie di coping nelle patologie reumatiche autoimmuni

Le patologie reumatiche autoimmuni sono malattie che potrebbero mettere a dura prova chi ne soffre. Quali strategie di coping mettono in atto i pazienti?

ID Articolo: 161349 - Pubblicato il: 15 gennaio 2019
Resilienza e strategie di coping nelle patologie reumatiche autoimmuni
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Le persone che soffrono di patologie reumatiche su base autoimmune, si trovano spesso a dover affrontare problematiche comuni. Tali malattie limitano molto l’autonomia e la volontà personale nella quotidianità.

Arianna Pallavicino e Carmen Ricciardelli

 

A ciò si aggiungono il dolore, la stanchezza e la costante preoccupazione sulla propria condizione fisica futura. Tutto questo può comportare l’insorgenza di altre patologie come l’ansia e la depressione che peggiorano lo stato emotivo e la qualità della vita.

Patologie reumatiche autoimmuni e sofferenza psicologica

Messaggio pubblicitario Molti sono gli studi che hanno indagato tale relazione, sebbene quelli che trattano del rapporto tra ansia e patologie reumatiche siano in misura minore. Ciò perché per aumentati livelli di umore depresso si ha, nella maggior parte dei casi, un concomitante aumento dei livelli di ansia ( G. Bagnato, L.G. De Filippis, A. Caliri, G. De Filippis, G. Bagnato, A. Bruno, N. Gambardella, M. R. Muscatello, R. Cambria, R. Zoccali, 2006).

Inoltre, è stato riscontrato che i soggetti con depressione ed artrite reumatoide presentano un quadro clinico nettamente peggiore rispetto ai soggetti con artrite reumatoide senza sintomi depressivi ( P.P. Katz, E.H. Yelin, 1993).

Tali evidenze trovano riscontro nella letteratura precedente.

Dallo studio di Palos e Viscu del 2014, è emerso che i soggetti con diagnosi di artrite reumatoide mostrano maggiori livelli di ansia e una maggiore frequenza di pensieri automatici negativi rispetto ai soggetti di controllo.

Anche nello studio di A. Isik, S.S. Koca, A. Ozturk, O. Mermi del 2007, è emersa una prevalenza di ansia e depressione nei soggetti con artrite reumatoide rispetto al gruppo di controllo. Inoltre, la durata del disturbo sembra essere più breve nei soggetti con ansia rispetto ai soggetti che manifestano sintomi depressivi. Sembrerebbe, dunque, che alcune malattie autoimmuni siano un fattore di rischio per la depressione ( E.D. Dommash, T.Li, O.I. Okereke, Y.Li, A.A. Qureshi, E.Cho, 2015).

I sintomi dell’ansia e della depressione generalmente non sono manifesti all’inizio del trattamento, ma possono emergere in maniera invalidante nel momento in cui si ha consapevolezza del proprio stato fisico che limita ciò che prima della malattia poteva essere facilmente sostenuto (K. Bangemann, W. Shulz, J. Woklleben, A. Weyergraf, I. Snitjer, T. Werfel, G. Schmid-Ott, D.Bohm, 2014.

Patologie reumatiche autoimmuni e strategie di coping

Sulla base delle evidenze presenti in letteratura, tale lavoro ha cercato di indagare il modo in cui le proprie competenze personali, sociali, relazionali unite ad adeguate strategie di coping, possano avere un impatto positivo sul soggetto e condurre ad un miglioramento della qualità di vita.

Tutto ciò fa parte di un concetto più ampio conosciuto come resilienza. Con il termine resilienza, in fisica, si intende la capacità di un materiale di resistere ad un urto assorbendo l’energia che può essere rilasciata in misura variabile dopo la deformazione (Accademia della crusca, 2014).

Riferito all’essere umano, tale concetto indica la capacità di superare i traumi e le avversità non solo resistendo ma costruendo e ricostruendo un percorso di vita orientato positivamente (B. Cyrulnik, E. Malaguti, 2011).

Secondo Bonanno (2004) la resilienza, è un processo e un prodotto dello sviluppo evolutivo della persona, che pur dovendo affrontare nel corso della sua esistenza avversità e situazioni difficili, riesce a mantenere ed implementare un percorso psicologico sano e stabile nel corso del tempo. Non si tratta di un concetto statico ma dinamico in cui i vari fattori si combinano e interagiscono nella storia dell’individuo (Costantino, Camuffo, 2009).

Lo studio delle risorse di resilienza è apparso negli ultimi anni molto rilevante nel sostenere persone con patologie di natura cronico-degenerativa. Si tratta infatti di individui maggiormente vulnerabili allo stress in quanto più esposti sia allo sviluppo di patologie stress-correlate, sia all’attacco dei normali stressors psico-sociali (Stanton, et al., 2007).

Patologie reumatiche autoimmuni: lo studio

E’ stato preso in esame un gruppo composto da 21 soggetti, di cui 18 femmine e 3 maschi con un’età compresa tra i 22 e i 75 anni, affetti da patologie reumatiche autoimmuni (artrite reumatoide giovanile, connettivite indifferenziata, artrite sieronegativa, artrite psoriasica, artrite cronica indifferenziata, psoriasi minima, spondilo-artrite).

Tutti i soggetti coinvolti nello studio sono stati sottoposti ad un esame clinico e nella stessa occasione a ciascun paziente sono stati somministrati i seguenti test:

  • Hamilton Anxiety Scale, che pone l’accento in particolare sullo stato soggettivo del paziente; il test esplora 14 categorie di sintomi (umore ansioso, umore depresso, disturbi somatici muscolari, disturbi sensoriali somatici, sintomi cardiovascolari, sintomi respiratori, sintomi gastrointestinali, sintomi genito-urinari, sintomi vegetativi, tensione, paure, insonnia, deficit intellettuale e il comportamento del soggetto durante l’intervista). I sintomi sono valutati su una scala a 5 punti (“assente”, “lieve”, “moderato”, “grave”, “molto grave”). Un punteggio totale intorno a 18 è considerato patologico.
  • Hamilton Rating Scale For Depression, che indaga 21 aree determinanti per la valutazione dello stato depressivo del soggetto (umore depresso, senso di colpa, idee di suicidio, insonnia iniziale, insonnia intermedia, insonnia prolungata, lavoro e interessi, rallentamento di pensieri e parole, agitazione, ansia di origine psichica, ansia di origine somatica, sintomi somatici gastrointestinali, sintomi somatici generali, sintomi genitali, ipocondria, introspezione, perdita di peso, variazione diurna della sintomatologia, depersonalizzazione, sintomatologia paranoide, sintomatologia ossessiva). I sintomi sono valutati su una scala che va da 1 (assente) a 5 (grave) o da 1(assente) a 3( chiaramente presente) a seconda degli items e della gravità dei sintomi. Un punteggio totale maggiore o uguale a 25 è indicativo di una depressione grave.
  • Colloquio Psicologico volto ad indagare le risorse di resilienza possedute da ciascun soggetto, in particolare dimensioni proattive quali autostima, autoefficacia e autodeterminazione e dimensioni disreattive come la somatizzazione, preoccupazioni eccessive e mancanza di progettualità.

Patologie reumatiche autoimmuni: i risultati dello studio

Dall’elaborazione dei test è risultato un punteggio medio di 11.09 per entrambe le scale Hamilton.

Dall’indagine è emersa una tendenza a sottovalutare le proprie capacità, limitandole. Tra le difficoltà evidenziate dal campione emerge una sensazione di malessere interno, la presenza di disturbi intestinali, sensazioni di disagio, preoccupazione per il futuro, difficoltà nell’addormentamento, preoccupazioni eccessive, mancanza di energie, problematiche relative al desiderio sessuale.

Gli aspetti positivi della personalità emersi nell’indagine riguardano l’avere fiducia in se stessi ed essere autonomi, mantenere la calma in situazioni difficili, avere fiducia negli altri favorendo le buone relazioni, saper affrontare le difficoltà al momento giusto e con fermezza, saper accettare i propri difetti e favorire il confronto costruttivo con gli altri.

Coping nelle patologie reumatiche autoimmuni

Messaggio pubblicitario NETWORK CLINICA Per far fronte allo stress causato dalla propria condizione fisica, le persone che soffrono di patologie reumatiche autoimmuni, possono utilizzare alcune strategie di coping.

Ad esempio, cercando informazioni sulla propria patologia, condividendo e parlando con gli altri delle proprie preoccupazioni, seguendo le informazioni di una persona esperta di cui potersi fidare, cercando supporto nell’ambiente familiare e focalizzandosi sui propri punti di forza.

Bisognerebbe invece evitare di isolarsi dalle situazioni sociali chiudendosi in sé stessi e rassegnandosi alla propria condizione.

Anche quando sono presenti condizioni fisiche invalidanti, essere una persona resiliente è comunque possibile! Una persona resiliente riesce a mantenere i livelli di stress al di sotto di una certa soglia attraverso il potenziamento costante delle proprie risorse personali. Non esiste un singolo modo di essere resilienti, ma una serie di percorsi di resilienza multipli. Ogni persona può essere resiliente o vulnerabile a seconda della circostanze (Luthar, Doernbergher, Zigler, 1993).

Per rispondere in maniera positiva agli eventi stressanti è possibile utilizzare alcune strategie che consentono di implementare i propri livelli di resilienza.

Tra queste vi sono:

  • la response ability, la capacità di rispondere in maniera adeguata agli stressors;
  • valorizzare le proprie competenze personali, sociali e relazionali: stile di coping, letteralmente capacità di cavarsela.

L’importanza dello stile di coping è legata al fatto che esso si è rivelato uno dei fattori determinanti nel modulare le differenze individuali di reazione psicologica alla malattia e la qualità della vita dopo la diagnosi, nell’influenzare la risposta e la compilance ai trattamenti e forse anche il decorso biologico della malattia stessa ( M. Biondi, 1992).

Stili di coping e resilienza

Dalla ricerca di Kronhe e collaboratori del 1992, sono stati individuati diversi stili di coping:

  • ricerca di informazioni (razionalizzare);
  • cercare di condividere e parlare con gli altri delle proprie preoccupazioni;
  • sottovalutare la gravità della diagnosi (minimizzare);
  • tendenza alla fuga;
  • focalizzazione sugli aspetti positivi;
  • focalizzazione sulla propria forza;
  • distrazione;
  • autocompassione;
  • negazione;
  • sicurezza;
  • ricordo di precedenti eventi negativi;
  • banalizzazione generale;
  • banalizzazione attraverso la reinterpretazione.

Secondo una formulazione recente (Costantini, Biondi, 1990), il coping può essere suddiviso in due fasi sequenziali: una valutativa, centrata sui processi cognitivi di attribuzione di significato alla situazione stimolo e una seconda esecutiva, centrata su comportamenti operativi adottati dal soggetto.

Nel processo di coping inoltre, vengono anche valutate le proprie risorse e le capacità di far fronte allo stimolo stressante (Lazarus, 1993).

In particolare il coping può essere suddiviso in due tipologie (Lazarus, 1991):

  • emotion-focused coping, che consiste nella regolazione delle reazioni emotive negative conseguenti ad una situazione strassante;
  • problem-focused coping, che consiste nel tentativo di modificare o risolvere la situazione che sta minacciando o danneggiando l’individuo.

Generalmente, le persone poco resilienti utilizzano un coping orientato alle emozioni e all’evitamento. Ad esempio, per far fronte agli eventi critici cercano di ridurre le emozioni negative che accompagnano la percezione dello stress prendendo le distanze dalla situazione, fuggendo da essa e rifugiandosi in altre attività.

La persona resiliente invece, utilizza principalmente uno stile di coping orientato al problema e quindi alla gestione dell’evento stressante, adoperandosi attivamente con ottimismo e fiducia per modificare la situazione riducendo o prevenendo la fonte di stress.

Se le strategie individuali per affrontare la malattia sono funzionali ed efficaci allora l’adattamento può anche trasformarsi in una crescita personale, dal momento che costruiamo continuamente noi stessi attraverso esperienze di vita che cambiano continuamente. Al contrario se il tipo di situazione è troppo stressante o le capacità di affrontarla inadeguate è possibile l’insorgenza di reazioni psicopatologiche (M. Biondi, 1992).

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