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Gravidanza e infiammazione: quali conseguenze potrebbero esserci nei bambini?

Gravidanza: un recente studio fatto a Portland, in Oregon, costituisce un importante passo in avanti per la comprensione di come un'infiammazione può influire su sviluppo cerebrale e salute mentale del bambino

Di Redazione

Pubblicato il 23 Apr. 2018

L’infiammazione è una normale della risposta del corpo alle infezioni, allo stress cronico o all’obesità. Nelle donne in gravidanza, si ritiene che un’accentuata infiammazione aumenti il rischio di malattie mentali o problemi di sviluppo del cervello nei bambini. Quali? In che misura?

Lucia Marangia

 

Uno studio condotto dai ricercatori dell’OHSU di Portland, in Oregon, ha stabilito un legame tra l’infiammazione nelle donne in gravidanza e il modo in cui il cervello del neonato è organizzato in reti.

I risultati dello studio, pubblicati su Nature Neuroscience, potrebbero fornire strade promettenti per esplorare trattamenti potenzialmente in grado di modificare questi impatti negativi sulla funzione cerebrale neonatale.

Il gruppo di ricerca ha raccolto campioni di sangue da 84 donne a ogni trimestre di gravidanza, misurando i livelli di interleuchina, 6 (IL-6), un marker d’infiammazione, già noto per la sua influenza nello sviluppo del cervello del feto.

Quattro mesi dopo la nascita, hanno valutato il grado di imaging a risonanza magnetica funzionale. Hanno infine misurato le prestazioni della memoria di lavoro dei piccoli all’età di due anni, un fattore predittivo per la successiva riuscita negli studi e dell’eventuale presenza di disturbi mentali.

Gravidanza e infiammazioni: i risultati dello studio

I dati ricavati mostrano che le differenze nei marker d’infiammazione nelle madri erano direttamente associate a differenze nelle vie di comunicazione cerebrale appena formate, cosi come alla successiva memoria di lavoro a due anni di età. In particolare, i livelli d’infiammazione più alti della madre durante la gravidanza sono risultati correlati negativamente con la capacità di memoria dei bambini.

[blockquote style=”1″]È importante sottolineare che il risultato non significa che ogni esposizione all’infiammazione possa avere un impatto negativo sul bambino, tuttavia questi risultati offrono nuove possibilità di ricerca e possono aiutare gli operatori sanitari a pensare a come e quando l’infiammazione potrebbe avere un impatto sullo sviluppo dell’apprendimento a lungo termine del bambino e sulla salute mentale [/blockquote]

ha spiegato Alice Graham, coautrice dello studio. Un altro aspetto notevole dello studio, è lo sviluppo di un modello previsionale:

[blockquote style=”1″]Ora, disponiamo di un approccio basato anche sulla tecnica d’intelligenza artificiale noto come apprendimento automatico, che sulla base delle scansioni di risonanza magnetica funzionale, permette di risalire a livelli complessivi d’infiammazione durante la gravidanza[/blockquote]

ha aggiunto la ricercatrice. Inoltre

[blockquote style=”1″]Questa comprensione fornisce alcune informazioni sulle future prestazioni di memoria dei bambini, consentendo un precoce intervento clinico, se necessario[/blockquote] .

In futuro, gli autori intendono approfondire in che modo fattori presenti prima e dopo la nascita, come la società e l’ambiente, possono interagire per influenzare la funzione cognitiva nei bambini.

[blockquote style=”1″]Lo stress aumentato e la cattiva alimentazione sono considerati normali secondo gli standard odierni, ma influiscono notevolmente sui tassi di infiammazione in tutti gli esseri umani, non solo nelle mamme in attesa. Dobbiamo anche capire quali fattori portano a un più elevato livello d’infiammazione, e predisporre terapie mirate per ridurre i tassi d’infiammazione e l’impatto complessivo sul cervello in via di sviluppo[/blockquote]

ha concluso Graham.

 

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