Corpo, trauma e dissociazione nell’adulto – Report dal Seminario

I molti volti e i molti sintomi della traumatizzazione. Riconoscimento clinico e intervento. Report dal seminario del 17-18 giugno a Torino.

ID Articolo: 147142 - Pubblicato il: 27 giugno 2017
Corpo, trauma e dissociazione nell’adulto – Report dal Seminario
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“I molti volti e i molti sintomi della traumatizzazione. Riconoscimento clinico e intervento” è un interessante corso di formazione pratica avanzata proposto dal Centro Clinico Crocetta di Torino, che ha come filo conduttore il concetto di dissociazione traumatica. Il calendario del master è stato ricco di appuntamenti formativi che si sono svolti a partire da gennaio e termineranno a settembre 2017, con due giornate dedicate alla comprensione del rapporto tra disturbi alimentari, trauma e dissociazione.

di Valentina Congedo

Il-trattamento-della-dissociazione-traumatica-Programma-2017Giovanni Tagliavini e Porzia Talluri sono stati i relatori del seminario del 17 giugno “Corpo, trauma e dissociazione nell’adulto: riconoscere e comprendere la dissociazione somatoforme”.

Giovanni Tagliavini, direttore di Area Trauma, si è soffermato sul rapporto tra corpo e mente, sul ruolo del corpo nella salute mentale, sugli effetti che il trauma e la dissociazione hanno sulla fisiologia dell’organismo.

Porzia Talluri, psicoterapeuta, terapista HRV e Neurofeedback, ha aperto il suo intervento con alcuni cenni di neurobiologia evolutiva, descrivendo come si evolvono le strutture e le funzioni cerebrali fin dalla gestazione e l’impatto che può avere il trauma su un sistema nervoso in via di sviluppo. Inoltre, ha illustrato in modo pratico il funzionamento e l’uso del neurofeedback in psicoterapia. L’intera platea è stata invitata a svolgere esercizi di respirazione diaframmatica, per sperimentarne direttamente gli effetti benefici. Ci sono stati  proposti anche esercizi di riattivazione corporea, per stimolare la concentrazione, riappropriarsi del corpo e apprendere strategie per ridurre l’effetto “contagioso” che il trauma e la dissociazione possono avere, in formazione e terapia.

La dott.ssa Talluri ha terminato il suo intervento nella mattinata del 18 giugno, dando avvio alla seconda parte del seminario, dal titolo “Corpo, trauma e dissociazione nell’adulto. Ascoltare, curare e vivere il corpo, attraverso il corpo: neurofeedback, biofeedback, yoga e altri approcci corporei”.

Messaggio pubblicitario Successivamente, è intervenuta la dott. ssa Stefania Nobili, psicoterapeuta cognitivo-comportamentale con una formazione specifica nell’uso dello yoga a scopo terapeutico. Ha descritto alcuni elementi di teoria e pratica yogica; oltre a fornire una cornice di riferimento per comprendere l’utilità dello yoga affiancato a una psicoterapia, la dott.ssa Nobili ha proposto un’esperienza diretta, facendo sperimentare ai presenti alcune posizioni finalizzate a ristabilire il contatto con il corpo e a recuperare energie. In ultimo, ha introdotto un protocollo di applicazione dello yoga al trattamento psicologico dei pazienti traumatizzati.

Il ruolo del corpo nella salute mentale

G. Tagliavini ha sottolineato che l’integrazione è la parola d’ordine del lavoro psicologico. La salute mentale ha come presupposto un’elevata capacità di integrazione di un ampio spettro di fenomeni in una stessa personalità.

L’obiettivo principe della psicoterapia è l’integrazione di tre livelli di funzionamento della personalità: pensiero, emozione e corporeità. Solo in questo modo è possibile restituire completezza ed equilibrio all’esperienza individuale (con ricadute positive sull’agire relazionale).

I pensieri hanno la caratteristica di essere multipli; le emozioni, invece, sono binarie, mentre il corpo è sempre unico e affermativo.

Il corpo sempre fa, sta, sa, ricorda e, al suo livello integrativo, distingue e collega. È un’area della personalità che non si può ridurre ad altro, poichè rappresenta la modalità primaria e immediata di fare esperienza, la base dello sviluppo psichico e del suo funzionamento per tutta la vita. Il senso di sè è incarnato nel corpo e le esperienze coscienti sono orientate in relazione al corpo.

Il senso di sè secondo William James

William James scriveva che la peculiarità del corpo è la sua doppia natura di agente senziente e oggetto sentito, due dimensioni opposte eppur connesse dall’unicità del corpo stesso. In altre parole, William James sosteneva che il senso di sè si traduce nelle affermazioni “Io sono un corpo e agisco il mio corpo” e al tempo stesso “io ho un corpo”.

Le dimensioni della corporeità

Le teorie psicologiche attuali sul trauma riprendono queste affermazioni per astrarre le seguenti dimensioni della corporeità lungo le quali si compone la salute mentale:

  • L’ownership, ossia il senso di essere i “titolari’ del proprio corpo. Come sosteneva Cartesio, tendiamo ad identificarci coi nostri pensieri, ma essi dovrebbero farci concludere che possediamo un corpo e che ci identifichiamo con esso.
  • L’agency, ossia il senso di essere i “gestori” del proprio corpo, agenti attivi sulla realtà interna ed esterna.
  • La safety, ossia il senso di sicurezza, che comporta il sentirsi “beneficiari” del proprio corpo. La safety implica la capacità di distinguere tra propriocezione ed enterocezione, la stabilità e la congruenza delle proprie percezioni, la fiducia in esse.

Il trauma e i suoi effetti sul corpo: la dissociazione somatoforme

Messaggio pubblicitario Un evento traumatico non elaborato divide in pezzi il sistema psichico: la disintegrazione investe sia le risposte immediate all’evento (neurovegetative, emotive, cognitive) che le dinamiche conseguenti (creazione dei ricordi e delle difese).

Il corpo traumatizzato sopravvive applicando una dissociazione primaria, che consiste nell’interruzione di alcune funzioni psichiche; spesso, successivamente, consolida queste difese con una dissociazione secondaria, ossia la divisione in parti indipendenti.

L’impossibilità a integrare ha un effetto perdurante, come se ciascun pezzo si respingesse e si opponesse all’integrazione.

Il senso di ownership, agency e safety sono perduti; ma poichè il corpo è sempre affermativo, sa, ricorda, distingue e collega le esperienze in modo traumatizzato.

Integrazione vs disintegrazione traumatica

Gli effetti sul corpo della dissociazione traumatica

La disintegrazione psichica dovuta al trauma lascia cicatrici più o meno profonde a seconda della gravità e della fase evolutiva in cui esso si verifica.

La più grave è la somatizzazione, che genera un “corpo danneggiato”.

Nelle primissime fasi evolutive, se i bisogni di un infante non vengono riconosciuti, l’attivazione neurobiochimica e comportamentale aumenta. Si verifica un iperarousal e si attivano le difese legate al sistema nervoso simpatico (comportamenti di attaccamento volti a stimolare l’accudimento, attacco, fuga). Se nessuna di queste difese funziona, si verifica un’ipoarousal che segnala l’attivazione del sistema parasimpatico (difese come svenimento, addormentamento, dissociazione, morte apparente).

Gli studi di R. Spitz sui bambini ospedalizzati mostrano gli effetti traumatici di una costante e inesorabile trascuratezza: la depressione anaclitica può diventare vacuità e addirittura generare un danno neurologico irreversibile. Ciò prova che un grave danno non deriva necesssariamente da un abuso o da comportamenti agiti, ma anche da gravi omissioni delle cure di base.

La disregolazione dell’arousal

Un’altra conseguenza del trauma sul corpo è la disregolazione dell’arousal, che genera un “corpo analfabeta”. In questo caso, i due sistemi simpatico e parasimpatico non svolgono la reciproca funzione equilibratrice e la persona non sperimenta il normale ciclo della risposta fisiologica. La neurocezione è difettosa: si verifica l’incapacità a leggere o integrare gli stimoli enterocettivi e esterocettivi (fino a generare confusione tra interno ed esterno).

I due sistemi autonomi possono andare in blocco, restando fermi su un iper o un ipoarousal; si possono verificare “situazioni sospese” episodiche o croniche nel corpo (pensieri, ideazioni o azioni che restano incomplete, si ripetono ed esauriscono psichicamente la persona traumatizzata); può diventare difficoltoso l’apprendimento dall’esperienza (il collegamento di categorie di eventi all’attualizzazione di uno stato corporeo-emotivo).

Il corpo inquietante

Un’ulteriore conseguenza del trauma è la convivenza con un “corpo inquietante”.

I fenomeni dissociativi si espandono lungo un continuum che porta a percepire il rapporto con se stessi e con il mondo esterno da “non reale”, a “non vero”, a “non mio” (che comporta la perdita dell’ownership), fino a “non me”. La persona traumatizzata sente il corpo come non riconosciuto e sperimenta episodi di depersonalizzazione e derealizzazione.

 

Infine, altra conseguenza del trauma sono le riattualizzazioni traumatiche, che si verificano in “un corpo conteso, usato, abusato”, a cui vengono sottratte energie dalla lotta tra le parti dissociative, come ha descritto vividamente Dolores Mosquera nel seminario del 21 e 22 gennaio.

 

Trattare la dissociazione somatoforme in terapia. L’uso del neurofeedback

Il senso di safety, ownership e agency sono le precondizioni per attivare i sistemi motivazionali superiori, come ad esempio quelli sociali. Il paziente, quanto più è gravemente traumatizzato, tanto più baserà la sua vita psichica sull’attivazione dei sistemi di sopravvivenza o quelli di difesa legati ai due sistemi nervosi autonomi.

Le situazioni più compromesse sono quelle in cui si riscontrano sintomi negativi: diagnosticare l’assenza di una funzione psichica attesa (come la capacità di percepire il proprio corpo o l’ambiente), è più difficile. Inoltre, se il disturbo comporta l’uso di difese tipiche dell’attivazione del sistema parasimpatico, il paziente sta peggio rispetto a un altro che utilizza le difese attive.

Anche se il paziente dice di non sentire il corpo, qualcosa in esso sta succedendo; il terapeuta deve aiutarlo a parlare del proprio corpo in modo affermativo.

Gli esami medici rivelano peculiari modificazioni cerebrali nelle persone maltrattate, soprattutto a carico della corteccia orbitofrontale: la parte più danneggiata è quella deputata alle funzioni integrative.

Il lavoro del terapeuta consiste nell’ancorare il pensiero all’emozione, e l’emozione al corpo. L’integrazione a cui tendere deve andare sia in direzione top – down che bottom – up, nella doppia via dai centri di controllo e integrazione superiori, attraverso i circuiti cerebrali delle emozioni, arrivando ai centri più antichi di regolazione fisiologica del sistema nervoso autonomo.

Come ha spiegato Porzia Talluri, l’attivazione del sistema nervoso simpatico e parasimpatico oscilla all’interno di una finestra di tolleranza. Se la persona passa troppo tempo fuori dalla finestra di regolazione (quindi in condizione di disregolazione) la finestra tende a restringersi, attivando un circolo vizioso. La disregolazione porta a irritabilità, alterazione del ritmo sonno-veglia, della fame o dell’evacuazione, cioè delle funzioni di base.

Il trauma, circoscritto o cumulativo, spinge l’individuo al di fuori di questa finestra di tolleranza, innescando gli automatismi difensivi prima del sistema simpatico, poi di quello parasimpatico. Inoltre, genera una paura soverchiante; tale emozione perde la sua funzione utile di segnalazione del pericolo e si tramuta in uno stato di allarme di sottofondo.

IL TRATTAMENTO DELLA DISSOCIAZIONE TRAUMATICA - Seminario Dissociazione Traumatica - NeurofeedbackDurante il seminario, la dott.ssa Talluri ha applicato su un volontario un codificatore di funzioni e reazioni corporee. Esso riporta alcuni parametri di reattività fisiologica agli eventi come il battito cardiaco, il ritmo della respirazione, l’umidità della pelle, l’attività muscolare.

Questa registrazione dell’attivazione fisiologica è usata nel neurofeedback. Esso prevede un training che agisce sul respiro, l’unica variabile del funzionamento del sistema nervoso autonomo controllabile dall’individuo. L’armonia tra una corretta respirazione e il ritmo della frequenza cardiaca serve a calmare la paura, ma anche l’innesco degli automatismi fisiologici.

Una buona ossigenazione permette di essere più presenti e attenti; saper trasformare la respirazione alta “clavicolare”, in respirazione prima toracica, poi diaframmatica è un metodo per tenere sotto controllo l’ansia e gli attacchi di panico; inoltre la respirazione diaframmatica genera un utile massaggio agli organi interni, agendo positivamente sul sistema enterico; può aiutare a ridurre i problemi di insonnia.

Il neurofeedback e l’allenamento alla respirazione rimettono in equilibrio la bilancia tra sistema simpatico, parasimpatico ed enterico; questa abilità di respirare lentamente esercitata diventa una memoria procedurale che il paziente richiama al bisogno; è una capacità che alimenta il senso di autoregolazione del paziente, di ownership, agency e safety del corpo.

In terapia, è necessario cercare ogni opportunità per far vivere al paziente un’esperienza di sicurezza corporea nella prossimità con l’altro, favorendo i processi di autoregolazione anche mediante il recupero dei ricordi positivi; inoltre la terapia rappresenta un’occasione di sperimentare la regolazione interpersonale, tramutandosi in una graduale esperienza di risanamento degli effetti di disintegrazione a opera del trauma e della dissociazione.

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IL TRATTAMENTO DELLA DISSOCIAZIONE TRAUMATICA - Seminario a Torino

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Bibliografia

  • Damasio A. R., 1995, L’errore di cartesio, Adelphi, Milano.
  • Frewen P., Lanius R., 2017, La cura del se traumatizzato, Giovanni Fioriti, Roma.
  • Nijenhuis E. R. S, 2007, La dissociazione somatoforme, Astrolabio, Roma.
  • Ogden P., Fisher J., 2016, Psicoterapia psicomotoria. Interventi per il trauma e l’attaccamento, Raffaello Cortina, Milano.
  • Siegel D., 2012, La mente relazionale, Raffaello Cortina, Milano.
  • Spitz R., 1972, Il primo anno di vita del bambino, Giunti-Barbera, Firenze.
  • www.stateofmind.it/2016/04/trauma-trattamento-della-dissociazione/
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