Self/Less (2015) – Cinema & Psicoterapia #37

Self/Less contrappone il tema dell’immortalità e dell’estrema povertà che spinge parte della popolazione mondiale a mercificare la propria dignità umana

ID Articolo: 142644 - Pubblicato il: 24 gennaio 2017
Self/Less (2015) – Cinema & Psicoterapia #37
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Self/Less (2015) RUBRICA CINEMA & PSICOTERAPIA  #37

Antonio Scarinci. Psicologo Psicoterapeuta. Socio Didatta SITCC

 

Film diretto da Tarsem Singh. Protagonisti Ryan Reynolds e Ben Kingsley.

Trama

Nel film Self/Less un miliardario malato di cancro decide di sottoporsi a un intervento che trasferirà la sua coscienza in un nuovo corpo. Il corpo non è stato creato in laboratorio come aveva creduto Damian Hale (Kingley), apparteneva a un uomo (Reynolds) che per curare la propria figlia affetta da una grave malattia lo aveva venduto.

 

Motivi d’interesse

Self/Less contrappone il tema faustiano dell’immortalità e dell’estrema povertà che spinge una parte sempre più larga della popolazione mondiale a mercificare la propria dignità umana. L’eugenetica che sostiene la volontà di estendere la propria vita oltre la naturale fine, oltre ogni limite etico e le estreme condizioni d’indigenza che portano l’uomo a diventare merce di scambio in un mercato dove il denaro consente di avere un potere assoluto.

Messaggio pubblicitario Un mix di psicofarmaci reprime i ricordi che il corpo riporta alla memoria, ma con il passare delle settimane immagini sconosciute e appartenenti a un’altra vita affollano la mente di Ben Kingsley facendogli scoprire l’amara verità. Il corpo che ha sostituito il suo, malato di cancro, non è stato interamente realizzato in laboratorio ma preso da un obitorio.

Il folle esperimento è destinato a fallire perché le memorie corporee prendono il sopravvento sulla volontà di ingerire gli psicofarmaci. E’ la vittoria del corpo sulla mente corrotta del vecchio miliardario, che proprio con un corpo nuovo prende consapevolezza dei suoi errori e lascia prevalere l’uomo che generosamente per il bene della propria figlia ha sacrificato la sua vita.

Il film Self/Less pone alla riflessione dello spettatore questioni etiche di una forte attualità. Esperimenti come quello proposto non sono ancora praticati e la comunità scientifica al momento è molto scettica sulla possibilità di trapiantare il cervello con successo. Occorre però considerare che a fine 2017 sarà provato per la prima volta da un’equipe di neurochirurghi il primo trapianto di cervello su un soggetto che ha fornito consenso informato a rinunciare al proprio corpo deturpato per trasferire la sua testa su un corpo pienamente funzionante. Altresì nel mondo la vendita e il commercio di organi sono pratiche molto diffuse.

 

L’ARTICOLO CONTINUA DOPO IL TRAILER 

La questione più interessante sembra però quella legata alle possibili conseguenze della coabitazione di un cervello e di un corpo di persone diverse. Nel film Self/Less la “coscienza del corpo” prevale sul cervello grazie alle relazioni che il soggetto riallaccia con la moglie e con la figlia, come se la dimensione interpersonale della coscienza parafrasando Liotti (1994) restituisse la trama narrante che si era interrotta e restituisca identità. Anzi, è proprio il riemergere dell’identità di Reynold che consente a Hale di prendere consapevolezza di quanto la sua vita, tutta incentrata sugli affari e il denaro, gli avesse fatto perdere il valore delle cose importanti, tanto da spingerlo a ricostruire per quanto ormai possibile il legame con sua figlia.

 

Self/Less: indicazioni utili

Non si può escludere l’analisi del corpo quando si vuole produrre un cambiamento.

Messaggio pubblicitario Il corpo è narrazione è esperienza incarnata. La seduzione delle parole ci tiene spesso lontani dalla conoscenza esperienziale, dall’elaborazione corporea, alla base degli altri tipi di elaborazione: autoconsapevolezza, interpretazione, pensiero astratto e sentimento. La neurobiologia interpersonale ci insegna che il benessere deriva dall’integrazione di mente e corpo. E per questo gli interventi buttom-up vanno ad agire su un livello di elaborazione dell’informazione che non può essere raggiunto attraverso interventi sui processi top-down.

Rivolgendoci al corpo con la consapevolezza dell’esperienza sensoriale del qui e ora i sentieri che portano all’integrazione sono aperti […] verso la flessibilità, l’adattamento, la coerenza e la stabilità (Siegel, 2012).

 

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Bibliografia

  • Liotti, G. (1994). La dimensione interpersonale della coscienza, Nuova Italia Scientifica, Roma.
  • Siegel, D. (2012). Prefazione. In Odgen, P. et al. Il trauma e il corpo ISC Editore, Sassari.

 

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