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Nuove tecnologie, nuove dipendenze: Internet Gaming Disorder

La dipendenza da internet è un problema sempre più rilevante soprattutto tra i giovani con ripercussioni sulla vita personale, professionale o scolastica

ID Articolo: 141504 - Pubblicato il: 25 novembre 2016
Nuove tecnologie, nuove dipendenze: Internet Gaming Disorder
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La dipendenza da Internet non può essere considerata uno specifico disturbo psichiatrico, ma piuttosto un sintomo psicologico che può connettersi a differenti quadri diagnostici e clinici. Si può parlare di dipendenza quando la maggior parte del tempo e delle energie vengono spesi nell’utilizzo della rete, creando in tal modo menomazioni forti e disfunzionali nelle principali e fondamentali aree esistenziali, come quella personale, relazionale, scolastica, familiare, affettiva.


Laura Prosdocimo, OPEN SCHOOL PTCR MILANO

L’era digitale

Lo sviluppo di Internet e la sua penetrazione diffusa ha cambiato profondamente ogni dimensione della nostra vita pubblica e privata. Nel 2014, in Italia è aumentata rispetto all’anno precedente la quota di famiglie che dispongono di un accesso ad Internet da casa e di una connessione a banda larga (rispettivamente dal 60,7% al 64% e dal 59,7% al 62,7%). Le famiglie con almeno un minorenne sono le più attrezzate tecnologicamente: l’87,1% possiede un personal computer, l’89% ha accesso ad Internet da casa. All’estremo opposto si collocano le famiglie di soli anziani ultrasessantacinquenni: appena il 17,8% di esse possiede il personal computer e soltanto il 16,3% dispone di una connessione per navigare su Internet (ISTAT, 2014).

Il Web 2.0., termine usato per indicare uno stato dell’evoluzione del World Wide Web (Dinucci, 1999, O’Reilly, 2009), ci raggiunge sempre e in ogni luogo attraverso computers, tablets, smart-phones e simili.
In un giorno mediamente sono 23 milioni gli italiani che visitano il social network più popoloso del pianeta –Facebook- (erano 20 milioni nel 2015).

Ma la velocità più impressionante riguarda l’utilizzo in mobilità. Sono 25 milioni coloro che, almeno una volta al mese, lo usano da un tablet o uno smartphone, mentre 21 milioni accedono quotidianamente. In entrambi i casi si tratta di un balzo di ben 4 milioni anno su anno.
Interessante guardare come cambia la composizione demografica da gennaio 2014 ad oggi. Secondo i dati forniti da Facebook Advertising, i giovani (fino a 18 anni) raggiungibili con gli investimenti pubblicitari sarebbero calati di 100.000 unità (-5%). A calare anche le coorti 19-24 e 30-35 del 2%.
In crescita, invece, le altre, i 25-29enni (+3%), i 46-55enni (+6%) e soprattutto gli ultra 55enni (+10,5%). La popolazione più numerosa è ormai da tempo quella dei 35-45enni con 6.300.000 unità.

Internet è l’eccesso e il virtuale per definizione (Cantelmi et al., 2000). Senza confini, senza limiti: né di spazio (è in ogni luogo, senza essere in alcun luogo), né di tempo (è pronto al consumo quando voglio).

Il telefono cellulare va di pari passo con internet. Splendido strumento, usato per consentire di essere simultaneamente sempre soli e mai soli. Si pensi agli SMS, piccole pillole quotidiane, senza le quali c’è chi non riesce più a stare. Recenti studi riferiscono di adolescenti che passano notti insonni per controllare ripetutamente se il loro cellulare, obbligatoriamente acceso 24 ore su 24, è latore di qualche messaggio. Esso viene usato anche per lanciare richiami (“Ti faccio uno squillino per farti sapere che penso a te”), ed è un altro modo virtuale e mediato per scaricare nell’immediato tensioni e bisogni che andrebbero elaborati in relazioni dirette, stabili e sicure (Di Gregorio, 2003).

Prima del web il gioco d’azzardo era divertimento, acquisto di emozioni forti, parentesi nella quotidianità. In passato era molto più facile da praticare in tempi limitati e luoghi definiti, ora queste dimensioni si sono perse con il rischio di passare dal piacere alla dipendenza. Il gioco d’azzardo è anche illusione di cambiamento e potente segnale di sfiducia nelle proprie possibilità di incidere efficacemente sulla propria vita.

Nell’illusione di guadagno e nell’eccesso, si perde la consapevolezza della certezza di perdita. Non a caso, nei periodi di crisi economica e depressione, quando tutti i consumi si contraggono e l’economia tradizionale perde punti, il mercato del gioco d’azzardo fiorisce, promosso persino dagli Stati …(Fiasco, 2001)
Si fa strada così lo sviluppo della dipendenza e viene coniato il termine Internet Addiction nel 1995 da Ivan Goldberg che propose dei criteri riformulando quelli della dipendenza da sostanze del DSM-IV: un uso maladattivo di internet, che conduce a menomazione o disagio clinicamente significativi.

 

La dipendenza da internet

Messaggio pubblicitario San Giorgio fino al 15 Luglio Il disturbo da abuso della rete telematica, l’Internet Addiction Disorder (IAD), ha riscosso una certa attenzione da parte della comunità scientifica.
Circa il 40% della popolazione mondiale possiede oggi una connessione internet.
Le nuove dipendenze, o dipendenze senza sostanza, si riferiscono a una vasta gamma di comportamenti anomali: tra esse possiamo annoverare il gioco d’azzardo patologico, la dipendenza da TV, da internet, lo shopping compulsivo, le dipendenze dal sesso e dalle relazioni affettive, le dipendenze dal lavoro.

La letteratura individua cinque tipologie di cyberdipendenti:

  • Cyber-Relational Addiction: la tendenza a instaurare relazioni amicali e amorose sul Web. Questo causa l’idealizzazione delle persone ed una progressiva perdita del contatto con la realtà per abbandonarsi ad una dimensione amorosa o amicale virtuale. Sono spesso utilizzati siti di incontri, le chat e i newsgroup.
  • Net-Compulsions: i comportamenti compulsivi messi in atto tramite Internet, ovvero:
    – gioco d’azzardo
    – commercio in rete
    – partecipazione ad aste on-line.
    Frequenti sono i  gravi problemi finanziari per le persone affette da questi tipi di dipendenze.
  • Information-Overload: la ricerca compulsiva di informazioni on-line. Nel 1997 è stata condotta una ricerca basata su un campione di 1000 persone provenienti da Stati Uniti, Hong Kong, Germania, Singapore e Regno Unito dal titolo: “Glued to the screen: An investigation into information addiction worldwide”.
    Il 54% del campione della ricerca sostiene di esperire una forte eccitazione quando riesce a trovare ciò che stava cercando e il 50% passa molto tempo a cercare informazioni in rete.
  • Cybersexual-Addiction: l’uso compulsivo di siti pornografici o comunque dedicati al sesso virtuale. E’ una delle tipologie più frequenti. Le principali attività sono flirtare e instaurare relazioni amorose, ma non sempre si tramutano in conoscenze e relazioni reali.
    Kimberly S. Young, docente di Psicologia presso l’Università di Pittsburgh e direttrice del Center for Online Addiction, ha tracciato un profilo del cybersexual addicted :
    Il soggetto si dedica in modo sempre più compulsivo all’uso di internet per trovare un partner o materiale erotico, fino a considerare l’eccitazione che ne deriva come forma primaria di gratificazione sessuale, e fino a ridurre l’investimento sul partner reale. Inoltre il disagio scaturito dalla dipendenza porta il soggetto a nascondere le proprie relazioni virtuali agli altri, provando sentimenti di colpa o vergogna.
  • Computer-Addiction: l’utilizzare il computer per giochi virtuali, soprattutto giochi di ruolo, in cui il soggetto può costruirsi un’identità fittizia. Il soggetto può avere un’identità parallela: o esprimersi liberamente per ciò che è, grazie all’anonimato, oppure “indossare”, proprio come una maschera, delle nuove identità. (Young K. Et al., 2000).

 

La nomofobia

Per quanto riguarda la nomofobia, secondo David Greenfield, professore di psichiatria all’Università del Connecticut, l’attaccamento allo smartphone è molto simile a tutte le altre dipendenze in quanto causa delle interferenze nella produzione della dopamina, il neurotrasmettitore che regola il circuito celebrale della ricompensa: in altre parole, incoraggia le persone a svolgere attività che credono gli daranno piacere. Così ogni volta che vediamo apparire una notifica sul cellulare sale il livello di dopamina, perché pensiamo che ci sia in serbo per noi qualche cosa di nuovo e interessante. Il problema però è che non possiamo sapere in anticipo se accadrà davvero qualche cosa di bello, così si ha l’impulso di controllare in continuazione innescando lo stesso meccanismo che si attiva in un giocatore di azzardo (Greenfield D.N. e Davis R.A., 2002).

Nonostante nel nome compaia la sigla “fobia” e che i sintomi siano molto similari a quelli dell’ansia, uno studio condotto da ricercatori del Panic and Respiration Laboratory, dell’Università Federale di Rio de Janeiro (2010) sembra indicare che la Nomofobia sia da considerare una dipendenza patologica piuttosto che un disturbo d’ansia.
I ricercatori avrebbero infatti sperimentato che un approccio terapeutico mirato a ridurre l’ansia non sia efficace nel trattamento della nomofobia, ma che i soggetti affetti da questo tipo di psicopatologia rispondano meglio ad un trattamento specifico per le dipendenze patologiche (King A.L. at all., 2010).

 

Internet Gaming Disorder e gli studi di neuroimaging

Per la prima volta, la quinta versione del Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali -DSM-5- comprende, insieme ai disturbi da uso di sostanze, anche il disturbo da gioco d’azzardo (Gambling disorder) e il disturbo da gioco su Internet (Internet Gaming Disorder). Si tratta di una diagnosi sperimentale che necessita quindi di ulteriori studi. Infatti diversi studiosi affermano che la dipendenza da Internet non può essere considerata uno specifico disturbo psichiatrico, ma piuttosto un sintomo psicologico che può connettersi a differenti quadri diagnostici e clinici.

Si può parlare di dipendenza quando la maggior parte del tempo e delle energie vengono spesi nell’utilizzo della rete, creando in tal modo menomazioni forti e disfunzionali nelle principali e fondamentali aree esistenziali, come quella personale, relazionale, scolastica, familiare, affettiva.

La diagnosi di disturbo da gioco d’azzardo si avvicina particolarmente all’IAD (Internet Addiction Disorder) perché comporta il fallimento della capacità di controllo senza implicare un’intossicazione da sostanza. L’IAD è una modalità eccessiva di utilizzo della reta telematica che si traduce in una serie di sintomi cognitivi e comportamentali tra cui la perdita di controllo, la tolleranza e l’astinenza. Se ai soggetti viene impedito di usare il computer, diventano irritabili, ansiosi o tristi. Spesso rimangono senza cibo o sonno per lunghi periodi e trascurano i normali doveri sociali. Nel caso di gioco online (Net Compulsion), caratteristica essenziale del disturbo è la partecipazione ricorrente e per lungo tempo a giochi di gruppo che prevedono la competizione e la strutturazione di attività sociali di interazione durante il gioco. In tale condizione, vengono trascurate le occupazioni personali, familiari o professionali.

La dipendenza da Internet (IAD) risulta frequentemente associata ad altri disturbi psichiatrici, tra cui dipendenza da sostanze, depressione, problemi di rabbia e ansia sociale (Flisher C. 2010, Ko C. et al., 2012). Inoltre, sono stati individuati numerosi aspetti di questo disturbo comuni ad altre patologie note. Le persone con dipendenza da Internet, infatti, mostrano sintomi clinici come craving, astinenza, tolleranza, impulsività e compromissione delle capacità cognitive nel prendere decisioni rischiose (Sim T. et al. 2012, Sun D. et al. 2009, Block J. 2008; Shapira N. et al., 2000).

Recenti studi di neuroimaging suggeriscono che il circuito cerebrale che media il desiderio indotto per i videogiochi online sia simile a quello elicitato da stimoli correlati ad alcol e droghe. L’ipotesi è che il desiderio di giocare a videogiochi online, indotto attraverso stimolazione,
attivi aree cerebrali comuni a quelle coinvolte dal craving per sostanze stupefacenti e psicotrope (Ko C.-H. et al., 2011; Han D. et al., 2011; Du W. et al., 2011; Ko C.H. et al., 2009). Il craving, infatti, rappresenta un elemento cruciale nella dipendenza da sostanze e la comprensione del meccanismo neurale alla base del craving risulta fondamentale per il trattamento (Franken I., 2003).

Uno studio, condotto presso l’Università di Taiwan, ha esaminato i correlati cerebrali del craving in persone con dipendenza da videogiochi online attraverso un’indagine di fMRI (Ko C. et al., 2011). Il gruppo di pazienti esaminati – 15 persone con dipendenza da gioco online, 15 in fase di remissione e 15 soggetti di controllo – sono stati sottoposti alla visione di immagini neutre o legate al gioco, ed è stata esaminata la risposta di craving correlata allo stimolo.

I risultati hanno evidenziato un’attivazione di specifiche aree cerebrali (corteccia prefrontale dorsolaterale bilaterale DLPFC, cingolato posteriore e anteriore destro) nei pazienti affetti da dipendenza in risposta agli stimoli legati al gioco, reazione più forte di quella osservata nel gruppo di controllo. L’attivazione di queste aree coincide con il circuito cerebrale coinvolto nei meccanismi di dipendenza da sostanze. Inoltre, i soggetti con dipendenza da gioco online hanno mostrato una maggiore attivazione in aree cerebrali (DLPFC e paraippocampo) ritenute marcatori candidati per la dipendenza da gioco online (Ko C. et al., 2011).

Le persone affette da dipendenza da Internet, in modo analogo ad altre forme di dipendenza, sarebbero caratterizzate da un deficit del sistema dopaminergico a capo dei meccanismi di ricompensa e punizione.
Dong e colleghi (2011) hanno esaminato, attraverso un’indagine di fMRI, le reazioni di soggetti con IAD durante l’esecuzione di compiti in cui sperimentavano personalmente una vincita/perdita in denaro. Il campione esaminato era composto di maschi con un’età media di 23 anni, 14 con IAD e 13 di controllo. Nel compito, i partecipanti potevano scegliere tra due mazzi di carte attraverso un pulsante; dopo poco la carta scelta veniva visualizzata: le carte rosse erano vincenti, quelle nere perdenti. All’inizio della sessione ogni giocatore riceveva 50 dollari, e la vincita/perdita per ogni giocata era di 10 dollari. Durante la sessione veniva costantemente visualizzata la somma di denaro accumulata, e il saldo in contanti sarebbe stato consegnato solo alla fine. La procedura permetteva ai ricercatori di controllare completamente la sequenza di vittorie e sconfitte, dando ai partecipanti l’impressione di poter scegliere.

Figura 1

Fig. 1 – Compito di vincita/perdita di denaro, indovinando il colore delle carte (rosso vincente, nero perdente) e tempi di visualizzazione. Fonte: Dong G. et al. 2011.

Nella condizione di vincita, i soggetti con IAD si distinguevano per una maggiore attivazione della corteccia orbito frontale rispetto al gruppo di controllo. Nella condizione di perdita, al contrario, nei soggetti dipendenti si registrava una ridotta attività nella corteccia cingolata anteriore.

Figura 2

Fig. 2 – Attivazione cerebrale in condizioni di vincita e perdita in soggetti con dipendenza da Internet. Fonte: Dong G. et al. 2011.

È ampiamente riconosciuto il ruolo della corteccia orbito-frontale nei processi cognitivi e nel creare un’associazione tra comportamento e ricompensa. L’iperattivazione nei soggetti con dipendenza da Internet può essere spiegata da una maggiore sensibilità di questi alla gratificazione, derivante dalla sensazione di controllo e di realizzazione immediata. La ridotta attività nella corteccia cingolata anteriore, invece, è coinvolta nella mediazione delle risposte emotive al dolore. La ridotta attività riscontrata in questa area cerebrale nei soggetti con IAD, può suggerire una minore sensibilità rispetto alle emozioni negative (perdita monetaria, Dong G. et al., 2011).

Un recente studio condotto da un team di ricercatori cinesi si è proposto di verificare se le anomalie a scapito del sistema dopaminergico, riscontrate in persone con tossicodipendenza, fossero presenti anche in persone affette da IAD (Hou H. et al., 2012). Al fine di individuare eventuali anomalie nei livelli del trasportatore striatale della dopamina (DAT), è stata utilizzata la tomografia computerizzata a emissione di fotoni singoli (SPECT) (con il radio tracciante 99mTc-TRODAT-1). Il campione esaminato era composto di 5 persone affette da dipendenza da Internet (età media 20 anni), e 9 soggetti di controllo. I pazienti affetti da IAD utilizzavano Internet ogni giorno, trascorrendovi una media di 10 ore. Nessun partecipante aveva mai utilizzato sostanze illecite o soffriva di disturbi psichiatrici e neurologici. Dall’analisi dei risultati della SPECT è emersa una alterazione dei livelli di espressione del trasportatore striatale della dopamina nei soggetti affetti da IAD rispetto al gruppo di controllo.

Figura 4

Fig. 4 – Confronto tra immagini di SPECT di un soggetto con dipendenza da Internet (a) e un soggetto di controllo (b), entrambi ventenni. L’emisfero cerebrale sinistro è raffigurato nella parte destra dell’immagine. Il soggetto con IAD mostra una significativa riduzione del DAT nello striato; il corpo striato bilaterale è più piccolo e più irregolare rispetto a quello del gruppo di controllo. Fonte: Hou H. et al., 2012.

I risultati di questo studio forniscono evidenze scientifiche che provano come la dipendenza da Internet possa indurre una riduzione significativa dei livelli di DAT nel cervello, e che la IAD sia associata a disfunzioni nel sistema dopaminergico (Hou H. et al., 2012). Inoltre, tali risultati supportano la tesi secondo cui la IAD condivide anomalie neurobiologiche comuni anche ad altri disturbi da dipendenza (Potenza M., 2006).

La dipendenza da Internet potrebbe causare anche anomalie a scapito della materia grigia cerebrale. Uno studio condotto da Zhou e colleghi hanno dimostrato che i soggetti affetti da dipendenza da Internet mostravano una minore densità della materia grigia nel lato sinistro della corteccia cingolata anteriore, della corteccia cingolata posteriore, dell’insula e del giro linguale, rispetto ai coetanei del gruppo di controllo.

Le regioni cerebrali dove è stata individuata una riduzione della materia grigia sono state concettualmente collegate alle aree cerebrali responsabili di modulare il comportamento emotivo.

Oltre a modifiche della materia grigia, si ritiene che la dipendenza da Internet possa alterare l’integrità microstrutturale delle principali vie neurali, in relazione alla durata della dipendenza. Inoltre, una dipendenza a lungo termine provocherebbe anomalie cerebrali strutturali che sarebbero associate a disturbi funzionali nel controllo cognitivo in soggetti con IAD (Young K. 1998, Ko C. et al., 2012).

Per verificare tale ipotesi, un recente studio condotto da Yuan e colleghi, ha esaminato la morfologia cerebrale di un campione di adolescenti utilizzando tecniche di morfometria ottimizzata basata su voxel. Esaminando i valori di FA (anisotropia frazionaria) della materia bianca in ciascun partecipante, è emerso che i soggetti con IAD riportavano valori minori in corrispondenza del giro paraippocampale destro.

Secondo gli autori, bassi valori di FA riscontrati nel giro paraippocampale destro dimostrerebbero come le anomalie della materia bianca sarebbero alla base dei deficit di memoria di lavoro nei soggetti con IAD. Al contrario, i valori di FA aumentavano in corrispondenza della capsula interna del limbo posteriore sinistro, che è collegato alla corteccia motoria primaria. Una possibile spiegazione è data dal fatto che i soggetti con IAD trascorrono molto tempo a giocare con i videogiochi e questo “allenamento” degli arti superiori ha modificato la struttura della materia bianca nella capsula interna, rafforzando la FA. A tutti i partecipanti, inoltre, sono stati somministrati sei differenti questionari per definire i tratti comportamentali (Young’s Internet Addiction Scale (YIAS), Time Management Disposition Scale (TMDS), Strengths and Difficulties Questionnaire (SDQ), Barratt Impulsiveness Scale-11 (BIS), the Screen for Child Anxiety Related Emotional Disorders (SCARED), Family Assessment Device (FAD).

L’atrofia della materia grigia e i cambiamenti relativi alla materia bianca rilevati in questo studio rappresenterebbero secondo i ricercatori una compromissione funzionale della capacità di controllo cognitivo in persone con dipendenza da Internet (Yuan K. et al., 2011b).
In conclusione, secondo i ricercatori questi risultati suggeriscono che l’integrità della materia bianca possa rappresentare un nuovo potenziale target per il trattamento della dipendenza da Internet.

figura 6

Fig.6 – Analisi di correlazione tra anisotropia frazionaria (FA) e misure comportamentali in adolescenti con IAD.
Fonte: Zhou Y, Lin F-C, Du Y-S et al. (2011), Gray matter abnormalities in Internet addiction: A voxel-based morphometry study, European Journal of Radiology 79:92–95.

Da questi studi emerge come la dipendenza da Internet comporti cambiamenti strutturali e funzionali a scapito di regioni cerebrali coinvolte nei processi emotivi, decisionali, di attenzione esecutiva e di controllo cognitivo. Inoltre, i ricercatori suggeriscono che la IAD condivida meccanismi neurobiologici comuni ad altre forme di dipendenza. Infatti, grazie agli studi di neuroimaging è stato possibile individuare in persone affette da IAD anomalie strutturali e funzionali simili a quelle identificate nella dipendenza da sostanze e nella dipendenza comportamentale (Yuan K. et al., 2011a).

 

La terapia cognitivo comportamentale per la dipendenza da internet

Date le dinamiche in atto con la dipendenza da Internet, la Terapia Cognitivo Comportamentale (CBT) è un quadro terapeutico ideale per il trattamento di coloro che soffrono di questa condizione.

Messaggio pubblicitario NETWORK CLINICA La terapia, secondo il modello studiato da Kimberley S. Young (2011) del Center for Internet addiction, comprende 3 fasi. L’obiettivo specifico della terapia è di modificare il comportamento e arrivare ad un utilizzo sano del computer. Il programma di trattamento richiede che la persona sia pronta ad ammettere la dipendenza.
Per definire un piano d’intervento orientato a raggiungere l’ obiettivo specifico è necessario nella fase iniziale una valutazione dell’uso attuale di Internet (Young, 2007).

La Fase 2 della CBT-IA prevede la Ristrutturazione Cognitiva e affronta i pensieri disadattivi che fungono da trigger e avviano comportamenti compulsivi su Internet. Pensieri disadattivi quali generalizzazione, astrazione selettiva, esaltazione, sono associati all’uso dipendente di Internet . Per esempio, la persona dipendente da Internet può presentare pensieri distorti ed estremi su di sé che includono la ruminazione (per esempio, costantemente pensare e preoccuparsi dei problemi connessi con l’uso on-line e potenziare il Sé on-line (ad esempio, “Sono privo di valore offline, ma nel mondo online sono qualcuno “). Essi possono anche soffrire di pensieri distorti sul mondo, come “Nessuno mi ama offline” e “Il mondo del gioco on-line è l’unico posto dove sono rispettato.”

Nella terza Fase della CBT-IA, è prevista la riduzione del danno (Marlatt, Blume, & Parks, 2001) e vengono identificati eventuali fattori concomitanti associati allo sviluppo della dipendenza da Internet. Questi fattori possono includere problemi personali, situazionali, sociali, psichiatrici, o professionali.
Spesso, i dipendenti da internet suppongono che una semplice pausa del comportamento è sufficiente per dire: “Sono guarito.” Ma è necessario fare molto di più per il pieno recupero che richiede di indagare i sottostanti problemi che hanno portato al comportamento compulsivo e risolvere tali problemi in modo sano; altrimenti, la ricaduta è probabile che si verifichi.

Oltre agli interventi terapeutici di cura della dipendenza, concludendo si desidera sottolineare, quanto sia altrettanto importante lavorare sullo scenario complessivo nell’ambito della prevenzione primaria, con interventi psico-pedagogici sistematici e ben strutturati di promozione alla salute, che potenziano le life skills secondo le indicazioni dell’OMS. Infatti per esempio i progetti di promozione alla salute basati sulla peer e media education, sviluppano e potenziano il self empowerment e le competenze digitali, in modo tale che la persona cresca con le competenze culturali adeguate per vivere nella società dell’informazione e delle nuove tecnologie, senza cadere nell’uso problematico di questi strumenti.

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