Tecnostress e iperconnessione: gli effetti collaterali dell’uso smodato dei nuovi media

Il tecnostress , ovvero lo stress da uso smodato delle nuove tecnologie, avrebbe effetti collaterali sulla salute fisica, mentale ed emotiva delle persone

ID Articolo: 120281 - Pubblicato il: 18 aprile 2016
Tecnostress e iperconnessione: gli effetti collaterali dell’uso smodato dei nuovi media
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Alcune importanti multinazionali hanno deciso di introdurre misure straordinarie per far staccare i propri dipendenti dalla posta elettronica, il cui uso smisurato è tra le cause principali del cosiddetto tecnostress, ovvero lo stress provocato dall’uso smodato delle nuove tecnologie.

 

Le relazioni nell’era digitale

Quella digitale è la rivoluzione più importante del XXI secolo; un rivolgimento radicale che ha modificato completamente il nostro modo di vivere e di lavorare e che ha determinato un’epocale crisi delle relazioni interpersonali.

Messaggio pubblicitario Le relazioni tra le persone si stanno trasformando in modo deleterio.

Secondo me c’è qualcosa che non va in un mondo in cui una persona ha centinaia di amici su Facebook e pochi, se non nessuno, nella vita reale che, dopotutto, è quello che conta.

Secondo me c’è qualcosa che non va se il tuo collega della porta accanto, anziché parlare con te, ti invia decine di email al giorno.

Scrivetevi di meno, incontratevi, comunicate di più di persona.

 

 

Cosa si intende per Tecnostress?

Alcune importanti aziende di fama internazionale, quali Ferrari, Bmw, Microsoft hanno deciso di introdurre misure straordinarie per far staccare i propri dipendenti dalla posta elettronica, il cui uso smodato è tra le cause principali del cosiddetto tecnostress, ovvero lo stress provocato dall’uso smodato delle nuove tecnologie, che può avere gravi effetti collaterali sulla salute fisica e mentale e sulla sfera emotiva delle persone.

Craig Brod (1984) definisce il tecnostress come:

Un disagio causato dall’incapacità di affrontare le nuove tecnologie del computer in modo sano. Si manifesta in due modi distinti: nello sforzo di accettare la tecnologia informatica e, nella forma più specifica di iper-identificazione con la tecnologia informatica.

Un ulteriore contributo alla definizione è stato fornito da Weil e Rosen (1997), secondo cui il tecnostress include anche l’insieme di atteggiamenti, comportamenti e disagi fisici e psicologici che sono causati in modo diretto o indiretto dalla tecnologia.

 

 

Gli effetti del Tecnostress

Negli anni, vari studiosi si sono occupati del tema del tecnostress, evidenziando le ricadute negative sullo stato psicofisico degli individui: senso di impotenza sul controllo del tempo e dello spazio personale, sovraccarico di informazioni provenienti da fonti diverse, fino alla riduzione della fiducia e del confort nell’uso delle tecnologie digitali.

La ricerca sugli effetti del tecnostress è ancora piuttosto giovane ed i risultati sono tutt’altro che sedimentati; si può tuttavia tentare di tracciare una sintesi dei risultati finora raggiunti.

L’utilizzo delle tecnologie può causare ansia e tensioni: ciò dipende dalla predisposizione individuale verso le tecnologie, ma non solo. L’uso delle ICT può causare stress anche per via della sensazione di perdita di controllo oltre il tempo e lo spazio dovuta alla connettività costante e/o al sovraccarico cognitivo.

Il fenomeno del cosiddetto sovraccarico cognitivo – meglio conosciuto con il termine inglese di information overload – si verifica quando si ricevono troppe informazioni per riuscire a prendere una decisione coerente sulla quale focalizzare la nostra attenzione.

Com’è noto, maggiori sono le cose tra cui dividiamo l’attenzione, minori saranno le risorse mentali utilizzate per ogni singola cosa e di conseguenza il risultato sarà meno soddisfacente rispetto a quello che avremmo potuto ottenere focalizzandoci su una cosa soltanto alla volta.  Analogamente, quando dividiamo la nostra attenzione tra troppe informazioni, non siamo in grado di allocare le risorse mentali necessarie per capirle appieno e farle fruttare e così ci troviamo a leggere tante cose in modo approssimativo, illudendoci di incrementare la nostra conoscenza. E invece no, io credo che la conoscenza richieda molta attenzione ed approfondimento.

Chi soffre di sovraccarico cognitivo non è mai soddisfatto del materiale che trova, e perpetua la propria incessante ricerca, fino al punto in cui questa si trasforma in ossessione.

 

 

Tecnostress: come fronteggiarlo?

Nel 2007, con una sentenza della procura di Torino, il tecnostress è stato riconosciuto come malattia professionale, le cui sintomatologie sono facilmente individuabili: ansia, attacchi di panico, nervosismo ed irritabilità, difficoltà di concentrazione, insonnia, mal di schiena, mal di testa, dolori cervicali.

Per fronteggiare il tecnostress è necessario intervenire su abitudini e stili di vita: regolarizzare i ritmi sonno-sveglia, sconnettersi dalla rete ed imparare a godersi il mondo reale, uscire o leggere un buon libro, anziché navigare in continuazione sui social network, scaricare la tensione praticando attività sportiva o facendo una passeggiata giornaliera,  sfruttare al meglio la vita privata e sociale per ricaricarsi, passando momenti gratificanti in compagnia di familiari, amici e partner.

 

 

Tecnostress e dipendenza da internet

Strettamente collegata al tecnostress è la Dipendenza da Internet, conosciuta nella letteratura psichiatrica con il nome inglese di Internet Addiction Disorder (IAD): si tratta di una problematica collegata all’uso eccessivo di Internet, associato a comportamento irritabile ed umore negativo quando se ne è privati.

Messaggio pubblicitario Il termine Internet Addiction Disorder venne coniato nel 1995 da Ivan Goldberg, psichiatra e docente alla Columbia University di New York; nel 1996 la psicologa statunitense Kinberly Young per la prima volta presentò un proprio lavoro sull’argomento a Toronto in occasione alla conferenza annuale dell’American Psycological Association dal titolo ‘Internet Addiction: The Emergence of a New Dosorder‘. La psicologa Kimberly S. Young (1996) parla di Pathological Internet Use (PIU) e descrive un’ossessione maladattiva all’uso di internet accompagnata da stress e difficoltà a scuola, lavoro, vita relazionale, con alterazioni del comportamento, disturbi dell’umore, fastidi fisici.

La Internet Addiction Disorder è una dipendenza comportamentale che racchiude in sé diverse forme e sottocategorie legate al mondo virtuale: dipendenza da videogiochi, dipendenza dalle relazioni interpersonali virtuali, giochi d’azzardo online, frequentazione di chat per soli adulti, ecc…

La maggior parte degli studiosi ritiene che un uso ossessivo di Internet e la conseguente alienazione dalla vita reale siano determinanti per l’instaurarsi di una situazione patologica che va a compromettere le attività quotidiane: lavoro, scuola, uscite sociali e, soprattutto, le relazioni affettive.

Le modificazioni psicologiche che si producono nell’individuo che diviene dipendente dalla rete sono innanzitutto la perdita delle relazioni interpersonali, poi le modificazioni dell’umore e le alterazione del vissuto temporale. La rete ha la potenzialità di sviluppare una dipendenza psicologica e di imporsi come sostituto della vita reale. Internet è come un grosso contenitore dal quale possiamo attingere moltissime informazioni, ma è anche un contenitore di emozioni: essa possiede caratteristiche allettanti, in particolare per quei soggetti con bassa autostima o con difficoltà relazionali.

I problemi che ne possono derivare sono di varia natura e si manifestano in diversi ambiti della sfera personale. Sia in ambito familiare, sia in ambito professionale i problemi si manifestano quando il soggetto aumenta progressivamente le ore di collegamento, diminuendo il tempo disponibile da dedicare alla famiglia e al lavoro. A questo punto o ci si riconnette con se stessi e con gli altri o si rischia di cadere nell’isolamento causato da tutto questo tecnostress.

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Bibliografia

  • Brod C. (1984). Technostress: the human cost of the computer revolution. Addison-Wesley. Boston.
  • Weil M., Rosen L. (1997). Psychologists and Technology: A look at the future. Professional Psychology: Research and Practice, 27(6), 635-638.
  • Young K.S. (1996).  Internet Addiction: the Emergence of a new Clinical Disorder, in in CyberPsychology and Behavior, Vol. 1 No. 3., pages 237-244
  • De Paula Ramos S. (2004). What can we learn from psychoanalysis and perspective studies about chemically patients, in Int. J. Psychoanal, 85, pp 467-488.
  • Ferraris M. (2011). Anima e Ipad, Guanda Ed. Parma.
  • Marzi A. (2013). Psicoanalisi, identità e Internet. Esplorazioni nel cyberspace. Franco Angeli Editore. Milano.
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