Nick Drake, il poeta evitante, la sua depressione e il suicidio (2)

Nick Drake era un cantante con difficoltà relazionali, problemi di dipendenza da cannabinoidi e stati depressivi colmati nel suicidio - Psicologia

ID Articolo: 114939 - Pubblicato il: 30 ottobre 2015
Nick Drake, il poeta evitante, la sua depressione e il suicidio
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Non era infrequente che i genitori dovessero andarlo a recuperare a pochi chilometri da casa perché non riusciva a fare benzina o si era perso. Nei momenti più bui anche l’aspetto fisico e l’igiene erano sempre più trascurate, a conferma di un grave stato depressivo.
Nel 1972 pubblicò Pink Moon, l’ultimo disco, realizzato con chitarra e voce in un paio di serate e che voleva essere una rappresentazione nuda e cruda di sè. La canzone che dà il titolo al disco ha un testo criptico e visionario, che nuovamente pare far riferimento alla morte o a una vita post-terrena:

I saw it written and I saw it say, pink moon is on its way, and none of you stand so tall, pink moon gonna get ye all
(L’ho visto scritto, l’ho visto dire, la luna rosa sta per arrivare, e nessuno di voi sarà abbastanza all’altezza, la luna rossa vi prenderà tutti). Anche nel brano “From the morning” parla anche di una sorta di ascensione
And now we rise and we are everywhere
(e adesso sorgiamo e siamo ovunque).

Poco dopo Pink Moon, che rappresentò il terzo flop commerciale, l’artista ebbe un momento di grave crisi nervosa che lo portò al ricovero in un ospedale psichiatrico per cinque settimane. Il postricovero fu caratterizzato da un grande stato di apatia e di disinteresse per tutto, compresa la musica. Sembra inoltre che la compliance alle medicine fosse scarsa e che Nick spesso dimenticasse di assumere l’antidepressivo.

Il problema della corretta assunzione della terapia farmacologica da parte del paziente depresso (la cosiddetta compliance) è ancora drammaticamente attuale, considerando che alcuni studi evidenziano come il 30-40% dei pazienti smette le terapie nei primi tre mesi e successivamente si può arrivare fino al 60% di interruzione (Lopez Torres, 2013). Chiaramente la mancata assunzione della terapia in modo corretto espone al rischio di persistenza dei sintomi depressivi e di ricaduta precoce. I motivi per cui si presume che le persone depresse rifiutino o smettano le terapie sono svariati e vanno dallo stigma sociale ancora connesso all’idea di intraprendere trattamenti psichiatrici, alla presenza di effetti collaterali insopportabili (anche se gli antidepressivi di nuova generazione sono molto meglio dei vecchi da questo punto di vista), all’effetto sabotante autodistruttivo della depressione stessa. A differenza di altre malattie che possono generare reazioni di fortissimo attaccamento alla vita, le sindromi depressive, possono compromettere anche l’energia vitale e la volontà (tra cui quella di guarire), rendendo spesso le terapie molto difficili.

Nel 1973 Nick ricontattò il proprio produttore, che nel frattempo si era trasferito in America, perché si sentiva pronto a registrare nuovo materiale. In realtà non stava affatto bene, ma l’intenzione di registrare ancora sembrava un ultimo disperato tentativo per ottenere quell’agognato riconoscimento che non era mai arrivato. Secondo la testimonianza dell’ingegnere del suono John Wood, le performance in studio furono più scadenti rispetto ai dischi precedenti, in quanto l’artista non riusciva a registrare la chitarra e la voce insieme.

Non riesco a pensare alle parole. Non provo più niente. Non voglio né piangere, né ridere. Mi sento morto dentro
disse in quella circostanza.

Riuscì a registrare solo quattro brani, tra cui Black Eyed Dog (cane con gli occhi neri), in cui il protagonista della canzone potrebbe rappresentare metaforicamente la depressione o forse la morte:

A black eyed dog he called at my door/A black eyed dog he called for more/A black eyed dog he knew my name
(un cane con gli occhi neri ha bussato alla mia porta/ un cane con gli occhi neri mi ha chiesto di più/ un cane con gli occhi neri conosci il mio nome).

Messaggio pubblicitario Nel mondo anglosassone l’espressione black dog, si riferisce a uno stato di umore depressivo ed è celebre il suo utilizzo da parte di uno storico depresso come Sir Wiston Churchill. Recentemente l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha lanciato un cartone animato psicoeducativo, realizzato dall’illustratore Mattew Johnstone dal titolo “I had black dog, his name was depression” (Avevo un cane nero, il suo nome era depressione).
Un altro brano significativo di quella sessione fu “Hanging on a star” (Appeso a una stella), che sembra contenere una sorta di recriminazione nei confronti del mondo della musica e forse anche della vita stessa

Why leave me hanging on a star/And when you deem me so high
(Perché mi lasciate appeso a una stella, quando pensate che sia così alto).

Dopo aver raggiunto uno stato depressivo davvero grave, caratterizzato da un’indifferenza quasi totale nei confronti del mondo circostante e da momenti di blocco psicomotorio (come quando fu trovato dalla polizia, fermo da un’ora di fronte alle strisce pedonali), Nick ebbe miracolosamente un’improvvisa ripresa, che lo portò a trascorrere alcune settimane a Parigi, dove in passato aveva incontrato la cantante Francoise Hardy, per cui avrebbe dovuto scrivere dei brani, in realtà mai riuscendoci.
Verso l’autunno dello stesso anno l’artista rimase sconvolto dalla notizia del suicidio del fratello di una sua cara amica, affetto da una depressione cronica.

La notte del 24 novembre 1974 andò a dormire presto, dopo aver trascorso il pomeriggio insieme ad alcuni amici. La madre quella notte lo sentì armeggiare in cucina, dove spesso si recava di notte a mangiare una tazza di cereali e prendere qualche sonnifero, per poi tornare a letto. Fu la stessa madre che lo trovò morto la mattina successiva. Non c’erano note suicidiarie anche se Nick lasciò una lettera per Sophie Ryde, una ragazza con cui aveva una relazione piuttosto platonica negli ultimi mesi. La conclusione del coroner fu “Suicidio previa ingestione incongrua di amitriptilina” (trenta pastiglie, rispetto alla dose prescritta di tre), un antidepressivo triciclico con profilo sedativo, che si assume tipicamente la sera perché aiuta il sonno e che a dosaggi elevati può causare la morte per aritmia e arresto cardiaco, oltre che causare convulsioni e stato saporoso. Qualcuno ha messo in dubbio la reale intenzione suicidiaria del cantante, che avrebbe potuto assumere la dose extra di compresse per errore, per stordirsi o come tentativo di attirare l’attenzione. Pare strano che il medico che ha prescritto la medicina non abbia messo in guardia il paziente e i famigliari rispetto al rischio del sovradosaggio, e il fatto che Nick avesse accesso al farmaco lascia pensare che i famigliari fossero abbastanza tranquilli nel lasciarglielo gestire, non temendo tentativi suicidiari. Il produttore Joe Boyd ha ipotizzato che il sovradosaggio potesse essere in relazione al fatto che si sentiva un po’ meglio, e che pensava che prendendo più pillole si sarebbe sentito ancora meglio (Guaitamacchi, 2010). Questa ipotesi deporrebbe per una completa ignoranza rispetto al meccanismo d’azione dei farmaci antidepressivi, che pare altrettanto strano per una famiglia di estrazione alto borghese e per una persona intelligente come Nick.

E’ comunque abbastanza chiaro dalla storia degli ultimi anni, come fosse per Nick Drake diventato difficile e faticoso vivere e trovare degli obiettivi che lo spingessero ad andare avanti.
In modo molto coraggioso e lucido la sorella Giselle ha sostenuto l’ipotesi suicidiaria, ritenendola più accettabile rispetto al tragico errore

Non credo che le pillole l’avrebbero ucciso se non avesse preso interiormente la decisione di morire. Credo che l’istinto vitale sia così forte che a meno che non ci sia dentro di te la volontà di suicidarti, non riesci a morire.

Benché tra i disturbi della personalità l’evitante non presenti frequentemente condotte suicidiarie (a differenza, ad esempio, del disturbo borderline) possiamo ipotizzare in questo caso che Nick Drake mise in atto un evitamento estremo: quello nei confronti della vita.
La notizia del decesso non ebbe particolare eco sui media, considerato il fatto che Nick Drake era poco conosciuto. Venne pianto da amici, parenti e qualche fan fedele.

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Bibliografia

  • Pistolini S. Le provenienze dell’amore. Vita, morte e postmortem di Nick Drake misconosciuto cantautore inglese, molto sexy. Fazi Editore,1998
  • American Psychiatric Association (2013). DSM-5. Raffaello Cortina Editore: Milano
  • Humphries P. (2006). Nick Drake. La biografia. Stampa Alternativa, Viterbo.
  • Paola De Angeli. (2007).  Journey to the Stars – I testi di Nick Drake, Arcana.
  • Dann T. (2007). Darker Than The Deepest Sea: The Search for Nick Drake.
  • Estevez B. (2013). Suicide: the final curtain in the world of the famous.
  • Coscas S, Benyamina A, Reynaud M, Karila L. (2013). Psychiatric complications of cannabis use. Rev Prat.; 63(10):1426-8.
  • Brown M. The sad ballad of Nick Drake, Sunday Telegraph, 12/7/97
  • López-Torres J, Ignacio Párraga I, Del Campo J, Villena A. (2013). Follow up of patients who start treatment with antidepressants: treatment satisfaction, treatment compliance, efficacy and safety BMC Psychiatry.; 13: 65.
  • Guaitamacchi E. Delitti rock. Arcana, 2010
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