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Timidezza: definizione, componenti cognitive e trattamento – Report dal XIV Congresso Europeo di Psicologia, Milano

Durante il XIV Congresso Europeo di Psicologia (Milano, dal 7 al 10 luglio scorso), sono stati presentati dei contributi relativi al concetto di timidezza.

Di Sara Palmieri

Pubblicato il 07 Set. 2015

Aggiornato il 29 Mag. 2019 10:03

Sara Palmieri – OPEN SCHOOL STUDI COGNITIVI

Durante il XIV Congresso Europeo di Psicologia (ECP), tenutosi a Milano dal 7 al 10 luglio scorso, sono stati presentati dei contributi relativi al concetto di timidezza.

Il primo contributo, del Prof. Bernardo Carducci, ha illustrato i tratti caratteristici della timidezza e le barriere personali, sociali, professionali che la timidezza può creare, insieme ad un’analisi qualitativa e ad una valutazione delle strategie che gli individui timidi usano per affrontare la loro timidezza.

La timidezza è definita come l’incapacità di rispondere in modo adeguato alle situazioni sociali; le persone timide hanno difficoltà ad incontrare altre persone ed avviare una conversazione con loro, a creare amicizie ed innamorarsi (Henderson, Zimbardo, Carducci, 2010).

Il primo passo, secondo il Prof. Carducci, è capire come si comporta una persona timida, quali strategie usa per affrontare la timidezza e quanto queste siano efficaci.

Ciò è utile in quanto molte delle strategie utilizzate sono disfunzionali e agiscono contro la timidezza stessa. Le principali strategie utilizzate sono: estroversione forzata, estroversione mentale (parlare della timidezza), estroversione educativa (ricercare informazioni sulla timidezza), estroversione liquida (bere per rilassarsi ed eliminare l’ansia), estroversione assistita (ricercare un aiuto professionale di uno psicologo o psicoterapeuta) (Carducci, 1999). Tutte le strategie citate, ad eccezione dell’ultima si rivelano disfunzionali.

Carducci afferma che la strategia migliore è quelle dell’intelligenza colloquiale, ossia la capacità di coinvolgere gli altri in una conversazione al fine di sviluppare una relazione sociale. Ciò è utile in quanto ogni tipo di relazione inizia con una conversazione e quindi è importante imparare come connettersi con gli altri, capacità che è deficitaria nelle persone timide.

Durante la presentazione sono state elencate le linee guida per i professionisti della salute mentale utili per affrontare la componente cognitiva, affettiva e le carenze comportamentali delle persone timide.

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Timidezza definizione componenti cognitive e trattamento - Report dal XIV Congresso Europeo di Psicologia

Infatti, sulla scia della strategia dell’intelligenza colloquiale e del deficit nell’iniziare una conversazione, è stato presentato un approccio step-by-step utile ad iniziare e proseguire una conversazione e a connettersi con le altre persone (Carducci, 1999). Innanzitutto viene insegnato come iniziare una conversazione, come mantenerla, come coinvolgere altre persone in una conversazione avviata e infine come terminare con successo una conversazione creando opportunità future di contatto.

Il secondo contributo, frutto di una collaborazione tra il Prof. Bernardo Carducci e il team di ricerca di Studi Cognitivi guidato dal Dott. Ruggiero (Fiore F., Mansueto G, Palmieri S., Aceto N., Cattani R.), ha riguardato la valutazione delle differenze tra timidezza e ansia sociale, le componenti cognitive della timidezza e il ruolo della depressione e ruminazione nel rapporto tra timidezza e ansia sociale.

I dati mostrano come la timidezza e la fobia sociale siano costrutti diversi e che il rapporto tra la timidezza e la fobia sociale sarebbe mediato dalla depressione ma non dalla ruminazione.

Ciò avrebbe implicazioni in ambito clinico in termini di screening per la depressione nelle persone timide e la gestione della depressione, attraverso la CBT, al fine di poter eventualmente prevenire l’insorgenza di fobia sociale.

 

ARTICOLO CONSIGLIATO:

Cosa significa essere timidi? – Report dalla lezione con il Prof. Carducci

BIBLIOGRAFIA:

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