The Experiment (Das Experiment) (2001) – Cinema & Psicoterapia #28

Il film riprende il famoso esperimento condotto alla Stanford University da Zimbardo nel ricreare artificialmente le condizioni ambientali di una prigione

ID Articolo: 102718 - Pubblicato il: 19 settembre 2014
The Experiment (Das Experiment) (2001) – Cinema & Psicoterapia #28
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Antonio Scarinci.
Psicologo Psicoterapeuta. Socio Didatta SITCC

 

 

RUBRICA CINEMA & PSICOTERAPIA  #28

The Experiment (Das Experiment) (2001)

Proposte di visione e lettura (Coratti, Lorenzini, Scarinci, Segre, 2012)

 

 

Il film riprende il famoso esperimento condotto alla Stanford University da Zimbardo, conosciuto come “Effetto Lucifero”. L’esperimento ricrea artificialmente le stesse condizioni ambientali di una prigione. Come nel film, nel 1971 si dovette interrompere l’esperimento in quan­to si verificarono le stesse dinamiche violente di un carcere.

Info:

Un film di Oliver Hirschbiegel, con Moritz Bleibtreu, Oliver Stokowski, Christian Berkel, Wotan Wilke Möhring, Justus von Dohnanyi. Thriller. Germania 2001.

Trama:

Una squadra di psicologi assolda alcune persone per un esperimen­to: da una parte chi dovrà recitare il ruolo di detenuto dall’altra i carce­rieri. Tutti inseriti in una finta prigione, isolati dal mondo e controllati attraverso sistemi di videosorveglianza 24 ore su 24. I detenuti rinunce­ranno ai diritti civili e alla privacy, le guardie dovranno mantenere l’or­dine. È vietato qualunque comportamento violento. Non è possibile abbandonare l’esperimento, ma lo stesso può essere interrotto in qual­siasi momento dagli ideatori.

La tensione si rivela ben presto difficile da sostenere e la situazione degenera, in una spirale di violenza che consiglia l’interruzione dell’esperimento. Non sarà, però, così semplice perché anche il team di ricer­catori viene fatto prigioniero. Il bilancio finale sarà di due morti e nume­rosi feriti. L’esperimento rivelerà fino a che punto può spingersi il com­portamento umano e quanto il contesto è influente.

Motivi di interesse:

Il film riprende il famoso esperimento condotto alla Stanford University da Zimbardo, conosciuto come “Effetto Lucifero”. L’esperimento ricrea artificialmente le stesse condizioni ambientali di una prigione. Come nel film, nel 1971 si dovette interrompere l’esperimento in quan­to si verificarono le stesse dinamiche violente di un carcere. Di recente, i famosi avvenimenti di Abu Ghraib, dove sono stati torturati prigionie­ri iracheni da parte dei soldati occupanti americani, ha nuovamente acce­so il dibattito intorno all’esperimento.

Messaggio pubblicitario Gli attori iniziano a recitare il proprio ruolo per gioco, ma ben presto si calano nella parte e riproducono le dinamiche classiche di un’istituzio­ne totale. Nel film, così come nell’esperimento alla Stanford University, ci troviamo in una prigione, ma potremmo trovarci in un manicomio.

Il regime chiuso, formalmente amministrato ingloba e assimila in un processo di socializzazione che viene continuamente testato sull’obbe­dienza e la trasgressione, facendo seguire premi e punizioni a seconda dei comportamenti dei controllati. Del resto i carcerieri sono chiamati a far rispettare le regole e l’ordine. Le imposizioni spezzano il potere che i dete­nuti hanno sul mondo: autodeterminazione e libertà lasciano il posto a mortificazioni e restringimento del sé. Le due sub culture carcerarie, quel­la degli internati e quella dei custodi, si confrontano in una escalation che conduce ad agire comportamenti violenti disumani e disumanizzanti.

Indicazioni per l’utilizzo:

I contenuti del film mostrano in modo crudo quanto il contesto sia influente in relazione all’interazione sociale e ai ruoli che ognuno è chia­mato a interpretare. I caratteri di stato della personalità possono essere influenzati in maniera da determinare un repentino mutamento del sen­tire e percepire il mondo, se stessi e gli altri in termini regressivi.

Umiliazioni, degradazioni, spersonalizzazione, perdita di identità in contesti simili, segnano il tempo e lo spazio di vita sollecitando uno sforzo incessante per mantenere dignità e improvvisarsi virtuosi della sopravvivenza. L’organizzazione delle strutture sanitarie residenziali e semiresidenziali dedicate ai malati di mente non può prescindere da quanto emerge da queste risultanze per rispettare il principio dell’uma­nizzazione della cura e della riabilitazione.

Trailer:

 

SULLO STESSO TEMA:

Vincere. Un film di Marco Bellocchio, con Filippo Timi, Giovanna Mezzogiorno. Drammatico. Italia-Francia 2009

 

 

BIBLIOGRAFIA:

 

 

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