Ottenere prestazioni migliori: tutto merito di pratica ed esercizio?

Un recente studio della Princeton University ha messo in luce che pratica ed esercizio non hanno un ruolo chiave nelle performance individuali di qualità.

ID Articolo: 101459 - Pubblicato il: 16 luglio 2014
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Un nuovo studio della Princeton University offre un punto di vista che è in controtendenza rispetto studi più recenti, evidenziando che la quantità di pratica ed esercizio accumulato nel corso del tempo non gioca un ruolo chiave e decisivo in considerazione delle differenze individuali nelle performance di qualità.

Gli autori hanno preso in esame circa 80 studi presenti in letteratura sul tema di apprendimento e ruolo della pratica in relazione alle qualità della performances in domini quali musica, giochi, sport, ambiti professionali e scolastici. Gli 88 studi considerati nella meta-analisi includevano due criteri: da una parte la misurazione della pratica ripetuta, dall’altra una misurazione delle performance e la stima della grandezza del’effetto osservato.

Dalla meta-analisi è emerso che nella quasi totalità degli studi è dimostrata una relazione positiva tra pratica e performance: più le persone riferivano di essersi esercitate in un dominio, maggiori erano i livelli delle performances.

Messaggio pubblicitario In generale però la quantità di pratica ripetuta è in grado di spiegare soltano il 12% delle differenze individuali nelle prestazioni. Interessante è inoltre considerare le specificità dei diversi domini considerati: l’esercizio e la pratica ripetuta sono in grado di spiegare il 26% delle differenze individuali delle prestazioni nel dominio dei giochi, circa il 21% delle differenze individuali delle performance musicali, e circa il 18% negli sports. Ma considerando i domini scolastico e professionale, il praticare ed esercitarsi ripetutamente spiegherebbe rispettivamente il 4% e l’1% della varianza in termini di differenze individuali osservata nelle prestazioni.

Inoltre sembra che l’effetto della pratica sulla performance sia minore a fronte di misurazioni più precise che utilizzino strumenti di valutazione standardizzati.

Dunque non vi sono dubbi che – sia dal punto di vista statistico che teorico- la pratica sia importante per migliori performance, solo si discute rispetto al peso che spesso le viene attribuito (sia dal senso comune che in letterauta) a discapito di altri fattori riguardo prestazioni ottimali. Scontato dire che ora la domanda chiave è

E dunque che cosa importa? Che cosa è in grado di spiegare le performance qualitativamente elevate?

Gli autori speculano su fattori quali l’età di inizio di apprendimento di una determinata attività e altre variabili squisitamente psicologiche quali le abilità cognitive mnestiche (working memory), e dichiarano future meta-analisi in cui verranno considerati specificamente questi fattori nel dominio dello sport.

 

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