Il Disturbo da stress post traumatico (PTSD) al Congresso SOPSI 2014 – Sessione Plenaria con C. Katona

18° Congresso SOPSI 2014 Torino. Report dalla Sessione Plenaria con il Prof. C. Katona (UK): The Complexity of trauma and of responses to trauma - PTSD

ID Articolo: 39985 - Pubblicato il: 19 febbraio 2014
Messaggio pubblicitario SFU Magistrale
Condividi

Alice Visintin, Psichiatra Psicoterapeuta

 

 

SOPSI 2014

Report dalla sessione plenaria:

The Complexity of trauma and of responses to trauma

(C. Katona, UK)

18° Congresso SOPSI Torino 2014 - Sessione Plenaria C. Katona - TraumaL’ampio calderone denominato PTSD comprende al suo interno popolazioni di pazienti molto diverse tra loro e per le quali necessitiamo di diversi modelli terapeutici.

La terza giornata del 18o Congresso della SOPSI inizia con un piccolo ritardo per permettere a tutti di fornirsi di cuffie prima dell’intervento del Prof. Katona (non così necessarie, con il senno di poi, ché la chiara dizione ed il ritmo pacato hanno reso la presentazione molto fruibile anche in lingua originale) che ha toccato il tema estremamente interessante ed attuale della complessità del trauma e delle risposte al trauma.

Punto di partenza è l’esperienza clinica e di ricerca della Helen Bamber Foundation, London, UK  che opera nella cura delle vittime di violazioni dei diritti umani, di coloro che sono sopravvissuti a violenze ripetute ed inimmaginabili: vittime di tortura ma anche del traffico di esseri umani, di abusi domestici, di violenze basate sull’orientamento sessuale, e – forse la categoria che ci mette più in difficoltà – coloro che sono stati bambini soldato.

Come professionisti della salute mentale non possiamo ignorare che, nonostante l’abolizione della schiavitù, il traffico di esseri umani, tanto per lo sfruttamento sessuale quanto per nuove forme di lavoro forzato, è un’attualità.

Nel Regno Unito come in Italia giungono vittime di atti perpetrati spesso in altri paesi in cerca di protezione e molti fattori contribuiscono a perpetuarne la condizione di vittime: la separazione dal proprio paese e dalla famiglia, le incertezze dello status di immigrato, la povertà, la mancanza di una rete di supporto, lo scivolamento nell’uso di alcol o sostanze, possibili persecuzioni continue (da parte di agenti del paese di origine), e la difficoltà ad accedere a trattamenti e supporti di cui pure avrebbero diritto.

Nonostante la varietà di cause, sintetizza il prof. Katona, vi sono una serie di elementi comuni nella presentazione clinica dalla presenza in anamnesi di traumi ripetuti e difficili da comprendere per chi li subisce (con una complessità intrinseca che non troviamo nei traumi da incidente o da terremoto, ad esempio), alla vulnerabilità a subire nuovi ulteriori traumi e una sintomatologia che il professore chiama “PTSD +”: difficoltà a fidarsi (per violazioni ripetute della fiducia e/o per perdite ed abbandoni), perdita di agency, incapacità ad immaginare un futuro, condotte a rischio e frequenti sintomi somatici (sia come somatizzazioni sia per sequele di percosse ed altri traumi fisici).

Il modello di lavoro della Helen Bamberg Foundation – condiviso peraltro nelle sue linee essenziali da numerosi centri internazionali ed anche italiani per la cura dei richiedenti asilo, delle vittime di tortura e della tratta – segue un approccio integrato. Questo termine è sicuramente familiare a psichiatri, psicologi ed in genere operatori della salute mentale,  basti pensare alla complessità del trattamento della schizofrenia: psicofarmacoterapia, psicoterapia e psicoeducazione, social skill training e via dicendo.

Trattando delle vittime di traumi complessi il ventaglio di interventi, da individualizzare dopo un’attenta ricognizione dei bisogni della singola persona, presenta alcune particolarità: oltre ad approcci psicoterapici specifici, individuali e di gruppo, un ruolo importante è destinato alla cura del corpo da un lato ed alle attività creative non solo nelle valenze espressive ma come mezzo di riacquisizione di competenze sociali e relazionali e come supporto all’apprendimento linguistico.

Un punto cruciale è quello del supporto legale nelle pratiche di richiesta di protezione internazionale, ove il ruolo dei sanitari non è affatto secondario poiché la cultura del sospetto che permea il sistema dell’asilo si intreccia con la difficoltà delle vittime a raccontare la propria storia in un modo credibile, ostacolato sia da sentimenti di vergogna (in particolare per le vittime di abusi o sfruttamento sessuale) sia dalla stessa natura delle memorie traumatiche e da fenomeni dissociativi.

Messaggio pubblicitario Purtroppo i limiti di tempo non hanno permesso di approfondire questo tema, di grande interesse tanto in ambito clinico quanto per la ricerca in neuroscienze ma il prof. Katona ha potuto offrirci qualche elemento in più rispetto al ruolo di diverse strutture cerebrali nella formazione delle memorie nelle vittime di traumi ripetuti: è stata rilevata un’attività ridotta a carico della regione ippocampale – coinvolta nell’attribuzione di contesto alle tracce mnesiche – a fronte di un’amigdala molto attiva – che provvede agli aspetti sensoriali, cognitivi, emozionali e fisiologici dei ricordi.

Quando una persona ha subito numerosi episodi traumatici, di cui ricorda in modo vivido ogni dettaglio sensoriale (“c’era una luce”, “mi hanno colpito alla schiena“) ma che non può efficacemente contestualizzare, non ci stupisce che abbia difficoltà nel ricostruire un preciso racconto cronologico.

Dopo una breve carrellata degli elementi correlabili al concetto di traumi complessi ripetuti nel DSM-4 (concetto di DESNOS e di cluster dei sintomi interpersonali) e nel ICD-10 (alterazioni permanenti di personalità nelle vittime di eventi catastrofici), abbiamo potuto sbirciare le novità del DSM-5, che aggiunge ai sintomi del PTSD le alterazioni negative cognitive e dell’umore e specifica un sottotipo “con sintomi dissociativi”, e delle proposte per l’ICD-11, che parla specificamente di Complex PTSD, recependo quindi nella terminologia il riferimento alla complessità, ma non menziona i sintomi dissociativi.

Sempre tra le proposte per l’ICD-11 si nota una maggior specificità nella definizione dei cluster sintomatologici, in particolare con riferimento ai temi della memoria: episodi ri-vissuti nel presente e non solo ricordati, evitamento di stimoli che potrebbero rievocare le memorie legate al trauma.

Per quanto riguarda il trattamento, un buon riferimento, evidence based, sono le Society for Traumatic Stress Studies Consensus Guidelines (2012), che indicano negli approcci combinati outcome migliori e individuano tre fasi comuni ai diversi modelli di intervento: stabilizzazione, rielaborazione del trauma, consolidamento dei risultati e integrazione. Tra i vari modelli di intervento la Narrative Exposure Therapy, applicata alla Helen Bamber Foundation, è stata validata.

Al termine di questa carrellata, sintetica ma molto chiara, il dibattito è stato brevissimo, più che altro per ragioni temporali poiché il tema in sé non avrebbe mancato di stimolare gli uditori. Si è accennato al problema della traumatizzazione vicaria degli operatori esposti ai racconti delle vittime ed alla supervisione e collaborazione in piccoli gruppi come strumenti utili alla prevenzione. Sollecitato sulla possibile applicazione dell’EMDR, il prof. Katona ha segnalato come gli esiti clinici con questa particolare popolazione di utenti siano stati deludenti e la pratica sia stata dismessa, seppur in mancanza di una vera e propria valutazione clinica.

Proprio a partire da quest’ultimo stimolo vorrei sottolineare come l’ampio calderone denominato PTSD comprenda al suo interno popolazioni di pazienti molto diverse tra loro e per le quali necessitiamo di diversi modelli terapeutici.

Il prof. Katona ci ha introdotti agli esiti di traumi ripetuti, intenzionali, perpetrati da esseri umani su altri esseri umani all’interno di contesti di violenza statale, bellica, di sistemi di sfruttamento paramafiosi, di rapporti di potere ineguali. Auspichiamo che questi temi possano essere oggetto di approfondimento nelle prossime edizioni del convegno SOPSI, anche in un’ottica multidisciplinare che permetta ai professionisti della salute mentale di confrontarsi sugli aspetti giuridici, antropologici e sociologici che intrecciano la pratica clinica.

 

TUTTI I REPORTAGES DAL CONVEGNO SOPSI 2014

ARGOMENTI CORRELATI: 

DISTURBO DA STRESS POST TRAUMATICO – PTSD – TRAUMA – ESPERIENZE TRAUMATICHE – ABUSI E MALTRATTAMENTI – VIOLENZA

VOTA L'ARTICOLO
(voti: 2, media: 5,00 su 5)
State of Mind © 2011-2019 Riproduzione riservata.
Condividi
Messaggio pubblicitario

Messaggio pubblicitario

Scritto da

Sono citati nel testo

Università e centri di ricerca

Categorie

Messaggio pubblicitario