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Labirinti traumatici: il filo dell’EMDR – Report dal Convegno Nazionale 2013

Labirinti traumatici, il filo dell' EMDR. Reportage dal Congresso Nazionale EMDR 2013 - Milano 8-10 Novembre.

ID Articolo: 36653 - Pubblicato il: 12 novembre 2013
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Report dal Convegno Nazionale EMDR 2013

Labirinti traumatici: il filo dell’EMDR

8-10 Novembre, Milano

 

labirinti traumatici emdr - 300Si è concluso ieri il Convegno Nazionale EMDR e nonostante la stanchezza delle tre giornate di lavori, l’entusiasmo e la speranza nelle nuove prospettive terapeutiche presentate sono le uniche emozioni che si respirano tornando al lavoro.

LEGGI LA DEFINIZIONE DI EMDR SU PSICOPEDIA

L’EMDR sta proseguendo con il suo tam tam tra i terapeuti di tutto il mondo e anche nel nostro paese si registra ormai un crescente numero di terapeuti praticanti, appassionati e soddisfatti dei risultati ottenuti sul campo.

L’idea forte che guida la sua diffusione non è tanto l’aver posto il trauma al centro dello sviluppo patologico di un individuo, ma piuttosto l’aver colto la necessità di un intervento precoce e rapido per ridurre l’impatto delle violenze non solo su quell’individuo traumatizzato, ma sulle generazioni successive.

I traumi, gli abusi o l’aver assistito a episodi di violenza in età infantile hanno infatti un effetto diretto sul nostro sistema nervoso: violenze fisiche o verbali, creano nella nostra memoria procedurale degli script e dei modelli di comportamento che vengono mantenuti e ripetuti nel tempo e che possono continuare a causare sofferenza all’individuo e ai suoi figli. Interrompere questo ciclo tempestivamente è prioritario.

L’Associazione EMDR Italia a questo proposito ha raccolto con questo Convegno Nazionale una sfida importantissima: mettere al centro dell’attenzione clinica i “carnefici”. Per la prima volta infatti i trattamenti e numerosi protocolli di cura presentati hanno visto, accanto alle vittime, gli autori delle violenze e le loro storie.

L’idea che ha guidato questa scelta è stata da subito chiara: nonostante la fatica nell’affrontare la violenza da questa prospettiva, è tuttavia necessario e indispensabile affrontare, per programmare interventi efficaci e risolutivi, la storia di chi trova nella violenza l’unica soluzione per esprimere e soddisfare bisogni per lui importanti. La sola responsabilità del reato non può di per sè impedire che quel comportamento deviante si ripeta, questo il punto di partenza.

Messaggio pubblicitario Una seconda ma altrettanto importante sfida pienamente raccolta dall’Associazione riguarda invece il costante riferimento alle neuroscienze e alla ricerca dei substrati neurofisiologici in grado di spiegare quello che avviene nel processo terapeutico. Tema importantissimo per il futuro della psicoterapia!

Julie Stowasser apre così: “il luogo più pericoloso per una donna è la sua stessa casa” e il suo lavoro si concentrerà soprattutto sul rendere quel luogo più sicuro. Poi si scusa, ma ci chiede di concederle il “maschile” nel parlare dei casi che affronterà. Le statistiche del resto, italiane e americane, sono chiare: più del 50% dei femminicidi è operato da un partner o da un ex partner, quindi si parlerà soprattutto di uomini, violenti. L’importanza del suo lavoro si evidenzia subito con la descrizione di un interessante protocollo di intervento, sulla coppia o sull’intera famiglia, per casi di violenza domestica. La necessità di comprendere gli schemi relazionali e i pattern comportamentali dell’aggressore, è fondamentale perché la donna o l’intera famiglia riesca ad uscire dal circolo vizioso di rabbia, in cui tutti, nessuno escluso, si trovano incastrati.

Derek Farrell racconta poi la sua esperienza decennale nella cura delle vittime del clero, cercando di spostare l’attenzione dai comuni e più ovvi giudizi, alle caratteristiche peculiari che invece accomunano i sopravvissuti a questi tipi di violenza: obbligo alla segretezza e traumatizzazione ripetuta nel tempo, sono due aspetti centrali di cui occuparsi nella psicoterapia con queste vittime.

Ronald Ricci ci introduce al trattamento integrato dei sex offenders, che combina EMDR individuale e gruppi di prevenzione e controllo sociale “Good Lives”. Offre inoltre attraverso testimonianze video, un modello per comprendere il percorso evolutivo del loro comportamento deviante soffermandosi su quattro principali meccanismi psicologici: deficit nelle esperienze di intimità e nelle abilità sociali, script sessuali distorti, disregolazione emotiva, credenze a sostegno del reato.

Infine Mark Nickerson descrive con generoso dettaglio, modelli di intervento e protocolli di psicoeducazione da usare nel trattamento di rabbia, ostilità e comportamenti aggressivi. Suggerimenti molto pratici e illuminanti per differenti situazioni cliniche, e questa volta declinate non solo al maschile.

Nonostante le scuse con cui tutti i relatori hanno iniziato introducendo il loro lavoro, le nostre sensibilità cliniche e personali sono state toccate e più volte scosse dalle storie e dai racconti di terapie, ma del resto lo sforzo del cambio di prospettiva è portatore di un importante messaggio sociale e politico: la riabilitazione della devianza è almeno in alcuni casi non solo possibile, ma auspicabile. E resta l’unica via davvero preventiva alla messa in atto di violenze future.

 

La sfida delle neuroscienze è stata invece brillantemente raccolta nell’ultima giornata di lavori dal gruppo di Benedikt Amann, specializzato nel trattamento di pazienti bipolari con una storia di traumatizzazione importante, e dal Dott. Marco Pagani del CNR di Roma, che ha condotto una ricerca importantissima per il futuro dell’EMDR.

I contributi scientifici raccontati sembrano infatti confermare l’efficacia dell’EMDR non solo nel migliorare il vissuto soggettivo del paziente rispetto alla sua sofferenza, ma anche nel modificare in modo funzionale e adattivo le reti neurali coinvolte in quella sofferenza.

Insomma la connettività e la conformazione del nostro cervello verrebbero attivamente modificate durante la rielaborazione di ricordi negativi e traumatici, insieme ai pensieri, alle emozioni e ai comportamenti…..Finalmente abbiamo le prove!

Ai prossimi contributi il dettaglio dei singoli interventi …

 

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BIBLIOGRAFIA:

 

EMDR: INTERVISTA A ISABEL FERNANDEZ, PRESIDENTE EMDR ITALIA

EMDR: INTERVISTA A MARCEL VAN DEN HOUT

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